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Il dolore degli altri

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Commenti

  • alfabetaalfabeta Neofita
    Pubblicazioni: 1
    Pavely ha detto:

    Secondo me, il principio è abbastanza semplice.

    Per spiegarlo, faccio un esempio.

    Accade che la mia compagna ed io guardiamo il telegiornale.

    E nel telegiornale, spesso, danno notizie 'drammatiche'. La mia compagna arriva a piangere. Io dico (e spesso) commenti fuori luogo.

    Effettivamente: se vedo qualcuno stare male, se entro in un ospedale, se una persona mi racconta un suo dramma, provo emozioni drammatiche? Piango?

    Non è mai successo.

    Attenzione: se so che una persona ha bisogno di qualcosa perché sta male, mi attivo per darle un aiuto concreto. Penso che agire, sia necessario.

    Ma piangere e basta, provare tristezza, emozionarmi davanti alla sofferenza: non ci riesco. Tento così: se ti una persona sta male, provo semplicemente ansia.

    Rifletto su questo: provo ansia non perché la persona che mi è accanto sta male. Provo ansia perché STO FERMO SENZA FARE NULLA. Perché sento il bisogno di dare un aiuto concreto.

    L'immagine di persone che piangono e basta senza agire, mi provoca uno stress enorme. E se mi fermo su questa parte del mio pensiero, capisco che piango vedendo i Vigili del fuoco agire. Piango, vedendo all'azione gli infermieri del 118 sull'autoambulanza. Piango, vedendo gli atti di eroismo.

    Cosa accade: accade che tu, @enrichetta68 non hai coinvolto tuo figlio nel darti un aiuto concreto. E' giovane, ha quasi 15 anni, e ti sei dispiaciuta che lui non abbia dimostrato calore verso di te. Ma in verità: poteva essere un "eroe" verso di te? No. Essendo Asperger, molto probabilmente, non vi fidate di lui, non gli date responsabilità, non gli affidate l'azione.

    E' una cosa che osservavo in una precedente discussione: ai ragazzi Asperger vengono affidate semplici 'routine' domestiche: tipo innaffiare i fiori, apparecchiare, sparecchiare, portare a spasso il cane e basta.

    Di più, per molti Nt, non sarebbe saggio.

    §

    Nei fatti: io sono ASSOLUTAMENTE CERTO che l'Asperger sia una "Sindrome dell'amministratore o dell'eroe".

    Cioè: un Asperger è una persona a cui affidare - per definizione - qualsiasi responsabilità. SE RISCHIASSI LA VITA E DOVESSI SCEGLIERE TRA UN NT E UN ASPERGER IO SCEGLIEREI SEMPRE L'ASPERGER.

    Ciò che rende 'disfunzionale' l'autismo è, appunto, il legame responsabilità-stress-crisi. Una triade a cui tutti gli autistici tendono in modo disperato e che nessun Nt rispetta. Agli autistici viene affidato poco o nulla.

    §

    Tu, all'Ospedale, non hai affidato la tua vita in mano di tuo figlio.

    Lui, non provando l'emozione dell'eroismo, è 'freddo'.

    Ripetiamo il punto: se una persona è in difficoltà, c'è bisogno di persone autistiche 'funzionali'.

    Un autistico, ad esempio, può essere uno STRAORDINARIO CHIRURGO.

    Un chirurgo cosa fa? Piange se un paziente muore? Se entra in un reparto e vede tante persone stare male... prova angoscia? Di per sé, no. C'è, nella Chirurgia, un qualcosa di autistico.

    §

    Ciò che sto tentando di dirti è questo: tuo figlio ti ama.

    Pure: gli autistici dimostrano l'amore nell'azione.

    Ad esempio: un autistico dimostra l'amore cucinando per la persona amata.
    Lo dimostra dando sempre un aiuto concreto.
    Lo dimostra sacrificandosi.

    A patto che ciò che chiediamo ad un autistico non sia una stupida 'routine domestica' ma un vero e proprio atto di affidamento.

    §

    Questo non significa, però, che i neurotipici possano rinunciare alla loro natura. I neurotipici hanno bisogno di coccole, di affetto, di presenza, di calore.

    Di ORE passate a non fare niente, a parlare solo.

    Di abbracci. Di gesti pieni d'affetto. Di essere solo presenti, stare seduti a tavola. Senza fare nulla, spesso solo parlando.

    Il massimo della neurotipicità si rivela nell'ascolto. Spesso, i neurotipici si 'sfogano' e vogliono solo essere ascoltati e vogliono che l'altra persona non dica nulla, non faccia nulla, ma stia li. In silenzio. Senza fare un accidente di nulla.

    Per un autistico, questa richiesta è come ricevere un colpo di spranga in testa, tale da spaccare le ossa e far uscire il sangue.

    Difficilmente, però, un Nt comprende a pieno la cosa.

    §

    Ascolto.

    Chi è un autistico adulto (cioè ha passato i 30 anni) ci riesce.

    Ma da un autistico adolescente, davvero, non mi aspetto che passi ore a stare fermo ad ascoltare gli sfoghi di una persona senza agire.

    Non è naturale.

    §

    Riassumendo: secondo il mio punto di vista, ciò che ti fa soffrire è che tuo figlio non ti ascolti.

    Pure, sento, dentro di me, sia il suo amore, sia il tuo.


    Sono assolutamente d'accordo con la tua descrizione delle reazioni.
    Conosco un asperger non diagnosticato, e so per certo che questi atteggiamenti vengono fraintesi ed interpretati come scarsa partecipazione.
    La forte ansia che la assale di fronte a certe situazioni credo sia soprattutto dovuta all'incapacità di comprendere molti sentimenti e quindi di reagire in modo appropriato.
    Entrambi i suoi genitori hanno tratti autistici, molto forti nella madre: alla nascita della sorella che piangeva molto ho assistito a scene tragiche e violente che hanno poi portato ad una rottura temporanea tra i due. Questi non sapevano fare altro che affidarla alla bambina di soli 6 anni, anche di notte, seppur questa all'epoca fosse sospetta autistica.
    Per non sentirla piangere una notte le ha messo un cuscino sulla faccia: hanno reagito con maltrattamenti, colpevolizzandola per anni fino a che a distanza di 20 anni lei ha tentato il suicidio, dopo gravi episodi di tossicodipendenza.
    Credo che la maggior colpa sia stata della scuola, che ha scambiato i suoi comportamenti per eccentri, visto che pur essendo impacciata era bravissima in tutte le materie.
    Gli assistenti sociali non sono mai intervenuti, dato l'importanza della sua famiglia:
    Ho assistito persino a bullismo pesante e molestie sessuali nei suoi confronti, ma non sono stata creduta e quindi ho smesso di denunciare.
    Ancora oggi quando la incontro, mentre cammina contando a mente chissà cosa, mi sento male per non essere stata in grado di fare nulla.
    Alle volte vorrei parlarle, ma ho paura di ferirla ulteriormente, visto che dopo la tragedia si è chiusa molto di più in se stessa.
    Avete qualche consiglio?


    rondinella61Fenice2016LudoMononokeHime
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 3,900
    Quello che mi da' fastidio e' sentir dire: " cosa ci sto a fare, tanto non posso farci niente"

    Sia per il malessere fisico che quello psicologico.

    Logicamente e' vero, ma la PRESENZA?

    Presenza fisica, non al telefono o per sms.

    Anche per accompagnare un malato terminale non puoi fare niente, ma il tuo dovere e' ESSERCI.
    Parlo per i familiari stretti.

    Ho litigato con mia figlia " neurotipica" ( a chiacchiere) per questo.

    Mi piace piu' mio figlio che gira attorno senza dire nulla.

    Non ci sono questioni di logica, tu non stai vicino per fare, tu stai vicino e basta.
    rondinella61SirAlphaexaSophiaGecoEirene
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
  • giovannagiovanna Colonna
    modificato November 2016 Pubblicazioni: 3,900
    Pero' aggiungo che anche spiegandolo, nessuno in famiglia ha capito le mie parole.
    Tutti pensano che il telefonino risolva tutto.

    Lo pensava anche il mio analista, ma almeno lui si capiva, era lavoro, e poi lui lavorava sulla presenza/ assenza, che e' indispensabile, cioe' se tu inglobi una persona, non ti manchera' mai.

    Ma non funziona sempre, ci sono circostanze in cui devi sentire che c' e' bisogno di te, e purtroppo lo devi sentire, non si puo' insegnare.



    Puoi dire: " Non ho bisogno", ma devi dirti interiormente" credo ci sia bisogno di me"

    Ctedo vi sia implicato un discorso di crescita e difese personali.

    Il dolore altrui fa male.
    Fa male a vedersi, fa male a sentirsi.

    rondinella61
    Post edited by giovanna on
    Sono quella che ha creduto sempre che fosse la chioma di un albero al tramonto e invece era un orso
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