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Il dolore degli altri

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Commenti

  • enrichetta68enrichetta68 Membro Pro
    Pubblicazioni: 155
    @Pavely ti ringrazio per la risposta e per i suggerimenti. E' vero, Japi quando può "fare l'eroe ", fare una buona azione concreta è contento. Non a caso quando è con gli scout è sempre in prima linea nell'assumersi i lavori più pesanti. Ed è soddisfatto.
    Per quanto riguarda il rapporto con me, l'avevo già capito da tempo che non è nei suoi schemi provare a dare conforto. Non mi offendo o soffro per questo, io lo amo incondizionatamente per come è. Non mi offendo se non mi fa gli auguri per il compleanno o se non mi aiuta senza che io glielo chieda. Ma se lo coinvolgo in aspetti pratici, come il trasporto del divano una settimana fa, è ben contento di aiutare.
    Ma mi interessa sentire altre esperienze e soprattutto il punto di vista di chi è dentro lo spettro. Per mi è importante esserci per Japi e per farlo sento il bisogno, per quanto possibile, di mettermi nei suoi panni.
  • enrichetta68enrichetta68 Membro Pro
    Pubblicazioni: 155
    @Pavely ancora una postilla: io non soffro per come Jacopo si comporta con me. Ma provo a capire come lo vedrebbero gli altri (e forse qui sbaglio) per evitare a lui delle sofferenze.
  • enrichetta68enrichetta68 Membro Pro
    Pubblicazioni: 155
    @SirAlphaexa grazie per aver condiviso la tua esperienza. Per me è importante capire chi è come il mio ragazzone.
    SirAlphaexa
  • NewtonNewton Pilastro
    Pubblicazioni: 5,317
    Vorrei ringraziare @pavely per il suo post illuminante. Quando ho letto questa discussione mi sono sentita in difficoltà perché questo è un mio punto critico e faccio fatica a distinguere i miei sentimenti.
    enrichetta68
  • manu_asocialemanu_asociale Veterano Pro
    Pubblicazioni: 777
    io me lo devo segnare nel block notes di whatsapp o su quello di facebook che c'è in programma un'evento particolare (esami in facoltà, intervento, esami medici, ecc) per una persona a cui tengo, altrimenti non mi ricordo..... e chiaramente per me è sottinteso che il promemoria non è solo per avere il pensiero di quello che ha fatto quella persona ma per mandargli un messaggino e sapere com'è andata..... so che ci tiene.... e così me lo segno fra le cose da fare....
    whatsername84enrichetta68
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,751
    @Pavely concordo con quanto hai detto. Aggiungo, solo per correttezza, che non sono così tutti gli Asperger, ce ne sono che hanno reazioni normali di fronte al dolore o, più spesso, esagerate (tipo crisi isterica). In generale però è vero quanto dice Pavely.

    Io personalmente posso dire che dallo "sconforto" per le mie scarse manifestazioni di affetto, nel tempo è nata fiducia, fiducia nel fatto che nella situazione di sconforto generale, ci sta wolfgang su cui fare affidamento, che rimane lucido e fa quello che va fatto. Anche io come Pavel non piango davanti alla sofferenza. La sofferenza mi procura ansia e poi rabbia se sono obbligato all'inattività, non mi procura tristezza. L'eroismo mi procura commozione (mia moglie dice che ho la "sindrome dell'Eroe" o la "sindrome del Martire" a seconda di quanto voglia andarci pesante :D ).

    Ho imparato nel tempo e con molta fatica ad ascoltare, tuttavia non è facile e non viene naturale. Anche li tuttavia ascolto per capire come aiutare al meglio la persona, ascoltare tanto per ascoltare mi risulta emotivamente molto faticoso ed estenuante.

    Va considerato che per fortuna, sono cresciuto in una famiglia "Aspie Friendly" da questo punto di vista. Mia madre, insegnante, dice sempre che per lei "non fiori ma opere di bene" significa che la gente davanti alla difficoltà altrui deve agire per aiutare. Mio padre è un chirurgo..
    Pavelyrondinella61SirAlphaexaenrichetta68friedenMononokeHime
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • wolfgangwolfgang SymbolModeratore
    Pubblicazioni: 10,751
    Andando sul tecnico, possono esserci varie cause per una mancata risposta empatica:

    - la persona non legge il dolore dell'altro
    - la persona legge il dolore ma non lo comprende
    - la persona lo legge, lo comprende ma è bloccata dalle proprie emozioni a riguardo
    - la persona lo legge, lo comprende, regola le proprie emozioni ma non sa quale comportamento usare
    - la persona lo legge, lo comprende, regola le proprie emozioni, sa quale comportamento usare, ma usarlo farebbe stare troppo male lui
    - la persona lo legge, lo comprende, regola le proprie emozioni, sa quale comportamento usare, ma non gliene importa nulla dell'altro.

    Solitamente negli asperger può esserci qualsiasi delle prime, ma difficilmente l'ultima.
    Pavelywhatsername84rondinella61SirAlphaexaamigdalamandragola77AmelieKrigerinnemanu_asocialeWBorgEowyn
    Né scusa né accusa. Addestrare le competenze, insegnare valori, e-ducare l'Uomo dalla Bestia. La Natura non è una scusa.
  • Antonius_BlockAntonius_Block Pilastro
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 3,524
    Chiedere "come stai?" all'atto pratico che aiuto dà? Nessuno. Se eri in ospedale avevi già i dottori ad aiutarti. È solo small talks, inutile e noioso.

    Ora che mi ci fai pensare nemmeno io l'ho mai chiesto a mia madre dopo che l'hanno operata per un tumore (benigno).
    Sophiaamigdalaenrichetta68Elenaj
    Post edited by Antonius_Block on
  • PhoebePhoebe SymbolSenatore
    modificato September 2016 Pubblicazioni: 2,063
    Sì, succede anche a me, anche se da quando sono consapevole di questa cosa, cerco di limitarmi e informarmi sulle persone.

    Mi è stato fatto notare più volte dalla mia famiglia, mi dicevano che ero "menefreghista" o che non m'importava di niente, con il mio ex, prima della diagnosi, litigavamo per questo motivo. Ancora devo capire bene i motivi che mi spingono ad attuare tale comportamento.

    Probabilmente i motivi sono quelli della lista di @wolfgang e variano a seconda della situazione. 

    Credo poi di trovarmi a disagio nella situazione in cui gli altri mi parlano e mi dicono "come va" e io non so continuare la conversazione. Se qualcuno mi parla del suo dolore, di un suo problema, trovo difficile capire cosa fare. Dovrei confortare? Abbracciare? Consigliare? Si aspettano che ascolti e basta?

    Altre volte, so di dover chiedere "come va", ma qualcosa mi blocca. Come con mio padre, è stato male, vari interventi, per me è stato faticosissimo andare nel suo studio e chiedergli come stava, non so perché, forse avevo paura della risposta. Quando lui era in ospedale ho pensato non m'importasse niente, non sentivo niente, poi però inspiegabilmente stavo male, piangevo e non ne capivo il perché. Aggiungo che il massimo della mia dimostrazione d'affetto è stato portargli un bicchiere con del the freddo e quando sono andata in ospedale, dopo un'operazione molto rischiosa, è stato lui ad abbracciarmi stretto e quando sono andata via piangevo.  

    Recentemente è morto il marito della vicina di casa di mia madre e nonostante mia madre mi abbia ripetuto più volte di andare a dare le condoglianze, la mia reazione è stata quella di "non farmi vedere". Ma non so esattamente perché, tecnicamente so che cosa fare. Questa è una cosa che mi capita quando si ha a che fare con qualcosa di "grave". 




    rondinella61friedenEowynMononokeHime
    Post edited by Phoebe on
    Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev'essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.

    Frida
  • SophiaSophia SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 5,904
    Forse sembrerà anche brutto ma credo che di fondo invece ci possa essere poco interesse o anche nessun interesse per l'altro.

    Non so se queste parole riescano ad esprimere al meglio quello che vorrei dire.

    Credo fortemente che l'"assenza di reciprocità", tratto essenziale nello spettro, giochi invece il suo ruolo.

    Non bisogna infatti confondere l'interesse per le persone con l' interesse per le situazioni, per alcuni effetti delle nostre azioni, con l'accorarsi per le giuste cause, con il partecipare attivamente ma solo per il ruolo che si ricopre o per lobiettivo che si deve raggiungere.
    Il farsi invadere dalle emozioni della questione momentanea spesso non ė legato allemozione per l'altro.

    In chi ha più interazione con oggetti rispetto che con persone può succedere di manifestare accadimento e presenza ma la strada da cui parte tutto ciò non ė la stessa della compartecipazione.

    Se non fosse così si avrebbero meno problemi, meno disagio e più modo di integramento e inclusione.

    Lo spettatore come dice @Ariablu in un altro post è una giusta metafora.
    rondinella61whatsername84Pavelyariandata
    "Nulla esiste finché non ha un nome".
    Lorna Wing
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