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Cosa è stata la mia vita

MonkeyDoEsu0661MonkeyDoEsu0661 Neofita
modificato 28 October in Mi sento giù
Una gabbia di pensieri altrui.
Non mi hanno mai lasciata esprimere, questa è stata la prima volta che ho scritto sinceramente quello che penso sulla mia vita.
Un tempo mi esprimevo solo su i miei interessi o su i rapporti con i miei coetanei.
Questi sono i classici momenti in cui sparisco, in cui sono in forte disagio, in cui ho paura degli altri.
La mia gabbia era fatta di pensieri, parole, ricatti psicologici seguiti da premi, affetto materiale e mai emotivo, paranoie, ossessioni, disprezzo verso gli altri chiunque essi fossero, richieste di affetto incondizionato, stile di vita eccessivamente restrittivo. Confusione.
Ogni volta che cercavi di mettere piede fuori da quella gabbia o ci tornavi dentro da sola o ti tormentavano e ti ci facevano ritornare loro.
La gabbia era la mia famiglia e in secondo luogo i confini della città in cui vivo.
Quando cercavo di esprimermi, di essere espansiva, era come compiere un alto tradinento, un atto profano, delle volte sembrava quasi un'oscenità.
Se cercavo di fare amicizia con qualunque bambina ero troppo espansiva, era una vergogna. (E dell'unica con cui me lo hanno lasciato fare si è visto come è andata a finire).
Se sorridevo quando una compagna mi faceva il regalo di compleanno non andava bene, sono regali poco costosi, non far vedere che sei contenta.
Se mi invitavano a casa delle compagne non dovevo finire il piatto, altrimenti sembrava che a casa mia morissi di fame.
Se scrivevo troppo nei temi a scuola, venivano ritirati e riscritti nel modo corretto e poi riconsegnati.
Se non ero educata con le conoscenti mi tappavano la bocca in tutti i sensi, a casa però, dopo.
Se usavo la matita era una perdita di tempo, un atto osceno, un tradimento. Sapevano come fartela riporre senza sfilartela alle dita.
Se suonavo il piano andava bene solo come vanto, dopo ero troppo simile a mio padre e non andava bene più.
Se volevo fare una determinata attività agonistica era un po' come con la matita con la variante del pericolo di cadere e farsi male.
Se leggevo Harry Potter ero un'appestata che perdeva tempo, anche se lo leggevo la sera dopo aver finito i compiti e aver anticipato i successivi.
Se rileggevo Harry Potter era da mandarmi al rogo.
Se leggevo altri tipi di "libri" erano osceni, violenti e inutili a prescindere. Però me ne compravano quanti ne volevo perchè facevo tutti i compiti.
Se mi ero fatta gli amici online a 15 anni era il tradimento più grande. Lo sapevano che sarei diventata grande e che prima o poi non avrei più ubbidito e sarei finita in una strada. (?) Quindi togli quel sito e pensa invece ad anticiparti i capitoli di fisica che devi portare tra due anni.
Se per caso avessi voluto andare in un posto relativo ai miei interessi perchè ci andava uno scrittire famoso per me non c'era tempo e modo di accompagnarmi.
Per portarmi alle riunioni politiche della chiesa in quei pochi pomeriggi dove non avevo i compiti da fare c'era sempre tempo e modo.
Se mi promettevano di andare in un certo paese che a me piaceva molto per la sua cultura tradizionale, antica (da cui deriva il senso di rispetto verso gli altri e la sua civiltà seppur contraddittoria) restava solo una promessa. Infatti mio padre ci è andato con l'altra moglie.
Ma non devi dare fastidio. Se giro il mondo e non ti porto, anzi, non venire neanche a trovarmi che a mia moglie non piaci.
Se vengo io a trovarti o ceni con mia moglie oppure ceni da sola.
Se ti voglio comprare qualcosa solo quello che dico io, non sono la tua carta di credito.
Se trovo un padre altrove, uno che riusciva a farmi da padre senza vivere con me, muore nel giro di poco.
Se piangi perchè non c'è più l'unica persona che ti capiva almeno un po' e tu l'hai capito tardi fai stare male tua madre, tradisci tuo padre e rovini le vacanze obbligate a tua sorella.
Se scopri che tua sorella ti vuole ospedalizzata perchè la senti confabulare a telefono col ragazzo, non creare problemi, è solo una tua paranoia, non la nostra.
Queste sono poche sbarre della gabbia dove sono stata costretta per quasi tutta la mia vita.
Per questo ho sempre cercato un mondo immaginario o realistico ma diverso, lontano, in cui rifugiarmi.
Non voglio avere più gabbie e non voglio crearmele da sola. E sopratutto non voglio ingabbiare gli altri.
Per questo non voglio prendere parte a certi argomenti. Perchè sono temi complessi e molte persone meno ingabbiate di me riescono a parlarne.
Non sono di nessuna parte. Non voglio offendere nessuno e non è mia abitudine avere pregiudizi, infatti vedete dove sono finita a scrivere.
Mi sono chiesta spesso anche io come tutti quelli che crescono in un contesto religioso se determinati tipi di persone avessero qualcosa che non andava, l'ho pensato prima di tutto su me stessa. E infatti ci hanno marciato su perchè hanno trovato le mie riflessioni, quelle fatte su me stessa.
Non ho mai avuto problemi con le persone di altre culture, ma mi sono chiesta spesso se ci fosse un motivo per cui una parte agisse in un determinato modo.
Mi sono chiesta perchè spesso nel contesto culturale dove vivo vige l'ignoranza e la non voglia di superarla.
Purtroppo qui è così, chi viene scappa. Io non ho potuto perchè non sto bene, perchè vivo in una gabbia e perchè mio padre non vuole problemi.
Qui non c'è lavoro, è difficile mantenersi anche con una laurea. Qui non c'è cultura, l'unica biblioteca l'hanno anche chiusa. Non ci andava più nessuno.
La mia insegnante preferita del liceo era di estrema sinistra e anche di una estrema cultura letteraria. Erano le uniche ore in cui prestavo attenzione e rimanevo seduta. Tra le tante cose che ci ha trasmesso ce n'era una che mi è rimasta particolarmente impressa ed era "pensa con la tua testa". Aveva detto di leggere anche tanti libri, ma questa non l'ho mantenuta. Leggevo cose più visive e preferisco continuare a leggere quelle. Mi è sempre mancato però sentire parlare dei libri da lei.
La mia famiglia ha anche tanti lati positivi, ma per qualche motivo non ho voglia di parlarne.
Mi consola che dalle gabbie che ti costruiscono attorno gli altri si può uscire, anche se si rimane feriti, dalle gabbie della propria testa la vedo dura.

(oggi ero in silenzio e mi sono potuta concentrare meglio)
vera68Alex1919
Post edited by MonkeyDoEsu0661 on

Commenti

  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,489
    La tua storia non è diversa dalla mia.
    Oggi eri più concentrata ed è stato più facile leggerti e seguire il tuo racconto.

    Ti lascio una frase che amo:
    "non si costruiscono fortezze per proteggere il vuoto, si costruiscono fortezze per proteggersi dal vuoto degli altri"

    Una buona psicoterapia, grande determinazione e capacità di digerire bocconi amari anche che riguardano se stessi e non solo gli altri, sono la via per uscire da questa fortezza. Non di può da soli.
    Come una volta ho sentito in una intervista: il paziente ha la mappa per uscite dalla gabbia, lo psicoterapeuta ha la luce.
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