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QI sopra la media ed sentimenti verso un genitore con QI medio

Come da titolo, domando a chi ha un qi alto, quali sentimenti prova verso un genitore (nello specifico la madre), qualora crescendo riscontrasse che è meno dotato di lui/lei.

Prevale l'affetto e la tenerezza o il senso di superiorità? Potrebbe arrivare a disprezzare i propri genitori meno dotati? Potrebbe provare un senso di estraneazione portandolo nel tempo a provare un desiderio di autoesclusione dal contesto familiare, in cui non si sente compreso?

Prendiamo in esame un figlio, adolescente, non un bambino piccolo. Quindi un'età in cui sta gradualmente prendendo coscienza della propria autonomia ed in cui diventa oggettivamente meno dipendente.



friedenWBorg_AndatoEireneSophiaamigdalaFenice2016Antonius_Block
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Commenti

  • WBorg_AndatoWBorg_Andato SymbolAndato
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 4,497
    Non ho mai messo insieme sentimento ed intelligenza. Posso amare benissimo persone menò intelligente di me come posso evitare persone più intelligenti.
    Verso mia madre che ha un intelligenza nella media ho un amore biologico, verso mio padre che ha un intelligenza superiore alla media non ho sentimenti di nessun tipo. Mio fratello ha un intelligenza superiore però non ho mai capito i miei sentimenti verso di lui.
    Mia ex moglie l'ho amata e aveva un IQ di 128.
    Sono innamorato di una ragazza con un intelligenza che sfiora il genio, ma non basta per fare coppia.
    Intelligenza e sentimento fanno parte dalla stessa equazione però gli elementi sono tantissimi perciò anche le variabile.
    SophiafriedenAmelieNemoKalia
    Post edited by WBorg_Andato on
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale
  • EireneEirene SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 500
    poke ha detto:

     provare un desiderio di autoesclusione dal contesto familiare, in cui non si sente compreso?

    Non entro nel merito della questione intelligenza, perché credo
    nell'intelligenza in senso lato, non in quella misurabile dal QI, quindi
    faccio un discorso generale.

    A me è successo questo. Mi sono accorta che parlavo di una cosa e che dalle reazioni non capivano di cosa parlassi, quindi ho smesso di comunicare per esasperazione. :°Z
    friedenNemo
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    @Eirene

    le mie oponiono sull'intelligenza sono estreme, e credo sfiorinonla follia. Sostanzialmente credo che l'intelligenza non sia misurabile.

    Ma, ponevo il caso di un figlio adolescente dalla mente molto brillante (su vari aspetti, quindi maggiore intelligenza ed abilità sociale/capacità di pensiero astratto/maggiore comprensione dei meccanismi logici e così via), e del suo rapporto sentimentale (amore) verso la madre meno dotata (abile).

    Pensa che è stata proprio la tua discussione a tirar fuori il coraggio di affrontare questo dubbio.
    Mi riferisco a madre anaffettiva.

    Questo pensiero mi viene dal fatto che spesso mio figlio mi coinvolge in discussioni che sono fuori dalla mia portata. Nel senso che sento in lui un'evidente superiorità. E la mia sensazione è di dispiacere nel non riuscire a soddisfare in modo adeguatamente costruttivo un dialogo con lui.
    Intendiamoci, ne sono affascinata e con lui ritrovo il piacere del confronto, finalmente qualcuno con cui poter dialogare per ore senza sbadigli o distrazioni.
    Ma egli ne sa' veramente molto più di me. È instancabile nei ragionamenti e riesco a stargli dietro. Ma sento l'inadeguatezza nel non riuscire ad essere una madre preparata che può insegnare.
    Quando dialoghiamo il padre se ne va' esasperato (come se rifiutasse) e mio figlio lo guarda sconsolato e quasi con compartimento. Tra di loro non vi è dialogo per mancanza di argomenti. Tant'è che il padre ha una resistenza minore (20/30 minuti e poi si distrae o svaga).

    La mia sensazione è che per mio figlio l'amore sia collegato alla possibilità di dialogare e di poter condividere esperienze intellettuali.
    Ora, questo mi sprona a non fermarmi e ad alimentare in modo continuo la curiosità e l'umiltà.

    Ma la domanda è quando nella discussione (discussione come confronto e dialogo) emerge la mia inferiorità, egli mi vuol bene?

    Ecco, riesco ad accettare la disistima del mondo, ma se penso a mio figlio che non mi apprezza, mi cade il mondo in testa.

    Vedi, @WBorg tu scrivi di amore biologico per tua madre. Ma vi è un amore che è per la mente di una persona. Quindi, tu verso i tuoi genitori o meglio tua madre, senti malgrado abbia limiti anche un amore di comprensione? Come una tenerezza interiore per lei?

    Ho una madre, ed ho avuto un padre. Un padre forse troppo intelligente, ma sento di averli amati entrambi malgrado i loro limiti e malgrado le privazioni a cui mi hanno sottoposto.
    Per la scelta di un padre, la scelta è stata di tipo intellettivo (ovvero l'uomo che mostrava migliori capacità in campi in cui sono carente), nella scelta sentimentale non mi interesso alla sua intelligenza, anzi, in alcuni aspetti i limiti, mi suscitano tenerezza, simpatia e curiosità.
    EireneWBorg_AndatoAJDaisyNemo
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,182
    @poke io penso che tu figlio ti ami e ti apprezzi (d'altra parte, sei quella che riesce a seguire i suoi discorsi, anche se poi avverti un limite). Poi però considera sempre che è adolescente, un adolescente brillante, dunque si e ti mette alla prova e i genitori perdono sempre in qualche modo. Non significa che non ti ami.
    WBorg_AndatofriedenAJDaisyAntonius_BlockFenice2016Nemomandragola77
  • MarkovMarkov Pilastro
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 8,993
    Con me il problema non si è posto dato che i miei genitori sono messi bene. Forse però un po' troppo NT e certe incomprensioni non sono mancate nei miei primi 10 anni.
    Post edited by Markov on
  • EireneEirene SymbolVeterano Pro
    Pubblicazioni: 500
    @poke grazie per gli spunti di riflessione. Penso di aver capito che logica stai seguendo, se è così ho il tuo stesso dubbio e mi pesa: sono io che razionalizzando non riesco a cogliere l'affetto della mamma o è davvero sbagliata la relazione? Non riesco a venirne a capo.

    Di recente mamma mi ha detto che si sente inadeguata nei miei confronti. Mi sono chiesta: è un ricatto emotivo o una resa incondizionata? Non ho elementi per riuscire a decidere. Io sento che la relazione non funziona e sto male per questo. Le voglio bene? Se me l'avessi chiesto da adolescente avrei detto di no, adesso sto imparando, ma che sia in buona fede o meno, continua a ferirmi. :°Z

    Applicando il discorso alla tua domanda, la mia opinione è che se il rapporto non funziona, se ne accorgono entrambe le parti in causa. Quindi se secondo te il tuo rapporto con tuo figlio funziona è perché funziona. Di più non saprei dirti, ma se un giorno trovi una risposta magari può essere utile anche a me, quindi faccio il tifo per te. :°D
    WBorg_Andato
  • auroraborealisauroraborealis Veterano
    Pubblicazioni: 828
    Tutto quel che hai scritto mi ha colpito perché ho rivisto molte scene della mia adolescenza. In particolare il rapporto che hai descritto con i genitori in un modo parzialmente diverso l'ho vissuto e lo vivo.
    Posso dirti da subito che il fatto che una madre sia meno dotata di un figlio con qi alto non può essere motivo che neghi l'amore che il figlio ha per lei. Te lo posso dire senza alcun dubbio perché non vi può essere alcun ragionamento razionalmente valido che possa giustificare un simile comportamento.
    Un ND fa spesso (sempre) fatica nel capire gli argomenti che può trattare con le singole persone e in determinate situazioni.
    Tutte le volte che sbaglia, quindi, posso assicurarti (limitatamente a queste situazioni) che non lo fa per marcare la propria superiorità ma perché -appunto- ha sbagliato. E quando accade ciò può addirittura sentirsi tutt'altro che superiore, probabilmente inadeguato. Inadeguato a diagolare anche con chi conosce meglio.
    Ma l'amore è qualcos'altro, non ritengo possa esser in alcun modo collegato.
    Infine, il fatto che ti coinvolga spesso nelle sue discussioni è perché -secondo me- ti stima e sa che può parlare con te; dubito che continui a discutere con te se non ti volesse bene. Almeno per me è così.
    Riguardo alla domanda sull'autoesclusione preferisco non rispondere perché il discorso sarebbe troppo ampio.
  • friedenfrieden Andato
    Pubblicazioni: 1,387
    @poke, il tuo discorso mi riguarda tantissimo. Mia figlia in base ad un recente test ha avuto un punteggio di 129 ed il suo psicologo le ha detto chiaramente che lei è il terzo adolescente in 15 anni di attività (lavora per l'ussl nel centro di valutazione dei problemi evolutivi) che riveli tali doti cognitive. A me personalmente non serviva il test perché l'ho sempre visto da anni che era dotata di abilità particolari. Non studia un bel nulla, legge e sta attenta e prende bei voti nel liceo più difficile della mia città. Già a 11 anni mi spiegava la geometria come se mi stesse parlando di una questione banale...mi sono sempre sentita una capra ignorante nei suoi confronti nonostante la mia brillante laurea. Me lo dice sempre per scherzo e non, Però il nostro rapporto si basa più su quel dialogare ed imparare reciprocamente l'una dall'altra. E' un affetto sconfinato nonostante io sia cosciente delle sue doti. Però so di averne altre diverse dalle sue e quindi non mi svaluto perchè vorrei che mia figlia capisse che si può parlare anche con chi è "cognitivamente inferiore", insomma è bene abituarsi a trattare con tutti per la loro umanità a prescindere del Q.I.
    auroraborealisFenice2016
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    @Eirene
    Vedi, il tuo post mi ha tanto colpito. In quanto figlia e madre.
    Come figlia in quanto ho avuto un padre che non sapeva o forse non poteva esprimere affetto (di sé stesso affermata io voglio bene a modo mio), come madre in quanto non riesco ad immaginare amore più grande ed incondizionato di una madre verso un figlio. Quindi comparando i pensieri, mi viene da immaginare che si abbiano differenze tra necessità e offerta di amore. E forse a volte non sono allineate.
    Ora, per alcuni genitori l'affetto si dimostra con attenzioni che nutrono la parte sociale in altri, e mi vengono in mente altri post, quando si alimenta la sete di conoscenza.
    Non è facile modificare la nostra natura e capire con quale figlio dare affetto fisico forse più vicino al sentire nt, o un amore che si esprime prevalentemente con l'intelletto.
    La mia sensazione è che i limiti del genitore possano creare quel non sentirsi amati.
    In un certo senso si sbaglia sempre, anche perché i figli fortunatamente cambiano e mutano le loro richieste.

    Io sono scettica nel suddividere strettamente i nt e nd, e quindi a delineare in modo esatto le esigenze di un figlio. Credo che le nostre diacussioni siano legate.
    Eirene
  • AJDaisyAJDaisy Pilastro
    Pubblicazioni: 10,490
    Quel che dici è straordinariamente accomunabile a quanto accadeva ed accade con i miei genitori.
    Amore... Ho più perplessità nei confronti di questa parola, rispetto a quanta ne abbia nei confronti della parola intelligenza (che penso a mia volta sia difficilmente misurabile nella sua completezza); diciamo che posso utilizzare questa parola nei confronti di mia figlia; esiste probabilmente quasi sempre amore in direzione genitore-figlio.
    Il sentimento che provo nei confronti dei miei genitori esiste, anche se culturalmente ed a livello di "brillantezza" mentale, posso supporre ci sia un certo distacco (in realtà mio padre mi è molto simile, è più l'aspetto culturale, l'apertura nei confronti della vita ad averlo limitato in certi ambiti, a prescindere dai problemi attuali; mia madre è molto aperta, è centroitalica, ma non ha le stesse capacità logiche).
    I sentimenti possono prescindere dall'aspetto intellettivo e culturale; loro mi hanno dato molto, secondo le loro possibilità e questo mi basta.
    WBorg_AndatofriedenFenice2016
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