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Universo Soggettivo (umwelt)

Con gli anni ho imparato a non essere troppo sicuro di qualcosa. Mi è successo anche se poche volte, di essere sicuro di un avvenimento che poi si è dimostrato errato. Ho capito che abbiamo tutti una visione biologica diversa, con dei dogmi che possono dimostrarsi errati; non è il nostro cervello che ci mente, ma probabile un'elaborazione sbagliata che porta a delle convinzioni, spesso anche per molto tempo. Ed anche difronte ad un dogma errato, non riusciamo ad accettare la realtà. Per me è diventato molto difficile credere in qualcosa. Durante le discussioni che non mi interessano, tendo a dare ragione anche se sono in disaccordo; lo faccio perché sono annoiato dalla vita, mi sembra di rivivere sempre le stesse cose. Più che altro, a parer mio durante le situazioni interfacciali si pongono tutti allo stesso modo, vogliono essere guardati in modo diverso, mettendo in mostra le proprie abilità, stranezze o risultati raggiunti. Sono ''contento'' per loro, però sembra che non abbiano una coscienza in quel momento, sembra che cerchino l'approvazione per sentirsi meglio. Mi ci metto anche io, a volte mi faccio trasportare dagli automatismi, per poi riprendere coscienza solo nella mia fase di solitudine. Una cosa che ho capito, è che devo godermi la vita. Il problema è che per me godermi la vita è restare in solitudine in stato di autocoscienza e metacognizione, cosa che la società non mi permette.

Non so

Non capisco
tierrerondinella61alia

Commenti

  • tierretierre Membro Pro
    Pubblicazioni: 75
    Perché la società non lo permette? Magari hai altre aspettative e/o desideri, anche socialmente condizionati, che ti impediscono di vivere appieno la tua solitudine? Io credo che siamo noi che ci rubiamo il tempo a noi stessi.
    Mi interessa molto questo topic, vorrei comprendere la tua visione... forse ci trovo anche qualcosa di simile a ciò che io penso e sento: ma le conclusioni che trai non posso condividerle, ma forse non le ho ben capite.

    Tu sei colui che in un altro post citò Rustin Cohle di TD, quindi inevitabilmente trovo nel tuo animo qualcosa che appartiene anche al mio
  • DreamLoopDreamLoop Membro
    Pubblicazioni: 32
    Da quello che ho capito durante la mia vita, le persone la realtà la costruiscono dentro la propria mente, non a caso una delle più importanti "rivoluzioni" della storia è quella Cognitiva avvenuta più o meno 70.000 anni fa, da quel momento gli esseri umani  il mondo hanno iniziato conoscerlo e immaginarlo non solo attraverso i propri sensi, attraverso il contatto diretto, ma attraverso una configurazione e una struttura del pensiero che prima mancava.

    Tanto per fare un esempio sciocco: la Terra è sempre stata sferica e ha sempre girato intorno al sole, eppure per molto tempo gli esseri umani credevano che fosse piatta e al centro dell'universo con il sole e gli altri pianeti che le giravano intorno.

    L'immaginario collettivo influenza e determina quello del singolo individuo, quindi i dogmi, le certezze (che spesso sono tutt'altro che certe) e tutta una serie di convinzioni che modellano la vita degli individui sono piuttosto difficili da smantellare (giusti o errati che siano) e una volta radicati vengono portati avanti d'inerzia e spesso senza lucidità né giudizio critico.

    Anch'io tendo a dare ragione alle persone anche quando la penso in maniera diversa, ho imparato a farlo per evitare discussioni inutili e noiose e soprattutto quando l'argomento non lo trovo minimamente interessante e/o l'interlocutore non è qualcuno che stimo. E poi ho notato anche che la maggior parte dei discorsi sono sempre gli stessi, una infinita ripetizione di idee/certezze/dogmi e le persone tendono a diventare aggressive se trovano qualcuno che li mette in discussione perché ciò che vogliono in genere è solo ottenere conferme.
    rondinella61alia
  • AmOnlyAmOnly Membro
    Pubblicazioni: 62
    @tierre più che la società, è la trappola della famiglia. Mia madre non vorrebbe mai che io gettassi il mio futuro facendo l'eremita o il girovago. Sì sono io che citai Rustin Cohle, e di recente ho avuto anche un contrasto con mio fratello, poiché lui ha una filosofia di vita basata sulla risoluzione e la realizzazione. 

    Mentre io mi avvicino più alla filosofia di Cioran, ed lo odio poiché con questa frase: << Solo gli ottimisti si suicidano, ottimisti che non riescono più a non essere ottimisti. Gli altri, non avendo alcuna ragione per vivere, perché avrebbero averne per morire?>>; mi ha allietato il mio pensiero suicida. 

    Ricito Rustin Cohle: ''Io mi reputa una persona realista, ma in termini filosofici sono quello che defineresti un pessimista''.

    Questo non vuol dire che ne vado fiero, anzi, in qualche situazione sono stato anche ottimista, ma sempre rispettando la visione realista, basandomi sulle %.

    Il problema è che vorrei stare in un manicomio, seduto su un divano, riempito di medicine, ed aspettare la fine. 

    C'è molta gente che cerca di cambiare il mio essere, poiché allontana le persone. Ma è impossibile farmi cambiare, ci sono nato così, e se dovessi cambiare visione di vita, starei solo mentendo per accontentare gli altri, e farli smettere di insistere.

  • tierretierre Membro Pro
    Pubblicazioni: 75
    @AmOnly Tu hai detto prima che ciò che vorresti fare è vivere solo con te stesso in uno stato di autocoscienza e di metacognizione. Intanto, cosa intendi con metacognizione? E con autocoscienza? Voglio solo capire che significato diamo alle parole che ci scambiamo per non fraintenderci.

    Vorrei poi capire – ma forse posso farlo solo dopo aver compreso il significato con cui designi certi termini-chiave di quella che chiami la tua visione – come una vita protesa all’autocoscienza possa coincidere con una vita recluso in un manicomio imbottito di farmaci. Forse la massima coscienza di sé conduce alla follia? Forse... ma non credo che la follia conduca necessariamente alla conoscenza di sé.

  • tierretierre Membro Pro
    Pubblicazioni: 75
    @DreamLoop Ho trovato interessante quel che dici tu sulla configurazione mentale mediante cui il singolo individuo, influenzato da e influenzando la collettività, dà un ordinamento al mondo, lo elabora, immagina, conosce. Dovremmo, secondo me, esercitarci costantemente a ponderare tutti i presupposti con cui agiamo, valutarli e rivalutarli, verificandoli costantemente, e confermare quelli che riteniamo veri e reali, smantellando il corredo infinito di pregiudizi falsi e luoghi comuni con cui ci ammantiamo.

    Esempio: un evento spiacevole mi vide protagonista; per anni pensai che gli amici che assistettero a quell'evento mi avessero marchiato ed etichettato negativamente in virtù di quell'evento; ogni volta che mi trovavo tra loro un pesante disagio mi pervadeva, un'ansia estrema, la sgradevole e costante sensazione di sentirsi sotto esame, giudicato, non amato, disprezzato; con un lungo lavoro su di me ho cambiato, molto lentamente, prospettiva: pian piano riuscii a liberarmi di quella rigida corazza che ciò che io pensavo dei pensieri dei miei amici – ma che la realtà non aveva mai confermato, infatti mai, o quasi mai, nessuno ne fece più cenno – aveva costruito attorno al mio corpo.

    Io credo che si viva meglio senza certezze, ma bisogna esercitarsi a essere leggeri.
  • AmOnlyAmOnly Membro
    Pubblicazioni: 62
    @tierre probabile ho interpretato male quelle parole. Quello che intendevo dire, è che vorrei tanto isolarmi da tutti, e pensare tanto (mi piace molto pensare) cercando di diventare padrone dei miei mali psicologici. Non voglio dire di accettarmi, ma di arrivare alla consapevolezza del mio essere, e riuscire a allietare quello che non mi piace.

    Non so se mi sono spiegato bene, faccio un esempio. Facciamo finta che io sia un schizofrenico, la consapevolezza che voglio raggiungere, è quella di riconoscere le voci false da quelle vere, inventarmi qualcosa per riconoscerle, tipo come John Nash (c'è anche un film). Essere consapevole dei miei Mali psicologici.

    Ed è la stessa cosa con i giudizi, col tempo ho capito che per avere un'opinione di una persona, bisogna conoscerla o esagerando vivere la sua vita, mi sono ritrovato molte volte incredulo davanti a scelte o azioni di alcune persone, ed analizzando per dettagli, mi rendevo conto di essere stato superficiale nel giudizio.

    Rispondo: (come una vita protesa all’autocoscienza possa coincidere con una vita recluso in un manicomio imbottito di farmaci)

    Ho detto che vorrei stare in un manicomio, seduto su un divano, riempito di medicine, ed aspettare la fine, perché la società mi fa impazzire, io purtroppo funziono al contrario, mi viene la depressione se sto con gente, poiché mi scarico troppo, sforzo troppo il cervello e vado in tilt, non riesco a stringere dei legami interfacciali o se ci riesco mi è difficile mantenerli. Quella affermazione del manicomio era più un modo per dire, che se non riuscissi nel mio intendo preferirei essere imbottito di farmaci, e togliermi tutti i complessi che mi faccio in modo facile senza uso della consapevolezza.

    Probabile mi sono spiegato male di nuovo o alcune cose sono contraddittorie tra loro :/
  • DreamLoopDreamLoop Membro
    Pubblicazioni: 32
    @tierre anch'io ho sempre preferito i dubbi alle certezze, i dubbi ti spingono a riflettere, ti spingono a cercare, le certezze ti ingessano in un immobilismo asfissiante, almeno per quanto mi riguarda ho sempre trovato sfibrante la modalità tipica del pensiero che ho visto mettere in pratica dalla maggior parte delle persone: non fanno altro che cercare o pretendere certezze e vedono il dubbio come qualcosa di negativo...io funziono più o meno al contrario

    È pur vero che vivere senza nemmeno una certezza sarebbe impossibile perché ciò ci obbligherebbe ogni giorno ogni minuto ogni secondo a verificare tutto ciò che normalmente diamo per scontato, ma viene dato per scontato non per superficialità ma perché l'esperienza collettiva che le generazioni precedenti ci hanno consegnato non richiede più continue speculazioni: la forza di gravità sappiamo come funziona, anche senza prendere in mano un libro di fisica. Ovviamente se devo sollevare un corpo pesante tonnellate per farlo uscire dall'atmosfera superando il campo gravitazionale non mi basta sapere come funziona la gravità in linea generale ma devo entrare nello specifico, calcolare, vagliare, sperimentare.
    Magari tra 20 anni anche il concetto di forza di gravità attuale verrà rivoluzionato da nuove scoperte, la scienza è tutt'altro che certa e non fa altro che superare e ridefinire i propri confini e quelle che un tempo erano certezze, certezze temporanee in attesa di essere confutate ampliate modificate e chi più ne ha più ne metta. Spesso questo le persone lo dimenticano convinte che la Scienza sia sinonimo di Verità assoluta e immutabile.

    Quando si entra nel sociale, nei rapporti interpersonali tutto si complica, si fa ancora più nebuloso, soprattutto quando fatichi a capire le altre persone a causa di mancanze che sono alla base del tuo funzionamento e ora penso alle mie difficoltà sociali derivanti dal mio essere Asperger. 

    Per evitare giudizi affrettati e superficiali ho imparato a dubitare prima di tutto di me stesso, perché la trappola più subdola è quella che spinge una persona a nutrire dubbi solo nei confronti degli altri, che poi è la classica predisposizione degli estremisti religiosi convinti di essere i detentori della Verità e tutte le altre persone dei poveri idioti che non riescono a vedere più in là del proprio naso.
  • tierretierre Membro Pro
    modificato 23 September Pubblicazioni: 75
    @AmOnly L’esempio manicomiale ora l’ho capito: una extrema ratio per evitare un’estrema sofferenza non più tollerabile, una sorta di suicidio camuffato e dilazionato nel tempo, un suicidio a rate. La soluzione rateale però mi sembra un po’ inutile quando si dispone di capitale infinito. E la nostra libertà di toglierci la vita è pressoché infinita.

    Le derive isolazioniste le ho avute anch’io ma probabilmente le nostre storie sono molto diverse e pertanto anche le ragioni che spingono l’uno e l’altro alle azioni che commettono.

    La sola cosa che so è la seguente: io volevo conoscere e padroneggiare i miei mali psicologici standomene da solo in casa a pensare al funzionamento della mia mente; quando un giorno ho cominciato a sperimentare me stesso, muovendomi in principio con passi di colomba, ho iniziato a mettermi alla prova anche in situazioni sociali (sempre rispettando i limiti imposti dalla mia attuale conformazione psico-fisica) che prima avrei senz’altro evitato e ho scoperto che... i mali e le qualità su cui riflettevo facevano parte solo di un’immagine parziale che avevo di me, immagine che il “vivere nel mondo” non fa altro che trasformare giorno per giorno.

    Dunque io credo che ognuno debba, sempre rispettando sé stesso e le proprie esigenze, conoscere sé stesso e le proprie esigenze, ma questo è un processo, credo, che può attuarsi soltanto conoscendo gli altri e le loro esigenze, i quali, silenziosamente ma in modo inesorabile, vanno a modificare, in meglio o in peggio, noi stessi e le nostre esigenze.
    Post edited by tierre on
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