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  • Autismo?
    Ciao e benvenuta! È una cosa buona che tu sappia riconoscere alcune ‘difficoltà’ di tuo figlio, vuol dire che a prescindere la diagnosi che ti darà l’npi, potete anche a casa attuare dei piccoli accorgimenti che sicuramente lui saprà già accogliere. Come con l’esempio che facevi del giro giro tondo e che alla fine si è seduto!
    Continua con tante filastrocche che fanno i segni così rafforzerà anche l’imitazione ed il linguaggio: dalla vecchia fattoria al se sei felice batti le mani (ma sicuramente già lo farai..).
    Io mi feci dire tutte le canzoni che cantavano al nido e gliele riproponevo a casa... così piano piano si è avvicinato sempre più al gruppo dei bimbi quando cantavano e non si isolava.
    Il guardare di traverso, sulle punte, girare le ruote, io ti consiglio di cercare di contestualizzarle, nel senso che non le devi interrompere o strillarlo come se fossero sbagliate, ma neanche lasciarglielo fare per troppo, ti avvicini e cerchi di ‘entrare’ in quel gioco contestualizzandolo e facendolo diventare una cosa funzionale: ad esempio quando il mio girava le ruote mi avvicinavo e gli dicevo come giravano veloci, di farmela vedere, di come andasse più forte la macchina se ‘camminava’ nel modo giusto e così via. Glielo facevo vedere, o con la sua macchina o con un’altra. Se poi gradiva il gioco, bene lo continuavamo, altrimenti cambiava ma non girava più.
    Ed ancora, quando corre per la stanza per esempio, inizia a rincorrerlo come per giocare ad acchiapparella... fai in modo che rincorra anche te. E verbalizza cioè digli: giochiamo a rincorrerci, oppure ti prendo, scappa insomma quello che vi viene spontaneo, così il correre non sarà a vuoto, ma avrà un nome e che col tempo potrebbe imparare a dire.
    Ti consiglio anche di improntare del gioco simbolico, come mangiare, cucinare, riparare, o gli animali ecc, così magari se inizia con voi sarà anche più familiare l’attività al nido con gli altri bimbi.
    Certo lo so che in teoria dovrebbe imparare al nido e poi riprodurre a casa e non viceversa, ma alla fine sono solo delle cose in più ma che possono aiutarlo tantissimo a recuperare!
    In bocca a lupo per tutto
  • Autismo?
    Buon giorno mi presento sono una mamma di 41 anni ho un figlio che compirà 3 anni il 15 febbraio i primi dubbi che mio figlio non stesse bene la voti ad agosto vedevo che gli altri bambini erano molto più svegli parlavano e mio figlio invece diceva due parole e niente più lo portai dalla logopedista e lei mi fece una relazione dicendo che il bambino era leggermente in ritardo e che avrebbe dovuto andare da una neuropsichiatra infantile che a ottobre mio figlio inizio il nidoil primo giorno di inserimento pianse un pochettino il secondo giorno sembrava già a casa sua prendeva i giochi unica pecca fa girare tutti i giochi non guarda non calcola gli altri bambini è come se si vergognasse poi l'inserimento si è interrotto per un caso di covid e in attesa di tampone siamo stati a casa dopo il tampone con esito negativo ha ripreso il nido con molto entusiasmo con molto entusiasmo non piange gli piace andare tutte le tutte le mattine il problema è che non gioca con altri bambiniti fa capire se vuole qualcosa mangia da solo ride scherza con le maestre ride scherza con noi a casa non ha uno sguardo assente anzi ci sorride in continuazione la mia paura è che il bambino sia autistico il 9 ho la visita dalla neuropsichiatra infantile le maestre mi hanno detto che ci sono delle pecchenel senso che cammina un po' in punta dei piedi ed è come se si vergognasse degli altri bambini li guarda ma non ci gioca insieme e poi c'è questo gioco ossessivo che gira tuttoquindi a casa abbiamo iniziato a non fargli girare più niente e abbiamo iniziato a fargli fare i giochi più costruttivi c'è da dire anche una cosa che mio figlio non è mai stato a contatto con altri bambini i primi due anni e mezzo della sua vita è sempre stato con noi genitori e nonni e abitando in un luogo dove ci sono pochissimi bambini non ha mai giocato con nessun altro ho paura Ho paura che mio figlio sia autistico anche se in cuor mio vedendo i suoi comportamenti lo vedo solo un po' in ritardo vorrei sapere un parere da qualcuna di voi se ha passato la mia stessa cosa non parla dice solo mamma papà e pappa nonna nonno non indica però si fa capire quando vuole qualcosa mangia da solo rimane seduto gioca con le costruzioni peròperò tende sempre a correre da una parte all'altra senza una meta non saprei sono veramente in ansia
    Buon giorno mi presento sono una mamma di 41 anni ho un figlio che compirà 3 anni il 15 febbraio i primi dubbi che mio figlio non stesse bene la voti ad agosto vedevo che gli altri bambini erano molto più svegli parlavano e mio figlio invece diceva due parole e niente più lo portai dalla logopedista e lei mi fece una relazione dicendo che il bambino era leggermente in ritardo e che avrebbe dovuto andare da una neuropsichiatra infantile che a ottobre mio figlio inizio il nidoil primo giorno di inserimento pianse un pochettino il secondo giorno sembrava già a casa sua prendeva i giochi unica pecca fa girare tutti i giochi non guarda non calcola gli altri bambini è come se si vergognasse poi l'inserimento si è interrotto per un caso di covid e in attesa di tampone siamo stati a casa dopo il tampone con esito negativo ha ripreso il nido con molto entusiasmo con molto entusiasmo non piange gli piace andare tutte le tutte le mattine il problema è che non gioca con altri bambiniti fa capire se vuole qualcosa mangia da solo ride scherza con le maestre ride scherza con noi a casa non ha uno sguardo assente anzi ci sorride in continuazione la mia paura è che il bambino sia autistico il 9 ho la visita dalla neuropsichiatra infantile le maestre mi hanno detto che ci sono delle pecchenel senso che cammina un po' in punta dei piedi ed è come se si vergognasse degli altri bambini li guarda ma non ci gioca insieme e poi c'è questo gioco ossessivo che gira tuttoquindi a casa abbiamo iniziato a non fargli girare più niente e abbiamo iniziato a fargli fare i giochi più costruttivi c'è da dire anche una cosa che mio figlio non è mai stato a contatto con altri bambini i primi due anni e mezzo della sua vita è sempre stato con noi genitori e nonni e abitando in un luogo dove ci sono pochissimi bambini non ha mai giocato con nessun altro ho paura Ho paura che mio figlio sia autistico anche se in cuor mio vedendo i suoi comportamenti lo vedo solo un po' in ritardo vorrei sapere un parere da qualcuna di voi se ha passato la mia stessa cosa non parla dice solo mamma papà e pappa nonna nonno non indica però si fa capire quando vuole qualcosa mangia da solo rimane seduto gioca con le costruzioni peròperò tende sempre a correre da una parte all'altra senza una meta non saprei sono veramente in ansia
    Ciao Checca, appena avrai la prima valutazione posta qui quello che ti ha detto la NPI, posso solo dirti che in questo sito avrai il supporto di persone eccezionali che hanno passato già l'ansia e l'angoscia di una valutazione npi, e che ti daranno delle dritte e conforto, un in bocca al lupo  
  • Autismo?
    Buon giorno mi presento sono una mamma di 41 anni ho un figlio che compirà 3 anni il 15 febbraio i primi dubbi che mio figlio non stesse bene la voti ad agosto vedevo che gli altri bambini erano molto più svegli parlavano e mio figlio invece diceva due parole e niente più lo portai dalla logopedista e lei mi fece una relazione dicendo che il bambino era leggermente in ritardo e che avrebbe dovuto andare da una neuropsichiatra infantile che a ottobre mio figlio inizio il nidoil primo giorno di inserimento pianse un pochettino il secondo giorno sembrava già a casa sua prendeva i giochi unica pecca fa girare tutti i giochi non guarda non calcola gli altri bambini è come se si vergognasse poi l'inserimento si è interrotto per un caso di covid e in attesa di tampone siamo stati a casa dopo il tampone con esito negativo ha ripreso il nido con molto entusiasmo con molto entusiasmo non piange gli piace andare tutte le tutte le mattine il problema è che non gioca con altri bambiniti fa capire se vuole qualcosa mangia da solo ride scherza con le maestre ride scherza con noi a casa non ha uno sguardo assente anzi ci sorride in continuazione la mia paura è che il bambino sia autistico il 9 ho la visita dalla neuropsichiatra infantile le maestre mi hanno detto che ci sono delle pecchenel senso che cammina un po' in punta dei piedi ed è come se si vergognasse degli altri bambini li guarda ma non ci gioca insieme e poi c'è questo gioco ossessivo che gira tuttoquindi a casa abbiamo iniziato a non fargli girare più niente e abbiamo iniziato a fargli fare i giochi più costruttivi c'è da dire anche una cosa che mio figlio non è mai stato a contatto con altri bambini i primi due anni e mezzo della sua vita è sempre stato con noi genitori e nonni e abitando in un luogo dove ci sono pochissimi bambini non ha mai giocato con nessun altro ho paura Ho paura che mio figlio sia autistico anche se in cuor mio vedendo i suoi comportamenti lo vedo solo un po' in ritardo vorrei sapere un parere da qualcuna di voi se ha passato la mia stessa cosa non parla dice solo mamma papà e pappa nonna nonno non indica però si fa capire quando vuole qualcosa mangia da solo rimane seduto gioca con le costruzioni peròperò tende sempre a correre da una parte all'altra senza una meta non saprei sono veramente in ansia
  • Mi sento confusa
    Ciao Gioia, mio figlio di 5 anni è ancora indietro con il linguaggio anche se usa frasi contestualizzate. Usa molti giochi ma ha ancora un gioco povero da arricchire ed alcune volte è ripetitivo. Inoltre deve aumentare la comprensione che penso sia legata al miglioramento del linguaggio. Penso che la logopedista sospetti altro per questo. Non ha però stereotipie, ha contatto oculare e non ha routine fisse. In questo momento sta lavorando sulle sequenze da riordinare. Ho paura che possa ricadere nello spettro....Sono certa che abbia una disprassia e per questo farò come mi hai consigliato e troverò una equipe che lo segua anche in questo.
    Ti ringrazio tanto, un abbraccio

  • Mi sento confusa
    Ciao benvenuta. Non ti so rispondere sinceramente anche perché sulla diagnosi di mio figlio ci sono stati sempre molto dubbi, ma la descrizione del tuo bimbo mi ricorda molto il mio...
    Anche lui ha quasi cinque anni...( In terapia dai due). Parla abbastanza bene compone frasi e fa molte domande ma, la relazione con gli adulti di riferimento è ottima, ma nn mantiene un interazione adeguata con i pari( ci prova ma non riesce) il gioco è immaturo, il linguaggio comunque ipoevoluto per età e tante piccole " fisse". Un solo specialista ( ma quello di cui mi fido di più) a tre anni ci diede la diagnosi di spettro lieve + disprassia, mentre la territoriale non ha riconosciuto tale diagnosi dandomene una più generica( disturbo evolutivo specifico misto) nella quale non ho mai creduto anche perché loro paventavano l idea di un funzionamento intellettivo limite al quale non ho mai creduto e i fatti mi han dato ragione perché mese scorso ha ripetuto il test cognitivo risultando pienamente nella norma
    Non ti so dire purtroppo le prove specifiche che gli hanno somministrato perché causa covid non potevo essere presente nella stanza.
  • Mi sento confusa
    Ciao a tutti, per tanto tempo ho letto il forum senza avere il coraggio di scrivere. Ogni volta mi bloccavo e mi venivano gli occhi lucidi. Vorrei tanto essere una mamma coraggiosa  ma in realtà non credo di esserlo.
    Ho decido di presentarmi e raccontarvi la mia esperienza ...anche in cerca di un'opinione.
    Sono la mamma di un bimbo di poco più di 5 anni. A 2 anni e mezzo il bambino interagiva solo se posti frontalmente a lui, mi guardava sempre negli occhi, era sorridente ma occorreva alzare la voce per chiamarlo altrimenti non si voltava.
    Aveva un ritardo generalizzato nello sviluppo. Non parlava. Fino ad 1 anno e mezzo il suo sviluppo era normale e poi è subentrato qualcosa. Il pediatra ci rassicurava perché era imitativo, seguiva gli oggetti in movimento...ma un problema c'era. Abbiamo fatto da noi innumerevoli visite: neurologica, esami metabolici, esame uditivo e visita neuropsichiatrica. Eravamo disperatamente in cerca di una risposta.
    Dagli esami uditivi era emersa subito una ipoacusia trasmissiva. Dopo mesi di cure, dh, visite  siamo riusciti ad avere un timpano gramma accettabile poco prima del suo terzo compleanno. Le prime parole a 3 anni. La prima visita neuropsichiatrica, in una struttura pubblica, ha diagnosticato un ritardo del linguaggio dovuto ad una ipoacusia. Ha fatto sempre neuropsicomotricità e logopedia. Purtroppo abbiamo dovuto cambiare più volte logopedista perché per vari motivi non ci potevano più seguire. Non c'è stato giorno in cui non mi sia chiesta se il problema uditivo fosse il solo problema. Quando non sentiva, il bimbo era nella sua bolla poi a poco a poco è uscito. Aveva difficoltà ad articolare le parole, una ipotonia dei muscoli facciali che a poco a poco è rientrata ma non scomparsa. Si muoveva in modo goffo, migliorato con la psicomotricità, unito ad un problema di equilibrio legato all'orecchio.
    Oggi il bimbo ha 5 anni, con noi genitori mi sembra interagisca abbastanza bene: indica, corre se chiamato, ci chiama, ci fa domande (dov'è? cos'è?, che c'è scritto?), risponde alle domande che gli facciamo, sorride ed è sempre allegro. Il suo linguaggio però è ipoevoluto..Le domande, anche se tante, sono sempre le stesse ...è un continuo cos'è? cos'è? .Fa frasi, migliora costantemente ma sicuramente non in linea con la sua età. In miglioramento anche la comprensione. Esprime e riconosce emozioni: è triste, è felice, è arrabbiato. Conta e conosce le lettere (da quando aveva 3 anni e mezzo). Disegna ma non lo ama particolarmente. Fa l'omino ancora in modo schematico e di recente la casetta (ma solo se glielo chiediamo). Ama disegnare principalmente mostri. Gioca con diversi  giochi, fa gioco simbolico ma non con le sequenze richieste per la sua età anche se va migliorando. Il bambino progredisce... anche da solo nel lockdown ,ma chiaramente è sempre non in linea con l'età. E' sempre stato all'asilo ma anche se cerca i bambini, non interagisce in modo adeguato. forse perché sempre circondato di adulti.... Prima non sentiva e non parlava, poi sentiva e non parlava, quando ha iniziato a parlare ha dovuto sospendere la didattica per Covid. Il bambino è tranquillo a casa ma vuole fare solo i giochi che sceglie lui. Se gli propongo un gioco io fa i capricci...ci metto un po per convincerlo. Il problema più grosso è l'alimentazione ( mangia da solo usando solo il cucchiaio)  ma fa fatica a masticare... tenta, se possibile,  di ingioiare. Cerco di diversificare i cibi, pasta, polpette, prosciutto ma è una lotta e non sempre mastica in maniera adeguata. Prima del Lock down l'ho fatto visionare all'asilo da una psicologa ed era risultato un bambino inserito, anche se troppo accudito e che doveva imparare ad interagire meglio con i pari. Quello che mi preoccupa è principalmente il linguaggio ancora ipoevoluto, l'interazione con i pari, Il fatto che ha una manualità fine che ha sempre necessità di esercizio. Meno dinamico degli altri bimbi anche se sale sullo scivolo, salta ecc.il suo problema di alimentazione anche se migliora, il fatto che dovrebbe iniziare a descrivere ma dice sempre NO. Racconta in maniera schematica: "ho giocato con il trenino". Non pone altre domande tipo perchè? chi è? Ama bere solo dal bicchiere, non dalle cannucce o dalla bottiglia. Non ama sentirsi bagnato e mi chiama per cambiarlo. E' progredito tanto dal bambino che era a 3 anni ma con enorme sforzo nostro e suo. Se gli propongo un gioco nuovo o una attività nuova, una volta spiegata la capisce abbastanza rapidamente...poi chiaramente si deve esercitare. Ultimamente, con la nuova logopedista, non è molto collaborativo (cambiata da 3 mesi) e ci ha chiesto di fare dei test cognitivi sul bimbo. Cosa sono questi test cognitivi? In che consistono? Il bimbo potrebbe rientrare nello spettro autistico? Vi chiedo scusa per essere stata prolissa ma non so più cosa fare e pensare...mi sento molto confusa e scoraggiata


  • Cosa pensate del femminicidio?
    @Geco, la cultura tende solo di deviare gli istinti e la biologia centra sempre. La gelosia culturale è una stupidaggine messa in piedi da chiacchieroni che usano il sesso come un gioco, la gelosia quella vera, è dettata dalle leggi della natura, e tali leggi, appartenenti al processo di evoluzione non si cancellano con le chiacchiere messe dagli odiosi media, bravi solo a creare terrorismo mediatico e malainformazione.

    La gelosia scaturisce dal partner che tradisce, quindi la paura di non procreare a causa di ciò, e colpisce sia uomini che donne. Se avvengono omicidi a causa della gelosia, bisognerebbe anche chiedersi cosa la donna abbia fatto per spingere un uomo ad una cosa simile, e viceversa, anche se ripeto che questo non giustifica un omicidio. Te lo dico io, oggi certe cose vengono prese alla leggera, perché siamo più moderni, perché siamo più aperti, ma in verità cambiano i giochi ma non cambiano i tempi. Non so se sia giusto giocare o no con la gelosia, ma come ogni cosa poi bisogna accettarne le conseguenze.

    Dato che si parla spesso di femminicidio a causa della gelosia, perché allora le donne non si danno una calmata. Non so cosa provochi la gelosia in una donna, essendo uomo, ma negli uomini crea reazione spesso brutali determinate da vari fattori biologici e non culturali, che appaiono solo nel film tragicomici.

    Questo non è un qualcosa che avviene solo in Italia, ed è documentato storicamente. Invece di creare i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, dovrebbero trovare un compromesso. Ma la cultura può cambiare un milione di anni di evoluzione? E allora le persone razionali non giocano con i sentimenti altrui. Specialmente se si è adulti con una famiglia di mezzo.

    Forse per rendere chiaro cosa intendo, devo fornire una spiegazione alla gelosia, non mi sto riferendo ai ragazzini di 20 anni, pur sempre discutibile, ma agli adulti che pur avendo una famiglia giocano con la gelosia e da lì il passo per il tradimento è breve, e questo fa scaturire le violenze.

    Mariti avvelenati e mogli accoltellate non sono la conseguenza di un raptus di follia, perché il raptus di follia è la conseguenza di un altra cosa, e non di certo della tavoletta del bagno lasciata con il coperchio alzato.

    Per sdrammatizzare, non è un attacco verso di te, ti cito una frase del film "Il Corvo",

    quando dice,

    "Vittime, non lo siamo un po tutti?"

    E allora bisognerebbe smettere di fare vittimismo solo da una parte.
  • Come ve la cavavate con le interrogazioni?
    Nell'ambito della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l'accadere (all'interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso.

    Queste sono parole di Heisenberg, una citazione (con riferimenti bibliografici annessi) che ho trovato su Wikipedia per comodità dato che sul momento non ho modo di aver accesso a una biblioteca cartacea. Fa al caso nostro perché viene espressa chiaramente l'incertezza che regola l'osservazione dei fenomeni presenti all'interno del nostro universo, e come spesso avviene ciò che accade su scala macroscopica può accadere anche su scala microscopica, oppure determinati schemi/modelli ritornano su scale differenti. I frattali, se ti serve un esempio concreto.

    Tuttavia la formulazione è imprecisa e mi riferisco a questo passaggio"le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo". Non sono le leggi naturali, o più precisamente ciò che noi abbiamo chiamato "leggi naturali", a non condurre verso una completa determinazione, sono le nostre capacità di osservazione e di analisi a non essere poi così precise, non in grado di "vedere" tutto e quindi prendere in considerazione tutti i fattori, tutte le incognite, tutte le variabili, presenti all'interno di un dato spazio-tempo. Se qualcosa ti sfugge significa che viene lasciata fuori, tralasciata, e di conseguenza il calcolo non può essere accurato e il risultato non può essere prevedibilmente corretto. 
    La Scienza è in divenire, esattamente come noi, è cresciuta insieme a noi, sbagliando, aggiustando il tiro, e come noi ha ancora tanto da imparare. Abbiamo tanto da imparare non solo sull'universo intorno a noi, ma sull'universo dentro di noi.

    Il cuore di ciò che volevo dire quando parlavo di connessione soggetto-oggetto risiede in questo concetto: l'impossibilità di conoscere i dettagli di un sistema senza perturbarlo. Io in quanto soggetto modifico l'oggetto che osservo, quindi il soggettivo esiste anche in ciò che riteniamo oggettivo.

    Ritornando al rapporto docente-studente e ai voti e più in generale ai giudizi che vengono appicciati addosso alle persone neanche fossero verità assolute e immutabili stabilite da qualche dio onnisciente e onnipotente, occorre fare attenzione. Io tutte le certezze che ho visto spesso ostentare in ambito scolastico (e non solo, ma ora parliamo di sqqquola :D) le ridurrei drasticamente, e sarei moooolto più cauto, soprattutto quando possono influenzare in maniera negativa persone nel pieno del loro sviluppo, creare ferite, false convinzioni sulla propria incapacità e scarso valore che possono ripercuotersi sul resto dell'esistenza. 

    p.s. non so se sono stato in grado di spiegarmi, passare dalla fisica quantistica ai rapporti docenti-studenti per comunicare un concetto ad un'altra persona non è esattamente semplice, le mie capacità espressive sono limitate e ciò che appare chiaro, proprio come un quadro, dentro la mia mente è difficile da tradurre in parole senza rischiare ambiguità, imprecisioni, errori di traduzione

    p.p.s. se ho usato impropriamente questo spazio mi dispiace e non continuerò oltre, e grazie a Markov che mi ha stimolato, attraverso i suoi interventi, a esporre il mio pensiero, e grazie anche a Runavik che ha aperto questa discussione dove non ho perso occasione per prodigarmi in inutili vaniloqui che poco hanno a che fare la semplice domanda: come ve la cavavate con le interrogazioni?
  • Disturbi ossessivo compulsivi.
    Quando ero piccola e facevo le elementari avevo un pulmino che mi portava a casa da scuola. Io ero terrorizzata che mia nonna non fosse sul marciapiede ad aspettarmi. Io non dovevo attendere che mia nonna scendesse le scale, mia nonna doveva già trovarsi sul marciapiede altrimenti piangevo disperata come se potessi essere stata abbandonata. Di certo nessuno avrebbe lasciato un bambino di 7 anni sul marciapiede, ma lo penso ora, allora ero angosciata di essere lasciata lì e che mia nonna non ci fosse, come se non potessi avere via di uscita... Tipo citofonare ad esempio.
    Allora facevo un gioco: prendevo una biro con chiusura a scatto, la capovolgevo a la facevo scattare all'impazzata in modo da perdere il conto degli scatti. Poi mi fermavo e guardavo la punta, se la biro aveva la punta fuori mia nonna sarebbe stata sul marciapiede, se la punta era dentro, mia nonna non ci sarebbe stata. (era importante perdere il conto degli scatti altrimenti potevo barare... Pari=dentro, dispari=fuori o viceversa... Il mio lato logico-matematico in erba)
    Raccontato questo episodio alla psicologa mi ha detto che questo avrebbe potuto essere un esordio di ossessività, legato ad un'angoscia troppo grande da poter essere contenuta.
    Sicuramente ho una personalità ossessiva, ma meno compulsiva. La compulsività poteva vedersi maggiormente nel fatto che dovevo sempre pulire e ordinare (anche se sono piuttosto disordinata). Questo mi scaricava l'ansia.
    La notte che morì mia madre per un malore improvviso, mentre aspettavo quelli delle pompe funebri io mi sono messa a pulire e riordinare. Mi ricordo anche di aver pensato: "ma cosa sto facendo?" eppure non riuscivo a non farlo
  • Come ve la cavavate con le interrogazioni?
     quanto vali, non c'entra nulla con i risultati scolastici, e coloro che danno tanta importanza a dei numeri scritti sopra un foglio guardano il dito invece della luna.
    Per le materie serie, ovvero matematica dato che pure fisica e biologia avevano un orale sciattarello e stupidofilo, i risultati sono oggettivi. 
    Per le materie umanistiche sono pienamente d'accordo. Anzi, se gli ottimi voti nelle materie umanistiche non sono confermati da altrettanti ottimi voti in matematica è un chiaro sentore che qualcosa non sta funzionando. La società funziona con la matematica.

    Ad esempio una mia compagna di classe, a cui io suscitavo antipatia, era particolarmente brava nelle materie umanistiche e stimata dai docenti. Lei voleva fare medicina e sosteneva che matematica e fisica le sarebbero servite poco. A settembre dell'anno successivo si lamentava che le domande dell'esame di ammissione a medicina non erano a carattere medico e che erano state progettate per premiare i raccomandati... :D
    No. Senza matematica non si fa medicina, non mettiamo in gioco la salute...
  • Seconda osservazione
    Si sì d’accordissimo! L’asilo in realtà già dallo scorso anno, e poi ripreso quest’anno. Abbiamo deciso di fare altro anno al nido anziché la materna nuova e con una pressione maggiore. E devo dire che è stata la scelta più giusta visto anche i tempi in cui viviamo... conosce tutti e tutto lo conoscono.. è molto ricercato (sopratutto da un paio di bimbe ;) ) ed accetta molto di più la presenza dei pari e la condivisione, anziché isolarsi e finire in stereotipie come l’altro anno.
    Sicuramente in passato ci siamo avvicinati di più a quel tipo di sovraccarico che dici tu, ma è stata una fase più che plausibile, dettata anche dall’inesperienza, aspettative alte e persone ( professionisti) sbagliate intorno che hanno rallentato o confuso un po’ le acque consigliando chi nulla e chi male!
    Posso dirti però che la gestione della frustrazione nel mio bimbo è stata uno dei primi campanelli e non la conseguenza delle terapie. Anzi diciamo che nel corso di questo anno il lavoro sulla frustrazione è stato fondamentale perché da atteggiamenti totalmente lesivi ora sono più controllati, accennati forse e sporadici (e non più di quell’entità).
    Certo la sua frustrazione c’è anche quando non può ‘comandare’ il gioco o quando non riesce a farlo (ad esempio gli incastri), ma anche qui non c’è più una reazione esagerata, e quindi mi fa ben sperare.
    Mentre per esempio non va in frustrazione se gli si dice no, o se si interrompe attività o altro ed anche questo diventa molto importante per distinguere ormai le sue reazioni.
    Ad ogni modo sicuramente faremo in futuro anche altri accertamenti (visita oculistica in realtà la fece da piccolissimo, e poi lo scorso anno quella audiometrica)
    Dai vedo che il tuo bimbo sta migliorando. A piccoli passi vedrai che riusciremo a metterli in carreggiata. Sono solo dei bambini forse un po' più lenti a carburare e con peculiarità che andranno via con la crescita. Speriamo bene. A risentirci
  • Seconda osservazione
    Si sì d’accordissimo! L’asilo in realtà già dallo scorso anno, e poi ripreso quest’anno. Abbiamo deciso di fare altro anno al nido anziché la materna nuova e con una pressione maggiore. E devo dire che è stata la scelta più giusta visto anche i tempi in cui viviamo... conosce tutti e tutto lo conoscono.. è molto ricercato (sopratutto da un paio di bimbe ;) ) ed accetta molto di più la presenza dei pari e la condivisione, anziché isolarsi e finire in stereotipie come l’altro anno.
    Sicuramente in passato ci siamo avvicinati di più a quel tipo di sovraccarico che dici tu, ma è stata una fase più che plausibile, dettata anche dall’inesperienza, aspettative alte e persone ( professionisti) sbagliate intorno che hanno rallentato o confuso un po’ le acque consigliando chi nulla e chi male!
    Posso dirti però che la gestione della frustrazione nel mio bimbo è stata uno dei primi campanelli e non la conseguenza delle terapie. Anzi diciamo che nel corso di questo anno il lavoro sulla frustrazione è stato fondamentale perché da atteggiamenti totalmente lesivi ora sono più controllati, accennati forse e sporadici (e non più di quell’entità).
    Certo la sua frustrazione c’è anche quando non può ‘comandare’ il gioco o quando non riesce a farlo (ad esempio gli incastri), ma anche qui non c’è più una reazione esagerata, e quindi mi fa ben sperare.
    Mentre per esempio non va in frustrazione se gli si dice no, o se si interrompe attività o altro ed anche questo diventa molto importante per distinguere ormai le sue reazioni.
    Ad ogni modo sicuramente faremo in futuro anche altri accertamenti (visita oculistica in realtà la fece da piccolissimo, e poi lo scorso anno quella audiometrica)
  • Seconda osservazione
    @bigjoe dopo gli ultimi test il npi c’ha espressamente detto che secondo lui non c’era bisogno al momento di altri esami se non quello genetico... no so che dirti! Proverò a chiedere al centro cosa mi dicono.
    Anche per l’alimentazione, lui mangia tutto e va regolare, però molti genitori mi consigliano a prescindere di fare per es i test della celiachia, caseina ecc. ma non ne vedo il motivo se non ho segnali non so se mi spiego.
    Per la gravità a dirla tutta , il non essere verbale incide, poi è anche vero che di conseguenza non è nemmeno comunicativo (pochi gesti, vedremo con la caa che sicuramente riusciremo a rafforzare proprio la comunicazione).
    Ma al di là della botta iniziale di vedere nero su bianco che fa sempre effetto, in fondo già avevo abbastanza somatizzato la diagnosi, che mi è servita alla fine solo per le burocrazie. Per il resto penso che stiamo lavorando bene, fra i suoi alti e bassi, portiamo a casa dei piccoli ma costanti risultati.
    Questo è quello che conta adesso. Per la socialità il grande lavoro lo sta facendo l’asilo, io non riesco a trovare gruppi o bimbi fuori; la comunicazione la vedremo a breve; e sia a casa che a terapia lavoriamo sui tempi di attesa, le turnazioni, il controllo, gioco condiviso e frustrazione (il grande muro). Grazie
  • Come ve la cavavate con le interrogazioni?
    Rivolgo questa domanda a tutti: a chi va ancora a scuola, a chi si è già diplomato da un pezzo, a chi va all'università. 
    Come affrontavate le interrogazioni, le "verifiche verbali"? Le trovavate più o meno difficili di quelle scritte? Soffrivate di ansia da prestazione? Come gestivate il tutto? I vostri voti rimanevano pressoché inalterati tra lo scritto e il verbale o la differenza era tale da lasciare i vostri insegnanti basiti? Se trovavate le interrogazioni più facili, perché? Se trovavate le interrogazioni più difficili, un vero e proprio ostacolo insormontabile, perché? Pensate che l'Asperger abbia compromesso le vostre performances?
    Raccontate pure le vostre esperienze.
    Personalmente ho sempre trovato le interrogazioni parecchio frustranti. Crescendo ho cominciato a pormi delle domande in proposito e sono arrivata per via analitica a delle conclusioni che mi sembrano soddisfacenti. Nel mio caso funzionano; spero possano funzionare anche solo per uno di voi. 
    Innanzitutto, il problema principale sta nei presupposti su cui si basa il concetto stesso di interrogazione e senza i quali tale "verifica verbale" risulta del tutto inattendibile. Elenco qui di seguito i presupposti:

    1) L'interrogazione è fondamentalmente un dialogo, un botta e risposta continuo tra l'intervistatore e l'intervistato, il professore e l'interrogato. 
    Ora, pensiamo al dialogo come a una corda che lega due persone, due menti, due pensieri. Il dialogo è un legame. E perché un legame funzioni è importante che entrambi gli interlocutori partecipino attivamente alla conversazione, si mostrino interessati alle rispettive opinioni, abbiano una certa capacità diplomatica ... insomma, che siano aperti all'altro. Il problema è proprio questo: l'Asperger (in realtà qualunque forma di autismo in generale) compromette questo aspetto comunicativo. Un asperger non è mai davvero interessato all'altro. Può interessarsi a quello che viene detto, certo, ma non è interessato ad avere un dialogo con una persona. Mi spiego meglio: ho come la sensazione che l'Asperger tolga alla persona quella spinta intrinseca, naturale e spontanea, di cercare una relazione con l'altro. La mente asperger è una mente che non ricerca il contatto con altre menti, è al contrario autocentrata e profondamente introversa
    Questo tipo di approccio con il mondo esterno si esplica nella "non partecipazione attiva". Una persona asperger tende ad essere un'osservatrice, una personalità analitica, piuttosto che una personalità espansiva e perennemente coinvolta nelle faccende che si susseguono. Ritengo che questa caratteristica, questa tendenza a separarsi dal mondo per poterlo osservare meglio e ragionare su di esso invece di "farne parte", possa essere un enorme vantaggio nei campi artistici (nella scrittura creativa, ad esempio - l'asperger narratore che segue le vicende dei personaggi e osserva il loro mondo). Tuttavia risulta uno svantaggio nelle occasioni sociali perché le persone apparentemente non sembrano apprezzare questo modo di essere etichettandolo come "distaccato, freddo, disinteressato e robotico". Insomma, noi lupetti solitari abbiamo il nostro gran da fare per farci accettare in questo mondo che predilige la logica del branco. 
    Tornando all'interrogazione in sé, dobbiamo pensare a un asperger come a quell'interlocutore che invece di tenere ben salda la corda (la famosa corda di prima), la tiene a malapena o addirittura la lascia. Non perché gli faccia schifo, ma perché non ne sente il bisogno. 
    Ho sempre avuto la sensazione di non ricavare nessun piacere dalla relazione con gli altri. Non ho nessuna spinta interna, nessun "rinforzo positivo biologico" che mi sproni a ricercare ulteriori relazioni o addirittura ad approfondirle. Leggendo alcuni manuali diagnostici sull'Asperger (quelli rivolti ai neurotipici per spiegare loro la sindrome) ho avuto modo di scoprire che i neurotipici, quindi le persone comuni, in una conversazione sono concentrate sull'altra persona e non sul messaggio in sé. Esempio concreto: Marco racconta a Claudio un episodio infelice che lo ha visto protagonista il giorno prima. Claudio lo ascolta con interesse, ma la sua attenzione è focalizzata sulle emozioni che Marco sta provando durante il racconto, e non sul racconto in sé. 
    Nello stesso manuale si spiegava come un asperger sia più portato a concentrarsi sulle parole nel tentativo di comprendere appieno il messaggio che gli viene riferito, anche a scapito delle emozioni dell'altro, che vengono totalmente o in buona parte ignorate. 
    Trovo questa descrizione terribilmente veritiera. Sia chiaro (lo sottolineo per i neurotipici all'ascolto), non c'è crudeltà in questo modo di fare. Non è mancanza di empatia, è solo un diverso modo di funzionare. Un asperger non è concentrato sulle parole piuttosto che sulle emozioni al di là delle parole perché vuole mancare di rispetto ai sentimenti dell'altro. No, lo fa perché pensa al contrario che la più grande forma di rispetto che si possa avere nei confronti di qualcuno è ascoltare appieno quello che dice. Una sorta di "ha attirato la mia attenzione per dirmi questa cosa, probabilmente ritiene importante che io la ascolti". Ho voluto sottolinearlo perché scardinare lo stereotipo della mancanza di umanità e compassione che gli asperger si devono portare dietro.
    Dunque, durante un'interrogazione ci si aspetta che l'interrogato abbia un interesse per il dialogo e questo lo porti a partecipare attivamente rispondendo alle domande. Quando questo meccanismo si inceppa, quando l'asperger risulta del tutto disinteressato alla conversazione, l'interrogazione è compromessa. Questa assenza di slancio verso gli altri, questa mancanza di interazione sociale è presente anche nella vita di tutti i giorni, al di fuori della scuola. Molti ragazzi e ragazze asperger mostrano delle evidenti difficoltà a rispondere alle domande, anche quelle banali. Non è una difficoltà di tipo cognitivo, non si tratta di "non saper rispondere" quanto piuttosto di "non volerlo fare". Questa mancanza di volontà non è di tipo oppositivo (pigrizia, scontrosità, svogliatezza), è più un "non sento il bisogno di farlo, non ne colgo la necessità". 
    Per spiegarlo meglio a coloro che non hanno mai provato nulla di tutto questo, vi chiedo di ragionare sull'importanza della volontà e della necessità. Faccio quello che voglio. (gioco alla play perché mi piace) Oppure faccio quello di cui ho bisogno. (lavoro per necessità economica) Entrambe le frasi esprimono bene il concetto. Le persone si mettono in azione se hanno bisogno di farlo per motivi esterni oppure se traggono un piacere personale da quella particolare attività. Quando mancano entrambe le spinte della volontà e della necessità, si cade nel vortice dell'apatia (in questo post non patologica) o per usare una parola meno forte del disinteresse. Un asperger non prova piacere nella conversazione (no volontà) né sente il bisogno di partecipare alla conversazione (no necessità). Dunque è apatico nei confronti della conversazione.
    Qualcuno mi fa una domanda. Non sento il bisogno di rispondere, la mia mente non ricerca il legame con l'altro, dunque i casi sono due: o mi costringo a rispondere in modo meccanico oppure non lo faccio e rimango apparentemente indifferente alla domanda, al tentativo dell'altro di creare un rapporto seppur occasionale e superficiale. Il non sentire il contatto umano come una necessità impellente è per un asperger un'arma a doppio taglio. Da una parte gli rende più sopportabile la solitudine, dall'altra ostacola ogni rapporto umano quindi anche l'amicizia e l'amore. 
    Io alle interrogazioni provavo questo: un senso di distacco. Per me era difficile rispondere alle domande perché non sentivo la necessità di farlo. 

    2) Si dà per scontato che uno studente rispetti e riconosca la gerarchia scolastica, che rispetti cioè la figura dell'insegnante come superiore all'alunno. Il fatto di accettare la posizione di superiorità del professore è importante perché dà valore anche alla sua capacità di dare valutazioni, quindi voti. Ora, gli asperger sono rinomati per mettere in discussione la realtà, per non accettare passivamente le gerarchie sociali e per essere del tutto privi di "maschere sociali", motivo per cui trattano tutti allo stesso modo. Ma visto che viviamo in una società piena di disparità e la scuola è la rappresentazione concreta di queste disparità, il fatto di mettere in discussione l'autorità del professore è inammissibile. 
    Gli studenti sono tipicamente interessati a fare bella figura durante un'interrogazione, a dimostrare al professore di aver studiato e di sapere le cose. Perché? Perché riconoscendo la posizione di superiorità del professore danno peso al suo giudizio, che nel caso della scuola viene espresso in decimi. Un asperger è al contrario totalmente indifferente al giudizio altrui, non dà all'altro il potere di poterlo giudicare. "Se non rispetto te, non rispetto neanche la tua capacità di darmi un voto". 
    Bisogna inoltre tener presente quella dose di narcisismo che l'Asperger si porta dietro. Certo, non si tratta di narcisismo patologico ma solo di una certa tendenza a svalutare gli altri e a celebrare invece le proprie capacità "solo io posso darmi un voto, solo io mi conosco" (meccanismo compensativo per sopportare il rifiuto sociale cui si è da sempre soggetti? forse).
    Anche questa è da sempre stata un'enorme difficoltà per me. Non ho mai provato quella spinta interna a mostrarmi come un bel pacchetto ben confezionato per ricercare approvazione. Magari è brutto da dire, ma non ho bisogno di nessuno. Il fatto di non avere nessuna stima del professore mi portava a non preoccuparmi del voto che mi avrebbe dato, che trovavo al contrario insignificante. Alcuni professori vedevano in questo atteggiamento maturità (soprattutto se messo a paragone con la tendenza dilagante dei lecchini, passatemi il termine, che pensano solo ai voti), altri nichilismo adolescenziale, altri ancora puro narcisismo. A posteriori posso dire che si trattava di autismo.

    Finiti i presupposti mi occuperei, spero brevemente stavolta, degli aspetti più tecnici per cui le interrogazioni sono state il mio tendine di Achille. 
    La prima cosa che andava a mio svantaggio era la tendenza di bene o male tutti i professori di premiare più la performance che il contenuto. Ora, non tergiversiamo, l'Asperger non ti rende particolarmente carismatico. Io ho sempre avuto una certa inespressività, praticamente una faccia da poker, nonché una difficoltà piuttosto marcata di modulare la voce che risultava bassa, flebile, quasi un soffio. Dicevano fosse timidezza, ma no. Ero proprio io che non riuscivo a capire che tipo di volume fosse richiesto. Parlavo tra me e me (altro sintomo palesemente autistico), totalmente incapace di mettermi nei panni degli altri che mi dovevano ascoltare.
    Un altro punto a sfavore è una forma di ansia sociale che colpisce chi ha la sindrome di Asperger. Si ha una certa difficoltà a performare, soprattutto vocalmente, in un contesto sociale. Da parte mia, non ho mai avuto problemi a presentare qualcosa alla classe, probabilmente perché le presentazioni si basano su un monologo esposto a un pubblico pressoché invisibile. Togliete le persone e mettete dei pupazzi, non mi fa differenza. Quando parlo, sono concentrato su quello che dico, punto. Gli altri spariscono nel nulla.
    Tuttavia l'interrogazione mi dava problemi. Mi dava problemi perché era un dialogo in cui l'interlocutore, il professore, aveva il potere di interrompere in ogni momento a suo piacimento per fare domande che io non potevo in alcun modo prevedere. Ora, non sopporto gli imprevisti, ho bisogno di avere le cose sotto controllo quindi le interrogazioni mi generavano uno stress non indifferente, mi scaricavano le energie.
    Inoltre bisogna tener presente la difficoltà, delle volte, a capire le intenzioni dietro la domanda. Come asperger, sono abbastanza letterale (anche se non me la cavo malissimo con le metafore, almeno non sempre) e questo essere abbastanza letterale mi dava non pochi problemi. Ero uno studente terribilmente analitico, di quelli che rispondono sulla base di come una domanda è formulata. Quindi se la domanda era formulata in modo errato, come spesso accade, io rispondevo alla domanda in sé rispettandone la formula, anche a scapito della vera intenzione del professore. Ho sempre odiato, ad esempio, le domande-tranello (o domande-aiuto come le chiamano i neurotipici) in cui viene esposta un'affermazione errata che invece di concludersi in un punto interrogativo procede con un oppure no? che dovrebbe essere ironico ma per un asperger letterale non fa che trasformare la domanda da "aperta" a "chiusa". Esempio banale: Di giorno il cielo sembra giallo, oppure no? 
    Ecco, quel "oppure no" rende la domanda chiusa perché tecnicamente, così formulata, la domanda richiede una risposta binaria: sì o no. Quindi io rispondevo analiticamente in modo binario, perché la mia mente è fatta per essere precisa e purtroppo anche rigida. 
    Dal punto di vista tecnico la mia risposta era corretta. Il problema è che il professore non era asperger, ma neurotipico, quindi non voleva una risposta tecnicamente corretta. Insomma, mi veniva richiesto implicitamente di ignorare l'analisi e tutti i vari tecnicismi e pensare solo all'intenzione. Quel oppure no? è ironico. Sta lì perché il professore vuole darti un suggerimento, ossia che l'affermazione precedente è errata, e ti invita a spiegare il perché. 
    Questo per un neurotipico è scontato (loro parlano praticamente a caso, per messaggi cifrati e non si curano dei dettagli tecnici),ma per un asperger non solo non è scontato ma è addirittura frustrante perché ti porta a doverti chiedere perennemente cosa voglia il professore da te. Sarebbe molto più facile se la gente imparasse a formulare le domande.
    Quindi le mie risposte tecnicamente perfette venivano bollate come superficiali e incomplete, e il mio atteggiamento come disinteressato, poco collaborativo. Chiaramente non potevo neanche sottolineare il fatto che fosse il professore ad essere incapace di formulare le domande nel modo appropriato, sarei stato impertinente.
    Infine, ci sarebbe anche la difficoltà di parlare di argomenti che non interessano, ma penso che questa difficoltà colpisca in misura diversa un po' tutti, non solo gli asperger.

    E voi? Come avete vissuto le interrogazioni? Avete trovato delle strategie che vi hanno portato notevoli benefici?
  • ABA o DENVER?
    Premetto che ringrazio tutti, veramente siete il faro di cui sento il bisogno in questo momento!!!!
    Grazie @nevergiveup per le spiegazioni dei test.
    A noi non hanno fatto Qi ma la scala di sviluppo Griffith fra gli altri (forse per l’età)
    Ad ogni modo, Noi ora facciamo psicomotricità e logopedia (ma verrà presto sostituita), ma naturalmente dopo aver fatto denver, in un modo o nell’altro è come se lo avessimo acquisito e quindi a casa mettiamo in pratica un po’ tutti i metodi...
    Fatta eccezione di aba (e un po’ denver) perché al momento non ritengo opportuno quell’approccio, la strutturazione il meccanismo del rinforzo..
    Comunque ti consiglio il libro:
    “Un Intervento Precoce per il Tuo Bambino con Autismo —
    Come utilizzare l'Early Start Denver Model in Famiglia“
    È stato in effetti il primo in assoluto che ho preso ma ti può dare una reale idea di come potresti già avere dei riscontri a casa...
    Comprerò subito il libro, grazie tante del consiglio
    Ma se le sue carenze sono soprattutto nelle espressioni emotive perchè non fargli seguire qualche laboratorio teatrale? Perchè sempre terapia? Se è un livello 1 con un buon cognitivo non ha bisogno di tutta questa terapia. Questo è il mio pensiero.
    Magari purtroppo è un po' più complesso... la mia principessa ha una diagnosi che a mio avviso rispecchia poco le difficoltà in cui ci troviamo. Non è una bimba che non capisce ma sembra essere una bimba che non riesce a controllare le sue tempeste emotive ed inoltre non ascolta manco se gli parli con un megafono vicino. Dello spettro dovrebbe rientrare in quelle caratteristiche di super egocentrismo.
    ---
    @mamma_francesca condivido il tuo pensiero (attività e non solo terapia); se non ho capito male però in questo caso la bimba ha comunque la sfera verbale compromessa quindi un percorso da terapia credo sia comunque opportuno.
    Personalmente mi sono ritrovata spesso nei discorsi di @gufomatto79... un po’ perché li pensavo da prima e poi ho iniziato davvero a riscontrarli in mio figlio.
    Ho visto la differenza di quando acquisisce le competenze in maniera più “naturale” nel gioco e nell’interazione, rispetto a quando fa attività non solo più strutturate ma proprio più ‘fredde’ fine a se stesse (schede, appaiamenti, cognitivi vari) e che poi ripete solo in quel contesto una volta sola (ma ormai non ci si mette nemmeno più volentieri).
    Ma ogni bimbo è a se e c’è a chi serve quell’approccio per esplodere e chi invece del tempo necessario per interiorizzare e raccogliere info prima di tirarle fuori.
    Vi auguro davvero di cuore di trovare il terapista giusto al di là del metodo, che in primis leghi da subito con la bimba e che poi sappia capire davvero di cosa ha bisogno
    Si appunto, scusami ho letto dopo... La sfera verbale è anche compromessa non nella capacità di imparare le parole ma nella capacità di utilizzarle. Io ormai ho imparato a conoscerla delle volte sembra che parli al contrario o in terza persona. 
    Per tutti questi motivi ho forti dubbi su che metodo cercare (ammesso di trovarlo), voglio il meglio per lei ed il suo meglio da padre molto attento mi rendo conto che è difficile da trovare. 
    Comunque grazie ancora a tutti.
  • ABA o DENVER?
    @mamma_francesca condivido il tuo pensiero (attività e non solo terapia); se non ho capito male però in questo caso la bimba ha comunque la sfera verbale compromessa quindi un percorso da terapia credo sia comunque opportuno.
    Personalmente mi sono ritrovata spesso nei discorsi di @gufomatto79... un po’ perché li pensavo da prima e poi ho iniziato davvero a riscontrarli in mio figlio.
    Ho visto la differenza di quando acquisisce le competenze in maniera più “naturale” nel gioco e nell’interazione, rispetto a quando fa attività non solo più strutturate ma proprio più ‘fredde’ fine a se stesse (schede, appaiamenti, cognitivi vari) e che poi ripete solo in quel contesto una volta sola (ma ormai non ci si mette nemmeno più volentieri).
    Ma ogni bimbo è a se e c’è a chi serve quell’approccio per esplodere e chi invece del tempo necessario per interiorizzare e raccogliere info prima di tirarle fuori.
    Vi auguro davvero di cuore di trovare il terapista giusto al di là del metodo, che in primis leghi da subito con la bimba e che poi sappia capire davvero di cosa ha bisogno
  • Poker Generation - 31 ottobre - Aspie Saturday Film
    "Ha il ritmo e il passo del film 'sportivo', Poker Generation, evidenziando le tappe di un viaggio che porterà i due fratelli attraverso sfide sempre più impegnative, sul tavolo da gioco e fuori. L’iniziale coesione tra i due lascia presto il passo a una divergenza caratteriale sempre più netta, con Filo che resta fermo nel suo proposito di tornare nel paese natale per pagare le cure della sorella, mentre Tony si perde sempre più nel vortice di locali notturni, alcol, gioco e donne, perdendo di vista il motivo iniziale del viaggio e nutrendo un ego che assume tratti sempre più involontariamente caricaturali."

    Il film sarà proiettato sabato 31 ottobre nella sede di CuoreMenteLab, in via dei Prati Fiscali 201, all'interno della rassegna Aspie Saturday Film. L'appuntamento è per le 16.30. Ingresso, come sempre, gratuito, previa registrazione alla pagina https://www.cuorementelab.it/evento/aspie-saturday-film/
    Vi aspettiamo!

    locandina
  • Non ho mai avuto una vera amica
    Pensavo di averne una, una volta. Invece sono sempre stata sola.
    Ho sperato fino all'ultimo che mi stessi sbagliando, non potevo credere di essere sempre stata sola.
    Non potevo credere che la persona che avevo conosciuto non era mai esistita, che la vera sè stessa era un covo di rabbia e rancore.
    Ho voluto cercare in lei qualcosa di buono, qualunque anche una sola, invece ci ho trovato come un vuoto profondo e buio da cui non era possibile vedere la ragione.
    Ho provato a capire la sua visione del mondo, degli altri, del suo malessere.
    Di sè non percepisco nulla. Mi chiedo se ho mai percepito qualcosa. Apparte il nome e la persona fisica, cosa provava?
    Non me lo ha mai detto. Sembrava parlare con le sue passioni, ma ne aveva veramente?
    L'hanno imposta a una ragazza che la faceva soffrire per ogni piccola cosa sapendo che non stava bene.
    L'hanno lasciata in balia di "amiche stupende" che non fanno altro che trascinarla sempre di più nel suo stesso malessere alimentandolo solo per cosa? Per gioco, per passare il tempo, perchè si divertono su di lei e su i suoi problemi per non pensare ai loro, per qualche guadagno personale di sicuro.
    Avrei dovuto capirlo dai suoi "ritratti". Era sempre lei, con una o due varianti di posa. Molto calcati e spigolosi come le imposizioni e le costrizioni che le facevano subire i suoi. Testa enorme per farci entrare tutto quel senso di realtà insopportabile. Occhi giganti che compensavano la mancanza delle orecchie. Non le metteva mai e non capiva perchè.
    Perchè non poteva percepire gli altri. Poteva solo vederli fisicamente.
    Capelli enormi e spigolosi che coprivano la testa e ne nascondevano i lati ma rendevano ben visibile l'espressione sortidente della faccia, come un'elmo che doveva nascondere quell'essere orrendo che aveva dentro.
    Avrei dovuto capirlo perchè in famiglia sono tutti strani. Tutti chiusi dietro i muri della loro fortezza.
    Avrei dovuto capirlo perchè si sentiva perseguitata dalle parole delle persone e aveva bisogno di assicurarsi se ciò che dicevano fosse vero. Il problema era che non parlava nessuno in quei momenti. Nessuno emetteva suoni.
    Sono arrabbiata perchè mi sento usata, non tanto da lei che è malata, quanto dalla sua famiglia di disadattati.
    Persone che nella vita sono andate avanti in questo modo e si sono "realizzate" solo con i giochetti. Persone che in famiglia contavano già una disturbata psichica. E se vivi in un paesino di medie dimensioni queste cose le sanno tutti.
    Come tutti gli adulti si conoscono da quando erano piccoli e spesso si ritrovano da grandi, al lavoro, in amicizia, frequentandosi per vari motivi, per parentela o con i figli nel percorso di studi.
    Non dimentichiamoci che anche io ho una famiglia che conta diverse persone adulte, non siamo solo io e mia madre.
    Cos'è l'amicizia quindi? Non è di certo l'atto di portare il pranzo a qualcuno.
    È il voler condividere divertendosi quel pranzo.
    È il sentire che ti mette a disagio andarci da sola perchè quel disagio lo provavo anche io.
    Ma superarlo per poter condividere quel pranzo divertendosi insieme.
    E lo sai perchè ci andavo io? Perchè ti dicevano che mangiavi come un maiale e a me che ero brutta e sfigata.
    Lo sai chi lo diceva? Quelli ignoranti, quelli che quando mi hanno detto di starti alla larga non gli ho dato retta e non gli ho parlato più.
    Quelli intelligenti non dicevano niente, erano presi di mira anche loro. E infatti non li hanno voluti più vedere.
    Cos'è l'amicizia quindi? Qualcosa che travalica lo spazio, il tempo, le dimensioni, la voce, l'aspetto fisico delle persone, il modo di comunicare fra di loro, il potersi vedere di persona oppure no, il trascorrere del tempo insieme, la distanza di dove si vive, il momento in cui si nasce.
    Non giustifico nulla di tutto quello che hai fatto o detto finora. Il tuo comportamento non mi piace e non mi piacerà mai.
    Non ti ho parlato per anni perchè avevo capito che non stavi bene e speravo che senza di me ti riprendessi. Speravo che un giorni saremmo tornate a divertirci insieme.
    Ma era tutta una finzione. Tu non ti divertivi, soffrivi. E tiravi avanti perchè te lo dicevano i tuoi. Non vedevi l'ora di disfarti di me.
    Nessun altro poi ti ha dato retta. Le tue nuove amiche ti accontentano, ti coprono, prendono il tuo posto. Ma non ti capiscono.
    nEcco perchè torni da me sempre. Ecco perchè ti ficchi nelle mie cose. Ecco perchè mi cerchi in altre persone. Ecco perchè usi loro al posto mio. Ecco perchè mi vedi da per tutto. Ecco perchè vuoi ancora che ti supporti. Ecco perchè ti servo come giustifica della tua vita inutile di fronte a te stessa e di fronte ai tuoi.
    Io non voglio essere più tua amica. Non voglio essere più tua conoscente. Non voglio più vederti. Non ti voglio più nelle mie cose. Non voglio più avere a che fare con te. Non voglio avere a che fare con le tue serve. Non voglio più sapere di te.
    Non mi interessa cosa fai e dove andrai a finire. Non è un problema mio.
    Hai fatto lo stesso ad altri e a loro non è piaciuto. Te le cerchi e non è un problema mio. Veditela con loro.
    Se non ti piacevo e se sono un mostro nulla ti vietava di trovarti altre amicizie o di starmi alla larga.
    Non ho più l'età di quando ci siamo conosciute e ho altri problemi. Non sono più la stessa e quella ragazzina non tornerà mai più. Ed è anche grazie a te. Quella ragazzina maldestra, ritardataria, giocherellona, divertente e che se l'attaccavano controattaccava ha finito di esistere il giorno dell'orale di maturità, poche ore dopo essere tornata a casa.
    Si è chiusa in se stessa e non è riuscita più a farsene una ragione. Per salvarsi si è dovuta autodemolire e cancellare dalla faccia della terra per il dispiacere di non poter essere più una ragazzina felice e spensierata. Per quanto lo si potesse essere stati in quei cinque anni orrendi della mia vita. Avevo solo un ricordo di quei tempi a cui ero affezionata e adesso ho scoperto che neanche era vero.
    Sparisci per sempre e non farti più vedere. Non ti voglio più vedere IO. Ti odio dal profondo del mio cuore. Sei peggio di qualunque ignorante io abbia mai incontrato, non ti perdonerò mai.
    (scusate lo sfogo ma ho perso un'amicizia qualche settimana fa e sentivo il bisogno di metterlo in chiaro)
  • è rischioso parlare della Sindrome di Asperger sui social?
    Una serie tv di una decina di anni fa diceva: «Sono Gossip Girl, la vostra sola fonte di notizie sulle vite scandalose dell'élite di Manhattan.»
    Quella però era solo una serie tv. Ma faceva leva sul sentimento di vergogna come strumento per "sentirsi meglio".
    Chi giudica spesso si sente da meno MA ha bisogno di non sentirsi da meno, e così nasce il circolo vizioso.
    Si parte da quelli che si sente più vicini, più facili da raggiungere, poi se non se ne trovano più si allargano gli orizzonti del giudizio.
    Solo che questo non è un circolo vizioso ma un vizio vero e proprio. Chi giudica è perchè è di natura facile a farlo, è cresciuto in un ambiente che giudica e viene giudicato e ha bisogno di giudicare per tirare a campare.
    Non è un circolo, è una linea retta. Una linea retta fatta di finzione e di bugie, di bisogno di sentirsi meglio con se stessi sopratutto se si ha problemi di varia entità.
    Ma la vita non è un gioco anche se te la costruisci o te la lasciano costruire come tale, la gente ha altro a cui pensare di solito.
    ---
    Aggiungo: il segreto per interrompere questo tipo di circoli è non leggere più e non rispondere più.
    Prima o poi si annoiano. Se non si annoiano è un problema loro. Io non li leggo mai.
  • Curiosità relative al forum
    Un tempo c'era anche avenit, non so se esiste ancora. Ci sono stata poco. Ho scoperto l'asperger da lì ma non avevo idea che esistesse questo forum. Credo fosse nove anni fa.
    Io invece sono stata inquadrata già prima dei 14 anni, per l'intelligenza.
    Mia madre mi ha fatto trovare degli interessi in comune con gli altri compagni per farmi socializzare, infatti all'inizio sembrava tutto andare per il meglio e non si notavano i miei "problemi".
    Ripensandoci dopo tanto tempo mi sono resa conto che non era così, ero troppo presa dagli studi per capirlo.
    Ero anche troppo ragazzina e mi sembrava tutto un gioco.
    Verso la maggiore età invece i segnali erano diventati evidenti, ma sembrava roba tipica dell'adolescenza. Non un "problema" grave.
    Complice l'aver trovato un po' dovunque altre persone "come me" e aver avuto una padre che per mantenere la facciata avrebbe fatto di tutto.
    E una disabilità, non si può curare. Puoi solo adattartici e cercare un modo per non darla troppo a vedere.
    Questo tipo di siti però è molto d'aiuto per imparare a comunicare senza troppi stress.
Dona il 5x1000 a Spazio Asperger ONLUS. Codice Fiscale: 97690370586
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