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Riflessione esistenziale sulla felicitá

Una persona pochi giorni fa mi ha chiesto perché ho scelto il mio mestiere. Ho risposto di getto, senza riflettere "per vedere gli altri sorridere e possibilmente renderli felici" . Allora mi hanno detto perché secondo me SOLO gli "altri" felici.
Da parte mia sgomento. Non mi aspettavo una domanda del genere da una persona conosciuta superficialmente in una chat. Ho risposto cosí: "sta agli altri rendere felice me, evidentemente non vogliono".
Ma é cosí secondo voi? Cioé la nostra serenitá/felicitá (chiamatela come volete) deriva dagli altri, dalle loro interazioni con noi, o dipende da noi stessi? Lo stare soli si sa é tipico degli infelici...ma qual é il rapporto causa-effetto?
Tuttavia, col senno di poi, la mia risposta mi é sembrata viziata da anni di rabbia e risentimento verso chi mi avrebbe dovuto aiutare/sostenere/proteggere ed invece non ne é stato in grado o manco ci ha provato. Mi é sembrato uno scaricare su altri la colpa che invece probabilmente é solo mia. Ammesso che la felicitá esista davvero e non sia un'utopia, secondo voi in che misura é autoindotta o eteroindotta?
Perché se é autoindotta allora il mio mestiere non serve a nulla ed io sono responsabile del mio stato di miseria esistenziale.
Se é eteroindotta attorno a me ho solo bestie insensibili (senza offendere gli animali) che mi hanno ferita nel profondo e continuano a farlo tutti i santi giorni.

Che poi la felicitá esiste? A me basterebbe molto meno. Mi basterebbe un senso, ma come direbbe Vasco tutta questa storia, un senso non ce l'ha.

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Ps: A me le fiabe non le ha mai lette nessuno. Davvero i draghi possono essere sconfitti?
DomenicoFenice2016Giadanielvera68WBorg_Andato
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Commenti

  • RobKRobK Colonna
    Pubblicazioni: 1,205
    Penso che sia tutto soggettivo. Per quanto mi riguarda, non credo che esista la felicità assoluta, credo nei momenti di felicità ed in uno stato umorale tutto sommato sereno.
    C'è chi potrebbe essere sereno da solo, chi ha bisogno di altre persone. Forse quel che rende profondamente infelici è l'isolamento, che a parer mio è diverso dallo stare da soli.
    Se il tuo mestiere fa sorridere gli altri e regala momenti sereni/felici, come potrebbe essere inutile?
    I draghi a volte si sconfiggono, altre volte ci si impara a convivere, forse prima di diventare draghi erano altro.

    P.s.: non conosco la tua situazione, ma non hai modo di allontanarti da queste persone?
    rondinella61
  • Cuore_sanguinanteCuore_sanguinante Veterano Pro
    Pubblicazioni: 556
    Alcune le ho allontanate, da altre sono fuggita ma le rivedo tutti i giorni nei ricordi.
    GiadanielFenice2016
  • GiadanielGiadaniel Veterano Pro
    Pubblicazioni: 382
    Credo che più che la felicità, bisogna cercare la serenità. Essere sempre felici è impossibile. Perché è uno stato di euforia. La serenità è una base. Credo che per raggiungere questo stato dobbiamo cercare l'equilibrio in noi, fino ad arrivare a non avere la necessità di cause esterne. Ma per arrivarci, l'aiuto conta eccome. Quindi nulla di quello che tu fai è inutile, perché aiuti le persone nella loro ricerca. Poi, come si suol dire, tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Sta tutto li. Anche la persona più equilibrata al mondo ha bisogno di qualcuno accanto, fosse anche solo per essere stimolata a vedere le cose da un altro punto di vista. Almeno questo credo io...
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,567
    L'assenza di giudizio è il cardine per trovare quella serenità @Giadaniel, secondo me.
    Uno sguardo non giudicante è ciò che rende liberi di essere. Da la libertà agli altri oltre che a se stessi, perché purtroppo noi siamo come gli altri ci vedono
    JAA005ChristianGiadaniel
  • Cuore_sanguinanteCuore_sanguinante Veterano Pro
    Pubblicazioni: 556
    Se una persona sulla carta ha tutto il necessario ma é lo stesso insoddisfatta può imputare questo suo stato allo scarso interesse che gli altri le offrono o peggio a coloro che le hanno causato sofferenza? É una questione di perdono? Di farcela da soli? Di cosa?
    WBorg_AndatoGiadaniel
  • DomenicoDomenico Andato
    Pubblicazioni: 3,935
    Forse è la carta da riconsiderare.
    Fenice2016
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,567

    Se una persona sulla carta ha tutto il necessario ma é lo stesso insoddisfatta può imputare questo suo stato allo scarso interesse che gli altri le offrono o peggio a coloro che le hanno causato sofferenza? É una questione di perdono? Di farcela da soli? Di cosa?

    Credo di tutto un po'...

    Io davvero mi sono resa conto di quale potenza ha lo sguardo che riceviamo su di noi.
    Se riceviamo sguardi giudicanti e sprezzanti su di noi, noi ci sentiremo così come gli altri ci vedono: come soggetti da disprezzare, che non si meritano nulla!

    Il perdono dell'altro è un dono che si fa soprattutto a se stessi. Forse è ciò che può far cambiare lo sguardo con cui noi guardiamo a noi stessi


    Fenice2016rondinella61
  • Cuore_sanguinanteCuore_sanguinante Veterano Pro
    modificato 8 April Pubblicazioni: 556
    vera68 l'ultima tua frase non l'ho capita. Perdonare una persona come potrebbe far cambiare l'opinione di me stessa?
    Tuttavia non ci riesco proprio a perdonare, il solo sentire parlare di una di queste persone a cena mi sta causando l'insonnia e questo non fa che provocare ancora piú odio. Odio lui e odio me che mi faccio rovinare ancora la vita
    Fenice2016
    Post edited by Cuore_sanguinante on
  • vera68vera68 Colonna
    Pubblicazioni: 1,567
    C'è un tempo per tutto. Anche per il perdono.
    Spiego dopo. È troppo lungo
  • JAA005JAA005 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 820
    Credo esistano solo momenti in cui sei veramente te stesso, chiudi il mondo fuori e ti senti svuotatamente sereno senza iperstimolazioni nel cervello.Mi capita in 3 occasioni: quando suono, quando scrivo, quando corro. Per il resto...ansia, infelicità.Ma non credo esistano persone felici.Esistono attimi.
    rondinella61GiadanielFenice2016
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