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Le litigate dell'infanzia, il politically correct, la delicatezza e i romani.

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Commenti

  • BlunotteBlunotte Veterano Pro
    Pubblicazioni: 632
    Sono consapevole che, in certi casi e con certe persone, la durezza potrebbe essere l'unica via per ottenere qualcosa (un cambiamento, il rispetto, una reazione positiva...).
    In altri casi e con altri tipi di persone, mantenere l'autocontrollo (far funzionare il cervello, non solo l'istinto) può essere davvero difficile: si finisce per dire cose che non si pensano davvero.
    Però sono in linea di massima una fautrice della delicatezza.
    Perché mi sembra che, se una persona cerca di esprimersi in modo delicato, ciò significa che questa persona sa cosa si provi a essere feriti, e cerca di evitare agli altri, persino ai peggiori nemici, tale esperienza.


    L'esperienza (aiutata magari da spiegazioni esplicite che - bontà sua - qualcuno avrà deciso di darci su come funzionano certi contesti) aiuta a interpretare correttamente i messaggi indiretti e soprattutto a distinguere la delicatezza vera da quella di circostanza.
    Analogamente, l'esperienza aiuta anche a distinguere l'indelicatezza della forma e dell'espressione dall'indelicatezza del pensiero.
    (In questo sto cercando di migliorare, ma di sicuro certe dinamiche mi sfuggono ancora)


    Dell'infanzia rimpiango poco, e di sicuro non l'aggressività dei bambini. Io ero il tipo di bambina che in caso di litigio si sarebbe tirata indietro e magari avrebbe pianto. Poi però me ne sarei ricordata e sarei stata ben alla larga dai "pericolosi personaggi" in questione. (Ancora oggi se fiuto aggressività - anche se mascherata di delicatezza - cerco di stare attenta e girare al largo; piuttosto "lascio vincere"). Ho ricordi vaghi di poche occasioni in cui la bambina aggressiva, invece, sono stata io; provo un senso di vergogna e rifiuto al riguardo.


    Riguardo all'esempio del campeggio, quel tipo di battute, nel mio caso, mi farebbero solo vergognare e provare risentimento. Trovo che serva di più una garbata richiesta, accompagnata dalle motivazioni del caso. Ma capisco che siamo tutti diversi e con certe persone non c'è ragionevolezza che tenga (anche se credo che sia la prima strada da tentare; perché reazioni aggressive innescano spesso contro-reazioni aggressive con il rischio di non arrivare da nessuna parte).


    Più in generale a volte ho anche io la percezione che, negli ultimi anni, ci sia una certa qual tendenza a voler a tutti i costi essere e mostrare di essere perfetti e a pretendere dagli altri la stessa perfezione (naturalmente, il concetto di perfezione è diverso per ciascuno).


    Ideuzze sparse di una persona che cerca di evitare i conflitti (ma sta cercando di imparare a non tacere sempre, e a trasmettere invece nel modo giusto quello che sente e pensa) e che ha il difetto di aver sempre paura di sbagliare, di voler andare d'accordo con tutti e di voler piacere a tutti e farsi piacere tutti (ma questo credo sia un problema più di paura e autostima che di politically correct).
    Questo in linea teorica. La pratica è un altro discorso (ad esempio, riallacciandomi a quanto detto qui sopra da vera68, provo anche io un certo disagio nei confronti dell'"eccentrico", dello "strano"... con grandi sensi di colpa, e con la consapevolezza del fatto che "l'eccentrica" e la "strana", per le altre persone, spesso potrei essere io).

    NemomammarosannaMareTatdavid
    ---- Per vari motivi, preferisco usare poco/per nulla la funzione messaggi privati. ----
  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    @Tat sì credo di sì, anche a me piacciono i suoi film ma sono passati anni da quando li guardavo per cui non ricordo bene.

    Più che altro ho in mente persone in carne e ossa, in questo periodo soprattutto la bravissima maestra di violino di mio figlio, che fa ampio uso di espressioni in romanesco per stuzzicare la mia peste....tipo "te possino....!"e altre più colorite che adesso purtroppo non mi vengono in mente.

    @Nemo trovo molto interessante e valido il tuo discorso sul contesto, sul fatto che non si possono sapere le reazioni di un interlocutore che non si conosce bene...

    Però non lo trovo assolutamente in contrasto con quello che ho detto io, trovo che sia un'ottima spiegazione del perché una comunicazione "delicata" sia decisamente la migliore, soprattutto in un forum. Mi aspettavo che ci sarebbe stato chi avrebbe saputo aggiungere e definire meglio di me questa modalità comunicatia.

    Ma vorrei ribadire che io non la sminuisco affatt.
    Anzi, ho anche raccontato di come il non averla utilizzata in un forum ha distrutto un'associazione professionale.

    Quello che contesto è quando diventa fine a se stessa. Quando diventa strumento di esclusione.

    Mi hai fatto riflettere su una cosa, cioè che forse, mentre scrivevo, non ho tenuto conto di come poteva essere interpretato quello che ho scritto da un particolare tipo di persone: i moderatori.

    Cioè potrebbe sembrare che io stia criticando gli interventi dei moderatori perché limitanti la libertà di espressione tec etc...assolutamente no. Non era affatto questo quello che intendevo dire. So che i moderatori devono moderare e che è molto importante che lo facciano.


    @Lupa certamente i rapporti tra adulti sono molto più complessi, però la tolleranza delle imperfezioni, che nei bambini è quasi istintiva, andrebbe recuperata nella prassi comunicativa, io credo, con una diversa consapevolezza certo, ma considerata alla pari della delicatezza nel favorire la reciproca comprensione.

    @vera68 e @Blunotte io non mi ricordo molto bene come ero da bambina, di natura ero molto mansueta ma ero stata costretta a imparare a difendermi con la violenza e a volte, almeno verbalmente, la usavo anche fuori dalla famiglia, però credo che anche allora mi trovassi in grossa difficoltà quando era l'altro a non difendersi.

    Comunque nei litigi io reagivo, ma non sapevo spiegare le mie ragioni, mi arrabbiavo troppo, non capivo le diamiche dei gruppi e alla fine mi ritrovavo spesso più isolata di prima. Ma non sempre, a volte invece, non so come, la contendente diventava mia amica. E anche quando andava male, l'isolamento durava poco, c'erano quasi sempre seconde possibilità.
    E questo lo ho sempre visto nelle relazioni tra bambini.

    Ho dei ricordi più chiari di quando ero più grande, che se una persona non si opponeva almeno un po', avevo l'impressione di sfondarla, ed era brutto anche per me, mi fermavo e non sapevo più come avere a che fare con quella persona.

    Riguardo al campeggio, non è semplice uscire di notte dalla tenda, cercare di ottenere l'attenzione di altra gente chiusa nell'intimità di una tenda che non sai nemmeno quale è, senza sapere neppure il nome di quelle voci a cui ti stai rivolgendo. Non lo fa nessuno, almeno io non l'ho mai visto fare. O c'è l'uscita dialettale oppure il più diffuso, banale e odioso shhhht.

    Invece per me l'eccentrico e lo strano sono l'ossigeno, l'aria fresca senza la quale mi sembra di soffocare...
    BlunotteTatNemoPhil90
    Post edited by Mare on
  • SmeagolSmeagol Membro Pro
    Pubblicazioni: 207
    Ciao @Mare! Come solito mi trovi in accordo su alcune cose, per altre invece non pienamente ma senza dubbio mi solletichi come sempre una certa curiosità nell’approfondire, anche introspettiva se vogliamo...

    Vado un po’ in ordine sparso e comincio con il ‘polically correct’ ed è vero che se ne sta abusando un po’ troppo ma nel senso che alla fine viene usato o citato in ogni “non detto” sempre quasi a renderlo passabile, ma non è quello il suo scopo!
    L’esempio che facevi di chiedere la provenienza di qualche straniero, non credo porti Sempre all’interpretazione di una possibile discriminazione, ma anzi una attenzione al limite a porsi con chi si ha davanti che praticamente non ha mai nessuno o pochi fino a quel momento, forse è indice che qualche accortezza si sta ottenendo.

    Probabilmente non sarebbe corretto dire che ‘razza sei’... in parole povere è usare semplicemente dei sinonimi a delle possibili inflessioni della lingua che possano risultare offensive per l’interlocutore.Tutto qui. Essere accorti (da non confondere con delicati), lo ritengo sia l’unico vero modo di porsi, quando naturalmente non si è più bambini e si ha un grado di cultura che ormai dovrebbe essere Tale per tutti.

    E con questo mi riprendo anche un po’ con la questione ‘delicatezza’: che non necessariamente significa fare dei giri di parole lunghi, ma semplicemente è non sputare in faccia la realtà, usando parole miti, non subdole o offensive.

    La verità può essere diretta e senza filtri come quella dei bambini che hanno dalla loro l’innocenza dell’intenzione, ma anche volutamente brutale e quest’ultima, per le regole del buon senso e rispetto del prossimo che semplicemente non si conosce, credo sia meglio evitarlo proprio per non incappare non in quelle discussioni liberatorie e rivelatrici come succedevano a te da bambina, ma in situazioni proprio più spiacevoli.

    Con L ‘interlocutore estraneo non ci si dovrebbe permettere di essere brutali... onesti si, brutali no! Le ‘buone regole’ di una corretta comunicazione non credo possano rientrare nell’uso di termini politicamente corretti, ma solo più accorti. Del resto la lingua italiana ha tante parole, bisognerebbe saperle usare di più!

    Ok per la rabbia, che può avere una rilettura diversa ma non credo che il disprezzo possa essere riletto come un sentimento ‘buono’ e motivazionale, sopratutto nei forum dove lo scrivere ed essere sintetici possono facilmente travisare Il significato. Non è che non puoi provare queste emozioni, ma puoi cercare di comunicarle in modo tale da non essere frainteso e secondo dove ti trovi: scrivendo maiuscolo, o usano emoj, non si può pensare sia giusto parlare senza filtri o limiti sopratutto quando realmente non si sa chi sia l’interlocutore, solo per propria onestà intellettuale credendo che sia per tutti così più comprensibile.
    Tu hai bisogno di questa schiettezza, altri morirebbero per le stesse parole Magari, la giusta comunicazione è quanto meno non ledere l’interlocutore solo perché si ha il potere di parlare liberamente.

    Quando ti riferisci alla comunicazione credo ci sia un ‘errore’ di fondo se mi passi il termine: non si aspira alla perfezione nella comunicazione ed è per questo che non avrebbe senso parlare di comunicazione fra imperfetti, perché quella in realtà è già la nostra attuale condizione!

    Ogni luogo ha delle regole di comunicazione, ma la comunicazione non può essere unica e dettata dalle emozioni: nelle società con il rispetto civico dell’altro, nei forum con l’uso di natiquette, con sconosciuti porgendogli del Lei, e così via.

    Il campeggio può permettere quel tipo di comunicazione ‘alla romana’ che dici tu, ma basta che quei ragazzi siano maleducati e non colgano il messaggio bonario che subito va cambiata “l’antifona”..
    Figurati capisco bene e da romana capisco proprio il genere di battuta pronta a cui ti riferisci, ma il contesto dove si usa lo rende effettivo non la formula espressiva in se!

    Si è vero che ora si hanno molti più registri comunicativi, ed io aggiungo finalmente!

    Anche se in maniera ancora disfunzionale ma tutti adesso comunichiamo... più o meno.
    Basta guardare indietro e neanche di molto e si comunicava solo fra lo stesso ceto sociale, dialetto e figuriamoci religioneo colore! Tu parli di usare una delicatezza e una forma comunicativa che non escluda chi per esempio non colga In pieno tutto il discorso con le sfumature ...ok forse è prematuro e potrebbe risultare addirittura utopico al momento. Io penso che è già un traguardo che una donna venga presa sul serio come un uomo!

    Infine alL’inclusione di più formule nella comunicazione in genere, questo sì ci penso sempre sopratutto ora.

    Quando ero bambina, il fratello di un mio amico era sordomuto e per capirli noi amichetti volenti o nolenti avevamo imparato alcuni segni, in maniera del tutto naturale. Ora che mio figlio non è verbale, e per comunicare cerco di insegnargli i gesti, mi chiedo molto serenamente perché ancora in tutte le scuole oltre alle lettere non insegnino direttamente anche i segni, questo sì che sarebbe davvero non escludere nessuno nei discorsi, l’interpretazione poi diventerà questione soggettiva..
    NemoBlunotteTatPhil90
  • TatTat Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 1,151
    Ci sono talmente tanti input in questo thread che la testa nel ragionarci su mi va talmente lontano che a tentare di scrivere tutto finirei OT!

    Però il poco che potrebbe dare un qualche contributo al tutto, l'ho fatto dire al filmato che ho allegato nel precedente intervento. Forse se si riesce ad andare oltre l'impatto iniziale (di risata, fastidio, rifiuto, indifferenza...) riesce a dire più di quanto sembri, nel modo popolare e caciarone dei suoi film. L'importanza di valutare il contesto in cui la comunicazione avviene. L'inevitabile peso del background che ogni interlocutore si trascina inevitabilmente dietro quando entra in comunicazione con l'altro, che porta a modalità espressive differenti che non dovrebbero essere una pregiudiziale che impedisce il dialogo. Li viene esplicitato ma nel quotidiano spesso non accade: forse è bene andarci piano con le persone, meno si conoscono, più è meglio andarci piano. C'è un accenno a "non farsi girare li cojio" inutilmente quando si comunica con qualcuno e si vuole raggiungere un obiettivo.

    Io non ho gran ricordi di litigate nell'infanzia. Ero la bambina invisibile che stava sempre per conto suo nel suo mondo di avventure fantastiche, mondi immaginari e piccole astrazioni, distantissimo da quello degli altri bambini. Se i bambini stavano "in terra" io stavo "per aria" e in terra proprio non riuscivo a starci: non era il mio posto. Mi sentivo molto sola e per questo soffrivo, ma la paura di provare a scendere "per terra" dove comunque stavo male, magari venire anche rifiutata dagli altri bambini perché con loro non c'entravo proprio niente era più forte di questo dolore.
    Poi nell'adolescenza e prima gioventù, anche per tante cose che mi sono accadute, questa paura e questo dolore si sono trasformate in rabbia. Ho detto e fatto tante cose di cui non sono fiera ma non ha senso negarle: fanno comunque parte di me e della mia storia. Come non ha senso negare la rabbia. Ma forse cercare di imparare qualcosa da tutte le caz...e che ho fatto ha un senso, come lo ha imparare a riconoscere e gestire la rabbia, in modo da capire quando davvero è utile tirarla fuori e quando invece è solo uno spreco di energie.
    Edit: politically correct
    Se ho ben compreso cosa ne pensi @Mare, io ti appoggio in pieno!
    Se la tolleranza (con l'accoglienza per la diversità e lo spirito di equità) che è lo spirito che lo anima è vera, mi piace. Se invece è solo una tecnica dei piani alti del potere per mettere nello stesso calderone ogni voce dissonante senza considerare nessuna differenza tra quelle che sono solo espressioni di un pensiero diverso ma non escludente e quelle che invece sono solo prevaricazioni, mi fa schifo.
    LisaLaufeysonNemoSmeagolPhil90
    Post edited by Tat on
    Gabba Gabba Hey!
  • NemoNemo Moderatore
    Pubblicazioni: 3,681
    Intervengo (ancora!) sul politically correct.

    Le parole possono essere pesantissime, acuminate, dirompenti.

    L'idea sottostante il politicamente corretto è (dovrebbe essere) di includere e alleggerire, smussare, rendere dolci le parole che descrivono.

    Il guaio è che per farlo, ogni tanto ci scappa l'allocuzione ridicola o il non-sense: per fare un esempio banale, dire "diversamente abili" è universalmente o quasi visto come una presa per i fondelli, da tutti i disabili.

    Parimenti, ormai è d'uso comune usare espressioni come "diversamente intelligente", "diversamente alto" ecc ecc, proprio perché questa frase è diventata il paradigma di come NON si deve usare il politicamente corretto.

    In generale, io credo che quando si vuole offendere, anche sibilare un "tesoro mio caro", possa essere usato più e meglio che uno "str...zo" urlato agitando le braccia in un impeto d'ira.

    La questione fondamentale, a mio parere, è che riuscire a vedere "l'altro" quando è diverso da sé, sia ancora un grosso problema per molte persone.
    TatMareSmeagolvera68Phil90
    Memento Mori
  • Phil90Phil90 Membro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 65
    Osservazioni tutte interessantissime, grazie!!
    Avevo già preintuito che coi romani si sarebbe giunti a vedere il tema della loro parlata e le implicazioni comunicative ahahah

    Io su questo tema concordo più con @Nemo, nel senso che la parlata tipica, e più precisamente intendo le sfumature espressive e i modi di comunicare - se andiamo nei modi di dire o nei vocaboli dialettali più sconosciuti, il discorso acquista un carattere ancora più intenso ovviamente - di un gruppo o di una cultura (che sia del nord oppure del sud) non facilita secondo me la comunicazione e anzi puó essere fraintesa, come più aggessiva, o di sfottó, oppure, banalmente, richiedere all'interlocutore che non faccia parte del gruppo più fatica nel capirla.

    Poi va a gusti anche. Io ad es. non tollero il "mo ti spiego", con tanto di cadenza parlata, che si usa in alcune parlate al Sud. Lo trovo superfluo (spiegami subito piuttosto) e irritante (vuoi proprio farmi capire che sta cosa tu me la devi spiegare, sembra paternalistico).

    Credo, peró, che esistano anche varianti "nordiche" all'espressione che ho citato e, come dice @Mare, concordo sul fatto che rientri in quei commenti o frasi sul filo del rasoio tra bonaria presa in giro e discorso serio e un passo oltre all'ironia come aggressività (intesa come sposto il tono della conversazione su di te, ti vengo addosso).

    Concordo ancora con Mare sul fatto che ogni tipo di parlata dialettale o comunque intrisa di sfumature provenienti da un dato territorio ha una potenza espressiva e liberatoria maggiore della parlata italiana "neutra". Aggiunge calore e passione. La logica conseguenza del mio discorso sopra é, peró, che funziona bene a livello comunicativo tanto più si sta in quel gruppo culturale (o si è dei "simpatizzanti").

    Paradossalmente poi due dialetti o parlate diversissimi da Nord e Sud hanno forse più capacità di intendersi laddove siano radicati entrambi a livello espressivo nelle comunità che li usano, come due linguaggi portatori di tradizioni che una volta, seppure diverse, erano comuni come sfondo storico e culturale (agricolo, montanaro, legato alla terra) che io credo abbia cementato, seppure con sfumature diverse, caratteristiche di immediatezza e passionalità (passatemi queste espressioni atecniche) di eguale intensità.

    Cento anni fa quando i dialetti e le parlate erano vive più omogeneamente in tutte le parti di Italia e l'inglese non imperava nelle trincee delle grande guerra ragazzi di ogni regione d'Italia si erano scoperti vicini, sia nella contingenza della guerra, sia per il contesto culturale e tradizionale da cui provenivano. E credo si capissero molto bene nelle loro parlate e sfumature passionali (al di là di quelle meramente espressive e di vocabolario).

    Oggi c'é invece molta più spaccatura linguistica e al Nord dove io sono su perde moltissimo la lingua e la passione comunicativa e la storia dei nostri nonni.
    Post edited by Phil90 on
  • Phil90Phil90 Membro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 65
    Esempio di espressione nordica che mi dà fastidio se abusata é il "teh".

    Non so se lo conoscete. È un modo di coinvolgere la persona con cui si parla, come se fosse un "e tu?" ma più viscerale e, secondo me, non con intento comunicativo esplicito, della serie aspettarsi e legittimare l'altro a dire la sua.

    "Che bella giornata, teh".

    Io preferisco comunicare la condivisione in silenzio o focalizzare e chiedere all'altro la cosa che è piaciuta.

    Il "teh" finale lo vedo proprio come una forma comunicativa passionale e dialettale che "mi viene addosso" più come intento dell'interlocutore di voler tirare l'attenzione su di sé (come il "Mo ti spiego") che di coinvolgermi davvero come opinione e mio sentimento.

    Ma si va a gusti neh :) sulla comunicazione e il colore espressivo che preferiamo si va a gusti, é soggettivo.

    (appunto il "neh, invece, se lo conoscete, é più un dare colore e calore alla frase detta, come a rassicurare.. come il "nevvero". Non é per nulla invasivo, secondo me)
    Post edited by Phil90 on
  • SmeagolSmeagol Membro Pro
    Pubblicazioni: 207
    @Phil90 mi hai fatto venire in mente con il tuo messaggio di prima, una parte del film “Benvenuti al nord” dove una invecchiata e super milanese Finocchiaro parla con vecchietto (Scapece mi pare si chiamasse ) napoletano strettissimo invece lui, incomprensibili discorsi nei rispettivi dialetti ma loro si capiscono e intendono a meraviglia!!! :D
    vera68MareLisaLaufeysonPhil90Blunotte
  • mikired100mikired100 Membro Pro
    modificato November 2020 Pubblicazioni: 116
    Mare ha detto:

    @vera68 il politically correct più evoluto? È un atteggiamento che credo sia più diffuso nel resto d'Europa che da noi, io lo vedo tantissimo in miei familiari che vivono in Francia. Per darti un esempio, anche se non ho seguito tanto la vicenda, puoi osservare quel che è successo alla Rowling per aver difeso una donna che era stata licenziata per aver scritto su un social che, secondo lei, le persone che fanno un cambio di sesso e da uomini diventano donne, non sono proprio donne a tutti gli effetti. Questo credo a seguito di una legge in Inghilterra in cui si stabiliva il diritto dei trans al completo oblio della loro identità sessuale precedente. In seguito a questo, la Rowling è stata bersaglio di una quantità spaventosa di attacchi e accuse, e la donna licenziata ha perso la causa perché le sue esternazioni non erano compatibili col vivere civile.
    Ora, la questione non è l'identità dei trans, ma la libertà di pensiero e parola e il mancato riconoscimento di una vera uguaglianza.

    Mi sembra giusto..io per dire allo stesso modo licenzierei un dipendente anti-vaccinista se fossi un gestore in un azienda.
    Il motivo del perché la Rowling è stata accusata è anche perché ha parlato senza essersi informata su argomenti che chiaramente non conosce e che con il suo potere "social" riesce inconsciamente a controllare le vite delle persone scrivendoli su Twitter.
    Esattamente come farebbe una mamma cinquantenne su facebook, ma con un audience che gli da retta.
    La fanbase di harry potter è molto ampia e molte persone dipendono da esso...molti possono seguire ciò che dice la rowling ciecamente con probabilità di nuocere ad altri o se stessi..altri invece possono sentirsi abbandonati da una delle poche cose che li mandavano avanti.
    Post edited by mikired100 on
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