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  • Rivalutazione e rischio adhd
    Ioconi a noi è successa una cosa simile e poiché la confusione e direi anche l' imbarazzo del centro nella restituzione della rivalutazione erano più che tangibili visto che noi avevamo eseguito alla lettera tutto ciò che ci avevano detto di fare mio marito ha voluto intraprendere un' altra strada (quella dell'alto potenziale cognitivo). In effetti la neuropsicologa che lo segue gli ha tolto l' educatore e la psicomotricità ( non ha problemi di motricità fine e grosso motori) inserendo la psicodinamica e lascindo la logopedia. Ad oggi a 2 mesi dell' inizio dell'asilo a detta della maestra è gestibile e frequenta il sabato un corso nuoto collettivo. Noi lo vediamo migliorato molto nelle capacità socio comunicative...speriamo di avere fatto la scelta giusta. Se vuoi scrivimi in privato
  • Esperienza con dignosi precoci
    Mistreci a mio figlio al compimento dei 3 anni venne diagnosticato in un centro specializzato un disturbo dello spettro autistico di grado moderato ad alto funzionamento che poi nel giro di un anno dallo stesso centro fu tramutato in un disturbo del neurosviluppo misto composto da spettro ( a detta loro una condizione senza deficit???) e adhd con qi 122 . E ci consigliarono di fare una valutazione presso l' ospedale. Quindi nonostante noi avessimo seguito alla lettera la terapia da loro indicata c'era stato un peggioramento nel comportamento del bambino che era iperattivo e oppositivo. Poiché furono in tali circostanze molto confusionari mio marito volle sentire un altro parere e ci rivolgemmo ad una associazione per l' alto potenziale cognitivo (Aistap) dove la presidente dopo aver visionato tutta la documentazione e visto il bambino ci disse il suo parere. Secondo lei poteva trattarsi di plusdotazione con FORSE dei tratti autistici lievi e adhd ma secondo lei era più verosimile che si trattasse di plusdotazione con grave disturbo del linguaggio ( vd teorie di Dobrowsky) che avevano creato una serie di comportamenti disfunzionali mal interpretati dal primo centro che avevamo interpellato. Quindi tolse l' educatore e la psicomotricità ( non indicata e anzi potenzialmente nociva) inserendo l' arteterapia psicodinamica.e lasciando la logopedia che fa 1 v/ 3 settimane. Ad oggi a 2 mesi di asilo la maestra che è da sola con 16 bimbi dice di poter gestire mio figlio che frequenta al posto della psicomotricità un corso nuoto collettivo.
  • Gli aspie si INNAMORANO?
    Le uniche "caregorie" di persone che secondo me non riesco o ad innamorarsi mai sono le schizofreniche paranoidi con frequenti episodi maniacali e spesso affette da depressione bipolare dovuta ad un forte senso di disagio verso l'ambiente famigliare e esterno in particolare.
    Riporto questo caso perchè mi piacciono i libri di psichiatria (gli unici che ho letto un po') e perchè a mio parere è quello più eclatante in quanto ad asocialità non cercata ma intrinseca (nei fatti e nelle azioni) e più adatto come crescita interna di odio verso l'esterno.
    Ad esempio un Asperger cerca la socialità ma ha bisogno anche di pause da essa, pause volontarie.
    Uno schizofrenico non cerca la socialità, non prende parte a niente se non per un fine fittizzio e spesso non si cura dell'emotività delle persone che usa.
    Non se ne cura perchè non può di natura.
    L'Asperger invece ha bisogno di apparire come "distante e distaccato" per non soffrire, recita bene ma soffre molto.
    Infatti se soffre o se lo fanno soffrire si chiude in se stesso e soffre da solo.
    Lo schizofrenico non ha emozioni, non percepisce le emozioni degli altri, odia e invidia perchè non capisce le emozioni degli altri. Di conseguenza non hanno una loro personalità, una loro identità e una loro originalità. Quindi cercano quella degli altri per costruirsene una loro, ma è un circolo vizioso perchè non essendo la loro "vera" personalità odiano la persona "originale".
    L'Asperger imita una persona per adattarsi meglio nella società, per cercare la socialità con cose in comune con gli altri, perchè ha paura di non essere accettato per qualche esperienza passata.
    L'Asperger tende a pensare di essere sopra agli altri perchè è molto intelligente, avvolte rende negli studi avvolte no.
    Quando ha paura di non essere accettato pone una barriera fra sé e gli altri "vantandosi" della sua intelligenza, delle sue abilità e di quello che lui può percepire nella realtà molto più delle altre persone, quello che gli altri non possono "vedere".
    Può pensare di avere dei "superpoteri" e forse un po' ce li ha veramente, ma in fondo sa che non è possibile. Ma ci spera e cerca conferme nella scienza per vedere se in qualche modo sia possibile.
    Lo schizofrenico sa di avere i superpoteri, con certezza, e non cerca risposte perchè non ha senso. Nella sua realtà lui è così e basta, come un dogma.
    Lo schizofrenico non si vanta, quando lo fa è solo per fare del male. Spesso lo fa con chi è fragile altrimenti non ci riesce.
    Gli Asperger possono andare in modalità Berserker e spesso essere confusi con dei "massacratori di massa", ma can che abbaia non morde.
    Lo schizofrenico non si scompone mai e se si scompone non lo deve far vedere. Infatti passano spesso inosservati.
    Ho voluto usare questo breve paragone perchè spesso sono stata tacciata di problematiche psichiatriche varie nel corso della mia vita, sono stata anche ricattata da un familiare stretto che si ostinava a "non capire" cosa fosse l'Asperger.
    Il motivo era semplicemente il mio bisogno di starmene da sola, senza la presenza costante di amicizie e perchè non ho mai cercato una figura sentimentale.
    Se non la cerchi è perchè non hai idea che possa esistere qualcuno simile o complementare a te e perchè il bisogno di rimanere sola prevale sempre su tutto.
    Per rispondere alla domanda quindi direi che "non ho idea se sono capace di innamorarmi" e non mi pongo spesso la questione. E che innamorarsi è una cosa che viene col tempo, non si può decidere dal nulla.
    A me non è mai capitato, ho avuto affinità con diverse persone ma è ben lungi dall'innamoramento.
    Ho avuto una forte ammirazione per due persone, una ragazza e un ragazzo, in cui mi rivedevo molto per molti aspetti visivi e caratteriali e anche di interessi in comune ma non sono mai riuscita a comunicarglielo nel modo giusto.
    Conclusione, anche gli Asperger sono umani e possono sbagliare, sono anche Alieni e quindi sbagliano più facilmente. I non umani e basta sbagliano ma nella loro mente non sbagliano mai.
    È una questione complicata, non si può rispondere sì o no.
    Bello questo confronto fra ND e schizofrenico, mi riconosco a pieno: i superpoteri, la modalità Berserker, l'isolamento... tutto! e l'innamoramento nel mio caso è trasversale: mi innamoro di un pensiero, poi di un'albero, di un giardino allora lo curo, poi di una musica e allora la studio, di una persona che poi la servo; ma poi la mia attenzione si distoglie e dell'innamoramento mi resta il ricordo.
  • Gli aspie si INNAMORANO?
    Le uniche "caregorie" di persone che secondo me non riesco o ad innamorarsi mai sono le schizofreniche paranoidi con frequenti episodi maniacali e spesso affette da depressione bipolare dovuta ad un forte senso di disagio verso l'ambiente famigliare e esterno in particolare.
    Riporto questo caso perchè mi piacciono i libri di psichiatria (gli unici che ho letto un po') e perchè a mio parere è quello più eclatante in quanto ad asocialità non cercata ma intrinseca (nei fatti e nelle azioni) e più adatto come crescita interna di odio verso l'esterno.
    Ad esempio un Asperger cerca la socialità ma ha bisogno anche di pause da essa, pause volontarie.
    Uno schizofrenico non cerca la socialità, non prende parte a niente se non per un fine fittizzio e spesso non si cura dell'emotività delle persone che usa.
    Non se ne cura perchè non può di natura.
    L'Asperger invece ha bisogno di apparire come "distante e distaccato" per non soffrire, recita bene ma soffre molto.
    Infatti se soffre o se lo fanno soffrire si chiude in se stesso e soffre da solo.
    Lo schizofrenico non ha emozioni, non percepisce le emozioni degli altri, odia e invidia perchè non capisce le emozioni degli altri. Di conseguenza non hanno una loro personalità, una loro identità e una loro originalità. Quindi cercano quella degli altri per costruirsene una loro, ma è un circolo vizioso perchè non essendo la loro "vera" personalità odiano la persona "originale".
    L'Asperger imita una persona per adattarsi meglio nella società, per cercare la socialità con cose in comune con gli altri, perchè ha paura di non essere accettato per qualche esperienza passata.
    L'Asperger tende a pensare di essere sopra agli altri perchè è molto intelligente, avvolte rende negli studi avvolte no.
    Quando ha paura di non essere accettato pone una barriera fra sé e gli altri "vantandosi" della sua intelligenza, delle sue abilità e di quello che lui può percepire nella realtà molto più delle altre persone, quello che gli altri non possono "vedere".
    Può pensare di avere dei "superpoteri" e forse un po' ce li ha veramente, ma in fondo sa che non è possibile. Ma ci spera e cerca conferme nella scienza per vedere se in qualche modo sia possibile.
    Lo schizofrenico sa di avere i superpoteri, con certezza, e non cerca risposte perchè non ha senso. Nella sua realtà lui è così e basta, come un dogma.
    Lo schizofrenico non si vanta, quando lo fa è solo per fare del male. Spesso lo fa con chi è fragile altrimenti non ci riesce.
    Gli Asperger possono andare in modalità Berserker e spesso essere confusi con dei "massacratori di massa", ma can che abbaia non morde.
    Lo schizofrenico non si scompone mai e se si scompone non lo deve far vedere. Infatti passano spesso inosservati.
    Ho voluto usare questo breve paragone perchè spesso sono stata tacciata di problematiche psichiatriche varie nel corso della mia vita, sono stata anche ricattata da un familiare stretto che si ostinava a "non capire" cosa fosse l'Asperger.
    Il motivo era semplicemente il mio bisogno di starmene da sola, senza la presenza costante di amicizie e perchè non ho mai cercato una figura sentimentale.
    Se non la cerchi è perchè non hai idea che possa esistere qualcuno simile o complementare a te e perchè il bisogno di rimanere sola prevale sempre su tutto.
    Per rispondere alla domanda quindi direi che "non ho idea se sono capace di innamorarmi" e non mi pongo spesso la questione. E che innamorarsi è una cosa che viene col tempo, non si può decidere dal nulla.
    A me non è mai capitato, ho avuto affinità con diverse persone ma è ben lungi dall'innamoramento.
    Ho avuto una forte ammirazione per due persone, una ragazza e un ragazzo, in cui mi rivedevo molto per molti aspetti visivi e caratteriali e anche di interessi in comune ma non sono mai riuscita a comunicarglielo nel modo giusto.
    Conclusione, anche gli Asperger sono umani e possono sbagliare, sono anche Alieni e quindi sbagliano più facilmente. I non umani e basta sbagliano ma nella loro mente non sbagliano mai.
    È una questione complicata, non si può rispondere sì o no.
  • Problemi familiari
    Uccellino con il sale sulla coda... Non può volare. E basta poco, ma non vola più... È non è una questione di volontà
    Se vuoi togliere questo sale sulla coda, inizia un buon percorso di psicoterapia. Non sarà una passeggiata, dovrai trovare la forza di dire no. A volte c'è bisogno di qualcuno che ci aiuti a poter dire di no, ma è una ristrutturazione profonda di te stessa...un nuova nascita di te. Non è un corso di comunicazione sociale o un corso sull'assertività. È andare al nocciolo del problema.
    Poi magari cammin facendo scoprirai anche di essere asperger, oppure no. Ma sarai semplicemente TU nella tua unicità e autenticità e dire di no diventerà più facile di quel che pensi.
  • Schizoide ma non proprio
    Grazie per avermi consigliato delle letture, ne ho bisogno.
    Voi come state?
    Convivete bene con voi stessi?
    Non credo di essere stato l'unico asp ad essere, io non fui diagnosticato, ma a dare sospetto di borderline/schizoide.

    Forse dico una stupidaggine, però leggendo, molti bordeline vengono diagnosticati ai 20 anni, secondo me

    ->esce dalla scuola superiore, bullismo, problemi familiari, stress scolastico, visita militare ai tempi, la persona è diventata schizoide, due pasticche e un po' di palestra e gli passa.

    ->esce dalla scuola superiore, sesso, canne, altre droghe, alcool, vita ovviamente sbandata, problemi in famiglia o menefreghismo, la persona sta diventando un po' bipolare, una terapia e mette la testa a posto.

    Poi ci sono i casi clinici che vanno avanti fino ad età adulta, quelli sono brutti da quello che ho letto.

    Nel caso di asp, io lo sapevo benissimo come sapevo che lo psichiatra si stava sbagliando, ma non sapevo dargli un nome. Io da piccolo sapevo benissimo di avere delle differenze dagli altri, io vedevo che finivo i compiti alle elementari con una velocità spaventosa, ma ricordo che già non riuscivo a fare amicizie e venivo rifiutato, nessuno mi dava la mano all'uscita e piangevo se mi mettevano vicino a un compagno o compagna, quindi già ad otto anni mi accorsi che qualcosa non andava.

    Ebbi una migliore conferma, ma ne furono tante in diversi contesti, la prima volta che entrai in Croce Rossa, dove avevo fatto un corso 118, ma il mio comitato era piccolo e di provincia, due ambulanze e poche chiamate che gestivano gli esperti, quindi tra i novizi all'interno del comitato si era formata una specie di area di socializzazione dove c'erano anche gli adulti.

    Comunque, nonostante che l'ambiente era per lo più di adulti e non ostili verso i ragazzini o i novizi, niente bullismo o altro, quindi amichevole, cercai di fare amicizie, e dopo due giorni vidi che già tutti parlavano tra di loro, come se già si conoscevano da tempo, io invece vagavo in giro, ovviamente non guardando nessuno e non sapevo come iniziare o prendere parola in una discussione e la cosa mi fece sentire molto male dentro. Continuai imperterrito ma poi ci fu il ritiro sociale. Mi mandarono una lettera di espulsione, ovvero dovevo rifare tutto il corso. La lessi con noncuranza, ormai ero nel pieno delle mie attività da programmatore e pianificavo di vendere software.

    E' sempre stata così, ma gli psichiatri non lo hanno mai capito, non fanno le domande giuste. Gli psichiatri non sanno fare le domande, devono fare le domande banali per capire se la persona è asp senza partire da pregiudizi.

    "La mattina bevi caffè?" -> "Certo che bevo caffè, chi c* non beve caffè la mattina??????????? TUTTI BEVONO CAFFEE"
    Nel mio caso fu,
    "La mattina bevi caffè?" -> "No, mi alzo, ma l'orario sono affari miei, inizio a fare questa cosa, poi questo, e da lì gli dico tutta la routine".

    Ma loro fanno le domande sbagliate. Rompono con le loro teorie freudiane, che possono andare bene nei ragazzini di 20 anni, ma poi basta, da adulto lo hai capito ancora di più. Non mi puoi rompere i c* con le tue sedute di gruppo, non hanno funzionato mai, non ha mai funzionato alle elementari, non ha funzionato a 20 anni, cosa cavolo ti fa credere che posso funzionare ora?

    Come convivo? Male. Secondo le statistiche dovrei morire prima dei 50 anni, se mi andrà bene lavorerò in qualche lavoro al di sotto delle mie capacità, non avrò famiglia, verserò contributi per una pensione che non avrò mai, invecchierò e sopraggiungerà la morte biologica.
  • Si può essere discriminati e poi licenziati per lavorare troppo?
    Il fatto è che mi è successo in tutte le aziende, dalle multinazionali, settori bancari e petrolio, ovviamente dipartimento informatico, io facevo sviluppo ma per lo più risoluzione anomalie, sarebbe bug fixing, e application managening, fino persino a quelle di sviluppo siti web, quindi piccole srl. Inutile dire che alle 9:00 iniziavano i primi ansiolitici della giornata e il tizio di turno che entrava alle 9:30 e alle 10:30 regolarmente chiedeva dove si andava a fare pranzo, metteva già ansia e nervosismo nonostante gli ansiolitici che prendevo.

    Io ho notato che molte persone non lavorano per soldi, letteralmente sono ricche, e lavorano perché non hanno niente di meglio da fare. Già il fatto che alcuni colleghi, che avevo persino 40 anni, con le pensioni dei genitori e dei nonni, ti fa capire quanto gliene possa importare di lavorare e gli interessa fare il minimo indispensabile e vogliono che il lavoro proceda lentamente. Io con questo tipo di persone non ci vado d'accordo.

    Poi mi fu spiegato che in parte avevo messo l'azienda in una situazione di pericolo, ovvero sembra che i sindacati da una parte ti aiutano, ma dall'altra ti penalizzano, ovvero per la salute e sicurezza sul lavoro, non puoi lavorare più di un determinato numero di ore. Bastava che me lo dicessero esplicitamene.

    Io alla fine stavo lavorando e mi piaceva, mica stavo prendendo qualcuno a botte. Ora cerco di arrangiarmi da freelancer, ma mi serve qualcuno che mi porti i clienti, o meglio i contratti. So che ci sono delle aziende che reclutano asp, la % di scarto è del 80%, ma con le mie competenze dovrebbe scendere al 60%, solo che al momento con la psicoterapia in corso, mi sento impossibilitato di andare a Milano e fare colloquio. Se avessi saputo di essere asp e che alcune aziende li reclutano un decennio prima sarebbe stato meglio.
  • La mia presentazione è la più difficile
    Mi sono presentata tante volte a tante persone ma presentarmi per davvero è difficile. La diagnosi non mi serve. Svelare la mia mente è difficile anche per me però.
    Non è solo complicato tradurla in parole ma anche trovare le parole giuste e sperare che qualcuno ne comprenda almeno qualcuna.
    Quando ero ragazzina spesso non mi accorgevo di fare o dire delle cose che facevano stare male delle persone, come si suol dire amici.
    Quando me lo hanno detto ho iniziato ad avere paura di farle soffrire ancora e non le ho più cercate.
    Ho perso così la fiducia nel prossimo. Se non ti capisce una persona cun cui hai condiviso la stessa battaglia e lo stesso nemico chi ti potrebbe mai capire?
    Ho perso anche me stessa. L'avevo lasciata tra le pagine dei libri di testo che non volevo studiare.
    Da ragazzina sapevo benissimo chi ero e cosa avrei fatto. Riproducevo me stessa con i colori.
    Più tardi a qualcuno i colori non andavano bene più. Così ho dovuto smettere di usarli e ho distrutto inconsapevolmente i miei ritratti.
    Eppure quella persona che me li ha fatti distruggere non era la stessa che da giovane metteva i suoi sentimenti con mille colori diversi sulle tele? Non metteva il suo animo dietro la forma di ogni singola pennellata?
    Come potevo ricomporre il mio stesso ritratto e farlo diventare reale, questa volta?
    Ho provato con uno specchio che mi riflettesse perfettamente ma non ne avevo uno completo.
    Ho raccolto frammenti di specchi di altri cercando di riprodurre una figura umana unendoli.
    Ma erano gli cocci di specchi di altri, quando mi ci provavo a riflettere non vedevo mai me, ma un mostro fatto da decine parti che in qualche modo ricordavano me.
    Ho rotto quello specchio fatto di cocci altrui e ho fatto una cosa molto semplice. Ho cercato il mio album delle foto.
    Erano foto di quando ero piccola ma bastavano a ricomporre qualcosa.
    Dopo tanti anni passati a recuperare i miei frammenti dalle mie memorie mi sono ricordata cosa ero in realtà.
    La mia mente però è ben più complicata di questa. Affianco ai colori vedo anche degli schemi.
    Gli schemi per me sono come quantità sotto forma di figure o forme geometriche semplici o complesse.
    Quindi, pensavo, come funziona la realtà? Come posso avere anche solo un po' di fiducia in questo mondo che mi ha espulso dal sistema già quando aveva messo insieme la sequenza dei segmenti del mio genoma?
    Esiste uno schema anche nell'universo? Ho scoperto, ma forse già lo sapevo, che esiste.
    Dalla composizione della materia, alla struttura del cervello, alle reti telematiche, ai sistemi solari, alle galassie stesse. E forse anche al multiverso stesso.
    Lo schema è sempre quello, ridondante e in scale diverse.
    Persino il nostro stesso universo è un ologramma si pensa, cioè è una proiezione di se stesso. Ridondante appunto.
    Come le persone che abitano questo pianeta, come le loro menti. Quelle a cui è difficile fare una presentazione.
    Gli uomini sono dei primati e nel loro ecosistema hanno bisogno di creare una società per garantirsi il continuo della specie.
    Crearsi una società, con strutture a rete ridondante anche quella, equivale a mettere in atto rituali sociali dettati dalla loro natura biologica quali la riproduzione, la lotta, lo stare solo tra i loro simili e, nel caso di alcune scimmie molto vicine geneticamente all'uomo, lo scambiarsi "effusioni" più o meno "profonde" senza scopo riproduttivo. Per tenere il legame sociale appunto.
    Eppure l'Homo doveva essere Sapiens Sapiens. Cioè un uomo, non una bestia. Altrimenti avremmo una banana in mano non gli smartphone da cui scriviamo. Che per la precisione non sarebbero mai potuti esistere se un certo Einstein non avesse scoperto che E=mc^2.
    Mi sono chiesta quindi diverse volte, nel corso di questa incessante ricerca di me stessa, se sono un'Aliena proveniente dalle Pleiadi, se sono un Nephilim lasciato qui per punizione, se sono frutto di qualche esperimento Ufo o se sono uno Scimpanzè molto evoluto.
    Ma se la mia evoluzione va di pari passo con l'effetto Red Shift, perchè i Bonobo terrestri hanno tanto interesse verso di me?
    Perchè lamentano tanto il loro distacco e il distacco tra le nostre menti se hanno già compensato il divario con la coscienza digitale cge tengono tra le mani?
    Perchè le scaglie intangibili della loro coscienza primitiva devono premermi nella testa ogni due minuti senza che io possa fare niente per togliermele?
    Esisterà mai qualcuno come me da qualche parte tra le stelle?
    Forse sì, lo dice un certo Drake che ha scritto questa bella filastrocca: N = R* x fp x ne x fl x fi x fc x L.
    La mia natura Aliena purtroppo parla da sè. Ma sono un po' umana anche io. E non si può capire il senso di quella filastrocca senza conoscere tutte le variabili.
    Questa è la risposta al segnale Wow!.
  • Riconquistare un compagno Asperger
    @Kayla18, non vorrei sembrare un po' brutale, dato che non riesco a rapportarmi bene con gli NT, ma tu hai detto che sospetti che lui sia, perché non provi a partire dal quel punto, in pratica digli che sospetti che lui sia asp. Fagli leggere qualcosa magari.

    Per quello che ho letto, mia semplice impressione, di asp c'è poco. Io quando mi rapportavo con le ragazze che ho avuto, erano 3 NT, mi comportavo completamente differente, ma ognuno è fatto a suo modo.

    Ti do degli stereotipi, anche se non sopporto gli stereotipi.

    Gli hai mai toccato le cose e si è arrabbiato di brutto?
    Scompare per alcuni giorni e poi vi rincontrate come se fosse stato ieri?
    E' lui a cucinare?
    Hai un senso strano quando ti avvicini alla sua/vostra camera come se non dovresti disturbarlo?

    L'asp è una neurodiversità, spesso, alcuni comportamenti o alcuni disturbi vengono confusi per tale. Io non ne so al 100%, mi facessero leggere tutti gli studi in corso almeno, quindi parlo per esperienze personali solo.
  • Mi sono autodiagnosticata
    Io mi sono auto diagnosticata, sono convinta di avere dei tratti asperger tra cui spicca il pensiero visuale, la poca capacità sociale, ecolalia...
    Per fortuna nel corso degli anni sono riuscita a trovare un equilibrio, riesco a interagire con le persone, non “parlo a caso” in pubblico (a casa sì, ed è una liberazione) ecc ecc
    Nel momento in cui dico che secondo me sono asperger non mi crede nessuno, e pazienza.
    L’ho detto a pochi, e non ho avuto alcun riscontro positivo, proprio a via del mio adattamento e la capacità di autocontrollo.
    Però mi considerano spesso una persona strana, poco socievole (che è anche vero) soprattutto perché in situzioni di gruppo o condizioni rumorose io mi spengo (nel rumore non riesco a seguire le conversazioni a due, tre... figuriamoci in gruppo)
    Ho fatto un percorso con una psicoterapeuta perché ho fatto un bel meltdown, ma non ho nemmeno sentito la necessità di mettere etichette, tanto anche lei avrebbe glissato. Non la prendo come un qualcosa di negativo, anzi.
    Mi ha rimessa in piedi e mi ha fatta stare meglio, sono andata lì per quello.
    Probabilmente con quel tocco di OCD che mi caratterizza probabilmente ha pensato che mi sarei impuntata e sarei andata fuori controllo di nuovo, apprezzo la scelta.
    Ho 35 anni, penso possa essere complicato ottenere una diagnosi proprio perché ho modificato il mio comportamento... in poche parole risulto essere solo una persona un po’ strana con dei “tik”
    Ho avuto una fase (dieci anni circa) in cui avrei avuto bisogno di capire perché fossi così diversa dal resto del mondo, ma ora... Ora è una curiosità che non ho più bisogno di colmare. Proprio perché la psicoterapeuta mi ha insegnato che a volte, lasciar correre, non fare nulla è la cosa giusta da fare.
  • Rivalutazione e rischio adhd
    Buongiorno, vi chiarisco i dubbi: oggi era il turno del papà, molto meno positivo di me, molto più rigido e molto più sensibile (ovviamente lo sono anch'io)al parere medico. La npi, gli ha detto "non pensi mai, che suo figlio sia GUARITO."
    Alla domanda di mio marito " ma ditemelo chiaro, sospettate un ritardo?"
    Hanno risposto che non si sa, che è una cosa che si vedrà tra tanto tempo, che le tabelle sulle quali si basano cambiano, che a volte, ci si accorge che certi standard sono troppo alti e che cambiano nel corso degli anni.
    Infine alla domanda "ma stiamo facendo tutto il possibile la risposta della npi è stata, "sì " l'aba è la terapia che dà i risultati migliori, che alcuni ce la fanno in un anno, altri in vent'anni. Se fossero stati sinceri avrebbero detto che l'aba è l'unica terapia che offrono e che si guardano bene dal fare il parent training.
    Conclusione di mio marito "pensano a un ritardo, sono di quelli che devono fartelo digerire piano piano, ma è così".
    Povero mio figlio non vive nel contesto sereno che vorrei per lui.

    @Ioconi io non sono d'accordo sulla frase "Aba è la terapia migliore" seguita da"per alcuni basta 1 anno per altri 20". Se fosse davvero "la terapia migliore" non ci vorrebbero 20 anni per cosa poi? Finire il loro programma? Il manuale Aba me lo sono letto tutto quando mia figlia iniziò a fare questa terapia e l'ho vissuta sulla nostra pelle. Incontro genitori di bimbi di 7 8 anni che mi dicono che i figli parlano perché rispondono a 50 domande. Mi viene da ridere. Aba è così. Per alcuni bimbi che in 1 anno si aprono al mondo credo che fare Aba o Dir o Denver o psicomotricità generica, cambi poco Per rutti gli altri l'approccio dovrebbero essere molto personalizzato e super individuale. Aba o non Aba. Stai quindi solo attenta che facciano questo e ti consiglio di stare poco dietro alla parte dell'aba che è puro addestramento. Perché c'è e in alcuni centri si vede molto, anche se ti dicono che non è così.
  • Rivalutazione e rischio adhd
    Buongiorno, vi chiarisco i dubbi: oggi era il turno del papà, molto meno positivo di me, molto più rigido e molto più sensibile (ovviamente lo sono anch'io)al parere medico. La npi, gli ha detto "non pensi mai, che suo figlio sia GUARITO."
    Alla domanda di mio marito " ma ditemelo chiaro, sospettate un ritardo?"
    Hanno risposto che non si sa, che è una cosa che si vedrà tra tanto tempo, che le tabelle sulle quali si basano cambiano, che a volte, ci si accorge che certi standard sono troppo alti e che cambiano nel corso degli anni.
    Infine alla domanda "ma stiamo facendo tutto il possibile la risposta della npi è stata, "sì " l'aba è la terapia che dà i risultati migliori, che alcuni ce la fanno in un anno, altri in vent'anni. Se fossero stati sinceri avrebbero detto che l'aba è l'unica terapia che offrono e che si guardano bene dal fare il parent training.
    Conclusione di mio marito "pensano a un ritardo, sono di quelli che devono fartelo digerire piano piano, ma è così".
    Povero mio figlio non vive nel contesto sereno che vorrei per lui.
  • La vita confusionaria
    @Alex1919 Il mio eterno dubbio è il seguente: stare troppo fuori casa lontano dai miei hobby è fattibile oppure io sono una persona con esigenze particolari e non posso "ambire" a quello che in molti fanno?
    Il solo fatto di uscire alle 7 del mattino e non rientrare fino alle 20 mi manda in crisi. Per questo dico che è un bruttissimo momento questo, perché per quanto questo lavoro sia fattibile sotto un certo aspetto puramente organizzativo, di contro c'è l'abilitazione da prendere che mi sbarra la strada come poche cose al mondo. Non vorrei nemmeno investire dei soldi che dopo due settimane devo perdere abbandonando il corso perché sono già esaurita. Bel casino questo...

    @vera68 Esattamente, per questo non ho ancora trovato la persona giusta. Forse uno psicologo deve farti arrivare alla risposta o a quello che in fondo tu sai. Il fatto è che non ho una mente canonica, se io dico che non so come fare è proprio così, non so come fare!
    Spero che riescano quelli del centro a darmi una mano in più, strutturata sulle esigenze di una persona neurodiversa o comunque particolare.
  • La vita confusionaria
    @Alex1919 al di là del corso che si sono offerti di pagare almeno a metà per ora, il problema è quasi tutto logistico e mentalmente accidentato, nel senso che ho scelto un lavoro part time proprio perché non riuscivo a tollerare un full time, se adesso mi "stresso" facendo dalle 9 alle 13 un corso (attenzione che poi non è dietro l'angolo, mi devo svegliare minimo alle 6/6.30 per arrivare al corso per tempo) poi ho dalle 13 alle 14 per raggiungere il posto di lavoro in auto mangiando mentre guido, poi lavoro dalle 14 alle 19 dal lunedì al venerdì. Sabato è giornata lavorativa in quello studio quindi mi sparo dalle 9 a oltranza (il sabato è una buona giornata per i pazienti, perché sono a casa e sono disposti a venire fino a tardi la sera) poi io devo disinfettare, pulire, sterilizzare tutti gli strumenti, di solito esco tra le 20 e le 20.30 circa.
    La domenica sarebbe il mio unico giorno libero e credimi che con i problemi di stress che ho io non basterebbe, lo passerei come anni fa tutto a letto a piangere.

    Però hai estremamente ragione, ritrovare lavoro sarebbe un suicidio assistito in più dopo un periodo così cupo come quello del covid. Il mio contratto inoltre è abbastanza figo, è un apprendistato professionalizzante che si trasforma automaticamente in indeterminato se l'azienda non rescinde a 30 giorni dalla scadenza. Ti giuro che è una situazione veramente difficile la mia, sono in bilico tra fare uno sforzo per un anno con la storia dell'abilitazione+lavoro e rimanere a casa per poi sperare di trovare altro.
    Questo lavoro poi NON è nelle categorie protette e questo mi provoca dei problemi, quindi in teoria io avrei bisogno di un lavoro nelle CP che però non so se si trovi o meno in questo periodo.
  • La vita confusionaria
    @HazelWolf, io vorrei sinceramente aiutarti perché le cose che capitano e sono capitate a te al lavoro sono le stesse che sono capitate anche a me, nel mio caso mi hanno proprio minacciato di smetterla di lavorare troppo oppure mi avrebbero mandato via, cosa che poi hanno fatto smettendo di pagarmi il mensile. Ma purtroppo tramite internet non è possibile.

    Il corso te lo dovrebbero pagare loro. Se non sbaglio i corsi aziendali verso il personale sono a carico dell'azienda, non tuo, ma bisogna anche vedere il contratto che hai, se sei consulente, o dipendente, che persona giuridica è lo studio dove lavori, cooperativa, S.r.L. e via di seguito. A me sembra ti stiano facendo mobbing ma è solo una mia impressione.

    Ancora, secondo me la soluzione migliore è di dire tutto ad un sindacato, io non posso garantirti niente, ma essendo lavoratrice hai dei diritti, forse è meglio rivolgerti ad un sindacato e digli di questa cosa del corso. Se spetta a loro pagarlo, allora ti hanno mentito e stanno cercando di tagliarti fuori.

    Hai un contratto determinato mi sembra che scade a breve. Quindi prima vai dal sindacato meglio è, digli se sei nelle categorie protette. Non ti fare scrupoli. I sindacati dovrebbero fornirti degli avvocati, poi pensano a tutto loro. Se vieni mandata via hai diritto a dei soldi, dopo un periodo di tempo che hai lavorato lì, potrebbero essere obbligati ad assumerti(qui posso sbagliarmi), ma sempre dipende dalla persona giuridica(sarebbe che tipo di azienda è in quanto alcune leggi cambiano a seconda delle tali). Io queste cose dei rimborsi e delle assunzioni per esempio non le sapevo.

    "Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato per almeno 6 mesi, potrà far valere il diritto di precedenza sui nuovi contratti stipulati dall'azienda per le stesse mansioni, nei 12 mesi successivi al termine del suo contratto."

    "Cosa succede se, invece, il rapporto di lavoro oltrepassa questo periodo "cuscinetto" di 30 o 50 giorni? Il contratto si considera trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato a far data da tale sconfinamento."

    Non so per quanto hai lavorato lì, ma hai detto che tanto il contratto ti scade tra DUE anni. Non ho informazioni per dirlo, ma APPARENTEMENTE il tuo capo si sta comportando in maniera molto scorretta.

    Il sito che ti linko è governativo, fa parte del Ministero del Lavoro, quindi è una fonte ufficiale, ma devi vedere se ti si applica in base al contratto ed al periodo in cui hai lavorato.


    Prendi sempre in considerazione il sindacato che ti dovrebbe semplificare le cose.

    L'unico consiglio personale che mi sento di dare, ma sempre in base alla mia esperienza, è cerca di tenerti quel lavoro con i denti, specialmente ora che c'è la crisi post COVID-19 ed è difficile trovare qualcosa, poi ovviamente sei tu a decidere in base a cosa ti conviene.
  • La vita confusionaria
    @Phil90 grazie mille! Sono qui già da un pochino, seppure in punta di piedi :P

    @Alex1919 Non so se venga fatto di proposito sai? Secondo me è proprio il loro modo di fare. Anche perché di proposito potrebbero fare altro di più grave, lì basta anche solo un cinquanta euro che sparisce e ciao, io vengo segata di netto essendo quella che maneggia i soldi.
    Lì è solo una questione di linguaggio e di finta cortesia, invece di darti ordini diretti che sanno tanto di tirannia usano delle frasi più arzigogolate... Il problema è che per ogni parola fuori dal mio schema mentale ci sono secondi che perdo cercando di capire se allora 'sto cacchio di bisturi lo vuole adesso o dopo. Per lo meno i dottori dicono "dammi questo" e basta. Però comunque ci sono anche altre sottigliezze che non colgo, vengo ripresa per come mi rivolgo ai pazienti, persino ai termini che uso quando mando dei messaggi promozionali. Proprio non ci so fare, diciamo, però per ora rimango.
    C'è un problema però: se non faccio un corso abilitante e non decido entro sabato prossimo mi lasciano a casa per trovare una abilitata nel mestiere. È chiaramente una cazzata, però bisogna adeguarsi. Io non so dire attualmente se voglio spendere 1500 euro e fare il corso che mi impegna tutte le mattine e il tirocinio (lavoro) mi impegna tutti i pomeriggi, il sabato lavoro tutto il giorno fino a dopo cena... Cioè io a casa solo la domenica muoio, anche perché sarei in ballo più di 12 ore e non potrei più fare quello che voglio fare a casa. Non so se reggo sinceramente.
    Però se non faccio il corso il capo ha già detto che è costretto a lasciarmi a casa, non perde tempo tenendomi lì se tanto tra due anni mi scade il contratto. Mi manda via subito e prende un'altra persona.
  • Riflessioni
    Sono sempre stata una persona "diversa" rispetto alla massa. In ogni scuola e corso che ho frequentato, fin dall'asilo, ero sempre la solitaria, quella che non riusciva a integrarsi, a farsi delle amicizie. Non che non volessi, anzi! È che non sapevo farlo, non ci riuscivo. Ero imbranata e ho sempre avuto una sorta di "ansia sociale", troppa paura del giudizio altrui. Questa cosa mi ha condizionata molto negli anni. Spesso cercavo di copiare i comportamenti dei miei coetanei, anche se sempre con scarsi risultati. Mi é stato detto che non ho carattere, che non so gestire situazioni facilissime, come se non fossi mai uscita o non avessi mai vissuto. Io so solo che quello che ho ottenuto fin'ora, tutti quei miglioramenti che da un occhio esterno possono sembrare "piccoli o quasi niente", io li ho ottenuto grazie a grandi sforzi e alla forte determinazione che ho dovuto sviluppare nel tempo. Mi sono sempre sentita, oltre che diversa, più adulta rispetto ai miei coetanei. Quello che mi dava più imbarazzo era il fatto di non ridere in situazioni in cui tutti ridevano: a volte perché non capivo le loro battute, a volte, semplicemente, perché non le trovavo divertenti. Timida e introversa in maniera eccessiva, spesso mi é stato dato l'appellativo di "noiosa" e sono sempre stata bullizzata, sia da bambina che da adulta. La mia vita, poi, é sempre stata caratterizzata da una forte stanchezza. Nei semplici pranzi della domenica in cui si riunisce tutta la famiglia, il mio cervello reagisce facendomi sentire stanca, e la stanchezza, generalmente, mi porta al mutismo. Da queste situazioni mi riprendo soltanto isolandomi (a volte anche senza dormire, l'importante è stare sola e in silenzio per un po' di tempo).
    Sono andata da uno psichiatra della Asl, volevo avere delle risposte, capire se tutte queste caratteristiche si ricollegassero alla Sindrome di Asperger. La sua risposta é stata "A cosa ti serve saperlo? Se fosse, sarà a seguito della diagnosi che potresti avere seri problemi di emarginazione nel lavoro e nella vita sociale!". E come dargli torto? Avrei paura al solo pensiero di dover spiegare al mio ragazzo che per 4 anni è stato con una ragazza autistica. Le persone purtroppo hanno paura di ciò che non conoscono, e sicuramente la parola "autismo" fa molta paura. Purtroppo c'è molta disinformazione, e questo non va bene.
  • La vita confusionaria
    Ciao, avevo perso la tua presentazione.. abbiamo diverse cose in comune, anche io sono sulla trentina (e siamo tanti) e sto affrontando un secondo corso di studi in questi anni.
    Bene per il percorso di diagnosi.
  • Libro: Semiofilia. Una vita circondato di simboli.

    Semiofilia. Una vita circondato di simboli. 

     

    Presentazione del Libro a CuoreMenteLab il 19 settembre 2020 (segui il link)

     

    Questo il termine che Luigi ha coniato per definire in maniera efficace la sua particolare attrazione per i simboli. Luigi, si colloca nello spettro autistico. Dare un nome alle cose gli consente di conoscerle meglio e quindi dominarle. Essere giunti alla diagnosi di sindrome di Asperger gli ha permesso mettere un punto fermo a una domanda che si era protratta per lunghi anni e fare luce su una serie di problematiche ed interessi che lo hanno coinvolto per anni.



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    Compra il libro (formato tascabile o kindle)

    Semiofilia. Luigi, autore del libro, conia questo termine ad indicare la sua attrazione per i simboli. Ma da cosa nasce un’attrazione per i simboli e cosa ha a che fare con l’autismo?

    Luigi è una persona particolare, e come tutte le persone nello Spettro è unica in un suo modo specifico. Il fil rouge di questo libro è la sua passione ed attrazione verso simboli, a volte anche discussi e negativi, e per questo ancora più attraenti ai suoi occhi. Il contesto del libro, gli aneddoti proposti ed il racconto della sua vita, aprono tuttavia il suo mondo al lettore, un mondo dove il simbolo conduce, ma la vita segue portandolo ad incontrarsi e scontrarsi con le tante difficoltà che molti Aspie si trovano ad affrontare.

    Luigi ha anche un’altra particolarità, diffusa nello Spettro ma che non appartiene a tutte le persone autistiche, è un sinesteta. Le persone con sinestesia hanno un modo straordinario di vivere il mondo in cui i numeri possono evocare colori, le parole possono innescare gusti o il movimento silenzioso di un oggetto può suscitare un suono. Esistono forme di sinestesia più comuni ed altre più rare, ed anche in questo caso esistono molte unicità.

    Luigi associa i nomi e le parole a dei colori, ma anche i simboli gli provocano sensazioni fisiche “sensoriali”.

    Il cervello dei sinesteti presenta alcune differenze dai cervelli comuni ed è collegato a un modello distinto di capacità cognitive che influenzano, rendendo spesso migliore, l’immaginazione, la memoria e la percezione.

     

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    I bambini nascono con molte connessioni, anche tra aree distanti, ma a seguito della programmazione genetica e degli input dell’ambiente, durante i primi anni di vita, perdono molte di queste connessioni guadagnando delle aree del cervello altamente specializzate. Per alcune persone non è così. Alcune aree rimangono connesse ed una maggiore interazione tra regioni specializzate in diverse funzioni può spiegare i molti tipi di sinestesia. Ad esempio, l'esperienza di vedere uno specifico colore quando si guardano specifici grafemi potrebbe essere dovuta all'attivazione incrociata dell'area di riconoscimento del grafema e dell'area del colore chiamata V4 nella corteccia visiva.

    Tuttavia, le sinesestesie di Luigi sono ad un livello superiore, sono “ideastesie”. Sono mediate dall'estrazione del significato dello stimolo. Non è una lettera collegata ad un colore, ma è una parola o addirittura un simbolo che acquisisce spesso una vita sensoriale con cui Luigi entra in relazione. In questo caso, per comprendere meglio il fenomeno bisognerebbe esplorare i meccanismi della semantica e di come immagine, significato e significante siano collegati tra loro. Questo è un problema non banale perché non è solo una questione di interconnessione tra parti del cervello in cui il significato viene "elaborato", ma riguarda anche la questione della comprensione, della motivazione, delle memorie e di quel delicato campo che cerca di comprendere come una mente ed un’identità possa emergere dalla materia.

    Una frase celebre di Rita Levi Montalcini, che ha detto mentre stava invecchiando è stata: “il corpo faccia quel che vuole, io sono la mente”.

    Nel piacere per l’analisi, per l’astrazione, nell’orrore del vuoto semantico e nella ricerca di comprendere la realtà che lo circonda, Luigi trova il simbolo come chiave di lettura del reale.

    Nel corso del libro Luigi esplora i suoi interessi, tanti, tantissimi e diversi interessi. Ogni interesse è legato a momenti della sua storia personale e ci guida alla scoperta dei suoi significati e delle sue sfide.

    Tra gli interessi più recenti che Luigi ci racconta nel libro c’è anche quello delle biografie. Ogni biografia che si legge aiuta a capire gli altri e a capire noi stessi.

    Ho letto molti libri sull’autismo e molti libri scritti da persone autistiche. Questo libro è diverso, parla di autismo senza la pretesa di essere un trattato o di descrivere una vita secondo i suoi sintomi, ma ci chiede di entrare in un mondo particolare fatto di strani interessi, simboli e passioni, di scoprire, come un antropologo, una mente diversa e trovare in essa un po’ di noi.

  • Esame di marketing e curiosità
    @Nemo vero, anche io ho imparato i trucchi (sempre al corso) di come disporre la merce sugli scaffali, però quella è una cosa che a logica posso anche capire diciamo, come per esempio disporre i giochi che vuoi vendere di più ad altezza bambino nel carrello :P
    Ci sono però una serie di altre cose che proprio mi sfuggono, tipo appunto gli stimoli visivi per creare percorsi o jingle assassini che ti ossessionano inconsciamente il cervello! :P

    Si dice che McDonalds sia uno di questi esempi.
    Io ho fatto 10 anni senza McDonalds, rincominciato solo per giocare col totem per ordinare e per necessità quando lavoravo molto ed avevo mia figlia piccola (ottimizzazione pranzo-spesa attaccati) e ri-smesso ancora.
    Ergo: sono sempre pieni quindi credo sia un buon marketing (in realtà a livello organizzativo non solo il marketing è ben studiato), ma con me non funziona molto.
    Sì assolutamente, l'ho studiato per l'esame un esempio su Mc Donalds. L'insieme dei colori (prettamente arancione e rosso) deve stimolare l'appetito e la convivialità. Per di più i cartelli sparsi all'ingresso o all'interno ti guidano inconsapevolmente sulla scelta di un prodotto specifico, stimolandoti l'appetito.
    Naturalmente non c'è da dire che non me non funziona, io se vado da Mc con l'intento di mangiare in fretta un'insalata entro e lo faccio, senza tentazioni.
    Mentre altri in teoria potrebbero concedersi un vizio che non avrebbero dovuto!
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