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Che rapporto avete con la vostra emotività?

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Commenti

  • marielmariel Senatore
    Pubblicazioni: 1,551
    @ele
    Non sò che dirti. Capisco che la situazione non è facile.
    Hai provato invece a spiegargli che ti fà del male? Come ti fà sentire.
    Come ho detto altrove ho mandato a patrasso la mia prima storia d'amore proprio perchè non mi rendevo conto di fare del male all'altra persona. Che sparire, non farsi sentire, dare mezze spiegazioni e casini vari non ferissero l'altra persona. A me questi comportamenti non avrebbero fatto male e pensavo fosse così per tutti. Che fosse normale.
    Fatti due risate: l'ho capito dopo che mi aveva lasciato, quando un amica comune mi ha spiegato queste cose.
    Ancora oggi a ripensarci mi sento il gran visir di tutti gli idioti.
    Se fossi certa che la pensa come te lo accetterei così com'è. Il fatto è che non riesco , anche per il poco tempo che mi "concede", a trovare un modo per chiarire questo punto con lui, (ammesso che sia nd!).
  • Icaro89Icaro89 Colonna
    Pubblicazioni: 1,223
    Anche io a volte ho la stessa sensazione di Dekinai. Dovrei provare qualcosa che non provo oppure non dovrei provare qualcosa che provo: non sono sicuro che si debba provare in quel particolare momento e con quella particolare intensità.
    L'assunto di base è quello di tsukimi: una qualunque eccessiva manifestazione di emotività temo sempre possa essere un sintomo di debolezza, un errore, un rischio, un inconveniente "esporsi" agli altri che dovrebbe essere il più possibile evitato. Ormai molte "esposizioni" ho iniziato a saperle gestire, azzardandomi ad esprimere una certa gamma di sensazioni in diverse situazioni sociali, dove è ormai comprovato che quella particolare manifestazione di una sensazione interiore è socialmente plausibile per gli stati d'animo altrui oltrechè coerente con la situazione oggettiva.

    Tutto ciò è molto difficile: un eccesso emotivo potrebbe essere socialmente plausibile o addirittura auspicabile in certi contesti; in altri sarebbe del tutto fuori luogo e inappropriato. Viceversa una carenza emotiva potrebbe essere del tutto scontata di fronte a certi avvenimenti, invece viene percepita come riprovevole di fonte ad altre situazioni.

    Anche io ho sostanzialmente imparato quando effettuare e quando non effettuare le manifestazioni di emotività al momento giusto, ma per esempio se una situazione è nuova, non la ho mai affrontata di persona, mi trovo un po' spiazzato, devo attendere di osservare l'altrui percezione prima di poter agire con adeguata consapevolezza del valore sociale della data situazione.

    Fin qui si tratta di manifestazione di emotività.

    Dal punto di vista dell'emotività in sè e per sè, ho notato che ho la peculiarità, forse proprio un "fattore Aspie" di cercare il più possibile di reprimere con una certa categoricità sensazioni ed emozioni che invece mi pare che i neurotipici ritengano di dover seguire "abbandonandosi" ad esse finchè persistono.
    Non è semplice, certamente, però ho la costante convinzione, come tsukimi, che rimanere padroni di se stessi sia corretto, giusto, e quindi per quanto una certa sensazione possa nascere, essa non debba essere seguita ma anzi compressa e dimenticata, in quanto potrebba essere deleteria e distogliere dalle cose concrete e dalla realtà oggettiva.

  • Icaro89Icaro89 Colonna
    modificato February 2012 Pubblicazioni: 1,223
    lei sa benissimo che ad uno "sto giù" la mia reazione naturale è "perché? Spiegami che troviamo una soluzione" e certo non andare da lei e abbracciarla. Ho imparato che quella è la norma, se un amico mi dice sto giù gli metto una mano intorno alla spalla, so che è quello che devo fare, lo faccio. Non è che non lo faccio con mia moglie. Semplicemente lei lo sa e mi dice "sto giù, mi fai un po' di coccole?".


    Recentemente mi sono accorto che quando una persona mi racconta un suo
    problema o mi dice che è giù di morale la mai reazione automatica è:
    "perchè? qual è il problema? dimmi i dettagli che cosi vedo che cosa
    posso fare per risolverlo". E a volte rispondo anche: "mi dispiace, non so in che modo aiutarti a risolvere i ltuo problema". Il più delle volte gli altri mi rispondono un po' sorpresi: "beh ma io non ti ho mica chiesto di risolvermi le magagne".
    Prima ci rimanevo male perchè non capivo cosa avessi detto di male, poi ho
    capito che è convenzione sociale neurotipica raccontare i propri
    problemi agli altri quando si è un po' in confidenza. Non mi è del tutto
    chiaro il perchè di questo gesto; in fin dei conti raccontare un
    proprio problema ad un'altra persona equivale ad esporre una propria
    debolezza in pubblico. Vabè per ora mi adeguo sulla fiducia.
    Post edited by Icaro89 on
  • KrigerinneKrigerinne SymbolSenatore
    modificato February 2012 Pubblicazioni: 3,163
    Mi etichettano come insensibile. Ora mi arrabbio: fanculo!
    Parlo ai neurotipici che hanno più difficoltà a capire: la mia sensibilità è diversa dalla vostra, ma ne ho. E per me è normale, non mi sento stramba e lunatica, mi sento estremamente logica. A volte vi comportate come dei viscidi ammassi di sterco e non ve ne accorgete, oppure vi scusate parandovi dietro al "lo fanno tutti" o "è normale" ma io non vado in giro a dire che siete tutti ammassi di sterco, dico che una persona in particolare in una particolare occasione si è comportata come un ammasso di sterco. E va bene, perché tutti si comportano come ammassi di sterco, è normale, è umano. Per questo non etichetto i NT come ammassi di sterco, e non lo farò mai, perché è una cosa profondamente errata.
    Quindi Patty non capisco un'h del perché di quel tuo ragionamento generalizzante. Ho notato che ce l'hai di tuo, in più occasioni. In questo modo non capirai MAI come funzioniamo. E non è una critica negativa, lo specifico, come ho già scritto altrove, è un consiglio. Se sei interessata quando ti rapporti a noi devi abbandonare la generalizzazione ed essere più analitica, o soffrirai non capendo. Se non sei in grado di riuscirci perché la cosa è profondamente radicata in te se fossi in te seguendo la logica abbandonerei l'impresa e mi dedicherei alla passione per condizioni umane che sono in un range a cui tu puoi accedere più facilmente. Ma è solo un consiglio.
    Ad esempio una volta non ho capito ciò che un ragazzo mi aveva scritto, allora gli ho chiesto di spiegarsi, lui mi ha riscritto tutto il suo ragionamento ed io, non riuscendo ancora a capire, gli ho risposto "ancora non ho capito, ma basta così, evidentemente non abbiamo metodi di comunicazione compatibili, non c'è bisogno che tu ti rispieghi". E l'ho detto perché dalla sua rielaborazione era emerso che io non capivo la struttura profonda del suo ragionamento, non la struttura superficiale, quindi se anche si fosse rispiegato io non avrei capito, e avremmo entrambi perso del tempo. Non so se è chiara la similitudine. Con questa ho voluto specificare che io non ero in grado di capire il ragazzo non perché fossi stupida, ma perché quello era immensamente diverso da me, e non avevo indizi su come procedere. Se vuoi continuare a tentare di capire l'autismo devi recuperare questi indizi, ce ne sono in giro, te li danno gli aspie, gli studiosi... E oggi io ti do questo: niente generalizzazione.
    Se la persona con cui sto parlando pensa per generalizzazioni e non ne sono cosciente io l'avverto come se quella fosse una brutta persona, e la tratto male. Fortunatamente io conosco questo processo, e so che in alcuni NT è potentissimo, e allora capisco che non si tratta di malvagità. Però la maggior parte delle persone non lo sa questo. Bisogna insegnare agli autistici come funzionano i neurotipici, e bisogna farlo subito!

    Ritornando in topic:
    Spesso non so cosa sento, e mi dimentico pure di chiedermelo, soprattutto perché se anche lo facessi non riuscirei a darmi una risposta. A  volte questo è un vero problema.
    Ho letto anche che alla base della mia incertezza cronica può esserci la "difficoltà" a provare sentimenti diversi rispetto a scelte diverse, o comunque ad esserne consapevoli. Cosa compro all'alimentari? Una cosa più buona o una cosa meno costosa? La felicità di mangiare una cosa buona non è né inferiore né superiore alla felicità di risparmiare del denaro. Quindi mi cimento in una lunghissima analisi dei pro e dei contro. E non riesco a scegliere a caso perché mi sembra di stare facendo una cazzata a ragionare così...
    La cosa più tremenda è che quando ho letto di quest'uomo che non riusciva a scegliere perché una lesione al cervello non gli faceva più sentire emozioni la cosa che più mi ha sorpresa e scandalizzata e aperto un portone (a 19 anni) è che le persone provano sentimenti a scegliere una cosa piuttosto che un'altra! xD
    Ovviamente capita anche a me! Studio psicologia perché mi piace, quindi penso che mi sentirò felice a studiare psicologia e infelice a studiare economia. Però mai avrei immaginato che le persone si basano sui sentimenti anche per le piccole scelte della vita!!! E infatti già mi ero allarmata quando lessi una cosa che era tipo "noi siamo bravi a scegliere cosa indossare o cosa mangiare ma siamo più insicuri a scegliere quale università frequentare"... O_O E' davvero una cosa inquietante... Perché io ci metto 30 minuti a scegliere cosa mettere e fortunatamente con il cibo ho semi risolto: mangio prima le cose che scadono prima!

    Nonostante ciò non credo di provare meno emozioni rispetto agli altri. Esempio stupido ma chiaro: se c'è un errore di battitura io sento un'emozione negativa non meglio identificata. L'altro potrebbe non sentire nulla...
    Ascoltare una canzone o vedere un'immagine può molto facilmente portarmi alle lacrime, l'altro potrebbe non sentire nulla...
    Quindi non ha senso quello che mi dicono alcuni, che io non provo sentimenti... Non è dimostrato e non è dimostrabile perché non è vero!
    Post edited by Krigerinne on
    Backend developerAsperger ~ ex tutor ABA
    You split the sea
    so I could walk right through it

  • Andata2Andata2 Membro
    Pubblicazioni: 935
    @Krigerinne, non capisco perché ce l'hai con me.
    Generalizzo per comodità mentale quando cerco di capire se certi comportamenti sono più o meno una caratteristica dell'essere asperger, ma mica penso che siete tutti uguali.
    Sopra ho scritto che dire le cose non funziona sempre, che generalizzazione sarebbe?


  • iilaieliilaiel Veterano
    Pubblicazioni: 175
    @ele

    Non ho la palla di cristallo quindi non sò se dirti se il tuo lui è neruatipico e solo neurostronzo (o tutti e due)... a prescindere non farti intrappolare dal complesso del "io ti salverò". Finiresti solo per farti male.
    Per il resto: in bocca al lupo

    Se nessuno me lo avesse spiegato non ci sarei assolutamante mai arrivato. Poi non dico che sia facile gestire in maniera equilibrata un relazione e che non si tenda a ripetere certi pattern comportamentali. Ci deve essere da entrambe le parti la volontà di capirsi e farla funzionare.
    Io posso portare solo la mia esperienza personale ad esempio, non essendo un'esperto in "rapporto-di-coppia-logia". Guarda io tendo ancora oggi a dimenticare di telefonare, a sparire chiusa nel mio piccolo mondo, dimenticare compleanni e festività, ecc. Siccome ci tengo alla persona con cui sto ho attuato una serie di strategie promemoria: avvisi sul cellulare tipo "chiamare", "compleanno", "venerdì si esce a cena", "compra regalo di natale che piace a lui non a te", ecc. La parte più difficile è esprimere in maniera comprensibile quello che provo, per farti un esempio gli ho detto "ti amo" dopo più di un anno che stavamo assieme.



    Ho notato che per molte persone parlare dei propri problemi funziona come la valvola di una pentola a pressione, li aiuta ad abbassare la pressione emotiva e li fà stare meglio. Il perchè mi è ignoto, forse li aiuta a vedere le cosa dall'esterno e razionalizzarle, ma non ci metterei la mano sul fuoco.


    Tornando al tema generale del topic:
    Io ho sempre detestato parlare dei miei problemi e delle mie emozioni, sopratutto delle seconde perchè mi è molto facile perderne il controllo e finire con manifestazioni molto esplosive.
    Quando mi arrabbio o sono triste ho la tendenza a camminare avanti e indietro, torcermi le mani, toccarmi le guance e la fronte.... se poi inizio a parlarne finisco per alzare la voce e piangere. Io odio dare spettacolo pubblico in questo modo, mi sembra un debolezza inaccettabile.
    Per fare un esempio: se al lavoro un cliente chiama incavolato e fà una tirate in stile "tu quoque bruto" i miei colleghi a fine chiamate se ne escono con "ma che stron....!", si bevono un caffè e poi dopo riescono anche scherzarci sopra. Io invece ci rimango malissimo, vado in ansia, mi arrabbio quasi come se il tizio mi avesse preso a schiaffi. Ci vuole almeno mezz'ora prima che ritrovi la calma e di solito lo faccio concentrandomi su qualche altro lavoro.
    Ecco è sopratutto lo stato di ansia che provo quando devo affrontare le emozioni altrui o gli imprevisti a darmi più problemi. E il doverlo nascondere in pubblico.... farsi vedere con le mani che tremano perchè il capo (che poi è una persona più che ok) mi ha chiesto la cartellina del lavoro XYZ e a me non viene in mente subito in mente è veramente fastidioso e ridicolo.
    "People live their lives bound by what they accept as correct and true. That's how they define "Reality." But what does it mean to be "correct" or "true"? Merely vague concepts... their "reality" may all be a mirage. Can we consider them to simply be living in their own world, shaped by their beliefs?"
    --Masashi Kishimoto

    Io sono una selva e una notte di alberi scuri, ma chi non ha paura delle mie tenebre troverà anche pendii di rose sotto i miei cipressi.
    -- Friedrich Wilhelm Nietzsche
  • TsukimiTsukimi Senatore
    Pubblicazioni: 3,827
    se poi inizio a parlarne finisco per alzare la voce e piangere. Io odio dare spettacolo pubblico in questo modo, mi sembra un debolezza inaccettabile.[...]
    Ecco è sopratutto lo stato di ansia che provo quando devo affrontare le emozioni altrui o gli imprevisti a darmi più problemi. E il doverlo nascondere in pubblico.... farsi vedere con le mani che tremano perchè il capo (che poi è una persona più che ok) mi ha chiesto la cartellina del lavoro XYZ e a me non viene in mente subito in mente è veramente fastidioso e ridicolo.
    Esattamente quello che succede a me. Ho reazioni "eccessive" che detesto in me, mi fanno sentire vulnerabile rispetto agli altri e soprattutto non padrona di me stessa. Ma certe cose come le mani che tremano sono davvero difficili da controllare.
    "The Enlightened Take Things Lightly" - Principia Discordia
  • Andata2Andata2 Membro
    Pubblicazioni: 935


    Se nessuno me lo avesse spiegato non ci sarei assolutamante mai arrivato. Poi non dico che sia facile gestire in maniera equilibrata un relazione e che non si tenda a ripetere certi pattern comportamentali. Ci deve essere da entrambe le parti la volontà di capirsi e farla funzionare.
    Io posso portare solo la mia esperienza personale ad esempio, non essendo un'esperto in "rapporto-di-coppia-logia". Guarda io tendo ancora oggi a dimenticare di telefonare, a sparire chiusa nel mio piccolo mondo, dimenticare compleanni e festività, ecc. Siccome ci tengo alla persona con cui sto ho attuato una serie di strategie promemoria: avvisi sul cellulare tipo "chiamare", "compleanno", "venerdì si esce a cena", "compra regalo di natale che piace a lui non a te", ecc. La parte più difficile è esprimere in maniera comprensibile quello che provo, per farti un esempio gli ho detto "ti amo" dopo più di un anno che stavamo assieme.

    Ecco, quello che mi è difficile capire è perché certe persone, come te, una volta capito dov'è il problema, cercano di trovare una soluzione, altre continuano in certi comportamenti.
    Per questo dicevo che non sempre funziona dire che un comportamento fa soffrire. A meno che gli altri aspie non siano tutti menefreghisti, c'è qualcosa dietro.
  • TsukimiTsukimi Senatore
    Pubblicazioni: 3,827


    Se nessuno me lo avesse spiegato non ci sarei assolutamante mai arrivato. Poi non dico che sia facile gestire in maniera equilibrata un relazione e che non si tenda a ripetere certi pattern comportamentali. Ci deve essere da entrambe le parti la volontà di capirsi e farla funzionare.
    Io posso portare solo la mia esperienza personale ad esempio, non essendo un'esperto in "rapporto-di-coppia-logia". Guarda io tendo ancora oggi a dimenticare di telefonare, a sparire chiusa nel mio piccolo mondo, dimenticare compleanni e festività, ecc. Siccome ci tengo alla persona con cui sto ho attuato una serie di strategie promemoria: avvisi sul cellulare tipo "chiamare", "compleanno", "venerdì si esce a cena", "compra regalo di natale che piace a lui non a te", ecc. La parte più difficile è esprimere in maniera comprensibile quello che provo, per farti un esempio gli ho detto "ti amo" dopo più di un anno che stavamo assieme.



    Ecco, quello che mi è difficile capire è perché certe persone, come te, una volta capito dov'è il problema, cercano di trovare una soluzione, altre continuano in certi comportamenti.

    Per questo dicevo che non sempre funziona dire che un comportamento fa soffrire. A meno che gli altri aspie non siano tutti menefreghisti, c'è qualcosa dietro.
    Potrebbero 1. non aver effettivamente inquadrato il problema 2. non essere interessati a risolverlo con quella specifica persona.
    "The Enlightened Take Things Lightly" - Principia Discordia
  • TsukimiTsukimi Senatore
    Pubblicazioni: 3,827
    lei sa benissimo che ad uno "sto giù" la mia reazione naturale è "perché? Spiegami che troviamo una soluzione" e certo non andare da lei e abbracciarla. Ho imparato che quella è la norma, se un amico mi dice sto giù gli metto una mano intorno alla spalla, so che è quello che devo fare, lo faccio. Non è che non lo faccio con mia moglie. Semplicemente lei lo sa e mi dice "sto giù, mi fai un po' di coccole?".


    Recentemente mi sono accorto che quando una persona mi racconta un suo
    problema o mi dice che è giù di morale la mai reazione automatica è:
    "perchè? qual è il problema? dimmi i dettagli che cosi vedo che cosa
    posso fare per risolverlo". E a volte rispondo anche: "mi dispiace, non so in che modo aiutarti a risolvere i ltuo problema". Il più delle volte gli altri mi rispondono un po' sorpresi: "beh ma io non ti ho mica chiesto di risolvermi le magagne".
    Prima ci rimanevo male perchè non capivo cosa avessi detto di male, poi ho
    capito che è convenzione sociale neurotipica raccontare i propri
    problemi agli altri quando si è un po' in confidenza. Non mi è del tutto
    chiaro il perchè di questo gesto; in fin dei conti raccontare un
    proprio problema ad un'altra persona equivale ad esporre una propria
    debolezza in pubblico. Vabè per ora mi adeguo sulla fiducia.
    Quel che non capisco è: perché mi parli di un problema se non vuoi aiuto a risolverlo?
    "The Enlightened Take Things Lightly" - Principia Discordia
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