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  • sensorialità, gioco simbolico, routine.
    Vi aggiorno : le terapiste insistono su una routine da non modificare, che di fatto non esiste. :D, su una sensorialità  che dimostra SOLO quando sfoglia i libri, a volte accarezza le pagine, io ricordo che alla sua età annusavo le pagine perchè mi piaceva l'odore della carta stampata e sul gioco simbolico, che in realtà svolge da sempre....  Infine la maestra del sostegno dell'asilo mi ferma per qualche minuto per raccontarmi che mio figlio, bambino dolcissimo sottolinea e affettuoso,  ma è vendicativo, dice. gli episodi, ormai ripetuti più volte, hanno questo schema : i bambini sottraggono un gioco a mio figlio, o gli rompono il lavoro delle costruzioni volutamente, lui rimane male, ma non piange, entro fine giornata, con calma, va dietro il bambino e gli molla uno schiaffone da dietro, di sorpresa, a freddo. ormai, racconta la maestra, noi lo sappiamo, e avvertiamo i bambini che hanno commesso un torto verso tuo figlio di stare all'erta, perchè la pagheranno, a ragion veduta! Ma non ti preoccupare, aggiunge, non usa mai la violenza senza ragione. e se la ride! racconto quanto riferito alla terapista e sostiene : non può essere vendetta, il bambino vuole giocare con gli altri, e non trovando il modo comunicativo adeguato, risponde così. Mi domando perchè negare la ragionevolezza di un racconto ripetuto pur di non VIOLARE i cliché sull'autismo. mio figlio è vendicativo, e serve la vendetta come un piatto freddo, un cinese che aspetta il cadavere del nemico che passa dal fiume. E' così terribile da accettare per uno studioso dello spettro autistico? ne negherebbe l'appartenenza? e se sì, forse ho bisogno di una consulenza di altro tipo? Post scriptum : le terapiste di mio figlio sono di mio gradimento, ne riconosco i meriti e i miglioramenti comportamentali nel bambino, inoltre hanno instaurato con il bimbo un'ottima relazione, ma credo che il negare determinati schemi mentali, solo perchè non riconducibili alla mente autistica sia riduttivo e non proficuo per l'iter terapeutico. che ne pensate ? mi serve una revisione? 
  • Consiglio su comportamenti neonato e NPI
    È passato un bel po’...vi racconto come va il piccolo. Ormai 16 mesi, a livello motorio sembra stia benissimo, cammina e addirittura a volte corre, sale e scende qualche gradino tenendosi vicino al muro o aggrappandosi a qualcosa, accende i giochi premendo tasti, toglie e inserisci i cerchi dalla piramide ad anelli, anche se non segue nessun ordine, inserisce la palla nel posto giusto nei giochi in cui la palla va inserita in un buco.
    In linea di massima tutto bene, però ci sono delle aree che ci destano preoccupazioni:
    Va in braccio a tutti e sorride a tutti.
    Sta imparando tante cose, fa ciao ciao con la manina, fa anche “ no no” con la mano, ed altre cose che gli abbiamo insegnato. Il problema è che non lo fa quasi mai a comando, ma quando gli gira per la testa. Se gli dico fai ciao, nel 90% dei casi non lo fa, poi spesso lo vedi salutare le persone quando vanno via da casa o quando noi ci allontaniamo da persone con cui siamo stati.
    Il fatto che riscontriamo è anche una mancanza di interazione o comunque una scarsa attenzione. Se proviamo a sedercelo di fronte per farlo concentrare su un gioco,a parte casi rari, dura 5 secondi, per poi girarsi a fare altro. Sta sempre in giro per la casa, sempre in movimento a prendere cose, mettere disordine, ad aprire e chiudere cassetti, porte e spesso quando lo chiamiamo non si gira, ma vi assicuro che non è sordo perché sente qualsiasi cosa anche in lontananza, anche volumi bassi.
    Il bimbo continua a non fissare lo sguardo da vicino se non per brevissimi istanti, ma se ti metti ad 1-2 metri ti guarda dritto negli occhi spesso facendoti dei sorrisoni.
    Premesso che il bimbo è sempre molto sereno e veramente non sappiamo cosa significa sentirlo piangere a parte qualche lamento quando ha sonno, il bimbo ancora non parla e non dice neanche mamma e papà(è sembrato che qualche volta lo abbia detto ma non per chiamare noi). Per ora blatera dei versi incomprensibili.
    Ci sono quei piccoli momenti di alcune giornata in cui ti mostra che ha imparato tutto quelli che gli dici tipo quando gli dici “occhi” e ti tocca l’occhio, se gli dici “naso” ti tocca il naso. Indica tutto e qualsiasi cosa gli interessi, specie quando lo tieni in braccio per guidarci nel dove vuole essere portato. Ama i cartoni animati con le canzoncine e spesso ci porta il telecomando della tv perché vuole che glieli mettiamo ps La tv la accende da solo perché ha imparato che premendo qualche tasto del telecomando si accende, ma non riesce ad usare il telecomando per arrivare a YouTube ecc
    Prende i cellulari o il cordless e va in giro per la casa portandoli all’orecchio e fingendo di parlare a telefono blaterando versi incomprensibili.
    Diciamo che ci sono cose che fanno pensare ad un bimbo sveglio e vispo, mentre altre che ci preoccupano.
    La scarsa attenzione(sembra che non voglia mai concentrarsi e non voglia proprio ascoltarci), il fatto che non ripeta mai o quasi mai a comando quello che gli diciamo, il fatto che non esegua comandi che gli diamo (al momento sembra ancora non capire se gli chiediamo di prendere le scarpe o la penna o altro).
    Ci può stare che il bimbo debba ancora maturare a livello intellettivo ma non nascondiamo di essere preoccupati. Sicuramente a livello di linguaggio è “later”, ma abbiamo paura che questo insieme alle altre cose descritte siano elementi che compongano un quadro clinico specifico.
    Voi cosa ne pensate ?
  • Difficoltà del giorno e strategia
    @DreamLoop credo che sia proprio così, cioè la sua rigidità dipende dal fatto che vive le emozioni in modo molto intenso ed è difficile trattare. Il "non ho voglia" o " non mi piace" di un altro bambino sono rivedibili. Tom è categorico e me lo dice " per me è molto difficile fare una cosa che non mi piace". Però ci sono cose che vanno fatte e quindi è lì il problema. Ieri per esempio il papà e suo fratello giocavano a carte, hanno provato a coinvolgerlo ma niente, non c è stato verso. Mi ha detto " per me è noioso" e va bene...ma una cosa per gli altri..semplicemente per il gusto di vedere il fratello contento, concedendo una piccola cosa...questo un po' mi urta; anche.perche quando poi è lui a chiedere di fare un gioco se la prende molto se il fratello non ha voglia! Insomma un pochino le relazioni sono fatte di dare e avere questo dovrà pur capirlo in qualche modo! Io glielo ripeto spesso che non esiste solo lui . Ci sono anche gli altri e anche gli altri hanno fastidi, desideri, nervosismi...
  • Scrittura e comunicazione di prospettive neurodiverse

    Molto dipende anche dal tipo di gioco che si vuole creare, se è presente la possibilità di passare di livello, o acquisire skill, la capacità di reagire meglio agli stimoli esterni:

    livello zero-> qualsiasi suono sopra un certo livello causa danni

    livello uno-> inizio a sviluppare tolleranza (elaboro strategie, acquisisco abilità molto basiche) e suoni forti non causano più danni (o ne causano meno) anche se rimangono comunque molto fastidiosi

    livello due-> la tolleranza aumenta ancora, riesco a sopportare suoni forti per un periodo di tempo maggiore prima di andare in sovraccarico...

    E via dicendo, al posto dei suoni potremmo utilizzare altri stimoli esterni.

    Mostrare la differenze tra due persone differenti: una entra dentro la stanza dove molte persone parlano e riesce a distinguere le varie voci senza problemi e così riesce a seguire la conversazione che gli interessa. 
    L'altra persona quando entra dentro la stessa stanza non riesce a distinguere tutte quelle voci che si fondono in un unico rumore di sottofondo che aggredisce i suoi sensi e rende praticamente impossibile seguire una conversazione qualsiasi.
    Nel primo caso ogni persona che parla potrebbe aver il proprio fumetto, chiaro e preciso, questo perché la persona che ascolta riesce a distinguere e seguire le varie voci.
    Nel secondo caso tutte le voci confluiscono in un unico fumetto dove all'interno le parole hanno colori e forme differenti e il caos regna sovrano.
  • Scacchi
    Ammetto che ancora di teoria ne ho studiata poca. Gioco ancora molto solo a intuito. Mi manca il tempo ma pian piano inserirò la teoria perché giocare solo "come viene" non va bene. Mi sono anche abbonata a una rivista per scacchisti. "Torre e Cavallo" si dovrebbe chiamare.
    PS: se volete giocare con me scaricatevi l'app lichess oppure accedete al sito lichess.org
    Lì cercate il mio account (ShikiR5) e mandatemi una sfida. Più gioco e meglio è ^-^
  • Scacchi
    Ciao, anch’io ho ripreso a giocare dopo aver visto la serie di Netflix è sono più fomentato di prima, gioco circa 1 ora al giorno , già ti ho ringraziato di avermi indicato lichess anche se il mio avversario storico gioca su SocialChess, ora li uso entrambi. La mia apertura preferita con i bianchi è l’inglese di cui sto approfondendo tutte le varianti, con i neri spesso gioco la Siciliana. Mi da molto fastidio, la partita Italiana in particolare la trappola del fegatello, ma ci sto lavorando. Un libro .... allora un gran maestro mi ha consigliato: Teoria e pratica degli squilibri, di Jeremy Silman, ma ho letto solo l’introduzione poi quando si tratta di studiare il gioco....preferisco giocare. In effetti progredisco mooolto lentamente, ma mi diverto lo stesso.
  • Il mondo del retrogaming

    Eccomi qui, volevo consigliarvi un gioco, non è retrogaming però non volevo aprire un'altra discussione così utilizzo questa, in caso cancellate/spostate, insomma disponete delle mie parole come meglio credete.

    Il gioco in questione mi ha colpito come da tempo non succedeva e così volevo decantarvi le sue doti e dirvi che in offerta insieme al gioco potrete otttenre una batteria di pentole in acciaio inox con il fondo alto 1 centimetro, una mountainbike con cambio shimano 24 rapporti e un televisore con schermo di 15 pollici, con tubo catodico!!!

    Appprofitttate dell'offerta chiamando subbbito il numero in sovraimpressione, presto!!!!  XD

    Scherzi a parte, ecco il gioco:

    Shattered tale of the forgotten king

    Inizio subito con il dire che io in un gioco ormai (dopo una vita di giochi) cerco l'atmosfera, un coinvolgimento che va oltre il sistema di gioco o la semplice storia raccontata, è qualcosa di più sottile, qualcosa che ti prende e ti cattura a livello globale anche se i singoli elementi che compongono l'insieme non sono così ben fatti, qualcosa di simile all'effetto che in letteratura e nel cinema viene chiamato: sospensione dell'incredulità.

    È un gioco creato da uno studio indipendente, quindi non parliamo di mega produzioni che possono beneficiare di milioni di dollari e centinaia quando non si parla di migliaia di addetti ai lavori tra programmatori, grafici, disigner, architetti, sceneggiatori, scenografi, registi e via dicendo.
    Quindi già questo aspetto è un punto a loro favore per quanto mi riguarda.

    Il gioco in questione ha sicuramente preso spunto da Dark solus e Shadow of the colossus e secondo me alcune soluzioni grafiche e un certo sapore della grande mappa di gioco centrale (l'unica zona dotata di mappa) ricordano Zelda breath of the wilde . Insomma ho citato mica tre giochi da poco, non vi state già pregustando il tutto?

    Parliamo di un mondo onirico, surreale a tratti, un mondo completamente sconvolto la cui storia verrà ricostruita attraverso documenti scritti o parlando con le creature che lo popolano. Un mondo sospeso nel tempo, immobile sotto certi aspetti, che spesso sfugge alla logica e alla fisica che conosciamo.
    Paesaggi sconfinati, e molto vari, architetture colossali, mi hanno rapito e affascinato come non succedeva da tempo.

    Ora parliamo del puro gameplay: presenta meccaniche gdr ma molto leggere, si livella, si ottengono armi, ma il fulcro del gioco non è il combattimento né l'essere il più forte ottimizzando skill e via dicendo, il fulcro del gioco è l'esplorazione di questi luoghi fantastici, esplorabili a 360 gradi, pieni di segreti, in alcuni punti il gioco presenta addirittura meccaniche platform passando dal 3d al 2d (scelta originale in un gioco costruito essenzialmente con architetture 3d piuttosto complesse.

    Se vi piace la calma, se vi piace immergervi in una storia da scoprire e ricostruire, in luoghi colmi di fascino e di mistero, amerete questo gioco, e penso che se avessero avuto i big money avrebbero fatto il botto creando un gioco che avrebbe fatto storia e sqqquola anche tra 20 anni. 
    Terrei sott'occhio questa casa indipendente perché se continuano così ne vedremo delle belle.

    Un saluto!

    p.s. aggiungo: è presente qualche bug, a volte la telecamera fa i capricci, insomma avrebbe meritato più test e una maggiore precisione/pulizia, ma giusto se vogliamo spaccare in 4 un capello
  • L'aba è veramente abusiva?
    Ciao mio figlio fa ABA da quando aveva 2 anni e 2 mesi.
    Prevalentemente in bambini piccoli come il tuo si gioca e si propongono attività durante il gioco attraverso le quali si vanno a stimolare aspetti maggiormente deficitari.
    Da noi ogni mese viene un supervisore che osserva il bambino in ambiente naturale ,a casa ma quando era possibile anche a scuola e stila un programma con obiettivi da raggiungere.
    Noi abbiamo subito trovato dei benefici e siamo abbastanza soddisfatti.
    Ovviamente anche ABA ha le sue pecche però per noi i benefici hanno superato le note negative.
  • Il sorriso e la mimica
    io ne ho troppa. capiscono tutti se sono arrabbiata, triste, pensierosa, se sto odiando una persona o se mi sta simpatica. questo senza che dica una parola. Mi dicono spesso che lancio fulmini con lo sguardo ed incenerisco. so anche fare bene il gioco dei mimi. il mio problema è non far trapelare cosa penso in certe situazioni, ad esempio al lavoro. mi dicono spesso che avrei dovuto fare l'attrice perchè posso anche esprimermi a proprio desiderio, quindi fingere se necessario. il guaio è quando perdo il controllo. e comunque è molto faticoso. se sono sovrappensiero passo per arrabbiata, da sempre, fin dal passeggino....
  • Reazioni aggressive bambino 10 anni
    Il mio problema non è tanto quando fa scenate perché gli si toglie qualcosa ( vedi tv tablet o momento di gioco) ma quando gli so chiede di fare qualcosa. Cioè scenata per iniziare i compiti. Scenata per lavare le mani. Scenata per alzarsi la mattina. Lì ci sono anche dei tempi quindi non posso lasciarlo un' ora a scemare...o forse sì....ora ci provo. Ma con punizione di corredo se no credo che preferisca la scenata al suo dovere. Che dite?
    Questa è la parte più difficile quando di va di fretta.
    Anche io la mattina quando non vuole andare a scuola gli devo promettere qualcosa pur di farlo scendere di casa.
    Bisogna a detta della terapista però in questi casi se di va di fretta magari cercare di dargli un rinforzo quando comunque ha smesso di piangere o fare capricci... è dura lo so!
  • Reazioni aggressive bambino 10 anni
    Il mio problema non è tanto quando fa scenate perché gli si toglie qualcosa ( vedi tv tablet o momento di gioco) ma quando gli so chiede di fare qualcosa. Cioè scenata per iniziare i compiti. Scenata per lavare le mani. Scenata per alzarsi la mattina. Lì ci sono anche dei tempi quindi non posso lasciarlo un' ora a scemare...o forse sì....ora ci provo. Ma con punizione di corredo se no credo che preferisca la scenata al suo dovere. Che dite?
  • Storie di "ordinaria follia"
    Idem mia figlia! Anche per le canzoni! Certe volte credo che non voglia che io canti perché vuole farlo solo lei, a volte perché le da fastidio la mia voce. Di questo ne abbiamo fatto un gioco. Io inizio una canzone e lei mi dice di no, allora mi dispero e le dico che voglio cantare e passi ad un'alta,produce ancora no e allora continuo con un'altra. Dopo poco ci risiamo su tutte e due. Anche io però ho gli stessi problemi. A volte quando fa qualche osservazione che suscita le mie emozioni positive o si rende conto di aver detto qualcosa di interessante, si copre il viso come se l'emozione per lei fosse troppa. Forse il modo con cui reagiamo a certe loro proposte, magari il nostro viso, il nostro tono di voce mentre altre volte il nostro volerli anticipare, potrebbe far scattare il tasto sbagliato. Anche mia figlia grande NT si arrabbia per nulla e lo faceva anche da piccola, solo che lei sapeva piegarmi perché... È dura ma confrontarci ci aiuta tutti
  • Reazioni aggressive bambino 10 anni
    Al momento incassiamo cercando di limitare i danni,e dicendogli che sta facendo male e deve cercare di calmarsi,e se possibile perché non sono a casa da sola cerco di sottrarmi alla sua vista. In questo modo,se si mette a fare altro che lo interessa nel giro di una mezz'ora ritorna da me come se nulla fosse,e capita anche che mi chieda di fargli una coccola o un gioco insieme. Adesso lo assecondo e faccio finta di niente,e nei momenti in cui è più calmo provo a tornare sull'argomento e a dirgli che non va bene quello che ha fatto,facendogli anche vedere che mi lascia dei segni..ma lui apparentemente ne è indifferente o mi dice che è colpa mia perché sono troppo delicata.
    In passato le abbiamo provate un po' tutte,a periodi e in base alle indicazioni della psicologa che ci stava seguendo..abbiamo appeso disegni raffiguranti i comportamenti corretti e sbagliati,ma lui li strappava, abbiamo fatto la lavagnetta con le stelline premio ma la prendeva con un'estrema ansia e staccava tutto,lo abbiamo lasciato fare senza intervenire quando era piccolo ma ha alzato l'asticella fino ad arrivare a picchiare,lo abbiamo accompagnato in camera sua dicendogli che saremmo usciti quando si sarebbe calmato,ma questo gli scatena delle crisi tremende..nel corso degli anni ci hanno detto veramente di tutto.
    Passata poi la crisi è un bambino che soprattutto con me è estremamente dolce,che quando lo chiede lui vuole essere abbracciato e coccolato.
    Quando picchia comunque lo fa in maniera decisamente cosciente..dice proprio che è nervoso e che lo fa stare meglio sfogarsi su di me. Ed è veramente difficile per me capirne il motivo perché è un bambino molto intelligente,ma in quelle occasioni è proprio come se sragionasse completamente
  • Che fare nel tempo libero adesso?
    Gioco a scacchi , non sto passando un periodo bellissimo al momento e i pochi minuti in cui sono in partita e gioco almeno penso solo a quello .
  • Positività tossica, come reagite?
    Io credo che la positività tossica non sia altro che una manifestazione di inadeguatezza della persona che cerca di "consolare' che in cuor suo non trova nulla di positivo da dire, ma non può dirlo, gli sembra di peggiorare la situazione, gli sembra di dire:" hai ragione,
    La situazione è disperata, buttati sotto un treno che fai prima". C'è la paura che il malcapitato non regga la visione che noi diamo della situazione, visione che molto probabilmente concorda con la sua, ma che effetto farà sentirselo dire? Come reagirà?
    Viene interpellato l'animo da salvatore che più o meno alberga in ciascuno di noi, poi entrano in gioco le aspettative che imputiamo al povero malcapitato da consolare e quindi ci si sente in dovere di non far affondare l'altro ancor di più
    L'inadeguatezza traspare e viene avvertita.
    Forse semplicemente non si parla con il cuore,.
    Sulla positività mistica, dipende dalla autenticità di chi là propone. Io ho un amico, che vive in situazioni di indigenza e precarietà eppure ha una serenità nella sua vita, nei suoi stati d'animo, da cui si capisce che è una persona che, si è elevato alla trascendenza. Ogni volta che passo del tempo con lui, mi fa bene all'anima. È mussulmano eppure per me ha la magneticità di un guru indiano.
    Non si tratta di cieco ottimismo, di quella fiducia sfidante le avversità. È un misto di saggezza esame di realtà e speranza di non essere mollati mai. Non è la frase di Teresa di Calcutta, benché santa, "la tua sofferenza è segno dell'amore di Gesù per te".
    Il suo è uno sguardo tutt'altro che masochistico.
    In alcuni momenti di mia sofferenza, il suo dirmi che siamo sotto lo sguardo benevolo di dio mi ha sollevato, ma non erano le parole dette, era la sua autenticità, e coerenza, che aveva la capacità di raggiungere il mio dolore e alleviarlo (anche) con le parole
  • Fatica io,fatica lui...suggerimenti?
    Ciao a tutti,è da un po che non scrivo e non chiedo un parere.
    Oggi ne ho davvero bisogno....grazie!!!
    Mio figlio 13 anni,ultimo anno di
    medie,aspie,buone capacità intellettive,buona memoria,addirittura strabiliante quando l'argomento è di suo interesse (in questo periodo si è appassionato all'argomento Genetica)ma la scienza in generale gli piace da matti.
    Dopo suggerimenti dei suoi professori e la sua personale richiesta si è voluto iscrivere allo scientifico.
    A scuola ha buoni risultati,ma dietro c'è un lavoro di fatiche,stress e lotte tra noi,quotidiano.
    Io ho adottato varie strategie x aiutarlo a organizzare lavoro,x non si dimenticare compiti,suddividere il carico ecc....dopo molte prove,anni di osservazione,ho dovuto muovermi così perché lui da solo si perde x tutto,scuola,cura di sé,tempi di svago, gioco,compiti ecc...il tempo vola tra le sue mani e non ce verso di portarlo alla realtà,solo battendogli il tempo.
    Ora lui (giustamente vista l'età) prova a ribellarsi al mio metodo organizzativo, ho provato a dargli fiducia e lasciarlo provare a gestire lui parzialmente...disastro....ieri x fare i compiti,che non erano troppi,è andato avanti fino quasi mezzanotte poi ho stoppato io e gli ho detto che il tempo era scaduto e si prendeva le conseguenze di quello che non aveva finito.
    Lui si distrae molto,spesso devo essere presente, controllare,ha il tablet dove gestisce compiti,lezioni ecc...quindi come non sono lì in stanza,lui cazzeggia,guarda video,gioca....
    So che il grosso del problema è internet e tablet,il suo cell è senza internet e lo usa solo x comunicare, in casa non abbiamo Wifi, giga limitati x la scuola,non riesco a installare una app con cui controllare,moderare e gestire traffico internet su tablet.
    Fatto il quadro generale ora mi chiedo,ma io faccio bene a "gestirlo" dalla A alla Z per i compiti standogli addosso come uno squalo?
    Le volte che lo lascio fare, fa disastri che si ripercuotono su lui e sulla famiglia,perchérimediare dopo x lui èstressante x me devastante,servisse almeno,ma io vedo che lui non impara dalle esperienze...non è che se prende una nota,un voto brutto una punizione dai prof si sconvolge molto e ci pensa due volte prima di commettere lo stesso errore...lui è placido,vive il momento e sembra che non si sposti...
    Attendo che maturi attendo che comprenda,attendo che il tempo faccia il suo corso...ma in questo tempo che passa non so stare ferma a guardare che sprofonda...gli spiego,insegno come fare le cose x non perdersi,gli dico che oggi usa i miei metodi xché lui non ha idee non ne tira fuori,io gli ho chiesto ma lui risponde sempre che non sa...allora devo decidere x lui, ma gli ricordo sempre che è solo fino a quando lui non inizierà a fare proposte,fare prove,che daranno buoni risultati e allora poco alla volta i miei metodi saranno sostituiti dai suoi....
    Vorrei sapere per capire da chi è aspie come mio figlio, da chi ci è già passato,se davvero arriva un momento dove scatta qualcosa?
    dove si inizia a ragionare o comprendere che quando ce da fare studio compiti o un lavoro domani,ce da farlo...rimandare,distrarsi,perdersi in pensieri o attrazioni x divagare o perché non si ha voglia...non è una modalità sana,ne utile x lui,ne costruttiva...
    Io inizio a cedere,e alle superiori il carico di lavoro sarà ancora di più...
    Avete suggerimenti da darmi?ce qualcosa che non ho provato che potrebbe essere più efficace?
    Come posso aiutarlo a comprendere?
    Forse sono io che devo comprendere qualcosa che non ho ancora compreso?
    Mi ritrovo sempre a fare la parte del dittatore,è l'unico modo x non perderci e x non farmi risucchiare nel suo vortice di casino mentale e mal gestione.....poi mi chiedo,ma dal suo punto di vista devo essere io quella strana,io quella che non lo lascia vivere,io quella che non lo comprende....e mi sento una schifezza!!
    Grazie x avermi ascoltata....
    @Dydy77.Io non posso dare suggerimenti ne consigli. Posso solo scambiare la mia esperienza.
    Mi sono trovata anche io nella tua situazione.
    "Vorrei sapere per capire da chi è aspi come mio figlio,da chi già e passato, se arriva il momento dove scatta qualcosa ?"
    Si.Quel momento arriva.Non sono aspi.Sono solo un genitore.
    Mio figlio fa compiti da solo.Gestisce suoi impegni da solo. Imprevisti. Organizza tutto
    da solo.Autonomie nella norma.
    Non lo so che Dio devo ringraziare. Forse: suoi
    proffessori,sua psicologa che ha strappato da me, dicendo che io devo fare la madre,e ha spiegato al proffessori come fatto e cosa devono fare,forse il suo allenatore,forse colleghi del volontariato,forse la psicologa che
    gli ha aiutato nel organizzazione dello studio,fare appunti,ha lavorato con lui sul concentrazione, organizzazione nel compiti e verifiche ,trucchi per non distrarsi,laboratori per
    imparare emozioni e abbilita sociali,gestire rabbia e ansia,forse per parentraning che ho fatto ,forse perché lui si è dato meglio di sé. Suoi amici.
    Punizioni non funzionavano mai.Anzi,facevano danni. Era meglio dare una spiegazione in più
    e chiedere come la pensa .Decidere toccava a lui.
    Al superiori e andato molto bene. Al paragone tra elementari e medie presi insieme.
    Crescita e una forza enorme.
    "E mi sento una schifezza ".@Dydy77 non è vero.Perche fai tanto. Fai un lavoro enorme.
    Ma non poi fare da sola.
    Perché come dal titolo:"fatica io ,fatica lui..."
  • Fatica io,fatica lui...suggerimenti?
    Ciao a tutti,è da un po che non scrivo e non chiedo un parere.
    Oggi ne ho davvero bisogno....grazie!!!
    Mio figlio 13 anni,ultimo anno di
    medie,aspie,buone capacità intellettive,buona memoria,addirittura strabiliante quando l'argomento è di suo interesse (in questo periodo si è appassionato all'argomento Genetica)ma la scienza in generale gli piace da matti.
    Dopo suggerimenti dei suoi professori e la sua personale richiesta si è voluto iscrivere allo scientifico.
    A scuola ha buoni risultati,ma dietro c'è un lavoro di fatiche,stress e lotte tra noi,quotidiano.
    Io ho adottato varie strategie x aiutarlo a organizzare lavoro,x non si dimenticare compiti,suddividere il carico ecc....dopo molte prove,anni di osservazione,ho dovuto muovermi così perché lui da solo si perde x tutto,scuola,cura di sé,tempi di svago, gioco,compiti ecc...il tempo vola tra le sue mani e non ce verso di portarlo alla realtà,solo battendogli il tempo.
    Ora lui (giustamente vista l'età) prova a ribellarsi al mio metodo organizzativo, ho provato a dargli fiducia e lasciarlo provare a gestire lui parzialmente...disastro....ieri x fare i compiti,che non erano troppi,è andato avanti fino quasi mezzanotte poi ho stoppato io e gli ho detto che il tempo era scaduto e si prendeva le conseguenze di quello che non aveva finito.
    Lui si distrae molto,spesso devo essere presente, controllare,ha il tablet dove gestisce compiti,lezioni ecc...quindi come non sono lì in stanza,lui cazzeggia,guarda video,gioca....
    So che il grosso del problema è internet e tablet,il suo cell è senza internet e lo usa solo x comunicare, in casa non abbiamo Wifi, giga limitati x la scuola,non riesco a installare una app con cui controllare,moderare e gestire traffico internet su tablet.
    Fatto il quadro generale ora mi chiedo,ma io faccio bene a "gestirlo" dalla A alla Z per i compiti standogli addosso come uno squalo?
    Le volte che lo lascio fare, fa disastri che si ripercuotono su lui e sulla famiglia,perchérimediare dopo x lui èstressante x me devastante,servisse almeno,ma io vedo che lui non impara dalle esperienze...non è che se prende una nota,un voto brutto una punizione dai prof si sconvolge molto e ci pensa due volte prima di commettere lo stesso errore...lui è placido,vive il momento e sembra che non si sposti...
    Attendo che maturi attendo che comprenda,attendo che il tempo faccia il suo corso...ma in questo tempo che passa non so stare ferma a guardare che sprofonda...gli spiego,insegno come fare le cose x non perdersi,gli dico che oggi usa i miei metodi xché lui non ha idee non ne tira fuori,io gli ho chiesto ma lui risponde sempre che non sa...allora devo decidere x lui, ma gli ricordo sempre che è solo fino a quando lui non inizierà a fare proposte,fare prove,che daranno buoni risultati e allora poco alla volta i miei metodi saranno sostituiti dai suoi....
    Vorrei sapere per capire da chi è aspie come mio figlio, da chi ci è già passato,se davvero arriva un momento dove scatta qualcosa?
    dove si inizia a ragionare o comprendere che quando ce da fare studio compiti o un lavoro domani,ce da farlo...rimandare,distrarsi,perdersi in pensieri o attrazioni x divagare o perché non si ha voglia...non è una modalità sana,ne utile x lui,ne costruttiva...
    Io inizio a cedere,e alle superiori il carico di lavoro sarà ancora di più...
    Avete suggerimenti da darmi?ce qualcosa che non ho provato che potrebbe essere più efficace?
    Come posso aiutarlo a comprendere?
    Forse sono io che devo comprendere qualcosa che non ho ancora compreso?
    Mi ritrovo sempre a fare la parte del dittatore,è l'unico modo x non perderci e x non farmi risucchiare nel suo vortice di casino mentale e mal gestione.....poi mi chiedo,ma dal suo punto di vista devo essere io quella strana,io quella che non lo lascia vivere,io quella che non lo comprende....e mi sento una schifezza!!
    Grazie x avermi ascoltata....
  • Avete subito bullismo a scuola?
    C'è un aspetto che sono ad ora non ho visto descritto: chi il bullismo lo ha subito, ma non lo ha saputo riconoscere.
    Io andavo a scuola per imparare. Non ricordo di aver "legato" con nessuno, alle elementari e medie; eppure, dopo quarant'anni, su Facebook ogni tanto qualcuno mi chiede l'amicizia qualificandosi come "miglior compagno".
    Li deludo sempre: non avevo amici, non ho mai frequentato feste di compleanno se non quando mia madre li obbligava ad invitarmi.
    Come mi vedevano loro, l'ho scoperto in seguito, io non li vedevo, non erano presenze significative nel mio mondo fatto di libri, adulti, interessi esclusivi e totalizzanti.
    Probabilmente si sono fatti gioco di me ma io non me ne sono accorto, per lo meno fino alle superiori: lì, complice il fatto che studiavo danza classica, lo scherno, gli "scherzi" e le azioni più o meno violente le ho percepite.
    Anche se ci sono voluti anni per capire che erano fatti per ferire e non per ridere di me.
    Sono sempre stato lento a capire gli altri.
  • Il vostro senso dell'umorismo
    quello che mi fa ridere di una battuta o di un racconto dipende da quello che immagino mentre mi viene parlato. se rido è perchè ciò che immagino mi fa ridere e non tanto il gioco di parole in sè. quindi è ben difficile che un film mi faccia ridere.
  • Aspie vi chiedo aiuto
    Grazie per le vostre testimonianze.
    Ai vostri figli o a dreamloop è mai capitato di avere stereotipie o comorbidita' (tipo deficit dell'attenzione)o momenti di " reverie"?
    Noi abbiamo fatto delle indagini per questi aspetti. Con diagnosi diverse anche da parte di bravi npi.
    Non ho figli e non sono DreamLoop, ma provo a risponderti lo stesso :D
    Ho diverse stereotipie con le mani. Uso le mani per comporre figure simmetriche e non che poi animo usando soprattutto le dita. Ad esempio, spingo le dita di una mano, tranne il pollice (quindi quattro dita), verso il dorso di quella mano. Per fare questa operazione di solito uso l'altra mano, ma a volte faccio pressione sulle gambe o su un oggetto. A volte spingo le quattro dita tutte assieme, in altri casi una alla volta. Oppure formo un anello con indice e pollice di ciascuna mano, ma nel mentre, in modo che i due anelli si trovino uniti (come quelli di una catena) e chiusi contemporaneamente; poi ripeto l'operazione con i pollici e il medio e così via. Con le mani ne ho davvero tante, ma non le strofino (tranne quando lo faccio per riscaldarle, però non conta). Oppure schiocco le vertebre del collo facendo una torsione a destra e una a sinistra, anche se adesso lo faccio un po' di meno. Fino ad alcuni anni fa lo facevo con le vertebre della schiena, ma ormai è raro. Poi ne ho altre che dall'esterno non si vedono. Ad esempio, muovo la lingua in bocca in modo da toccare o strofinare punti specifici, in un certo ordine e con una certa simmetria. Oppure contraggo alcuni muscoli in maniera simmetrica, soprattutto quelli delle gambe o dei glutei. Anche se alcune persone me lo fanno notare, penso che la maggior parte non siano particolarmente evidenti. Queste cose le faccio perché poi mi sento "più a posto". Credo che le stereotipie mi si attivino in maniera apparentemente casuale, ma non posso esserne sicuro perché di solito non ne sono cosciente. Però, credo di averle soltanto quando non sto troppo male di umore, perché in questo secondo caso tendo ad essere quasi immobile.

    Ho diverse comorbidità. Fra le più importanti, oltre a quelle che menzioni tu, ci sono la depressione e il senso d'angoscia (quest'ultima non so se può essere considerata una comorbidità, ripensandoci).
    Nel mio caso lo stato depressivo non è a fasi, ma sempre presente. Credo che fossi depresso anche da bambino. Per fortuna, non raggiunge mai i picchi di persone che conosco. Forse questo dipende dal fatto che con la depressione ci sono cresciuto, la conosco bene, so gestirla e, per così dire, mi ci sono abituato. Non mi sento mai del tutto disperato, come ho visto accadere ad altri. Per contro, tali persone riescono ad attraversare periodi o momenti di felicità, invece a me non è mai successo. Una relativa spensieratezza credo che sia il mio stato più vicino alla felicità, non vado oltre. Per ottenere questo stato mi devo muovere con attenzione fra solitudine e socialità - facendo ricorso al ragionamento, se provo troppe emozioni assieme. I farmaci antidepressivi su di me hanno l'effetto contrario: la mia mente viene alterata in maniera che non tollero e quindi la depressione aumenta.
    Il senso d'angoscia spesso mi prende quando mi sento costretto a cavarmela in situazioni che: a) sono semplici o scontate per gli altri, b) sono complicatissime per me. Faccio un esempio veloce. Alle scuole elementari avevo grosse difficoltà con i dettati e penso che ne avrei anche adesso ;) La maestra dettava e io non riuscivo a tenere il passo, per quanto lentamente lei dettasse. Andavo benissimo a scuola, eccellentemente, direi, eppure vedevo con sconcerto che persino il mio compagno di banco (poi bocciato) non aveva problemi. Nessuno aveva le mie difficoltà e io mi vergognavo perché non sapevo fare una cosa così semplice. Quando c'era il dettato i miei compagni erano allegri e io terrorizzato. Se il mio compagno di banco quel giorno mancava (accadeva spesso) il mio compito era fatto di serie di parole inframezzate da larghi spazi vuoti da riempire sperabilmente in seguito. Per quanto mi sia sforzato di migliorare, non credo di aver fatto grandi progressi: oggi ho così tante difficoltà a prendere appunti che devo limitarmi a tener menzione degli argomenti trattati. L'angoscia è difficile da gestire perché ha un decorso molto rapido. Per tenerla a bada certe volte devo cercare di trasformarla in rabbia, oppure devo prendermi a schiaffoni perché il dolore fisico può farmi stare meglio. Ovviamente, se sono arrabbiato non significa necessariamente che stia provando angoscia. Mi arrabbio in maniera e con modalità atipiche, come succede anche agli altri aspie, mi pare di capire. Però, se mi prendo a schiaffoni senza provare angoscia, probabilmente mi sono rincoglionito del tutto.
    Il deficit di attenzione è un fenomeno sul quale ho scarso controllo, ma non nullo. Innanzi tutto ho dei problemi a filtrare le informazioni, cosa che porta a parecchie conseguenze. È come se il mio cervello si rifiutasse di passare sopra a certi dettagli, come se "pensasse" che tutto è importante e niente può essere trascurato, sia a livello percettivo che cognitivo. In questo modo il numero di informazioni da elaborare diventa enorme e tante cose sfuggono perché i normali tempi di reazione pretendono analisi molto meno profonde e larghe. Ad esempio, ho molti più problemi degli altri ad isolare una voce in mezzo ad altre voci. La discoteca e l'inferno per me sono la stessa cosa: musica forte, gente che urla per farsi capire, che si muove senza requie, che ti urta... e in questa bolgia demoniaca io, che con la mia goffaggine a stento sto in piedi, dovrei pure ballare. Troppi stimoli, troppe informazioni, troppe cose che non mi piacciono o che non so fare: impossibile. Eppure non mi sono sempre rifiutato. Così come non ho rifiutato situazioni angosciose se questo poteva darmi la speranza di fare un piccolo progresso. È stato grazie al mio impegno in tal senso e alla mia voglia di imparare dagli altri (senza che se ne accorgessero) che sono sfuggito al terrore profondo che mi attanagliava da bambino. Quando sto in un ambiente nuovo o poco conosciuto mi distraggo molto facilmente. Tutto mi attrae, qualsiasi cosa che sia appena appena particolare desta la mia attenzione; sono così tante e le guardo così tanto che magari ignoro le cose più importanti. È che ogni stimolo esterno ne porta uno nella mia mente e quindi non posso limitarmi a prenderlo così com'è. Devo analizzare anche quello e poi confrontarlo, possibilmente, con altri dettagli esterni o interni, per trovare conferme e negazioni... posso andare avanti così per parecchio tempo, fino a quando a) sono arrivato ad una conclusione, stupida o importante che sia, b) una voce interna (o esterna) mi dice che non sono lì per quello; c) sono passati cinque minuti ma il mio orologio dice che è passata mezz'ora. Questa è una tendenza sulla quale ho un controllo limitato, ma a volte mi crea problemi seri. Ovviamente, se quel che sto facendo o ascoltando è interessante, è meno probabile che accada. A volte mi assale all'improvviso, scatenata da una singola parola, da un pensiero fugace, da un'immagine innocente. Una sera stavo facendo un gioco (un poco tedioso) con degli amici. Ad un certo punto saltò fuori la parola "tornello" e io dovevo farla capire agli altri senza dirla. Con le parole precedenti non avevo avuto problemi, ma con questa mi bloccai. Appena letta si riversò su di me un fiume di ricordi dettagliatissimi su un'esperienza che ebbi da bambino: fui totalmente assorbito. Stavo facendo la fila con mio zio e mia sorella per andare a comprare il biglietto per il circo. La biglietteria stava all'esterno e si incastrava nel tendone. Davanti alla cabina c'era un corridoio fatto di ringhiere di metallo e ad un certo punto c'era questo coso girevole mezzo sgangherato che non avevo mai visto prima. Mio zio dice che è un tornello e a modo suo mi spiega  a che serve. Ricordo che ero perplesso perché secondo me non poteva svolgere la funzione che diceva mio zio in quanto chiunque poteva passarci attraverso, sia in una direzione che nell'altra, che avesse o meno il biglietto. Mi sentivo un po' imbecille, così cominciai a guardarlo con attenzione: ricordo ancora la forma, il colore, la vernice scrostata in diversi punti e il rumore che faceva girando, ma non ci fu verso di  capire a cosa servisse veramente. Poi ricordo tante cose che accaddero all'interno, quasi tutte molto tristi ma che curiosamente rendevano gioiosi gli altri bambini. Il povero scimpanzé col quale ci facemmo la foto aveva il pannolino, odorava terribilmente di talco profumato e aveva l'aria di voler morire: perché diamine dovevo essere contento di tutto ciò? Perché agli altri bambini piaceva la foto con lo scimpanzé? Come posso giocare al gioco delle parole da indovinare, se mi succedono queste cose? In un disperato tentativo chiedo se potevo cambiare parola: non potevo.

    Secondo me, volendo semplificare molto, ad un bambino aspie si presentano inizialmente due scelte: affrontare e scappare. Quando scelsi di affrontare lo feci risvegliandomi con rabbia da una sottomissione che durava da dodici anni: mi trasformai di colpo in un altro individuo, esplosi. Cambiai anche ciò che non doveva essere cambiato, ma ero ancora troppo inconsapevole e in subbuglio per fare una cosa ben ragionata. Dovevo mettere in discussione tutti e tutto. A causa di un episodio di cui adesso non mi va di scrivere, realizzai che io avevo ragione e gli altri avevano torto. Le mie sensazioni erano giuste, gli altri mi dicevano sciocchezze e mi facevano fare sciocchezze. Al massimo gli concedevo di non rendersene conto, perché probabilmente erano sciocchi. Ovviamente mi sbagliavo, ma mi servì tantissimo per tirare avanti senza soffrire troppo e per creare le premesse di quel che sono adesso. Ma cosa sono adesso, mi piaccio? Non mi piaccio, ma neanche so cosa sarei diventato altrimenti. Poteva essere peggio, chissà... Il cieco modello della cultura occidentale suggerisce che per andare avanti non puoi scappare dalle difficoltà, ma devi affrontarle. E invece è una gran cavolata: ciascuno di noi ha mezzi e metodi differenti che non necessariamente si adattano a questo modello. E di quelli che non si adattano che ne facciamo, li buttiamo? D'altra parte la fuga è una soluzione contemplata dalla natura: non c'è niente di sbagliato, niente di cui vergognarsi. Certe persone, semplicemente, non possono. Bisogna sì tentare, ma anche contemplare che esiste la rassegnazione: è saggio. Magari ci sono aspie che si sono completamente ritirati dal mondo, che vivono soli e che tutto sommato stanno bene perché hanno trovato una nicchia in cui stare tranquilli senza dar fastidio ad alcuno. E magari ci hanno anche provato. A costoro si può dire che sono stati arrendevoli o codardi?
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