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Esclusione

Alcune persone, a prescindere dall'essere nt o nd, vivono in uno stato di esclusione. Come cittidini di un universo, che li rende apolidi, ovunque essi siano.
Quando sei bambino questa situazione, si subisce con il bullismo. Quando rientri in una qualche categoria, con l'emarginazione. Quando diventi adulto, se lavori, con il mobbing.
Sembra essere insito nell'uomo, la tendenza a fare branco, per escludere.
Ed io spesso mi sono domandata, ma se le persone escluse si ricinoscessero tra loro, e si amalgamassero, avrebbero una tendenza includente o avrebbero anche loro la tendenza a creare nuove esclusioni.

Un mio conoscente mi raccontava, che spesso provava a fare amicizia con i bullizzati, ma che questi, appena si sentivano meno insicuri, facevano gruppo con il branco, per escluderlo.
Io dissentivo, in quanto ho la tendenza a vedere il meglio delle persone.
E nel mio ipotetico mondo ideale, immagivano e creavo situazioni includenti. In cui le differenze sono in tutti, ed è nell'inclusione anche dei diversi tra loro, nuova origine di arricchimento personale. Non eacludendo neanche gli appartenenti al branco stesso.
Ma oggi, ho avuto conferma che quel mio conoscente, aveva ragione.
E quindi, sono di fronte ad un bivio.

Rinnegare l'idea, che non si debba MAI escludere. Ed amalgamarsi al branco, individuando il più forte e rifarsi sul debole o fragile del momento.

Continuare a credere in una umanità intelligente (laddove non esiste solo un qi a misurarlo, ma dove la si misura con la gioia che si riesce a donare al prossimo). Pagando però il prezzo, di esclusione quando dagli esclusi che fanno gruppo tra di loro.
Da cui scaturiscono altre domande.
rondinella61MariAlberiFenice2016auroraborealisLudoSirAlphaexaSophiaKaliaSolitairemarco3882Pavely
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Commenti

  • DomitillaDomitilla Senatore
    Pubblicazioni: 2,960
    Mi sono fatta una teoria.
    L'essere umano è un animale da branco, per sopravvivere si raduna.
    Ogni parte (persona che compone il gruppo) deve provvedere al tutto (l'insieme delle persone) e il tutto deve provvedere alle parti.
    In questo modo il sistema funziona.
    Se nel gruppo c'è un elemento che non funziona e/o danneggia il gruppo, per la sopravvivenza dello stesso e delle parti, va escluso (o corretto in modo che diventi funzionale).
    Sembra un discorso immorale, ma è ciò che vedo nella pratica.

    Gli esclusi possono fare gruppo?
    Bella domanda, non so rispondere.
    Dipende dal motivo per cui sono stati esclusi, probabilmente.
    E se ci riescono, pure loro saranno costretti ad escludere, perché il meccanismo è così che funziona.
    auroraborealisAntonius_BlockSophiafriedenmarielrondinella61Ale00
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Perfetto, probabilmente @domitilla non è etico (per come secondo il mio codice) ma è morale.
    E comunque è una analisi che quadra.
    Sul fatto che il meccanismo funziona così è constatabile.
    Ma da leggermente dislessica, posso affermare che non sia l'unico modo con cui possa funzionare.
    Però mi è utile, in quanto sto provvedendo a rimodulare i miei codici.
    Grazie.
  • SophiaSophia SymbolSenatore
    modificato October 2016 Pubblicazioni: 5,902
    @poke la mia esperienza è stata duplice. Ma prendi quello che ti dico con le pinze. Oggi non riesco a spiegarmi bene. Mi succede spesso quando piove.

    Ė necessaria una premessa. Mai del tutto esclusa dai gruppi soprattutto in passato, fondamentalmente perché avevo cose da condividere, ed ero brava nelle attività.

    E poi riconosco di essere sempre stata un tantino dispotica ed esuberante, oltre che chiacchierina saputella oltremisura;
    la tipa che parla pure con i sassi purché si possa autogratificare e scaricare attraverso le cose che le piacciono. Ovviamente fatto in contesti scolastici può dare i suoi frutti.

    Quando lo fai in contesti in cui ė richiesto sei salva. Ed io ho girato spesso in contesti adatti.

    Ovviamente ho sempre approcciato gente particolare venendo da una famiglia aspiefriendly e fatta di artisti.

    Tornando a quello che chiedi. Se si incontrano gli esclusi o i diversi credo sia meglio; perche ci si riconosce, e ci sono ottime possibilita che si possa compiere la tua idea.

    Io per esempio ci credo molto in spazioaserger riferito a questo. Mi piacerebbe diventasse un luogo di inclusione vera.

    Io ho iniziato ad avere problemi veri, soprattutto quando ho pensato fosse giusto uniformarsi, omologarsi per essere tutti più o meno uguali. E l'ho fatto per essere un buon esempio, cosa molto apprezzata ovunque.

    Diciamo che mi ha costretto il lavoro in particolar modo ed il mio ruolo, oltre che il mio essere che non mi permette di fare le cose a metà. Ma ho penalizzato le mie esigenze e me stessa.

    Oggi vivo più o meno isolata a parte il lavoro.

    Le poche persone che vedo raramente sono simili a me e questo aiuta non poco.


    @poke non sono convinta di averti risposto.



    Antonius_Blockmarco3882frieden
    Post edited by Sophia on
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
  • CorocottasCorocottas Pilastro
    Pubblicazioni: 1,267
    Come @lollina anche io credo molto in questo forum in questo senso. Nella vita mi sono sempre comportato così, ovvero, ho sempre frequentato ''esclusi'', non solo nel senso di ex bullizzati ma proprio persone appartenenti a gruppi verso i quali ci sono dei pregiudizi. Da sempre mi sono circondato di zingari, nordafricani, gay, bisessuali, ragazze ''sessualmente molto disinibite'' eccetera. Un'umanità varia ma che, proprio perché ha sperimentato il pregiudizio, credo dimostri più libertà di pensiero e più capacità di mettersi in discussione. In fondo ho notato che sono queste le persone con cui puoi parlare anche d'altro fuorché di calcio, TV e gossip, e a me interessa questo, parlare di cose sempre nuove con la gente, per trasmettere e apprendere. I rapporti ''sterili'', superficiali, non mi interessano e non sono per me. A volte mi lamento di non essere ''abbastanza superficiale'' anch'io, ma in fondo se ho le persone che mi fanno stare bene, a che serve lamentarsi?
    EstherDonnellySophiamarielmarco3882
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Poniamo un caso
    Un gruppo di alunni 20. Si creano amicizie, ma un gruppetto di 3, viene esplicitamente escluso da ogni festa.
    I 17 alunni creano tra di loro un gruppo saldo, a scapito di 3 ragazzi che subiscono da questi angherie ed umiliazioni.
    Uno dei 17 ragazzi (x) in una riunione contro il bullismo si ravvede.
    Alla sua festa di compleanno invita tutti.
    I 3 esclusi ed i 16 si conoscono e iniziano a fare gruppo.
    Ora mi domando, il ragazzo x, rischia di essere bullizzato dai 3 ragazzi ex esclusi? In quanto è insito nell'uomo la creazione di gerarchie? E peggio di rifarsi sempre su qualcuno da bullizzare o da escludere?
    Quindi, dietro ogni atteggiamento escludente quanto è possibile che si nasconda solo il timore di essere fuori?
    Ed in funzione di questo, perché educare i figli e sé stessi ad includere, se il rischio è, una volta aperte le porte, di ritrovarsi fuori?




  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,182
    Quello che diceva in tuo conoscente, è vero, ma non assoluto.
    Io ho notato questo: alcune persone bullizzate, introiettano. "Mi bullizzano perché sono così. Ed essere così, é male" (dove "così" può essere qualcunque cosa). Dunque pensano che in fondo, gli altri abbiano ragione. A volte é proprio tramite la denigrazione di un terzo bullizzato che queste persone riescono a trovare qualcosa in comune coi bulli, dunque accedere al gruppo. A volte, la paura di essere nuovamente bullizati se solidali con un bullizzato, li porta ad agire da bulli a loro volta.
    Ma non é sempre così. Dipende da come il bullizzato recepisce se stesso. Dipende dal livello di indipendenza psicologica dagli altri.
    D'altra parte, un'amicizia non può funzionare nemmeno su basi flebili come l'essere entrambi presi di mira, dunque non é detto che i bullizzati facciano grupoo tra loro.
    Io credo esistano persone che non sono naturalmente portate per sentirsi parte di qualcosa di esterno a se stessi.
    rondinella61DomitillaAndato_ 53
  • Antonius_BlockAntonius_Block Pilastro
    Pubblicazioni: 3,524
    Newton ha detto:


    Io credo esistano persone che non sono naturalmente portate per sentirsi parte di qualcosa di esterno a se stessi.

    Concordo assolutamente.

    Sophiarondinella61Valentamandragola77marco3882
  • fattore_afattore_a Colonna
    modificato October 2016 Pubblicazioni: 2,187
    L'esempio di @poke mi ricorda un episodio realmente accaduto. In attesa dell'inizio della lezione, all'iniversità, una collega, che si dava sempre da fare nelle PR per le feste, girava tra tutti i banchi per invitarci alla serata di fine corso. Si stava avvicinando a me e sentivo il programma e vedevo il cartoncino colorato con l'invito.
    Arrivava a me e andava oltre. Eppure in quel periodo ero rappresentante degli studenti, ero uscito anche sui giornali e non eravamo matricole al primo anno.
    Non ci sarei comunque andato a quella serata ma mi sono sentito realmente escluso.
    A quella ragazza, successivamente, ho negato il saluto, bloccata su facebook e ignorata con arroganza quando per strada promuoveva altri eventi.

    Tornando in topic, l'escluso può percepire che gli altri abbiano pietà per lui e gli stanno vicino.

    Quando l'escluso riesce a entrare nel gruppo? Quando si conforma a loro: gli piace il calcio, i gruppi rock, si droga, beve o altro.
    Quando non riuscirà a entrare nel gruppo? Quando non si conforma: si veste in modo dimesso, non ha il cellulare, non bestemmia, non beve o altro.

    Nei gruppi sociali c'è conformismo.

    In alcuni casi l'escluso è avvicinato perché lui sarà disposto a fare molto pur di non essere più escluso: farà da autista, presterà soldi, farà favori, sarà oggetto di scherzi così che il leader del gruppo farà bella figura. In questi casi, è giusto che l'escluso si accorga che è meglio soli che male accompagnati.
    rondinella61friedenSophiamarco3882
    Post edited by fattore_a on
  • pokepoke Andato
    Pubblicazioni: 1,721
    Antonius_Block ha detto:

    Newton ha detto:


    Io credo esistano persone che non sono naturalmente portate per sentirsi parte di qualcosa di esterno a se stessi.

    Concordo assolutamente.

    :)
    Beh, su questo sono assolutamente d'accordo. Sono per persone che definisco individualiste, di cui indubbiamente faccio parte. .. pur discostandomene (tanto per esser coerente), su alcuni punti.
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,182
    poke ha detto:

    Poniamo un caso
    Un gruppo di alunni 20. Si creano amicizie, ma un gruppetto di 3, viene esplicitamente escluso da ogni festa.
    I 17 alunni creano tra di loro un gruppo saldo, a scapito di 3 ragazzi che subiscono da questi angherie ed umiliazioni.
    Uno dei 17 ragazzi (x) in una riunione contro il bullismo si ravvede.
    Alla sua festa di compleanno invita tutti.
    I 3 esclusi ed i 16 si conoscono e iniziano a fare gruppo.
    Ora mi domando, il ragazzo x, rischia di essere bullizzato dai 3 ragazzi ex esclusi? In quanto è insito nell'uomo la creazione di gerarchie? E peggio di rifarsi sempre su qualcuno da bullizzare o da escludere?
    Quindi, dietro ogni atteggiamento escludente quanto è possibile che si nasconda solo il timore di essere fuori?
    Ed in funzione di questo, perché educare i figli e sé stessi ad includere, se il rischio è, una volta aperte le porte, di ritrovarsi fuori?



    Io credo di no. Il ragazzo che si ravvede e che invita i 3 bullizzati, faceva già parte del gruppo maggioritario. I tre nuovi inclusi, probabilmente si omologheranno alle dinamiche del gruppo, e non andranno contro qualcuno incluso già in precedenza. Inoltre è proprio grazie a quel ragazzo che i tre vengono invitati alla festa, è più facile che mostrino gratitudine.
    DomitillaAntonius_Block
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