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Le litigate dell'infanzia, il politically correct, la delicatezza e i romani.

MareMare Andato
Vorrei discutere alcune questioni. Non pretendo di avere la verità in tasca e infatti non so quanto rigore logico riuscirò a dare alle mie riflessioni, che sono più che altro idee sparse il cui collegamento spero mi diverrà chiaro man mano che scrivo. Oppure tramite le vostre risposte diverrà evidente che il collegamento non c'è oppure è differente.
Non posso negare che alcune delle considerazioni che mi hanno spinta a scrivere questo post derivino da interazioni con altri utenti in questo forum, vorrei però essere creduta se affermo che il mio intento è quello di cercare un confronto costruttivo, non è assolutamente criticare o screditare queste persone, anche perché certo non posso ritenermi abile e infallibile nelle corrette modalità di comunicazione sociale.
Però credo che siano veramente pochissime le persone che sono perfette in questo, anche fra i nt.
Per cui vorrei chiarire che lo scopo di questo post non è cercare di stabilire quale sia la perfezione comunicativa, ma quali siano le dinamiche più utili per raggiungere l'obiettivo di comprendersi, far passare un'idea, un messaggio, far si che dall'incontro tra persone possa cambiare qualcosa.
Quali siano le dinamiche più utili tra persone imperfette.
Data la premessa chilometrica e il fatto che ora non ho più tempo, inizio a pubblicare questa. Appena riesco aggiungo sotto quello che voglio dire.
vera68riotsara79Tatdavid
Post edited by riot on
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Commenti

  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    All'origine di tutto quel che vorrei dire c'ê una forte nostalgia per tutte quelle volte che da bambina arrivavo a litigare brutalmente con qualche coetanea, ma poi, alcune volte da questi scontri nascevano amicizie o almeno simpatie. Io avevo grosse e diverse difficoltà di comunicazione, non riesco a ricordare con chiarezza, soprattutto non riesco a ricordare quello che non capivo, che era tanto... allora probabilmente era proprio il litigio a permettere di chiarire tante incomprensioni e forse, retrospettivamente, a permettere a quelle bambine di capire cosa mi passava per la testa e quali erano i miei sentimenti. Forse gli sembravo meno strana.
    Ma queste litigate che avevano come conclusione paradossale la nascita di un'amicizia, non accadevano e non accadono tuttora, solo se c'è di mezzo un autistico. Sono abbastanza comuni nei bambini.
    I bambini, tutti, non sono abili comunicatori, i nt molto più degli autistici, ovviamente, ma stanno tutti imparando. E quindi sono molto più diretti, sinceri, emotivi, feriscono e vengono feriti. Però poi fanno pace e si ritrovano ad essersi capiti meglio gli uni con gli altri e anche con se stessi e i propri limiti. Spesso si ritrovano più uniti.
    Una caratteristica importante, secondo me, di queste liti, è che i bambini difficilmente prestano attenzione alle abilità comunicative in sé degli altri bambini. Risentono dei loro effetti, e quindi il bambino più capace di comunicare, ottiene più successo e ciò che vuole, ma chi è meno capace può usare altri mezzi per non essere escluso. L'inadeguatezza nella comunicazione è un ostacolo, ma non è considerata una colpa grave dagli altri. I bambini sanno sempre che anche gli altri sono bambini. E alla fine, ciò che conta è che la comunicazione in un modo o nell'altro sia avvenuta, anche a urlate in faccia va bene, basta che alla fine ci si sia chiariti e sia stata trovata una soluzione.
    Poi con l'adolescenza questa immediatezza, irruenza e tolleranza dell'incapacità o dell'errore altrui, va lentamente a perdersi. Chi è deficitario in questo viene escluso proprio per questo, il resto non conta. Conta poco quel che si dice, è fondamentale il COME lo si dice.
    L'età adulta un po' riequilibra questo dispotismo della forma, e la sostanza riaquista il suo spazio. Ma con molte condizioni, e in tante occasioni è sempre l'abilità comunicativa a dettare legge.
    Ma così è, inutile dire che a me non piace molto, la società funziona così e ha anche le sue buone ragioni per farlo.
    Però la mia impressione è che, negli ultimi anni, questa buone ragioni abbiano tiranneggiato e annichilito quello che era il loro rovescio della medaglia, cioè quello che si perde quando la comunicazione diventa troppo attenta, impersonale, rispettosa, delicata.
    Un'espressione di questa tendenza è l'uso di un linguaggio politically correct. Io lo trovo terribilmente impoverente.
    Faccio un esempio: io razzista non lo sono proprio, senza se e semza ma, e in nessuna delle sue possibili declinazioni.
    Ma se conosco una persona che viene da lontano, questo suo aspetto non mi è assolutamente indifferente, come del resto ritengo sia una parte essenziale dell'identità che si sente quest'altra persona. A me interessa e piace molto parlare con persone che provengono da culture differenti, non è certo l'unica cosa che vedo in quella persona, ma ne è una parte importante e sono certa che lo è anche per lei. Ma da un po' di anni sta diventando sempre più difficile porre la semplice domanda: da dove vieni? Si ha paura che l'altra persona lo legga come un inizio di discriminazione, ma in questo modo si nega e si nasconde un pezzo di chi ti sta davanti. E ancor peggio, si passa sottotraccia l'idea che la provenienza geografica, etnica, culturale, sia un qualcosa che vada nascosto, che vada educatamente ignorato e che quindi sia un qualcosa di cui vergognarsi, un qualcosa di negativo. Un po' come tanti anni fa si insegnava ai bambini che non era buona educazione guardare un invalido. Questo discorso è valido anche per l'handicap, l'omosessualità etc.
    Per questo, per inciso, apprezzo molto il fatto che il termine autismo venga rivendicato anziché demonizzato e sostituito all'infinito con termini che finiscono sempre per caricarsi delle stesse accezioni negative.
    Poi c'è una versione del politically correct più evoluta, che consiste nel non demonizzare i termini o nel nascondere le caratteristiche che identificano una minoranza, ma nel ritenere scandalosa qualsiasi presa di posizione contro alcuni soggetti che ne fanno parte, oppure contro le idee che alcuni o tutti loro, rivendicano. Con questo non intendo il criticare queste prese di posizione, ma il ritenerle assolutamente inammissibili in una società civile.
    Questo non è giusto né verso chi si vede privato del suo diritto di libero pensiero e di parola, né verso i membri di quella minoranza. Perché ciò che sta sotto un atteggiamento del genere è comunque un complesso di superiorità e un rifiuto di riconoscere l'altro come pari a sé.
    Io poi ritengo che in molti casi non sia altro che una strategia di potere, ma è un altro discorso.
    Esiste però anche un modo di comunicare molto delicato e rispettoso dell'altro che non ha la falsità e l'arroganza del politically correct, e che in realtà non ha nulla di sbagliato, distorto o manipolatorio.
    Ma che, per quanto giusto e corretto di per sé, io ritengo abbia degli effetti collaterali.
    Ma adesso non ho più tempo, vado avanti appena riesco.
    vera68ValentaBlunottesara79lucy84
    Post edited by Mare on
  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    Questa è la parte più difficile da spiegare, il politically correct è un argomento facile, è un'aberrazione comunicativa che ha già tanti detrattori e su cui si potrebbero dire anche tante altre cose negative, ma mi parrebbe inutile visto che fortunatamente non mi sembra che nel forum abbia seguaci. Ne ho parlato soprattutto perché voglio distinguerlo chiaramente dall'altra modalità comunicativa, che parrebbe uguale negli obiettivi cui aspira ma che invece è molto diversa nelle modalità.
    Non so se esiste un nome per definire questo modo di comunicare e di certo non sono una persona esperta in questo. Mi viene da chiamarlo "delicatezza", perché è un po' diversa dalla cosiddetta "buona educazione". Questa è più una questione di forma, la delicatezza influenza anche un po' la sostanza. Infatti uno dei suoi capisaldi è quello di non giudicare o perlomeno non esprimere giudizi verso chi ti sta davanti. (Il non giudicare è un ideale, ovviamente, e molto difficile da raggiungere veramente. Il non esprimere questi giudizi è più alla portata di tutti. Confondere le due cose è deleterio e può falsare un ragionamento. )
    In generale, (ma come si sarà già capito, non è un argomento che conosco bene, per cui mi aspetto critiche o correzioni valide) si dà un estremo rispetto a tutti, si utlizzano tutte le risorse disponibili per comunicare all'altro il proprio pensiero in modo che gli arrivi scevro di ogni sfumatura di giudizio ma anche privo di un'opposizione netta verso le idee espresse dall'altro.
    Se le proprie idee divergono da quelle dell'interlocutore si devono cercare innanzitutto i punti in comune, si devono smussare e attenuare quelli in contrasto e soprattutto si deve continuamente rassicurare l'altro sulla assoluta relatività della propria opinione e sulla indubbia ed euguale validità del punto di vista altrui.
    Per ciò che concerne invece l'espressione della propria emotività, sono ammesse solo le emozioni non aggressive: si può essere tristi, depressi, scoraggiati, infelici o felici e soddisfatti, ma mai incazzati neri, furiosi, disgustati...e sono da evitare anche emozioni positive che possano far sentire l'altro in situazione di inferiorità, tipo essere particolarmente orgogliosi per un risultato importante raggiunto. Queste ultime emozioni è però possibile esternarle se si è precedentemente preparato il terreno con il coinvolgimento dell'uditorio nelle proprie disgrazie. Allora il risultato raggiunto viene mitigato dalla fatica fatta e dalla sofferenza sopportata per raggiungerlo, e quindi viene accettato e spesso si ha un'empatizzazione positiva. Cioè si prova piacere per il successo dell'altro.
    Qualche possibilità di esprimere rabbia o disprezzo esiste, ma la totale inadeguatezza di queste emozioni così sconvenienti deve essere prontamente riconosciuta. Bisogna esorcizzarle spiegando di aver capito che erano sbagliate e di essere poi riusciti a tramutarle in qualcosa di non aggressivo. Meglio ancora se si tratta di emozioni lontane nel tempo, altrimenti generano comunque un po' di sospetto e di distanziamento. Mai farlo, comunque, se sono rivolte verso l'interlocutore o verso altre persone conosciute dal gruppo.
    Questo modo di comunicare è molto importante nei forum, social, etc, in cui non c'è l'interazione faccia a faccia a fare da moderatore naturale e ad aggiungere informazioni che evitino equivoci. Cioè se ho davanti a me il mio interlocutore sono molto più inibito al passare ad attacchi o insulti personali, e l'espressione del viso e l'intonazione della voce chiariscono spesso se una certa frase vuole essere offensiva o solo ironica, per esempio.
    So per esperienza personale quanto, nelle interazioni digitali, il non rispetto di questa netiquette possa essere dannoso. Anni fa, quando i forum erano agli inizi e la gente ne aveva ancora poca dimestichezza, fu proprio il non capire l'importanza di queste regole a determinare la fine di un'associazione professionale di cui facevo parte. In pratica tutti finirono per litigare contro tutti, spesso per futili motivi, e così mancò l'unione necessaria per difendere la nostra professione.
    Ovviamente un'educazione al rispetto dell'altro e all'utilizzo di modalità espressive non aggressive o prevaricanti, è sempre auspicabile, anche in quei contesti vis a vis in cui è meno necessaria. È anche un modo di veicolare una visione della società e dei rapporti interpersonali collaborativa ed eugualitaria.
    Ma questo piccolo paradiso gentile ha dei costi.
    Questi costi sono esclusioni.
    Come dicevo, le prime e più evidenti esclusioni riguardano alcune emozioni ritenute inappropriate. Ma rabbia e disprezzo non sono solo negative, in certi contesti sono molto utili.
    La rabbia serve a trovare la forza per reagire alle ingiustizie. Fa parte dei meccanismi di difesa di sé e degli altri. Anche il disprezzo serve a reagire contro ciò che è sbagliato. Sono forza e determinazione a cambiare ciò che non va bene, se incanalate nella giusta direzione.
    E comunque fanno parte di noi, negarle e tentare di sopprimerle è dannoso anche alla salute.
    Sono il vento furioso che il bravo marinaio riusciva a far entrare nella vela per spingere avanti la nave.
    Ma si potrebbe osservare che non sia necessario sopprimerle, ma che sia sufficiente imparare ad esprimerle senza essere aggressivi o offensivi. Ma è un controsenso. La rabbia è aggressività e il disprezzo è offensivo.
    Io, quando ho la sensazione che il mio interlocutore provi una di queste emozioni nei miei confronti ma la stia dissimulando per rispettare questa "delicatezza" provo una frustrazione molto più forte che se fossi attaccata direttamente. Perché se il gioco è a carte scoperte, posso difendermi, se invece è tutto nascosto e taciuto, brancolo nel buio.
    E di più, se capisco che una persona utilizza molto questa "delicatezza" nel comunicare, finisce che non so mai cosa realmente sente e pensa di me. Per cui magari immagino rabbia e disprezzo dietro alcune frasi che magari non hanno affatto queste premesse. È, cioè, più facile che i nostri vissuti difficili entrino di prepotenza a colmare quei vuoto emotivo con la loro visione distorta dei fatti. L'equivoco che si è sbattuto fuori dalla porta rientra dalla finestra.
    Credo poi che per noi autistici questi problemi siano molto più marcati che negli altri.
    Ma gli effetti collaterali non sono solo questi, ma oramai sono bollita e rischio di dilungarmi ancora più di quel che sto già facendo. Per cui continuerò domani, sempre che ci sarà qualcuno disposto ancora a leggere i miei post...
    Blunotte
    Post edited by Mare on
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,729
    Scusa mare io non ho capito la parte "più evoluta" del post precedente.
    Il resto tutto chiaro
  • MareMare Andato
    Pubblicazioni: 364
    @vera68 il politically correct più evoluto? È un atteggiamento che credo sia più diffuso nel resto d'Europa che da noi, io lo vedo tantissimo in miei familiari che vivono in Francia. Per darti un esempio, anche se non ho seguito tanto la vicenda, puoi osservare quel che è successo alla Rowling per aver difeso una donna che era stata licenziata per aver scritto su un social che, secondo lei, le persone che fanno un cambio di sesso e da uomini diventano donne, non sono proprio donne a tutti gli effetti. Questo credo a seguito di una legge in Inghilterra in cui si stabiliva il diritto dei trans al completo oblio della loro identità sessuale precedente. In seguito a questo, la Rowling è stata bersaglio di una quantità spaventosa di attacchi e accuse, e la donna licenziata ha perso la causa perché le sue esternazioni non erano compatibili col vivere civile.
    Ora, la questione non è l'identità dei trans, ma la libertà di pensiero e parola e il mancato riconoscimento di una vera uguaglianza.
    vera68
  • Phil90Phil90 Membro
    Pubblicazioni: 65
    Ho letto i tuoi post.. sono tanti gli argomenti che tratti ma lo trovo chiaro e condivido molti punti. Anche a me fa paura la possibilità che qualcuno si approcci a me con lusinghe e delicatezza mentre i suoi fini sono diversi e da ció mi derivi un danno. Mi spiace quello che scrivi dell'associazione professionale. Peró purtroppo sono cose che capitano. Una cosa che mi rassicura un poco, anche se no dà la completa sicurezza, é fare squadra con altri: la singola persona puó essere "fregata" più facilmente.
    Anche se, per collegarmi al discorso del politically correct, mi rendo conto che, a un livello superiore dei nostri rapporti quotidiani, c'é un mondo che é falso, fatto di slogan e principi. Io invito sempre chiunque a motivare le sue affermazioni di principio e cerco di fare lo stesso. Il politically correct sfugge dal confronto: ad esempio, chi dà dell'omofobo a quanti non condividono l'ultima legge D.L. Scalfarotto dimostra di voler evitare il confronto. Si puó evitare il confronto anche per mera ignoranza o per paura..perché il processo che hai descritto molto bene del confronto tra diverse posizioni é impegnativo e possono anche inserirsi "traumi" della persona con cui ci si confronta.
    Sono anche d'accordo sul fatto che l'aggressività deve essere libera di uscire. Non solo perché sia più riconoscibile in chi la manifesta ma anche perché fa bene farla uscire e ha una forza buona... Purché non sia diretta alla persona...e questa è la coda difficile.
    Io mi incazzo nel rivolgermi ad amici e persone care ma il mio bersaglio é il comportamento che hanno tenuto. Più tosto é con chi non conosci e dipende poi dalle offese ma colpisce anche quando si sente di famiglie che hanno subito lutti gravissimi per omicidi o altro che non diventano aggressivi. Il punto é che sfogarsi è attacare la persona é immediato contenimento del dolore e credo che tutti legittimamente possiamo e dobbiamo permetterci di covare vendetta. Ma a livello di sfogo istintuale, perché ragione intervenga poi a mitigare e dia soprattutto la forza di accettare che quel dolore non puó passare anche una volta che se "eliminato" l'autore immediato.
    Il politically correct é aggressivo per tornare al punto perché si riveste di modalità aggressive semplificando e negando il confronto. Attacca la persona solo per il fatto che esprime idee diverse, solo per il fatto di esprimere un'idea, anche fosse rappresentata il più pacificamente possibile. È anche subdolo perché si fortifica del pensare comune superficiale ed appare spesso molto ragionevole, anzi ovvio. L'ovvietà fa paura... quel che si dice "la banalità del male".
  • Phil90Phil90 Membro
    Pubblicazioni: 65
    Sto pensando che un altro aspetto interessante che hai detto é anche l'evitare di dire cose positive ad esaltarsi laddove c'é chi a quel livello di positività non ci puó arrivare in quel momento.
    Tutto ció diventa quasi un'arte e spinge chiunque voglia comunicare a fare due cose: accertarsi di quello che vive dentro di sé (ad esempio spesso chi insiste nel raccontare i suoi successi - quindi non è solo espansivo ma si nota che il racconto verte sempre su quello - é perché vuole distrarsi da qualche insuccesso o non vuole vedere cose che non vanno e così recita davanti agli altri e a sé stesso) e capire il contesto con cui ci si interfaccia, gli altri (immaginando gli effetti del proprio agire e della propria comunicazione).
    Non é facile per niente.
    Richiede equilibrio, ma forse più di tutto onestà perché si puó sbagliare (errare é umano) e ci si puó e deve aspettare che ammessi gli errori non vega negata l'accettazione. Sempre che non si sbagli troppo (perseverare é diabolico) perché vuol dire sottrarsi alla responsabilità di imparare. Sempre che l'errore non dipenda dalla persona ma dipenda da altro.
    Di nuovo il limite quindi, secondo me, é il rispetto della persona, sia di quella che é stata vittima di un comportamento sia dell'artefice.
    Quando si ha il rispetto é fatta. Vale molto più del capire il contesto (come dicevo sopra), é la cosa che appacifica di più e che ci rende uomini e donne per davvero :D
    Scusa per il lungo commento, non so se sono andato fuori tema, mi sono lasciato ispirare...
  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    @Phil90 grazie dei commenti, non sei andato fuori tema, è che in realtà il tema è molto ampio e sfaccettato.
    Io sto cercando di seguire un mio ragionamento che ha un inizio e una fine, solo che tra l'uno e l'altra, nonostante i miei sforzi di sintesi, sto scrivendo uno sproposito di parole. Temo che nessuno avrà la pazienza di arrivare alla fine ;;)
    Però, già che mi getti l'amo per un inciso, riferito al tuo post sul pensiero visivo, io a pensare, con immagini e forse sensazioni, quel che sto cercando di spiegare, ci avrò messo forse meno di un minuto, o pochi minuti se inframmezzato da altri pensieri. Perché per spiegarlo e tradurlo in parole ci vuole un papiro?
    Mi fermo qui se no vado OT nel mio stesso post... :D
    Post edited by Mare on
  • Phil90Phil90 Membro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 65
    Raccolgo io la sfida!! Aspetteró il prosieguo del tuo ragionamento ;)
    Anzi, ora che ho dato una rapida rilettura ai tuoi post ho focalizzato un punto importante..
    Capisco il tuo inciso sul pensiero visivo, proprio ora ho avuto un flash visivo ma so che a parole sarà dura da spiegare...
    Il tuo ragionamento, che é molto profondo, ha qualcosa che mi tocca nel vivo perché mi sto rivedendo per come sono ora rispetto al passato. Ora che mi sento più libero di essere e non "condizionato" dalla mia educazione ricevuta da bambino, anche se mi é servita a capire cose che da solo non avrei mai afferrato. Osti, non mi vengono le parole e ora non riesco a mettermi lì.. ma é una cosa solo rimandata.
    Post edited by Phil90 on
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 6,247
    Phil90 ha detto:

    Il politically correct sfugge dal confronto: ad esempio, chi dà dell'omofobo a quanti non condividono l'ultima legge D.L. Scalfarotto dimostra di voler evitare il confronto.

    cito solo questa parte perché mi ha colpito molto, mentre per il resto ho difficoltà con i vostri post senza interruzioni a causa della mia dislassia che mi rende faticoso leggervi.

    la parte citata non c'entra nulla col politically correct. se si è contro il DL Scalfarotto o qualsiasi proposta di legge simile, si è contrari ad un atto di civiltà. per questo definire tali persone omofobe ci stà al di là di ogni possibile confronto.

    Voglio dire che un conto sono le esternazioni personali, corrette o meno che siano, e un altro conto arrivare a porre un fermo alla discriminazione.

    perchè in questo ambito non c'è più spazio per la libertà di pensiero e espressione in quanto sono evidenti da decenni sia la discriminazione e sia la violenza che da essa ne scaturisce, mentre il politically correct ha come obiettivo primario il non offendere le persone oggetto del pensiero a cui si applica.
    ad esempio, non corretto è definire la persona omosessuale "frocio", e dunque siamo su ben altri argomenti.


    Smeagol

  • Phil90Phil90 Membro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 65
    Premetto che quello che scrivo in relazione al DL Scalfarotto é solo il chiarimento della mia frase citata e non intende entrare troppo in un tema in relazione al quale ho bisogno di approfondire e che é molto complesso... Quindi scrivo cose generali che cercando su internet chiunque puó trovare sul tema.

    Nella mia frase citata non ho ben esplicitato il nesso con il politically correct, grazie di averlo fatto notare.
    Mi sono accorto anche che manca una parola fondamentale nella mia frase da me omessa per fretta nella scrittura: "chi dà dell'omofobo a TUTTI quanti che non condividono l'ultima legge D.L. Scalfarotto dimostra di voler evitare il confronto."
    Con il "tutti quanti" intendo dire che tra chi si oppone al DL ci sono gli omofobi veri e propri, cioé chi si sente in diritto di commette violenze fisiche e morali e persecuzioni atroci, ma anche altre persone che portano opinioni intessanti e rispettose.
    Esiste, ad esempio, un movimento che riconosce che è una cosa giusta tutelare con forza maggiore, e quindi con una norma penale specifica, le persone omosessuali o chi viene offeso per ragioni di sesso (dico "tutelare con forza maggiore" perché nel nostro ordinamento ci sono già reati che puniscono le offese alla persona, reati che i giudici fino ad oggi hanno usato per tutelare, ad es., gli omosessuali). Questo movimento peró dice una cosa molto interessante, cioé che ogni volta che si introduce un nuovo reato nel codice penale si deve stare attenti a dare una definizione precisa di quali comportamenti si punisce (é il principio di tassativita del diritto penale).
    Il punto importante é il seguente: sicuramente il nuovo reato punirebbe ed é un doverso atto di giustizia chi, ad es., incita alla violenza contro gli omosessuali o lì offende ma ci sono degli aspetti non chiari e fonte di dubbio, invece, in relazione ad altre situazioni. Proprio in questo post Mare ha citato un caso inglese: "donna che era stata licenziata per aver scritto su un social che, secondo lei, le persone che fanno un cambio di sesso e da uomini diventano donne, non sono proprio donne a tutti gli effetti." Non so la normativa dell'Inghilterra ma su internet potere trovare info. Il tema che qui interessa al mio discorso é il seguente: le persone che hanno fatto cambio di sesso si sono sentite offese e discriminate perché non ritenute donne come l'idea di donna biologicamente nata femmina e la Rowling ci é andata di mezzo perché ha difeso la posizione della donna licenziata.
    È una discriminazione oppure è un dato di fatto che prende atto di una differenza? Come va punita? Penale?
    L'esempio serve a capire la delicatezza del dibattito sorto intorno al DL Scalfarotto.
    La nuova norma del DL Scalfarotto punisce chi fomenta discriminazioni basate sull'identità di genere o sulla sessualità. Il problema é che allo stato attuale, purtroppo non si è ancora definito in una legge (e anche la magistratura non ha delle decisioni nette) su cosa si deve intendere per identità di genere. Si tratta di nuovo concetto, é frutto di un'evoluzione culturale recentissima.
    Se non si sta attenti, dice questo movimento, facendo una cosa legittima e di giustizia (cioé inserire il reato per tutelare una categoria di persone deboli) si corre il rischio di generare un pericolo: di non essere sicuri su quale sia il comportamento o l'opinino che il reato punirà. Ad es., se il reato punisce la discriminazione per identità di genere sarà legittimo o sarà punito prevedere che ci siano spogliatoi divisi per maschi e femmine biologicamente intesi.
    Da Wikipedia:

    "L'identità di genere è il senso di appartenenza di una persona a un genere con il quale essa si identifica[1] (cioè, se si percepisce uomo, donna, o in qualcosa di diverso da queste due polarità) e viene utilizzato in alcune correnti della sociologia sviluppatesi negli Stati Uniti d'America a partire dagli anni settanta. L'identità di genere non deriva necessariamente da quella biologica della persona e non riguarda l'orientamento sessuale."

    Sono questioni davvero molto complesse, il dibattito non puó ridursi come si legge sui giornali a un bianco o nero, con come uniche posizioni esistenti:" tuteliamo le persone omosessuali" e "siamo contro e degli omosessuali ce ne freghiamo".
    Quindi, accusare di" omofobia" chiunque affermi ed argomenti la sua opinione di critica rispetto al DL, come ho spiegato sopra nel caso del movimento, mi sembra un po' offensivo e ingiusto e forse anche pericoloso.
    Qui ci vedo il politically correct che puó arrivare a negare il confronto con chi fa delle osservazioni, in modo pacificico e senza violenza.
    Peró mi fermo qui perché ci vorrebbe un post solo su questo tema :D
    Mare
    Post edited by Phil90 on
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