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La mia presentazione è la più difficile

Mi sono presentata tante volte a tante persone ma presentarmi per davvero è difficile. La diagnosi non mi serve. Svelare la mia mente è difficile anche per me però.
Non è solo complicato tradurla in parole ma anche trovare le parole giuste e sperare che qualcuno ne comprenda almeno qualcuna.
Quando ero ragazzina spesso non mi accorgevo di fare o dire delle cose che facevano stare male delle persone, come si suol dire amici.
Quando me lo hanno detto ho iniziato ad avere paura di farle soffrire ancora e non le ho più cercate.
Ho perso così la fiducia nel prossimo. Se non ti capisce una persona cun cui hai condiviso la stessa battaglia e lo stesso nemico chi ti potrebbe mai capire?
Ho perso anche me stessa. L'avevo lasciata tra le pagine dei libri di testo che non volevo studiare.
Da ragazzina sapevo benissimo chi ero e cosa avrei fatto. Riproducevo me stessa con i colori.
Più tardi a qualcuno i colori non andavano bene più. Così ho dovuto smettere di usarli e ho distrutto inconsapevolmente i miei ritratti.
Eppure quella persona che me li ha fatti distruggere non era la stessa che da giovane metteva i suoi sentimenti con mille colori diversi sulle tele? Non metteva il suo animo dietro la forma di ogni singola pennellata?
Come potevo ricomporre il mio stesso ritratto e farlo diventare reale, questa volta?
Ho provato con uno specchio che mi riflettesse perfettamente ma non ne avevo uno completo.
Ho raccolto frammenti di specchi di altri cercando di riprodurre una figura umana unendoli.
Ma erano gli cocci di specchi di altri, quando mi ci provavo a riflettere non vedevo mai me, ma un mostro fatto da decine parti che in qualche modo ricordavano me.
Ho rotto quello specchio fatto di cocci altrui e ho fatto una cosa molto semplice. Ho cercato il mio album delle foto.
Erano foto di quando ero piccola ma bastavano a ricomporre qualcosa.

Dopo tanti anni passati a recuperare i miei frammenti dalle mie memorie mi sono ricordata cosa ero in realtà.
La mia mente però è ben più complicata di questa. Affianco ai colori vedo anche degli schemi.
Gli schemi per me sono come quantità sotto forma di figure o forme geometriche semplici o complesse.
Quindi, pensavo, come funziona la realtà? Come posso avere anche solo un po' di fiducia in questo mondo che mi ha espulso dal sistema già quando aveva messo insieme la sequenza dei segmenti del mio genoma?
Esiste uno schema anche nell'universo? Ho scoperto, ma forse già lo sapevo, che esiste.
Dalla composizione della materia, alla struttura del cervello, alle reti telematiche, ai sistemi solari, alle galassie stesse. E forse anche al multiverso stesso.
Lo schema è sempre quello, ridondante e in scale diverse.
Persino il nostro stesso universo è un ologramma si pensa, cioè è una proiezione di se stesso. Ridondante appunto.
Come le persone che abitano questo pianeta, come le loro menti. Quelle a cui è difficile fare una presentazione.

Gli uomini sono dei primati e nel loro ecosistema hanno bisogno di creare una società per garantirsi il continuo della specie.
Crearsi una società, con strutture a rete ridondante anche quella, equivale a mettere in atto rituali sociali dettati dalla loro natura biologica quali la riproduzione, la lotta, lo stare solo tra i loro simili e, nel caso di alcune scimmie molto vicine geneticamente all'uomo, lo scambiarsi "effusioni" più o meno "profonde" senza scopo riproduttivo. Per tenere il legame sociale appunto.
Eppure l'Homo doveva essere Sapiens Sapiens. Cioè un uomo, non una bestia. Altrimenti avremmo una banana in mano non gli smartphone da cui scriviamo. Che per la precisione non sarebbero mai potuti esistere se un certo Einstein non avesse scoperto che E=mc^2.
Mi sono chiesta quindi diverse volte, nel corso di questa incessante ricerca di me stessa, se sono un'Aliena proveniente dalle Pleiadi, se sono un Nephilim lasciato qui per punizione, se sono frutto di qualche esperimento Ufo o se sono uno Scimpanzè molto evoluto.
Ma se la mia evoluzione va di pari passo con l'effetto Red Shift, perchè i Bonobo terrestri hanno tanto interesse verso di me?
Perchè lamentano tanto il loro distacco e il distacco tra le nostre menti se hanno già compensato il divario con la coscienza digitale cge tengono tra le mani?
Perchè le scaglie intangibili della loro coscienza primitiva devono premermi nella testa ogni due minuti senza che io possa fare niente per togliermele?

Esisterà mai qualcuno come me da qualche parte tra le stelle?

Forse sì, lo dice un certo Drake che ha scritto questa bella filastrocca: N = R* x fp x ne x fl x fi x fc x L.

La mia natura Aliena purtroppo parla da sè. Ma sono un po' umana anche io. E non si può capire il senso di quella filastrocca senza conoscere tutte le variabili.

Questa è la risposta al segnale Wow!.

Commenti

  • Alex1919Alex1919 Membro
    Pubblicazioni: 218
    Ciao @MarionRose79, l'equazione di Drake la studiavo da bambino quando leggevo Newton, non quello che intendi, anche quello, Newton era una rivista scientifica, tale equazione fu fatta in seguito al paradosso di Fermi. Fu in seguito inserita nel progetto SETI, e tale rivista forniva un CD da installare che aiutava la ricerca SETI, ovvero i segnali potevano essere ricevuti anche nel tuo computer tramite internet, erano gli anni 90.

    Il SETI non andò bene, un segnale fu ufficialmente, se poi vero non so, attribuito alla caduta di un areo U2, gli aerei americani spia. Il WOW è stato a lungo discusso, sembra un evento avvenuto nell'universo. Al momento il paradosso di Fermi non sembra essere risolto. No, non sei la sola con queste fisse! Le teorie di cui dici le ho studiate, alcune però non sono vere, hai forse letto Sitchin? Le traduzioni dei testi originali sono un po' diverse.
    rondinella61
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