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Nascita e progresso della parola Autismo da “pensiero Schizofrenico” a sindrome specifica

riotriot Moderatore
modificato February 2017 in I pionieri
Ancora oggi poco conosciuto, Eugen Bleuler era uno psichiatra svizzero vissuto a cavallo tra il secolo XIX e il XX, contemporaneo di Sigmund Freud.
Fu un personaggio importante nella storia dell'Autismo perché fu lui a coniare il termine "Autismo" nell'anno 1911, ed è da lui che parte anche una prima definizione del comportamento Autistico.
Questo lo ottenne a partire dall'osservazione tramite la psichiatria clinica e l'incontro con la psicologia.

Bleuler utilizzò il termine Autismo nella monografia da lui scritta sul gruppo delle Schizofrenie, per separare ed indicare in alcuni adulti osservati quella che descriveva come: “evasione dalla realtà accompagnata da un predominio - relativo od assoluto - della vita interiore”.
Come Autistico era quindi definito il ritirarsi dal mondo e il formarsi di una modalità di pensiero ritenuta ai tempi fuori della logica codificata.

Dunque, l'Autismo descritto da Bleuler era un sintomo secondario della Schizofrenia, caratterizzato da un ritiro dal mondo per un vivere dentro il corpo.
Tale comportamento si risolveva in atteggiamenti “di apatia e indifferenza, mentre il pensiero risultava ripetitivo, bizzarro, chiuso, un pensiero che, seguendo un circolo vizioso, consentiva l’isolamento”.
Fece derivare il termine autismo, dal greco autòs, che significa ‘se stesso’.

Il concetto di Autismo e di pensiero Autistico rimase quindi e soprattutto un aspetto sintomatologico secondario, o specifico, della Schizofrenia, e per lo più riferito a pazienti adulti.
Questo spiega ad alcuni utenti, che se lo domandano, del perché Schizofrenia e Autismo spesso ancora di recente si sente dire o si legge che siano in qualche modo legati tra di loro, almeno per alcuni sintomi.

Avendo coniato il termine "Autistico" per descrivere i processi di pensiero della Schizofrenia,col progredire della psichiatria l'incongruenza divenne a mano a mano sempre più evidente.
E si arriva al 1943, anno in cui Leo Kanner scrisse sulla rivista Pathology l'articolo “Disturbi autistici del contatto affettivo” in cui, a partire dalla sua osservazione di quindici piccoli pazienti affetti da psicosi infantile, durata circa cinque anni, propose per i casi da lui osservati la diagnosi di “Autismo infantile precoce” come sindrome avente qualità e caratteristiche proprie, separandola quindi dal grande gruppo delle Schizofrenie.

Allora la distinzione si dimostrò fondamentale e matura. Come si è visto i tempi erano ormai maturi, perché la sindrome studiata proprio da Kanner non combaciava più con quella che si definiva come “subnormalità mentale” per vari motivi, tra i quali:
- i sintomi della Schizofrenia sono differenti da quelli dell’Autismo. Ad esempio, i deliri e le allucinazioni, elemento rilevante nella diagnosi di Schizofrenia, sono assenti nell’Autismo
- nell’Autismo le difficoltà di linguaggio e di pensiero sono differenti e non sovrapponibili a quelle della Schizofrenia.

Furono queste le osservazioni comportamentali principali che portarono Kanner alla definitiva separazione dell'Autismo dalla Schizofrenia.

Poi, osservando gli ulteriori progressi, Lorna Wing chiarì come i bambini Autistici crescendo, non diventano Schizofrenici ma adulti Autistici. E questo oggi è ormai un dato di fatto incontrovertibile.



Simone85rondinella61SirAlphaexaSophiamandragola77AJDaisySoleGrizliMononokeHimeFelipe
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Commenti

  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,797
    Si @riot ma uno schizofrenico ha difficoltà di pensiero più che di linguaggio, per parlare riesce a parlare bene.
  • riotriot Moderatore
    modificato February 2017 Pubblicazioni: 5,961
    @Simone85 credo che le difficoltà di linguaggio a cui si riferiscono siano:

    - l'alogia, povertà di eloquio, o povertà di contenuto dell'eloquio, con mancanza di spontaneità nella parola e nella loquacità

    - l'eloquio disorganizzato, incapacità di organizzare le idee e di parlare in modo che un ascoltatore possa comprendere (idee sconnesse). L'eloquio è reso confuso dall'allentamento dei nessi associativi

    entrambi sintomi osservati in persone Schizofreniche.

    P.S. ma è anche ovvio che il linguaggio è espressione del pensare.
    Simone85rondinella61
    Post edited by riot on

  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,797
    riot ha detto:

    @Simone85 credo che le difficoltà di linguaggio a cui si riferiscono siano:

    - l'alogia, povertà di eloquio, o povertà di contenuto dell'eloquio, con mancanza di spontaneità nella parola e nella loquacità

    - l'eloquio disorganizzato, incapacità di organizzare le idee e di parlare in modo che un ascoltatore possa comprendere (idee sconnesse). L'eloquio è reso confuso dall'allentamento dei nessi associativi

    entrambi sintomi osservati in persone Schizofreniche.

    P.S. ma è anche ovvio che il linguaggio è espressione del pensare.

    Si infatti quello che intendevo dire è che appunto una persona affetta da schizofrenica presenta, a seconda dello stato, una impossibilità (non difficoltà) a parlare in maniera ordinata. Dipende tutto dallo stato in cui si trova, se in quel momento è in grado o meno di pensare senza avere confusioni mentali.

    Invece nell'autismo c'è una regressione del linguaggio verbale. Ecco qui è più corretto usare il termine difficoltà. La difficoltà vuol dire trovarsi ad avere a che fare con qualcosa di impegnativo, che richiede sforzo e impegno, ad una persona il cui problema è quello di avere un disordine di pensiero è più corretto usare impossibilità. Mi pare giusto intervenire perché io ho una persona cara a cui è stato diagnosticato un disturbo simile, quindi ci tengo a cercare di dire le cose come stanno.

    E sono deluso perché trovo un po' brutto che il termine autistico sia uscito solo nel 1911. Non stiamo mica parlando di chissà quanti secoli fa.
    Prima di quella data allora non veniva considerato affatto? Uno si presentava con quei sintomi e veniva considerato pazzo.
    E alle persone affette da una forma ad alto funzionamento cosa succedeva? La causa delle loro problematiche la si andava a trovare nel carattere?
    rondinella61
  • riotriot Moderatore
    Pubblicazioni: 5,961
    @Simone85 quindi o c'è impossibilità oppure no, senza via di mezzo (la difficoltà). posta così la questione non è un aspetto soggettivo ma generale, giusto?
    ti ringrazio per questa precisazione.

    devo precisare che fu lo stesso Bleuler a coniare il termine Schizofrenia.

    poi, sul destino degli Autistici prima di Bleuler e Kanner ho abbastanza info.
    mi hai fatto venire la voglia di scrivere un nuovo thread apposito.
    NewtonSophia

  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    @riot....

    Posso darti il mio punto di vista?

    Per comprendere la "nascita" dell'autismo occorre riflettere su come Blueler "innovò" il Burghozli di Zurigo dopo Forel.

    Io, Paolo, ODIO Auguste Forel. E' interessante notare che POCHI sanno o ricordano il DANNO grandissimo che quest'uomo ha arrecato alla Psichiatria.

    Auguste Forel (che stava sulla banconota di 1.000 franchi fino al 2000, se ricordo bene) PIU' VOLTE propugnò l'idea della sterlizzazione dei Malati di mente e - convinto eugenista - spiegò molte volte come occorresse UCCIDERE (eutanasia) i malati mentali gravi.

    E questo progetto folle (tra parentesi: mai capito perché la gente PENSI che Hitler fosse razzista.. ben prima di lui ci furono "mostri morali" come Forel ben peggiori di lui) fu messo realmente in pratica. Io vorrei che tu, ad esempio, leggessi, @riot la legge sui malati di mente dello stato cantonale di Vaud (Svizzera) del 1928: è un esempio di miseria morale RARAMENTE raggiunto nella storia.

    Bleuler riuscì a cambiare il Burghozli e farne qualcosa di diverso.

    Riprendendo l'esperienza della direzione del reparto di Rheinau, tenuto da Bleuler per oltre 10 anni, questo medico introdusse non solo elementi di umanità ben maggiori e di rispetto della persona umana (aderendo alla corrente "psicoanalitica" odiata, nei fatti, dai Nazionalisti e dagli Eugenisti) ma anche creando il concetto di "famiglie" sindromiche strutturate sui concetti di 'dissociazione', di 'paranoia', di 'autismo'.

    Intendo dire: ogni psichiatra avvicinandosi a manifestazione schizofreniche avrebbe dovuto avere il DOVERE di indagare tutti e tre questi processi. Che non possono essere "separati" e la cui discussione non può avvenire in modo indipendente.

    Cioè: per capire cosa Bleuler intendesse per Autismo occorre guardare, ad esempio, sia alla 'dissociazione' che alla 'paranoia'. Sono modi di essere "separati" dal mondo. Sono modi in cui non si riesce sia a raggiungere il Mondo (der Welt) sia ad esserne raggiunti. Un'allievo straordinario di Bleuler, Binswanger, ad esempio (altro grandissimo "conoscitore" dell'autismo) usava molto le "metafore" della terra, dell'acqua, del cielo, dell'oceano, del mare.

    In un certo modo:
    - paranoia è la "separazione" dal consorzio umano: non si cercano le persone perché queste sono latrici di un sentimento di morte,
    - dissociazione è la "separazione" dal mondo materiale: questo è interpretato come capace di un danno mortale,
    - autismo è la "separazione" dal proprio corpo: perché la persona autistica interpreta il proprio corpo come capace di morire.

    Per Bleuler ogni malattia mentale ha, sostanzialmente, tutti e tre questi aspetti. E compito di uno psichiatra è appunto spiegare all'Uomo che il mondo, le persone, il proprio corpo non portano con sé possibilità mortali.

    §

    Secondo la mia opinione, @riot se osservi la LOGICA di Bleuler ti accorgi che lui intendeva con la parola Autismo un qualcosa che è ASSOLUTAMENTE DIFFERENTE da quello che intendiamo oggi.

    Oggi, l'autismo non è inteso come la convinzione che un bambino attua di MORIRE e che il proprio corpo STIA MORENDO. Con la conseguenza CHIUSURA della Psiche davanti a questo evidente dramma.

    Oggi, la CULTURA NEUROTIPICA usa categorie diagnostiche ben differenti che si basano sulla comunicazione, sull'isolamento sociale, sulle capacità esecutive e iterative più tutto un universo bio-psico-sociale che cambia con il tempo (percezioni, fisicità, tanto altro...).

    §

    Secondo la mia opinione, Bleuler - nel modo più assoluto - non ha scoperto l'autismo.

    Ai tempi di Bleuler, l'autismo veniva indicato come Schizofrenia ebefrenico-catatonica o Schizofrenia catatonica.

    L'idea che Eugen Bleuler abbia "scoperto" l'autismo non ha molto senso.

    §

    L'autismo - e in modo particolare l'Asperger - come lo concepiamo oggi ossia come un QUADRO SINDROMICO CHE SI STA SEPARANDO DAI DISTURBI DELLO SVILUPPO INTELLETTIVO (IDD) ha origine non da Bleuler ma da tantissimi Psichiatri russi. (Tra tutti Grunja Suchareva).

    Oggi SUPERIAMO la scelta di Kanner di FONDERE ritardo mentale e autismo. Se Kanner poteva dire di diagnosticare neanche una ventina di casi di autismo l'anno REALI - cosa che lo portava a IRRIDERE le impressioni di tantissime famiglie - oggi comprendiamo che l'autismo "puro" è qualcosa di completamente differente sviluppo intellettivo.

    Si ritorna alle scelte e alle osservazione avvenute nell'Est europeo.

    Gli psichiatri, effettivamente, si chiedevano PERCHE' molti bambini non mostrassero Empatia, non condivissero i propri Beni con gli altri bambini, non amassero giocare con i propri pari, fosser dimentichi del bene comune, tenessero per sé i dolci, non si avviccinassero a chi stava male per aiutarlo, non provassero compassione per i poveri.

    La logica era CAPIRE perché nasceva il Capitalismo (erano anni "molto" ideologizzati).

    C'è un legame molto forte tra Autismo e desiderio di tenere tutto per sé senza condividerlo con gli altri (proprietà privata). C'è un legame profondissimo tra Autismo e "mancanza di empatia" nei scrittori "pionieri" dell'autismo.

    Soprattutto c'è da un lato l'immagine politica ideologica del Capitalista e dall'altra lo stereotipo psicoanalitico della persona autistica.

    §

    Oggi questa lettura, ovviamente, è totalmente superata. Pure: qualcosa "rimane".

    E proprio in questo resto si ha una storia delle idee.

    Bellissima da indagare.

    §

    Ovviamente, Riot ho solo esposto delle opinioni personalissime.

    rondinella61riotSimone85AJDaisyShadowLinemandragola77Libellula
  • riotriot Moderatore
    modificato February 2017 Pubblicazioni: 5,961
    @Pavely assolutamente d'accordo soprattutto per quanto attiene alla Suchareva. Infatti qui si tratta solo della "genesi" della parola Autismo, che Bleuler faceva poi ricadere all'interno della Schizofrenia, quindi in una patologia che con l'Autismo ha a che vedere solo per quei pochi sintomi similari. niente di più.

    Che poi si sostiene che Asperger non fosse a conoscenza delle ricerche della straordinaria Suchareva. Il senso è che ad un certo punto, progredendo studi, ricerche ed osservazioni, si era maturata la necessità di chiarire le differenze tra le varie forme di "ritiro".
    poi sulle motivazioni le teorie sono sterminate, no? comunque la tua posizione è interessante.
    AJDaisy
    Post edited by riot on

  • SophiaSophia SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 5,904
    @riot trovo questo thread molto interessante.

    @Pavely hai fatto bene a menzionare i medici russi e in particolar modo la dott.ssa Sukhareva, ma vorrei apportare una specifica. La dott.ssa notò una differenza nella parabola della vita dei suoi pazienti, ovvero alcuni tendevano a peggiorare, altri invece tendevano a migliorare e mostravano ottime risorse se ben accompagnati nell'esistenza e nel supporto delle loro attitudini;

    per questi ultimi, differenziandoli da quelli affetti da schizofrenia, la Sukhareva coniò il termine di disturbo schizoide di personalità.
    riotrondinella61AJDaisymandragola77
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • Simone85Simone85 Veterano Pro
    Pubblicazioni: 2,797
    riot ha detto:

    @Simone85 quindi o c'è impossibilità oppure no, senza via di mezzo (la difficoltà). posta così la questione non è un aspetto soggettivo ma generale, giusto?
    ti ringrazio per questa precisazione.

    devo precisare che fu lo stesso Bleuler a coniare il termine Schizofrenia.

    poi, sul destino degli Autistici prima di Bleuler e Kanner ho abbastanza info.
    mi hai fatto venire la voglia di scrivere un nuovo thread apposito.

    Magari, ti ringrazierei davvero tanto. Nell'attesa possiamo scrivere qui?
    Io non sapevo ancora nulla riguardo la Sukhraeva però, per approfondire, sono andato a leggere la sua pagina wiki e ho notato che ha definito i tratti autistici usando termini come psicopatia schizoide e, poi, psicopatia autistica. In sostanza era sempre vista alla stregua della schizofrenia.

    riotSophia
  • PavelyPavely Andato
    modificato February 2017 Pubblicazioni: 3,350
    riot ha detto:

    @Pavely assolutamente d'accordo soprattutto per quanto attiene alla Suchareva. Infatti qui si tratta solo della "genesi" della parola Autismo, che Bleuler faceva poi ricadere all'interno della Schizofrenia, quindi in una patologia che con l'Autismo ha a che vedere solo per quei pochi sintomi similari. niente di più.

    Che poi si sostiene che Asperger non fosse a conoscenza delle ricerche della straordinaria Suchareva. Il senso è che ad un certo punto, progredendo studi, ricerche ed osservazioni, si era maturata la necessità di chiarire le differenze tra le varie forme di "ritiro".
    poi sulle motivazioni le teorie sono sterminate, no? comunque la tua posizione è interessante.

    Viktorine Zak conosceva perfettamente il russo, @riot ed era perfettamente al corrente della psichiatria russa.

    Asperger non ebbe mai la contezza di aver scoperto una nuova "sindrome". Non rivendicò mai un titolo per i suoi studi.

    Nei fatti è sempre stato ONESTISSIMO e ha sempre spiegato e illustrato i legami delle sue idee e delle sue osservazioni con la psichiatria europea del tempo.

    La "sindrome di Asperger" è un'etichetta diagnostica nata negli anni ottanta, in ambito anglosassone, allo scopo di dare una copertura sanitaria a tantissimi ragazzi che avevano problemi molto seri di esclusione sociale e di comunicazione.

    In breve, i coniugi Wing "idearono" di SANA PIANTA il nostro quadro diagnostico al fine di proteggerci, di darci un servizio sanitario, di elaborare un protocollo di aiuto per le nostre enorme difficoltà.

    Se dovessi rispondere alla domanda: "Chi ha scoperto l'autismo?" senza alcun dubbio io risponderei: "I coniugi Wing". Senza se e senza ma.

    Accanto a loro c'è tutta una generazione che CONFONDE l'insieme che oggi chiamiamo "intellectual development disorders": idealità che comprende il semplice disturbo dell'apprendimento fino ad arrivare a quello che nel novecento era chiamato "ritardo mentale" e Autismo vero e proprio.

    Una cosa è l'universo dell'Orientamento, della Cognizione, delle Facoltà intellettive, dell'Intelligenza, dell'Apprendimento e una cosa è l'Autismo.

    Chiaramente: non sto dicendo che noi autistici non abbiamo un "profilo unico". Sto dicendo che oggi si comprende - sempre di più - che una cosa è l'autismo e una cosa sono i "disturbi dello sviluppo intellettuale".

    §

    Io voglio dirti la MIA OPINIONE sulla differenza tra Autismo e Schizofrenia.

    La differenza, secondo quello che so, risiede nella Personalità.

    L'autismo DA UN PUNTO DI VISTA AUTISTICO non è nient'altro che UN DISTURBO DELLA GENESI DELLA PERSONALITA'.

    La schizofrenia è una categoria diagnostica che non ha alcun legame con la genesi della personalità. RIGUARDA ALTRO.

    §

    Esattamente: la persona autistica non riesce a costruire la personalità.

    Ad esempio: sa che deve vestirsi ma non riesce a capire il codice del vestiario.

    Sa che deve comunicare ma il tono della sua voce è "piatto", "monotono", oppure ripete frasi dei libri. Non sapendo cosa dire (personalità) parla di nozioni (piccoli professori).

    Per funzionare, le persone autistiche imitano - spesso i modo pedissequo - dei modelli. Se la cosa è molto "sgraziata" nei maschi, l'imitazione sterile è spesso classificata come "stile" nel mondo femminile (ragione per cui le donne autistiche sono, spesso, sottostimate).

    Ad esempio: una donna che non esprime il proprio "stile" ma imita pedissequamente uno stile lanciato da una casa di moda è considerata "elegante". Imitare la propria madre, imitare quella determinata "cantante", imitare quella certa artista nella femminilità è considerato normale. Questo quando la cosa è molto più "visibile" nei maschi.

    Più l'autismo si fa "grave", più la capacità generativa della fantasia, dell'immaginazione, si fa povera. Ad esempio: molti autistici occupano il proprio tempo "raccogliendo informazioni". Non generano informazioni, desiderano controllare i Big Data. E sono bravissimi in questo. Pure: se un essere umano non genera informazioni, in verità non forma la forma relazione e interativa della personalità.

    §

    OVVIAMENTE... NON DIMENTICO IL BINOMIO INSCINDIBILE PENSIERO NEUROTIPICO/VERITA' SCIENTIFICA.

    Voglio dirti che so perfettamente cosa dicono i Neurotipici sulla differenza tra Schizofrenia e Autismo ma devi capire, @riot , che sostanzialmente, mi si perdoni l'espressione volgare, "non me frega un ca§§o".

    La persona schizofrenica, in breve, è una persona che ha formato PERFETTAMENTE la sua personalità e, progressivamente, inizia a perderla in una "regressione" schizofrenica che lacera la stessa unità dell'orientamento, della cognizione, dell'intelletto, della percezione.

    §

    Gli schizofrenici hanno formato un qualcosa che gli autistici puri non formano.

    §

    ALTRETTANTO OVVIAMENTE... si percepisce il "lack of personality" dell'autismo nelle forme gravi.

    Parlo di autistici che "ripetono frasi di libri", che ti spiegano come fino al 1959 non esistevano strisce pedonali in Italia (si attraversava al semaforo, semplicemente) oppure ti spiegano come Star Trek sia stato rivoluzionario come concetto di integrazione sociale e così via.

    Ragazzi che stanno a casa, che non hanno amici in alcun modo, che leggono tre, quattro libri a settimana. CHe "divorano" le pagine. CHe non sanno cosa dire quando sono con gli altri. Che hanno bisogno di lenti Irlen o occhiali da sole in classe, che vorrebbero che si abbassassero le persiane o si usassero lampadine a luce aranciata/gialla e così via.

    Ragazzi che fanno liste e cose così.

    Il loro problema è che non capiscono l'oggetto culturale "personalità".

    Ammirano il ragazzo "desiderato" dagli amici e dalle amiche. Non sanno come essere come lui.

    L'unica differenza che io vedo tra il ragazzo "puramente" autistico e il ragazzo neurotipico è che uno ha una personalità completamente formata, l'altro no.

    §

    Ma questo è un punto di vista autistico.

    E questo è un luogo neurotipico, in cui si affermano le "terapie neurotipiche", in cui si affermano le verità neurotipiche.

    Ed è giusto che sia così.

    La SCIENZA non può essere contestata in alcun modo.

    §

    Dunque: se vogliamo sapere cosa dice la scienza sulla differenza tra schizofrenia e autismo occorre osservare ciò che hai detto TU.

    Io la penso in modo differente.

    Ma penso in modo differente perché sono autistico e vedo, appunto, le cose in un altro modo.


    rondinella61AlniyatLudo
    Post edited by Pavely on
  • PavelyPavely Andato
    Pubblicazioni: 3,350
    lollina ha detto:

    @riot trovo questo thread molto interessante.

    @Pavely hai fatto bene a menzionare i medici russi e in particolar modo la dott.ssa Sukhareva, ma vorrei apportare una specifica. La dott.ssa notò una differenza nella parabola della vita dei suoi pazienti, ovvero alcuni tendevano a peggiorare, altri invece tendevano a migliorare e mostravano ottime risorse se ben accompagnati nell'esistenza e nel supporto delle loro attitudini;

    per questi ultimi, differenziandoli da quelli affetti da schizofrenia, la Sukhareva coniò il termine di disturbo schizoide di personalità.
    Vorrei dirti che trovo la dizione "DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITA'" perfetta.

    Soprattutto perché la Suchareva, giustamente, sottolineava il rapporto tra quello che oggi definiamo Autismo e la Personalità.

    Senza ombra di dubbio.
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