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I vostri genitori hanno represso le vostre stranezze? Da adulti riuscite a viverle in modo libero?

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Commenti

  • ValentaValenta SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 10,291
    Mia madre era la tipica donna sensibilissima, empatica,
    e diceva che ero troppo razionale.

    Diceva che ero pedante, come modo di parlare (prima correggevo spesso le inesattezze quando uno parlava), e non tollerava che avessi una vita così abitudinaria (le ricordavano le abitudini di mio padre).

    Tipo il tè delle 17, le lunghe passeggiate alla stessa ora con il cane, la lettura dopo cena con il gatto, il silenzio etc.

    Per quanto riguarda le stranezze, anche mia madre ne aveva parecchie, quindi vivevamo senza giudicarci.

    Adesso parlo per conto mio, mi aiuta a pensare, ho giornate quasi sempre uguali, anche se non ho impegni fissi, parlo con i pelouches, e a volte leggo 3 libri in un giorno.

    Continuo con queste stramberie, e in casa ci facciamo ognuno i fatti nostri.
  • PeregrinoPeregrino Andato
    Pubblicazioni: 779
    In generale no, sulle mie stranezze hanno spesso ironizzato in maniera benevola, ma non cercato di correggermi.
    Però all'inizio dell'adolescenza mio padre ha cominciato a dirmi, con insistenza, che dovevo uscire, fare amicizia, e che se ciò di cui mi parlavano i miei coetanei mi sembrava stupido, che fingessi di interessarmene, che dicessi sciocchezze anch'io, perché quello è l'unico modo di stare in compagnia.
    Questa cosa mi è pesata, perché per alcuni anni ho cercato la sua approvazione cercando di fare amicizie, riuscendoci malamente e con grande ansia.
    Ora che ho un quadro più ampio, non gliene faccio colpe, in ogni caso le sue intenzioni erano le migliori.
    Lo ringrazio invece del fatto che mi spronasse a "darmi una svegliata" sulle questioni pratiche, perché di sicuro mi è stato necessario.
    Non considero mio padre un asperger, ma riconosco in lui alcuni tratti: parla dei suoi interessi anche quando, visibilmente, a nessuno importa, e non si accorge di essere poco chiaro e di lasciare le frasi a metà. Dal punto di vista sociale è una "macchina perfetta", se decide di fare amicizia con qualcuno lo fa e basta, ma allo stesso tempo si nota che ha un vero e proprio metodo, che dice di aver imparato con la pratica, col lavoro che fa (è cameriere). Per lui non è istintivo, quindi credo gli sembrasse giusto che anch'io mi mimetizzassi pur di "prendere parte".
  • Andato34Andato34 SymbolAndato
    Pubblicazioni: 4,027
    Nella mia famiglia è un disvalore es farsi vedere con il macchinone leopardato o andare a quelle trasmissioni idiote dove dici che sei solare, ma essendo l'intelligenza considerata il Valore per eccellenza se monopolizzato l'attenzione per parlare dei lepidotteri o delle figure retoriche ciò veniva apprezzato.
    Anche per i miei genitori l'intelligenza è un valore, ma esibirla tramite lo studio e il sapere è per loro un disvalore (soprattutto per uno dei due), forse perché loro hanno smesso di studiare molto presto e volevano che io fossi come loro. Hanno demolito molto bene ogni mio entusiasmo verso qualsiasi cosa.

    La Sindrome di Asperger è solo uno spunto per conoscere meglio se stessi e gli altri.
  • ValentaValenta SymbolPilastro
    Pubblicazioni: 10,291
    Mio padre era molto pedante,
    correggeva le persone se parlavano con espressioni scorrette, era una persona piena di abitudini, collezioni etc.

    Ma socialmente, come diceva Peregrino per suo padre, funzionava piuttosto bene.

    Mia madre, invece, aveva forti periodi di solitudine in cui respingeva tutti.
    panda
  • ValentaValenta SymbolPilastro
    modificato October 2014 Pubblicazioni: 10,291
    -
    Post edited by Valenta on
  • FrancescoFrancesco Veterano Pro
    Pubblicazioni: 966
    Io non ho mai dato problemi, anzi, a scuola riuscivo a gestirmi fin dalle elementari da solo visto che mia madre lavorava e non poteva seguirmi, lei mi ha sempre lasciato libero di fare quel che volevo, comunque non davo problemi, gli attriti forti erano sulle mie scarse attitudini sociali,  non concepiva assolutamente che un bambino non cercase la compagnia de coetanei e, quando ero più grande, non concepiva il mio carattere remissivo, non sopportavo e non sopporto gli scontri verbali, anche quando potrei avevre ragione. Io e mia madre eravamo quanto di più diverso si potesse immaginare, lei sosteneva che io ero tale e quale a mio padre ma su questo non ho riscontri in quanto l'ho incontrato in tutto 2 volte in vita mia.
    Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me. (G. Marx)
  • GecoGeco Colonna
    Pubblicazioni: 1,529
    Premesso che sono cresciuta in una famiglia dove si giocava anche a
    chi sapeva più capitali mondiali, nomi di dinosauri, poche
    macchinine, ma tantissimi lego per costruire ogni cosa e non era visto come un
    problema raccogliere insetti, guardarli al microscopio, tagliuzzarli
    ed altre amenità del genere, non ho percezione che i miei siano mai
    intervenuti, a dire il vero ho la percezione del nulla (o quasi) da
    parte loro.

    Penso di aver prevenuto abbondantemente le loro correzioni: ho sempre avuto il desiderio assoluto di non creare problemi, dalle elementari mi sono sempre sforzata di studiare,
    osservare e adeguarmi agli altri e, quindi, assolvere al mio "dovere"
    di non creare problemi.

    Solo i problemi sociali sono riemersi nell'adolescenza e mi hanno
    causato le ramanzine del caso con tutto il repertorio connesso, ma
    non si sono preoccupati più di tanto (o forse hanno fatto un po' gli
    struzzi) standosene del mio risicato minimo indispensabile (tendente
    a zero) che comunque facevo (solo per quietare, non più per non
    creare problemi).



    Ora come ora, non so bene cosa sia maschera o meno: gli schemi
    mentali sono automatici, profondamente radicati in me e mi fanno
    vivere bene, nel senso che mi servono per gestire l'ansia nel 95%
    delle situazioni.

    Dal punto di vista sociale pur essendo consapevole che nel mio
    piccolo sono un disastro, mi faccio meno problemi se sono
    classificata strana.

    Ciao.
  • Nensi8kgNensi8kg Membro
    Pubblicazioni: 66
    La mia esperienza è diversa... i miei sono stati quasi sempre comprensivi . Tranne quando misuravo la neve caduta in giardino e a volte piangevo perchè non nevicava abbastanza o come volevo io...   ;)  .Inoltre mia madre mi ha diagnosticato l'AS  a 3 anni,ha detto a una psicologa da cui mi portava qualche volta:''A me sembra autistico'' e lei:''No,signora,quelli non parlano!''( ho ricevuto la diagnosi vera ,certificata a 15 anni). 
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