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Un esperimento interessantissimo di un supermercato di Tavagnacco.

PavelyPavely Andato
modificato June 2017 in Novità e iniziative
Oggi mi ha colpito tantissimo l'iniziativa di un supermercato di Tavagnacco (Udine).

Questo supermercato ha creato due fasce orarie, il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio, in cui tutte le luci, i suoni, saranno "abbassati" e resi "tollerabili" per venire incontro alla clientela autistica.

§

In breve: gli Nt sono profondamente convinti che le persone autistiche siano "ipersensibili" o "iposensibili" agli stimoli sensoriali. Sono altresì assolutamente certi - lo dice la Scienza - che una "sovrastimolazione" sensoriale ci porti a crisi, meltdown, tantrum e, quindi, per andare incontro alle esigenze di quelle famiglie che devono fare la spesa e "non possono", questo Supermercato ha creato due fasce "protette" per noi.

Personalmente, a livello intellettuale, non sono capace di capire il nesso esistente tra Autismo e Sensorialità. Se mi chiedessero: "Paolo ma tu pensi che le persone autistiche abbiano una sensorialità differente?" io rispoonderei: "Assolutamente no". Cioè: sono completamente convinto - intendo dire in modo più che assoluto - che il Corpo umano autistico non abbia strumenti percettivi sensoriali "particolari".

Le percezioni - secondo la mia opinione - appaiono fuori scala per la semplice ragione che non si insegna ai bambini autistici i nomi delle emozioni autistiche e la Cultura pone loro uno Schema emotivo assolutamente stravagante affermando che i bambini autistici (ad esempio) vivano completamente t u t t e le Emozioni universali.

Io penso che alcune di esse - come il Disgusto o la Sorpresa - ad esempio, siano quasi totalmente sconosciute a  molti autistici.

Intendo dire: è davvero una pessima idea, per scendere nello specifico, fare una Sorpresa ad un bambino autistico perché questi potrebbe avere una Crisi, reagire con Rabbia, avere un Meltdown, vivere una Crisi incontrollabile.

Ho perfettamente presente la Rabbia di molti genitori che provano uno sconforto grandissimo perché non possono fare sorprese ai loro bambini ma devono "pianificare" spesso le attività con minuzia e precisione. (Ed è una cosa odiosa, si...).

Attenzione: i Nt dicono e diranno sempre che gli Autistici provano Sorpresa e che essere "sorpresi" sia una cosa piacevole. Ad esempio: per gli Nt, riceve un Regalo è una cosa "bella" e quindi anche gli Autistici sono "felicissimi" di ricevere regali e sorprese in tal senso. Per quanto ho sperimentato, nessun argomento riesce a convincere i Nt del contrario ed è una battaglia completamente persa.

Se i bambini autistici potessero comprendere pienamente i Nomi delle loro Emozioni, la Sensorialità non avrebbe nulla di particolare.

§

Ciò che osservo è che allo stato dell'Arte, però, questa iniziativa è UTiLISSIMA.

E' un palliativo e, forse, è stata decisa senza cognizione di causa.

Ma è davvero preziosa.

Per intenderci: io alla Carrefour di Tavagnacco ci sono stato. Dico: dopo la morte di mio fratello.

E ciò che ne ho dedotto è che il suo Direttore è una persona di una sensibilità unica. Che il mondo sta cambiando.

Che se anche gli Scienziati "giocano con i nomi", cancellano l'Asperger, si inventano nuovi criteri e - sostanzialmente - i loro Pregiudizi culturali non gli permettono di vedere e centrale il Problema, l'Autismo è diventato qualcosa di "oltre".

L'Autismo è andato "oltre" il Potere scientifico o la Verità scientifica e si fa Sensibilità, si fa Sentimento di rispetto, si fa nuova Classificazione di diritto umano. Siamo divenuti riconoscibili, siamo divenuti oggetto di protezione, le persone hanno cominciato a "sentire" ciò che siamo e proprio le Ragioni del cuore muovono molte azioni fatte di attenzione e cura.

§

Con il tempo, gli Autistici impareranno a dare i giusti nomi alle proprie emozioni, il corpo si farà diverso e unico, il Mondo non sarà solo un'esperienza dolorosa.

Ma ora, in questo tempo presente, questo Esperimento è davvero lodevolissimo.

E scrivo, velocemente, queste note proprio per ricordarlo... per fissarlo nella mia memoria.

E per condividere, con voi, la bellezza di questa iniziativa.


woodstockOrsoX2Simone85riotLandauerSophiaFenice2016Piu82Amelieromiporwolfgang
Post edited by Pavely on
«13

Commenti

  • OrsoX2OrsoX2 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 926

    :( Mi dispiace che Tavagnacco mi risulti un po' fuori mano...

    Ho googlato e ho visto che l'iniziativa è questa:

    "Quiet Hour” - shopping in tranquillità per le famiglie di persone con autismo

    http://www.progettoautismofvg.org/pafvg/28-progettoautismo/443-quiet-hour”-shopping-in-tranquillità-per-le-famiglie-di-persone-con-autismo.html

    Simone85Pavelyaspirinavera68
    ("Caducità delle umane cose!" - considerazione indifferentemente attribuibile a Umani e Non)
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 6,059
    Pavely è interessante, ma la tua teoria mi lascia alquanto perplesso perché più che totalmente risolutiva mi sembra un "comprendere è sopportare".

    che poi la ipersensorialità è provata, a livello scientifico e statistico, anche negli adulti.
    ma al di là della valutazione scientifica che pone la sensorialità come criterio importante nella valutazione dell'Autismo infantile, non si capisce cosa c'entri il dare un nome alle proprie emozioni rispetto al risolvere l'ipersensibilità sensoriale.
    ripeto: secondo te, lo nomini e quindi lo sopporti?

    allora non sarebbe un superamento, altrimenti da adulti i problemi sensoriali non causerebbero disagio nell'ambito lavorativo o sociale per l'eccesso di stimoli, perché anche confrontandoci qui e dunque arrivando alla consapevolezza, poi nella vita reale questi problemi rimangono.
    cioé è già una comprensione, eppure l'effetto negativo rimane.
    e se non è dolore o fastidio, è distraente. e questo distrarci, in ambito lavorativo, danneggia di più del "semplice" fastidio fisico.

    anche il bambino conosce bene le emozioni che può dargli l'odore di un cibo, o la consistenza tattile di certi tessuti, oppure l'eccesso di sonorità ambientale.
    lo sa bene cosa gli provoca: preoccupazione e/o fastidio. infatti se ne lamenta.
    oppure, separa le diverse consistenze o colorazioni di oggetti o del cibo nel proprio piatto, o non ne mangia affatto.
    tu dici che, data la possibilità di comprenderne l'emozione suscitata, poi quelle caratteristiche diverrebbero uno stimolo anche positivo e che so, interessante?

    faccio un esempio: mi trovo in un ambiente sociale in cui il vociare delle persone mi arriva da ogni dove, sopraffacendo la voce della persona accanto che mi sta parlando.
    allora so di cosa si tratta e che mi provoca un fastidio, un disagio che porta a sentirmi isolato e sovraccarico al punto da vedere solo le labbra del mio interlocutore che si muovono, senza capirne le parole.
    l'unica soluzione rimane lo spostarsi in un ambiente sonoro opposto, o fare finta di capirne il discorso.
    quindi non se ne esce comunque!
    dov'è la positività in questa consapevolezza? cosa non capisco della tua teoria? cosa si deve fare arrivati al punto di rottura?

    in effetti siamo ancora a questo:
    http://www.spazioasperger.it/index.php?q=archivio-news&f=327-troppo-intenso-il-cervello-sensoriale-dei-bambini-autistici

    wolfgangSheldon

  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 979
    @riot
    Forse la risposta è contenuta nello stesso articolo che hai linkato:

    Il team ha scoperto che la risposta agli stimoli sensoriali del cervello dei partecipanti allo studio con ASD e ipereattivitá sensoriale era piú intensa nelle aree cerebrali che processano le informazioni sensoriali, le cortecce primarie somatosensoriale e uditiva, e anche nell´amigdala, uno dei centri emotivi del cervello. La risposta é stata ancora piú intensa quando i partecipanti con ASD e iperreattivitá sensoriale sono stati esposti simultaneamente a stimoli uditivi e tattili. é stato anche scoperto che tutti i partecipanti allo studio hanno mostrato un´analoga risposta cerebrale iniziale allo stimolo, ma che bambini e ragazzi con ASD e iperreattivitá sensoriale sono stati molto piú lenti ad abituarsi agli stimoli, e a ridurre la risposta cerebrale, di quanto non abbiano fatto quelli con ASD ma senza iperreattivitá sensoriale.

    Nella conclusione si afferma che:

    Anche se per l´iperreattivitá sensoriale non disponiamo di molti trattamenti efficaci, i nostri risultati indicano che ci si potrebbe concentrare sulla creazione di abilitá che permettano di far fronte alle proprie difficoltá (coping skills) nell´affrontare gli ambienti stimolanti, anziché su una modificazione del processamento sensoriale.

    In tal senso, "comprendere le emozioni e le strategie di coping" in caso di overload vuol dire imparare a sopportare.
    Un controllo del disagio provato.
    MarkovMononokeHimeromiporwolfgang
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • riotriot Moderatore
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 6,059
    @Landauer l'articolo però ha per titolo "Troppo intenso".
    come sempre, in ambito Autistico bisogna capire che non si può generalizzare: esistono livelli differenti di ipersensorialità da persona a persona, e non tutti possono "sopportare" così, cioè solo capendo l'emozione che ne deriva.

    a me l'idea che si debba "sopportare" sa tanto di Autismo=sbagliato.
    quello a cui dobbiamo tendere, invece, è un cambiamento culturale tramite l'informazione.
    per questo reputo l'iniziativa del supermercato molto interessante: finalmente (anche se solo per fini commerciali) un'attenzione e un cambiamento ambientale Aspie-friendly anziché dover sopportare il solito bombardamento di luci+musiche orribili.

    Landaueraspirinaromipor
    Post edited by riot on

  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 979
    @Landauer l'articolo però ha per titolo "Troppo intenso".
    come sempre, in ambito Autistico bisogna capire che non si può generalizzare: esistono livelli differenti di ipersensorialità da persona a persona, e non tutti possono "sopportare" così, cioè solo capendo l'emozione che ne deriva.
    Ma ha più importanza il titolo o il contenuto?
    Finché non si dimostra che tale possibilità è negata, in linea di principio rimane possibile.

    [Edit]
    riot
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • LandauerLandauer Veterano Pro
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 979
    @riot

    Forse ho capito male io, ma affermi che il titolo dell'articolo è "Troppo intenso" a voler indicare che la risposta percettiva nei cervelli dei bambini autistici, a parità di (distribuzione di) stimoli sensoriali, è significativamente maggiore della media non autistica.
    Questo è vero.
    Forse implicitamente affermi che, essendo la risposta percettiva troppo intensa, i bambini autistici non possono sistematicamente evitare l'overload sensoriale, e quindi non possono "imparare a sopportare". 
    Questo non è necessariamente vero. La "congettura" degli autori, espressa nel finale che ho riportato, è del tutto opposta (va verificata ovviamente).

    L'articolo spiega come esistano 2 classi di bambini autistici. In entrambi, si rileva una risposta percettiva troppo intensa nelle fasi iniziali della percezione ma, in uno dei due gruppi, l'intensità percettiva diminuisce molto velocemente nel tempo provocando una lieve attivazione dell'amigdala connessa, a sua volta, ad una lieve risposta emotiva. Ciò è spiegato, secondo gli autori, da una maggiore connessione dell'amigdala con la corteccia frontale che svolge una funzione di controllo e soppressione delle emozioni.

    Questo è un caso di intensa percezione sensoriale -> scarsa risposta emotiva : overload evitato.

    Poi c'è la seconda classe di bambini in cui, a seguito del picco iniziale di risposta percettiva provocata da un input sensoriale, essa non va diminuendo drasticamente nel tempo, ma si mantiene a livello alto per un tempo significativo. Durante questo tempo, c'è una intensa attivazione dell'amigdala che provoca una forte risposta emozionale. In altre parole, il bambino sperimenta la sofferenza associata all'overload.
    Nei cervelli dei bambini di questo tipo si è scoperto che esiste una scarsa connessione tra corteccia frontale e amigdala, che si interpreta dicendo che si ha poco controllo sulla risposta emozionale.

    Questo è il caso di percezione sensoriale -> intensa risposta emotiva : overload.

    Il discrimine tra i due casi è il diverso grado di connessione tra corteccia frontale e amigdala.
    Si suppone che tali connessioni possano essere modificate nel tempo apprendendo strategie di coping (specifiche per l'evitamento dell'overload) sfruttando la plasticità del cervello (molto maggiore durante l'infanzia).
    In tal senso, si suppone (congettura degli autori) che sia possibile "insegnare a sopportare", ovvero "apprendere strategie volte al controllo della risposta emozionale a seguito di overload sensoriale".

    PS:
    Se la parola "sopportare" è sgradevole (personalmente non sono affatto sensibile a queste cose, ma mi fido), basta cambiarla. Insomma, basta che dal punto di vista fattuale le cose rimangano equivalenti.
    La scelta della parola è stata infelice, essa era solo un tramite del illustrare la strategia. In altre parole, non ho pensato che le si potesse attribuire un peso emotivo. 
    Mi scuso per questo.
    wolfgangAJDaisy
    Post edited by Landauer on
    Credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza.
    Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smani di sapere. [...] comincerai ad andare sempre più vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo,
    a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini 
    abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante.                                                                         [J.D.Salinger - Catcher in the Rye]
  • SophiaSophia SymbolSenatore
    modificato June 2017 Pubblicazioni: 5,904
    Trovo l'iniziativa molto interessante!

    Premetto che ho letto i commenti velocemente e non sono riuscita a leggere tutto.

    Confermo quanto dice @riot sugli studi scientifici in merito alla catatteristica dell'ipersensorialità degli individui nello spettro;

    e aggiungo anche che gli studi sono ancora troppo pochi. Mi auguro che in futuro ci sia più ricerca in tal senso, da permettere una più ampia conoscenza e migliori interventi.

    La consapevolezza a mio avviso è una strategia incredibile, forse la più importante per l'essere umano, che ha il dono della ricorsività, di riflettere su ciò che sa e sul senso delle cose. Il cervello umano non riesce ad ignorare completamente ciò che conosce e questa capacità altamente adattiva può essere un grande aiuto:

    come ripete spesso il dott.re Moscone "nominare significa dominare" e questa è una grande possibilità.

    Comprendere come siamo fatti, ciò che ci sta succedendo e quale sia la fonte del disagio vuol dire infatti riuscire cognitivamente ad abbassare la soglia emotiva o meglio a modularla diversamente (questo è anche l'obiettivo della meditazione) e ad avere quindi minor stress. Certo si tratta di un percorso lungo e meglio ancora se fatto fin da piccoli.

    In questo modo, come dice @riot, non si elimina il problema, ma indubbiamente si riduce il disagio. La sopportabilità diventa maggiore perché capisco che ci sarà una fine a quel fastidio, o anche che posso e devo allontanarmi da esso.

    Ai bambini e agli adolescenti neurodiversi spesso si deve insegnare questo, perché non è una cosa spontanea; e spesso non lo è nemmeno per gli adulti.

    Per i professionisti e i familiari si tratta di iniziare cercando di capire quale sia il disagio, e poi seguitare dandogli un nome.

    L'individuo autistico spesso non sa.

    Non riconosce il suo disagio ed è questo il problema.

    Quindi poi il disagio viene trasferito all'esterno, su qualcuno o qualcosa che funga da causa, verso cui scaricare energia.

    E questo è tanto più vero se siamo in presenza di alessitimia. C'è da dire che per non tutti è così e soprattutto che in caso di iposensibilità i disagi sono altri.

    Un adolescente in cui la connessione mente/corpo è discontinua può vivere nel panico, o nell'inconsapevolezza di ciò che prova, atterrito da un tuonare nel suo cervello, proveniente da vocio, senza capirne il senso.

    Differentemente da quanto si pensa, può capitare che lo stesso individuo subisca la violenza sensoriale senza nè allontanarsi nè farlo presente.

    La paura che lui prova può essere percepita come rabbia, venir fraintesa, e su questo può strutturarsi un pensiero disfunzionale ossessivo, fobico, ansioso, delirante.

    Quando si inizia una terapia non è ancora possibile nominare tutto il nominabile fintanto che non si ha un dizionario per farlo.

    Spesso l'individuo ha solo il silenzio. E ci vogliono orecchie capaci per udirlo.

    Allora la cosa che si fa è tranquillizzare la persona attraverso spiegazioni, e poi piano piano attraverso un diario iniziare un processo di alfabetizzazione emotiva. Che non vuol dire insegnare cosa significa il termine, ma aiutare l'individuo a tradurre la sua esperienza corporea in comprensione.

    Processo lungo.

    Nel frattempo ben venga il tenere l'individuo lontano dagli stress per quanto possibile, e assecondare i suoi bisogni;

    pertanto ben vengao iniziative come quella del supermercato, come ogni altro ambiente aspiefriendly.

    Da questa iniziativa emerge inoltre una sensibilità e un'atttenzione particolare del titolare, che spero venga emulata.


    LandauerriotMononokeHimeFenice2016Miki
    Post edited by Sophia on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Premetto che ho una diagnosi, ed i punteggi sono abbastanza superiori alla media, sono (ahimè) molto adulta, e sono in grado di dare un nome ad ogni dannato (scusa ma oggi gli stimoli sonori sono stati particolarmente disturbanti), suono ed emozione eppure come '@riot ho grossi problemi con la sensorialita'.

    Io a tutt'oggi, 13 giugno, l'unica soluzione che trovo è avere un ambiente soft.
    @Pavely non tutti siamo uguali, e credimi fa male non sentire comprensione per un disturbo del quale faresti volentieri a meno. Fa male, perché gli altri non lo sentono, e non sanno come riesca a mandarti in blocco.
    Fa male perché tutti pensano sia finzione, perché sembra assurdo che si possa sentire in quel modo.
    Purtroppo sul lavoro non ho possibilità di evitare, e torno a casa distrutta, innervosita, e con un senso di black out.
    Io a tutt'oggi evito i luoghi rumorosi, i centri commerciali ed i supermercari negli orari di punta, nonché quelli con la musica es il vociare.
    Quindi non mi pongo il problema se i nt pensano che gli autistici abbiano bisogno di un ambiente sof, mi rassereno a pensare che alcuni gestori capiscano che ci sono individui che ne hanno bisogno.
    Forse non è una caratteristica autistica, non ho la competenza per generalizzare, ma nello specifico ci sono indivulidui che hanno questo problema, quindi ben venga questa sensibilità nt.
    riotNewtonSoleFenice2016LandaueraspirinaDoor
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    riot ha detto:

    Pavely è interessante, ma la tua teoria mi lascia alquanto perplesso perché più che totalmente risolutiva mi sembra un "comprendere è sopportare".

    che poi la ipersensorialità è provata, a livello scientifico e statistico, anche negli adulti.
    ma al di là della valutazione scientifica che pone la sensorialità come criterio importante nella valutazione dell'Autismo infantile, non si capisce cosa c'entri il dare un nome alle proprie emozioni rispetto al risolvere l'ipersensibilità sensoriale.
    ripeto: secondo te, lo nomini e quindi lo sopporti?

    allora non sarebbe un superamento, altrimenti da adulti i problemi sensoriali non causerebbero disagio nell'ambito lavorativo o sociale per l'eccesso di stimoli, perché anche confrontandoci qui e dunque arrivando alla consapevolezza, poi nella vita reale questi problemi rimangono.
    cioé è già una comprensione, eppure l'effetto negativo rimane.
    e se non è dolore o fastidio, è distraente. e questo distrarci, in ambito lavorativo, danneggia di più del "semplice" fastidio fisico.

    anche il bambino conosce bene le emozioni che può dargli l'odore di un cibo, o la consistenza tattile di certi tessuti, oppure l'eccesso di sonorità ambientale.
    lo sa bene cosa gli provoca: preoccupazione e/o fastidio. infatti se ne lamenta.
    oppure, separa le diverse consistenze o colorazioni di oggetti o del cibo nel proprio piatto, o non ne mangia affatto.
    tu dici che, data la possibilità di comprenderne l'emozione suscitata, poi quelle caratteristiche diverrebbero uno stimolo anche positivo e che so, interessante?

    faccio un esempio: mi trovo in un ambiente sociale in cui il vociare delle persone mi arriva da ogni dove, sopraffacendo la voce della persona accanto che mi sta parlando.
    allora so di cosa si tratta e che mi provoca un fastidio, un disagio che porta a sentirmi isolato e sovraccarico al punto da vedere solo le labbra del mio interlocutore che si muovono, senza capirne le parole.
    l'unica soluzione rimane lo spostarsi in un ambiente sonoro opposto, o fare finta di capirne il discorso.
    quindi non se ne esce comunque!
    dov'è la positività in questa consapevolezza? cosa non capisco della tua teoria? cosa si deve fare arrivati al punto di rottura?

    in effetti siamo ancora a questo:
    http://www.spazioasperger.it/index.php?q=archivio-news&f=327-troppo-intenso-il-cervello-sensoriale-dei-bambini-autistici

    Provo a risponderti @riot con alcuni esempi.

    Immagina il gesto dell'abbraccio. Gesto che prendo ad esempio come stimolo sensoriale.

    Una mamma abbraccia suo figlio, un'amante abbraccia il suo Amore, una persona ne abbraccia un'altra per sbatterla al suolo e aggredirla.

    Uno stimolo sensoriale paragonabile, emozioni diverse.

    Oppure immagina che per strada avvenga un'aggressione e una donna urli e immagina altresì che tu veda un film in cui succeda la stessa cosa.

    Gli stimoli sensoriali sono identici, le emozioni completamente diverse.

    Immagina che due persone cucinano per te lo stesso piatto in due giorni differenti. Immagina di capirlo: quelle due esperienze sensoriali saranno per te sempre diverse.

    Immagina un bacio di tua nonna e un bacio dalla persona che ami. Labbra sulla guancia, stessi stimoli, contesti diversi, emozioni diverse.

    Potrei continuare per tantissimo tempo. Nei fatti un'esperienza sensoriale è sempre diversa e pure uguale.

    Pensa ai LIMITI DI SOPPORTAZIONE o all'APPRENDIMENTO SENSORIALE.

    Senza scendere in campi oscuri e notturni della sessualità, pensa allo Sport.

    Ci sono persone capaci di adattarsi a condizioni sensoriali estreme. Io stesso ho visto persone scendere in acqua in Russia a febbraio. Non sono pazzi, hanno emozioni differenti che permettono loro di fare cose straordinarie.

    Ancora: quasi tutti i maggiori sportivi hanno Coach il cui scopo è Motivarli all'azione. Entrare in uno Stadio con 10000 persone che urlano diventa qualcosa di emozionante e bello.

    Esempio, di Apprendimento sensoriale può essere un Concerto dei Pantera rispetto ad una Camerata Fiorentina su Monteverdi.

    Gli impatti sensoriali sono reciprocamente dolorosi: un Metallaro che va ad un concerto dei Pantera oggettivamente soffre ascoltando due ore di Bach.

    Pure, chiunque - autistico e no - può esercitare la sensorialità.

    Anche gli autistici, cioè, devono esercitare l'orecchio.

    Apprendimento e Emozioni sono connaturata. L'unico modo di apprendere qualcosa è legato alla spiegazione. Quando spieghi qualcosa a delle persone, apprendi in modo stabile. Insegnare - in tal senso - è una fortissima esperienza sensoriale e, soprattutto, emotiva.



    Nell'autismo la griglia data dai neurotipici e le emozioni indicate non corrispondono al corpo neurodiverso.

    Immagina due ragazzi omosessuali che si amano.

    I neurotipici, quando questi sono bambini, darà loro una griglia di concetti emotivi spesso insufficiente.

    L'amore tra due uomini non è l'amore tra un uomo e una donna. Ci sono emozioni differenti e gesti simili sono letti alla luce di emozioni diverse.

    Vedi: in verità, non esistono Emozioni "universali" o tipiche.

    Questa idea è solo una violenza culturale imposta dai "tipici" a danno dei "non integrabili".

    Negli esempi che ti ho fatto, ho voluto comunicare l'idea che per poter interpretare uno stimolo devi possedere l'emozione che ne è a monte.

    Perché i bambini se oggetto di un medesimo stimolo - metti un abbraccio - a volte piangono e a volte no?

    Quando apprendono il significato emotivo di un abbraccio, allora sanno interpretare lo stimolo sensoriale.

    È un concetto di Educazione sensoriale.

    Educazione che ogni processo di Apprendimento procede per stati emotivi, percettivi e cognitivi ed esistenziali.

    Anche emotivi.
    Certo.

    Soprattutto emotivi.








    riotLandauerAmelieMarkov
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,317
    A me fa molto piacere quest'iniziativa di Carrefour, sopratutto ricordando molto bene questa vicenda del 2008:


    MononokeHime
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