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I vostri genitori hanno mai capito che eravate "diversi" dal "normale"?

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Commenti

  • ct87ct87 Colonna
    Pubblicazioni: 2,956
    @fattore_a mi fai paura, molte scene che hai descritto sono uguali. Solo che io volevo farmi suora per non sposarmi e parlare al cielo
    Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 2,290
    @fattore_a mi fai paura, molte scene che hai descritto sono uguali. Solo che io volevo farmi suora per non sposarmi e parlare al cielo
    Tornando indietro, forse adesso starei meglio. Chissà
  • ct87ct87 Colonna
    Pubblicazioni: 2,956
    No. Suora no! Tanto la clausura la faccio comunque senza aver preso i voti
    Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza
  • vanessavanessa Colonna
    Pubblicazioni: 1,163
    Io da piccola volevo emigrare in Australia per non vedere più nessuno, il problema è che lo dicevo una volta pure alla maestra che fece chiamare i miei genitori, per il matrimonio ho risolto con la zittellaggine convinta, mia mamma voleva farsi suora da bambina, l'opzione allevatrice di canguri mi tenta ancora
  • EuniceEunice SymbolSenatore
    modificato October 2014 Pubblicazioni: 1,060
    Mio padre, essendo per molti versi simile a me, non credo che mi abbia mai percepita come troppo diversa, ma ha solo cercato di darmi, a modo suo, tutto quello di cui potevo avere bisogno. Nel senso che per lui tutti sono un po' alieni e pericolosi e quindi, bene o male, anch'io rientravo in questa alienità generale dell'ambiente, ma con in più l'affetto indiscusso che ha sempre avuto e ha per me.

    Mia madre mi ha raccontato ultimamente che sapeva che, in qualche modo, doveva stare attenta, che avevo bisogno di essere guardata sempre. Scorgeva perfettamente la parte di me che lei identificava con le caratteristiche più difficili della famiglia di mio padre e ha sempre cercato di essere presente e di agire in funzione di quello di cui potevo avere bisogno. Per spiegarmi questa cosa mi ha descritto il ricordo ancora nitidissimo che ha di me bambina, quando giocavo in cortile con gli altri bambini e lei mi guardava dal balcone: io che andavo in giro con un mantello in raso nero (fuori) e rosso (dentro) confezionato da mia zia per un costume da carnevale, ovviamente indossato per lungo tempo quando ormai carnevale era passato da un bel po'; io che montavo e rimontavo o associavo gli oggetti nei modi più assurdi; io che cercavo di giocare con gli altri ma non ci riuscivo o ci riuscivo in modi strani; io che proponevo agli altri giochi improbabili che venivano sistematicamente rifiutati. Insomma vedeva distintamente il mio modo strampalato di muovermi in mezzo agli altri. Tutt'ora conserva quel mantello nero e rosso (che anch'io ricordo benissimo perché è stato uno degli oggetti a cui tenevo di più e che più amavo) come una specie di simbolo, di promemoria di quello che ero da bambina e, in fondo, anche di quello che sono tutt'ora nella mia parte più profonda.

    Riguardo alla scuola, sono andata molto bene fino ad un certo punto, poi sono in qualche modo sopravvissuta (in realtà avevo grossi problemi a relazionarmi sia con i professori sia con i compagni di classe). Non avevo materie preferite perché in qualche modo tutto mi annoiava un po'. Preferivo leggere quello che mi interessava a casa, per i fatti miei. Cosa che in realtà mi è servita moltissimo quando sono arrivata all'università.
    Post edited by Eunice on
  • TheMittyTheMitty Membro
    Pubblicazioni: 75
    Credo che i miei abbiano sempre dato poco peso al fatto che fossi "particolare", anche perché fino alle elementari era una cosa che mi caratterizzava in modo positivo e non mi distinguevo quasi per niente dai miei coetanei.
    Quando sono arrivata alle medie e ho avuto così tanti problemi da smettere di andare a scuola -per un periodo- forse hanno iniziato a farsi due domande, ma non ne hanno mai parlato. Anzi, facevano di tutto pur di non ammettere che magari ero davvero un po' "diversa". Si arrabbiavano perché non parlavo mai, mi richiudevo in camera, non invitavo amici a casa, non ero cordiale durante le feste con i parenti e avevo sempre un'espressione "seccata" (che poi è la mia faccia neutra) perché pensavano che lo facessi volutamente per dar loro fastidio. 
    So che molti parenti e amici di famiglia hanno ipotizzato che in me ci fosse qualcosa che non andava e loro - mia madre in primis - si sono sempre mostrati stizziti, come se fosse un'idea assurda e offensiva.
    C'è da dire che negli anni peggiori (11-12-13) erano concentrati su mio fratello dava problemi molto più "rumorosi" di me, e che finché hanno potuto mi hanno sempre paragonato a mia sorella maggiore, convinti che io avrei fatto la sua stessa strada e che ne avrei avuto lo stesso carattere.
    Comunque parlandoci ora che sono un po' più adulta mi sono resa conto che per loro finché una persona è intelligente e va bene a scuola non può che essere normale, al massimo le piccole "stranezze" sono cose caratteriali. Quindi penso che se anche avessi avuto delle stereotipie, ossessioni gravi o altri disturbi le avrebbero ignorate convinti che fosse tutto regolare.

    A scuola studiavo molto argomenti che mi piacevano (di solito italiano, inglese) e seguivo il minimo indispensabile quelli che non mi piacevano (tipo educazione fisica o scienze), per cui in pagella avevo dal 9 al 6. 
    Più che altro ho avuto problemi con i professori, avendo un modo di rapportarmi alle volte un po' rude, ma dipendeva da che tipo di persona avevo davanti. Certe volte il fatto che in classe dormissi o fossi distratta per un professore incideva molto di più rispetto al risultato dei compiti o delle interrogazioni.
    Il rapporto con i compagni invece è stato tranquillo alle elementari, distruttivo (psicologicamente) alle medie e molto buono alle superiori (tant'è che continuo a uscire con i miei compagni quando torno a casa).

    Ora che sono all'università va più o meno allo stesso modo, ho preso 30 e lode e bocciature a seconda della materia, o pochi amici che mi conoscono bene (e scherzano amichevolmente sulla mia simpatica sociopatia).
    Always look on the bright side of life.
  • bannato2bannato2 Membro
    Pubblicazioni: 2,035
    Detto da uno che a sei anni , alla classica domanda , d " cosa vuoi fare da grande ....
    Rispondeva , :" il papa o il presidente dellla repubblica ".


    Per rispondere al t

    Evidentemente Si !

    Ancora nutro un po di rancore per il fatto che non siano stati sinceri con me , che non me lo abbiano detto prima , molto tempo fa , che non si siano fidati di me , così avalllando la realtà ormai insolvibile che io sia un ritardato mentale . E di più !!" Negandomi così il tempo per rimediare .
    Ma io barcolllo , ma non mollo .
    dalla vita solo il meglio
  • IoAssolutoIoAssoluto SymbolMembro
    modificato October 2014 Pubblicazioni: 36
    Secondo me, se un genitore si convince della non normalità del figlio commette un errore, sia quando crede il figlio superdotato, sia quando lo crede incapace.
    Sinceramente non vedo quale sia l'errore nel constatare che il proprio figlio esce dagli schemi considerati normali. Credo che educazione ed istruzione debbano essere modulate in base alla persona specifica, o almeno in base al "gruppo" nel quale tale persona viene considerata appartenere (non so se mi sono spiegato).

    Volevo comunque ringraziare tutti coloro che mi hanno risposto, in particolare @TheMitty, il quale ha vissuto delle esperienze simili alle mie e quindi è riuscito a fornirmi informazioni utili per la mia situazione.
    Post edited by IoAssoluto on
    Soltanto nella pienezza della mente è la chiarezza e la verità dimora nel profondo.
    Memento audere semper. 
  • modificato October 2014 Pubblicazioni: 2

    Io da piccolissima mi mettevo nel camino e stavo li', quando mi cercavano sapevano dove ero. La scuola mi e' sempre piaciuta e andavo bene (soprattutto nel disegno dal vero e in matematica) perche' studiavo ed ero ubbidiente, ma nella vita ho fallito in tutti i campi perche' contano soprattutto i rapporti sociali.

    Avevo bisogno di attenzioni ma non ne ricevevo perche' ai miei genitori sembravo una bambina tranquilla, solo introversa,  che non dava problemi, in realta' piangevo sempre.

    Da adolescente mia madre mi disse: "Tu odi le persone", non aveva capito quanto stavo male per il fatto di non riuscire a socializzare.

    Sono scappata di casa senza un lavoro,senza niente,  perche' pensavo che avrei risolto i miei problemi solo lontano dalla famiglia, invece i problemi erano e sono dentro di me.

    In qualunque ambiente mi trovi, mi iscrivo sempre a dei corsi per poter vedere delle persone, dopo poco tempo mi stanno lontana, senza dirmi perche'. So che la gente avverte qualcosa di strano in me.

    Ci sarebbero tante cose da dire ma mi riesce difficile scriverle.

     

    Post edited by sacha on
  • fattore_afattore_a Colonna
    Pubblicazioni: 2,290
    Secondo me, se un genitore si convince della non normalità del figlio commette un errore, sia quando crede il figlio superdotato, sia quando lo crede incapace.


    Sinceramente non vedo quale sia l'errore nel constatare che il proprio figlio esce dagli schemi considerati normali.
    Non è errore constatare che si esce dagli schemi ma è - secondo me - sbagliato convincersi che il figlio sia superdotato o incapace e così condizionargli la vita. Il genitore e l'adulto in genere dovrebbero cogliere e dare valore alle naturali inclinazioni del bambino.

    L'errore è - sempre secondo me - sentenziare che quell'essere fuori dagli schemi sia a tutti i costi sbagliata o eccezionale.
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