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Paura di vivere

modificato January 2015 in Esplorare i sentimenti
Salve a tutti sono un ragazzo asperger iscritto da poco, e andando in giro per il forum non ho trovato nessun post (o forse mi è sfuggito) che parlasse particolarmente di questa specie di mostruosità psicologica che è la paura di vivere. O forse sarebbe meglio dire "terrore di esistere". Con questa espressione intendo la paura del rifiuto, della sofferenza, dell'abbandono, del dolore fisico, del confronto con gli altri, del giudizio, della morte ecc. ecc. Tutto questo inteso nel senso di paura insana che blocca la persona e gli fa vivere (come nel mio caso) una vita orribile che è in realtà una non-vita.

Volevo quindi chiedere: riguarda anche voi questa paura di vivere? Quanto vi condiziona? Siete riusciti a uscirne? Come? Cosa ha che fare con l'Asperger?
Post edited by yugen on
Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando
gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli. A un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.
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Commenti

  • DarwinDarwin SymbolColonna
    Pubblicazioni: 1,503
    Ciao Winston.
    Ha molto a che fare con l'Asperger.

    Non direi di avere una vita così condizionata da queste cose, ma non nascondo di avere a che fare con una discreta fobia sociale che mi porta a temere il giudizio altrui e ad evitare determinati contesti sociali, specialmente con sconosciuti. Mi imbarazza anche leggere un libro o bere acqua in treno con tutte le persone intorno che mi guardano. So che è una cosa irrazionale (forse) ma ho un livello di introversione molto alto e ciò si ripercuote anche sulla fobia sociale.
    Odio avere gente qualsiasi a pochi metri da me, specialmente se ci vado fisicamente a contatto.

    Ho anche paura del distacco, anche solo pensare di distaccarsi per esempio da un mio amico a cui tengo molto mi porta a deprimermi o a provare ansia. Certo, non è a un livello patologico.

    Quanto a dolore fisico non so se ne ho paura in modo maggiore rispetto agli altri, so solo che ho una sensibilità (sia fisica che psichica) più elevata della media e cerco di evitare qualunque forma di dolore fisico, anche lieve (sebbene alcune forme di dolore mi piacciano, ma non lo definirei neanche dolore).
    Mi è sempre stato fatto notare che ho una reazione al dolore esagerata.

    Paura della morte? Nah.... forse della sofferenza che la precede, ma non della morte in sé. In fondo non succede un bel nulla dopo la morte, perché dovrei avere paura di uno stato di quiete assoluta ed eterna?
    La curiosità è quasi sempre egoismo: in pochi si accorgono di quanto qualcosa funzioni in modo preciso ed efficiente, finché non smette di farlo.
  • Theda_BaraTheda_Bara Andato
    Pubblicazioni: 1,329
    "Chi ha avuto paura vede di più".

    (Werner Herzog)
    OT.
  • AdalgisaAdalgisa Andato
    modificato December 2014 Pubblicazioni: 1,793

    per la paura dell'abbandono ti capisco benissimo, mi succede quando (raramente) voglio bene tanto ma davvero tanto a qualcuno.

    la si supera dedicandosi ad attività che facciano sentire realizzati, nel senso letterale la realizzazione ti dà una prova del fatto che tu esisti e stai lasciando un'impronta nell'ambiente in cui vivi da quando l'ho capito sono molto più serena e ho un pò meno paura dell'abbandono.

    fidati che funziona

     

    del resto la mia "firma" è proprio una testimonianza di questa mia paura sono versi di Jovanotti che sento molto miei

    Post edited by Adalgisa on
    E' vero se è vero che è vero che..

    che mi fa impazzire se penso che le cose che ho toccato insieme a te debbano svanire...dimmi che non è, dimmi che non è tutta un'illusione...un'illusione"
  • Pubblicazioni: 32
    capisco i vostri punti di vista, ma non hanno quasi niente in comune con quello che intendo. Sto parlando di panico puro e irrazionale che scaturisce al solo pensiero di essere vivi. E' una cosa che non auguro a nessuno, e forse non è neanche tanto comune. Comincio a disperare
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  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 2,186
    Essere vivo non è vivere e per vivere non basta lasciar passare i giorni. Ci sono le domeniche che non si sa che odore abbia l'aria fuori di casa e ci sono altre giornate che sembrano domenica e queste giornate sono una stagione, quella estiva, quando non c'era scuola.

    La notte scorsa non riuscivo a dormire perché avevo paura che ci fosse una fuga di monossido di carbonio.

    A Capodanno tiro un sospiro di sollievo perché so che poteva andare peggio, ma se non è successo quest'anno allora può succedere quello che viene. Che cosa? Qualcosa di brutto e non voglio neanche pensarci.
  • EuniceEunice SymbolSenatore
    Pubblicazioni: 1,060
    @winstonsmith87, magari potresti provare a descriverci un po' più nel dettaglio questa tua sensazione, così riusciamo a capire di cosa parli.
    Del tipo, è paura di agire, di compiere delle scelte e delle eventuali conseguenze che ne scaturiranno? Ti senti sempre sotto tensione (a livello fisico intendo) e ogni più piccolo cambiamento ti fa sentire in pericolo? Oppure è paura degli altri e di come possono reagire con te?

    Oppure potresti provare a descriverci un caso concreto in cui hai sentito più forte questa paura (come ha fatto ora @fattore_a).

    Sto facendo delle ipotesi, perché non mi è semplice capire cosa intendi se non fai degli esempi concreti.

    Io per esempio mi sono resa conto di aver vissuto per più di vent'anni della mia vita nella costante paura del mondo solo quando, per la prima volta, ho smesso di provarla: non ero nella mia tana protetta e non mi sentivo più aggredita. Ma la mia era fondamentalmente paura degli altri e dei pericoli che vedevo come imminenti da tutte le parti.
  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    modificato December 2014 Pubblicazioni: 1,868
    Io ho paura della gente.
    L'ho realizzato da poco in realtà, ma credo che la mia più grossa paura sia questa. E credo che sia naturale per via del fatto che non ho ricevuto dei gran bei trattamenti dalle persone, a partire dalla mia famiglia. Uno specialista mi ha detto che spesso l'Asperger sviluppa dei comportamenti reattivi in seguito a situazione estreme che sperimenta e credo che la paura della gente sia il mio caso.
    Non do fiducia alla gente, mi aspetto sempre il peggio. Un vantaggio in effetti c'è perché non aspettandosi nulla di veramente positivo non si resta troppo delusi, ma allo stesso tempo non ci si può fidare di nessuno e non si può fare affidamento su nessuno. Ciò comporta il doversi sempre arrangiare da soli, in qualsiasi situazione, anche quando non è possibile e questo porta a bloccarsi in determinate condizioni.
    Post edited by Lycium_b on
  • DomenicoDomenico Andato
    Pubblicazioni: 3,935
    @winstonsmith87

    Non sono un esperto ma se devo basarmi sulla mia esperienza allora mi sembra che tu soffra di attacchi di panico. Ne ho sofferto anch'io in passato e ti posso dire che passavo decine di minuti sul letto tremando come un foglia al solo pensiero che ero vivo e che da un momento all'altro potevo non esserlo più anche senza motivo.

    Se è questo che senti tiposso dire che i momenti in cui hai paura di vivere sono i momenti in cui sei più vivo, attaccato alla vita: perchè il tuo corpo sta in attivazione fisiologica massima e perchè la tua consapevolezza è incentrata sul fatto che stai ancora vivendo e che non vuoi i torno a te tutte le cose che hai decritto (rifiuto, sofferenza, abbandono) che ti toglierebbero la vita. Mi sembra che il tuo desiderio è uscire dalla non-vita che descrivi per cominciare finalmente a respirare vita vera e uscire a goderti tutto ciò che la vita può offerti al massimo.

    Se ci ho azzeccato, fai respiri profondi, isolati dalle tue paure e cerca di fare meditazione e magari di chiedere un consulto specialistico. Non so se conosci l'inglese o lo spagnolo ma ti dedico una canzone che a me ispira molto: City Lights di William Pitt (1986). Buon ascolto e ricorda, la paura è solo un mezzo al servizio della tua sopravvivenza, non permetterle di controllarti come un burrattino, perchè c'è un mondo la fuori che ti aspetta :)



    Buona fortuna e domanda: chi è winstonsmith? :)
    Piuttosto che maledire il buio è meglio accendere una candela - Lao Tze
  • Pubblicazioni: 32
    Grazie del vostro interessamento, vi dirò che a mio modo di vedere è già molto aver ricevuto queste vostre risposte. Comunque nel concreto ho paura delle persone, ma è una paura che è come un meccanismo di difesa; quello che più mi terrorizza è il dolore dell'abbandono e del tradimento, e siccome ritengo per scontato il fatto che l'essere umano non sia una creatura immutabile nella sua essenza, il vero terrore è che chiunque con il quale io possa stabilire un "contatto" ad un certo punto possa stufarsi di me oppure voltarmi le spalle. Il vero dramma è che qualunque tipo di emozione rappresenta per me un grosso dispendio di energia psichica, dunque tutto ciò che si potrebbe definire "coinvolgimento emozionale con persona-umana" rappresenta una potenziale sofferenza. E non so cosa ne pensate voi, ma penso che desiderare la propria sofferenza sia una grave disfunzione patologica. Comunque: dato che credo non si possano stabilire relazioni che per definizione risultino immuni dalla sofferenza, risulta che la paura delle persone corrisponde dunque alla semplice paura della sofferenza.

    Non so se si capisce qualche cosa di quello che ho scritto, perdonate il linguaggio da professorino, ma è tardi e ho bevuto qualche birra.
    Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando
    gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli. A un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.
  • Lycium_bLycium_b Veterano Pro
    Pubblicazioni: 1,868
    Comunque: dato che credo non si possano stabilire relazioni che per definizione risultino immuni dalla sofferenza, risulta che la paura delle persone corrisponde dunque alla semplice paura della sofferenza.
    Io non ho paura della sofferenza in se, ma dell'essere danneggiata o inattivata dagli altri: in poche parole di ricevere danni irreversibili che mi rendano inabile o mi mettano in condizioni talmente arbitrarie da non poter più fare ciò che voglio e che debbo fare. Parlo quindi di gente che mi ha rovinato la vita letteralmente. Siccome non ho mai avuto esperienza di persone che invece mi abbiano dato apporti positivi, quindi di rapporti dove la sofferenza c'è, ma a fronte di un bilancio comunque in positivo (che è ciò che dovrebbe succedere), è naturale credo che io abbia fondamentalmente paura della gente e che preferisca starmene per conto mio, non avere relazioni, pur soffrendo la solitudine.
    Nel mio caso la mia è una situazione reattiva.
    Io non conosco la tua storia, ma dalle tue parole mi è sembrato che il tuo disagio nasca da te stesso, al di là di quella che può essere stata la tua esperienza, o forse sbaglio.
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