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Si può essere discriminati e poi licenziati per lavorare troppo?

Ne sto parlando con lo psicoterapeuta, ma ve lo dico più sotto.

Intanto, sapendo che nessuno mi avrebbe dato un lavoro con doti spiccate relazionali, insomma che devi parlare e sorridere, e sapendo di essere molto fissato con i computer, decido per un lavoro nell'informatica fin da giovane età.

Più di una volta mi fanno la romanzina in diverse aziende, dicendomi che non parlo troppo, non vado a pranzo e me ne hanno dette una marea. Attenzione, perché queste cose in alcuni contesti, ho perlopiù fatto il consulente, quindi non proprio dipendente, mi hanno fatto licenziare, nel senso che mi hanno mandato via, e già il fatto che non mi pagavano i buoni pasto era un ottima ragione per non pagare 15€ per due schifezze maledette in un self service squallido di Milano di per sé.

Andai poi a lavorare presso un altra azienda, e qui si formò una situazione tragicomica. In pratica mi stavano facendo mobbing, senza che lo sapessi.

Un collega di altro ufficio mi lascia delle specifiche e mi dice "fai anche queste, che poi lo vado a dire al capo".

Io ero un po' stufo, perché non era di mia competenza, il tizio evidentemente era pigro, ma le specifiche erano facili, faccio il lavoro, io ero consulente, lui dipendente, e mi hanno detto di essere un po' amichevole se mi chiedono dei lavori, anche se li devo prendere solo dal mio responsabile. Vado poi nel suo ufficio e gli consegno il lavoro dicendogli, "il lavoro è finito, adesso puoi anche andare dal capo a dirlo", ma vedo che la persona guarda dall'altra parte, ripeto, "il lavoro te l'ho fatto, puoi andare a dirlo al capo", si arrossisce, guardo intorno e vedo che quelli della sua isola, sarebbe la scrivania con le postazioni di lavoro, mi guardano tutti in modo strano.

Lascio il foglio delle specifiche complete, pensando che avesse altro da fare, e me ne torno al mio lavoro, che per altro mi aveva anche interrotto.

Un ora dopo viene il capo che mi dice in una romanzina, "stai attento, che a lavorare troppo si finisce sempre mandati via".

Confusione. Che cazzo vuol dire. (quando dico parolacce è perché mi riesce difficile esprimere rabbia o frustrazione).

Anni dopo capii che mi stavano facendo mobbing, la persona in pratica mi aveva minacciato che "se avessi fatto anche quest'altro lavoro, lo avrebbe detto al capo, ma in senso cattivo". Ed è quello che fece. Ed il capo forse mi minacciò anche lui o cercò di avvertirmi.

Poi mi fecero licenziare perché smisero di pagarmi le mensilità.

Io ne ho parlato con lo psicoterapeuta, il lavoro mi faceva sentire entusiasta, mi piaceva molto e mi provoca malinconia, ed esce fuori che gli dico che lavoravo mediamente 15 ore al giorno. In pratica avevo preso l'abitudine di entrare alle 7:00 ed uscire alle 22:00, anche perché in quegli orari c'erano meno persone e mi sentivo più a mio agio. Passava la donna delle pulizie, che mi faceva sentire bene, perché mi dava una sensazione di piacere e tranquillità. Io per lo più sono sempre restato senza compagna, e quella specie di pulizia che sanno fare solo le donne mi provocava una specie di sensazione di sicurezza e di piacere, già il fatto di vedere quello straccio antipolvere che pulisce vicino la mia scrivania, è una ragione per recarmi al lavoro solo per la sensazione che mi provoca, una specie di sensazione di pulizia rassicurante, in quanto sono molto disordinato. La mia scrivania è un campo dove c'è di tutto e guai se qualcuno mi tocca qualcosa, mi fa incazzare, nel senso più di arrabbiare, il solo pensiero. Una volta infatti mi successe che, a 21 anni convivevo con la prima ragazza, trovai le mie cose spostate in avanti che avevo lasciato sopra la lavatrice, erano shampoo e bagnoschiuma, avevamo pochi soldi e la casa lasciava un po' a desiderare, e le bestemmiai in faccia per poi chiudermi in camera, quasi piangendo o singhiozzando, che non so se era rabbia o altro. Oggi saprei dargli un nome ma ai tempi non lo seppi capire.

L'esclamazione dello psicoterapeuta è stata, "ma scusa, tu lavori 15 ore al giorno e che pretendi?", al che la mia risposta fu "di fare carriera", ovvero più lavori, più fai carriera. Poi ne è partito un discorso di un ora circa.

Insomma, non si deve fare per svariati motivi.

Ad allarmare, era il fatto che da contratto ero io a decidere le ore di lavoro e potevo anche lavorare da casa, quindi legalmente non mi poteva dire niente nessuno. Sarei dovuto andare da un sindacato o avvocato lavoro, ma ovviamente lasciai stare, pessimo errore, ma poi l'azienda fallì dopo due anni.

Ma si può essere discriminati anche per lavorare troppo? Smisero di pagarmi per farmi licenziare. Non sono sorpreso che abbiano fallito dopo due anni, se non hai voglia di lavorare o non hai bisogno di soldi e lo fai tanto per fare qualcosa, dedicati al golf, sempre se ne sai le leggi della fisica che nel golf non si tira a caso.
rondinella61

Commenti

  • Cuore_sanguinanteCuore_sanguinante Veterano Pro
    Pubblicazioni: 875
    Sarò ingenua ma manco io capisco per quale motivo lavorare troppo debba essere un problema per il datore di lavoro.
  • Alex1919Alex1919 Membro
    Pubblicazioni: 218
    Ovviamente ho omesso molte cose, come dissi allo psicoterapeuta, non ti posso riassumere una vita in qualche seduta, il post sopra mirava a questa cosa, ma non posso riassumere 10 anni di lavoro in un post.

    Apparentemente, ma non sicuro,

    I colleghi hanno paura che li fai licenziare, ovvero il furbo di turno vede che tu lavori più degli altri, e ne fa licenziare un altro, o qualcosa del genere, quindi in pratica quando hai finito il lavoro, te lo devi tenere nascosto, fai finta che stai ancora a lavorare, e poi lo consegni al massimo un ora prima della scadenza.
    fairy
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 10,301
    Per me vale il principio che se si lavora in una compagnia andrebbe scelta in maniera accurata. L'ideale è che faccia selezioni fuori portata per le persone qualsiasi, così si evitano le nullità-individuali che lavorativamente sopravvivono con l'amicizia.
    Domitilla
  • Alex1919Alex1919 Membro
    Pubblicazioni: 218
    Il fatto è che mi è successo in tutte le aziende, dalle multinazionali, settori bancari e petrolio, ovviamente dipartimento informatico, io facevo sviluppo ma per lo più risoluzione anomalie, sarebbe bug fixing, e application managening, fino persino a quelle di sviluppo siti web, quindi piccole srl. Inutile dire che alle 9:00 iniziavano i primi ansiolitici della giornata e il tizio di turno che entrava alle 9:30 e alle 10:30 regolarmente chiedeva dove si andava a fare pranzo, metteva già ansia e nervosismo nonostante gli ansiolitici che prendevo.

    Io ho notato che molte persone non lavorano per soldi, letteralmente sono ricche, e lavorano perché non hanno niente di meglio da fare. Già il fatto che alcuni colleghi, che avevo persino 40 anni, con le pensioni dei genitori e dei nonni, ti fa capire quanto gliene possa importare di lavorare e gli interessa fare il minimo indispensabile e vogliono che il lavoro proceda lentamente. Io con questo tipo di persone non ci vado d'accordo.

    Poi mi fu spiegato che in parte avevo messo l'azienda in una situazione di pericolo, ovvero sembra che i sindacati da una parte ti aiutano, ma dall'altra ti penalizzano, ovvero per la salute e sicurezza sul lavoro, non puoi lavorare più di un determinato numero di ore. Bastava che me lo dicessero esplicitamene.

    Io alla fine stavo lavorando e mi piaceva, mica stavo prendendo qualcuno a botte. Ora cerco di arrangiarmi da freelancer, ma mi serve qualcuno che mi porti i clienti, o meglio i contratti. So che ci sono delle aziende che reclutano asp, la % di scarto è del 80%, ma con le mie competenze dovrebbe scendere al 60%, solo che al momento con la psicoterapia in corso, mi sento impossibilitato di andare a Milano e fare colloquio. Se avessi saputo di essere asp e che alcune aziende li reclutano un decennio prima sarebbe stato meglio.
    rondinella61
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