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Il sentimento della vergogna

Scrivo questo post intanto per augurare a tutti quanti Buon Ferragosto
Io sogno soltanto il mare perché per motivi personali non posso andarci nemmeno quest'anno.
Voglio soltanto, a modo mio, dirvi cosa sento e provo riguardo un sentimento umano che conosco molto bene: la vergogna.
Direi che mi sto vergognando moltissimo in questo periodo.
Per esempio, per come mi sento ora, mi vergogno nel vedere che dipendo ancora dai miei genitori anziani, che non sono in grado di lavare i piatti, che non so cucinare, mia mamma cammina a fatica ma ho ancora bisogno di lei, a cinquant'anni per mangiare a tavola è già tanto se io riesco a portare il piatto al posto, aspetto ancora oggi che faccia tutto lei. 
La verità è che da bambino mi ricordo che a dieci anni ancora avevo bisogno di lei per allacciarmi la cintura dei pantaloni e fare i nodi alle lacci delle scarpe di ginnastica.
Poi la vergogna mi ha rovinato in ogni rapporto con le altre persone. Oggi va peggio che mai, mi domando come può un essere umano normale mantenersi al lavoro, risparmiare, costruirsi una famiglia, trovare una ragazza e sposarsi, costruirsi una casa propria, e in più magari anche risparmiando.

Ieri guardavo con soggezione, ammirazione, forse anche invidia delle commesse di un supermercato che sembravano lavorare senza fatica, sapere cosa fare quando farlo senza nessuno che fosse obbligato a dirglielo. 

Io sto rischiando di perdere il posto, mi hanno demansionato per la seconda volta nell'azienda dove sono stato assunto, ho pure contattato un legale, adesso vorrei scoprire se sono davvero Asperger per vedere se posso difendermi dal mobbing. Se ci sono persone ferrate nel discorso legale per quanto riguarda il proprio posto di lavoro mi piacerebbe tanto sapere anche solo con due righe che posso magari fare richieste più precise e un indirizzo su come comportarmi. Per ora ho mandato una carta e ho dichiarato, anche se potevo farne a meno, che soffro di depressione. Non sono stato più preciso di così. Siccome l'azienda è anche in cassa integrazione, ha preferito mettermi in cassa integrazione.

Provo vergogna, ma guardandomi dentro non direi che sono uno che non vuole lavorare. Semplicemente ci sono lavori che posso fare e altri no. Se mi facessero fare qualcosa per cui sono portato, e con una giusta spiegazione prima, sono convinto che potrei anche lavorare bene. Credo che per lavorare bene bisogna semplicemente venire messi nelle condizioni di...
Che ne pensate? Altri di voi hanno subito mobbing nel lavoro? Io ho sempre considerato importante la spiegazione dei lavori, quando nella vita è toccato a me spiegare un lavoro ho sempre dato tutto me stesso per essere chiaro e mettere la persona nelle condizioni di...
Invece per quanto riguarda me mi trovo un capo reparto che non sa spiegare, non ha tempo o non ha voglia, o entrambe le cose, e perde subito la pazienza. Poi invece penso che magari il problema sono io, che sono un totale incapace di lavorare con ordine e disciplina, oppure che sono malato, che ho il cervello che non funziona...

E dunque vergogna. Stasera mi sono sentito di parlarvi con il cuore in mano. Ne sento il bisogno e allora ci provo. Ho quasi cinquant'anni ma non ancora una diagnosi precisa di cosa effettivamente ho. La mia idea è che siamo ancora agli albori della comprensione della diversità. Mi sembra che chi è diverso spesso dall'incomprensione subisca una progressiva denigrazione sociale fino a venire evitato come strano, e strano è soltanto l'eufemismo più gentile di solito le persone incomprese subiscono di tutto e vivono, quando riescono a vivere, ai margini della società...

Quindi provo molta vergogna e vorrei vedere altre persone che invece non riescono, come me, a farsi una famiglia ma devono vivere in casa dei genitori anziani provando vergogna per non sapere nemmeno cosa significa vivere una vita autonoma. Ma provo anche rabbia e mi piacerebbe tanto che gli NT provassero cosa si prova a non sapere devo sbattere la testa per vivere in una società costruita a misura di NT.

Non voglio certo che altri provino la disperazione, l'angoscia e il panico che provo adesso. A momenti gli unici momenti di tregua sono quando dormo. Sto andando avanti solo con le illusioni, ma arriva il momento che uno non riesce più a illudersi e la REALTA' gli arriva addosso come un treno. È quello che mi sta accadendo ora, non sono più in grado di distrarmi, anche perché ogni distrazione ha un costo, le distrazioni mi hanno permesso di sopravvivere ma a lungo andare mi hanno portato a spendere più di quanto guadagno, il che è uno dei motivi per cui ho una paura enorme ora. Tra qualche mese, se non succede un miracolo, non sarò più in grado di pagare tutte le rate dei debiti che ho fatto con la banca, da totale stupido o da totale addormentato, uno che non si rendeva conto nemmeno di quello che stava facendo, tutto di nascosto da dei genitori anziani che tuttavia in casa fanno tutto e lui viveva come un quindicenne, o forse anche meno, un decenne.

Se provo vergogna? Vorrei sotterrarmi qui e ora ma ho voluto buttare fuori tutto, come un veleno che mi sta uccidendo lentamente, per domandare a voi se qualcuno ha un siero da iniettarmi, per rimettermi a vivere, per trovare una cura, per sapere che non sono ancora completamente spacciato.

Quello che mi fa rabbia è che ritengo che le regole di questo mondo, e ora mi riferisco anche a quelle economiche, di mercato, bancarie, sono a norma di NT e fatte per loro. Secondo me un ND dovrebbe intanto avere un supporto specifico sia per il mondo del lavoro che per il resto.
Ovviamente un ND per potersi aiutare, per chiedere aiuto, deve venire diagnosticato da un medico.

La realtà è che io sto ancora aspettando una diagnosi precisa. E sono nato nel 1970. Tutta la colpa è mia o solo mia, oppure necessitavo di una educazione più tarata per le mie effettive capacità?
La mia convinzione è che non sono uno stupido totale, ma semplicemente diverso.
Solo che spiegarlo non è tanto semplice
Vi ringrazio e spero che a qualcuno serva questa mia riflessione in forma di flusso di coscienza. Quindi perdonate la forma, ma vi assicuro che soltanto scriverlo qui e ora per me è già molto.

rondinella61

Commenti

  • rondinella61rondinella61 Pilastro
    Pubblicazioni: 1,586
    @frodolives666
    Alla fine della lettura mi è rimasta viva un'immagine: tu che non riesci a lavare i piatti e ad aiutare tua madre (che immagino sia abbastanza anziana) nelle semplici faccende di casa. E se tu cominciassi proprio da lì? 
    Se per te questo è un traguardo difficile, impegnati a superarlo;  sarà senz'altro il più facile dei traguardi in confronto con quelli "là fuori". Si va avanti a suon di piccole vittorie...
    vera68frodolives666Marco75Mare
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,295
    Hai ragione non sei stupido.
    Hai bisogno di provare, tentare, sperimentare, darti il diritto di sbagliare, non fare un dramma per aver sbagliato, avere qualcuno a fianco che ti incoraggia e cerca di farti capire il perché e tu devi non arrenderti e riprovare.
    E se non hai nessuno a fianco che ti fa capire, prova lo stesso.
    Stavo per concludere con le parole di rondinella61 che mi ha preceduto.

    Il sentimento della vergogna è un sentimento potentissimo, potrai sfruttare l'energia che porta con sé se tu non ti vergognerai di provare.

    Tu hai un lavoro e hai notato che più di una volta di hanno demansionato.
    Sfrutta la cassa integrazione per fare volontariato in un gruppo organizzato (es: Caritas, opere di San Francesco, banco alimentare, ma ce ne sono in ogni ambito) è un modo per sperimentare un lavoro che non essendo retribuito ti mette su in piano diverso.
    frodolives666
  • Marco75Marco75 Senatore
    Pubblicazioni: 2,088
    Ti posso dire che conosco gente che sta, o è stata, nella tua stessa situazione familiare, e dalla vergogna non è stata neanche sfiorata. Il fatto che ti vergogni è già un inizio. Poi, te lo dico per esperienza personale, se vuoi combattere questo sentimento l'unico modo è attivarsi, quindi iniziare a dare una mano in casa, magari davvero iniziando dalle piccole cose (tipo lavare i piatti). Non credo che i tuoi genitori si offendano, se fai capire loro che vuoi dargli una mano, no? L'unica strada è attivarsi. Prendilo pure come un allenamento per il futuro, visto che (è brutto dirlo ma è così) i tuoi genitori non sono eterni, e prima o poi arriverà il momento in cui dovrai cavartela senza di loro. Prima impari, meglio è.
    rondinella61Marevera68frodolives666
    "There are those that break and bend. I'm the other kind"

    Cinema, teatro, visioni
  • Alex1919Alex1919 Neofita
    Pubblicazioni: 170
    Ciao, intanto non c'è niente di cui vergognarsi. Io mi sentivo in imbarazzo ma mai vergogna.

    Vivere con i genitori ti fa sentire svilito, questo forse è il motivo per il quale ti vergogni. Succede a tutti. Non ti devi vergognare. Io al lavoro avevo una collega che a 50 anni ed era sposata, andava col marito ancora mangiare a casa dei genitori.

    Al contrario approfittane. Io per esempio ho perso i genitori a 20 anni e sono stato diagnosticato a 31 anni. Me la sono passata brutta tra un lavoro che non mi avrebbero mai dato e pochi soldi al mese. Per altro ero finito anche col bere alcool. Ancora non mi vergogno, anzi, non mi interessa niente, perché so che in pochi ce l'avrebbero fatta.

    Piuttosto, che ne dici di prenderti un bel monolocale e vivere da solo? Se non sai fare le faccende, paga una donna di servizio. Fai pagare ai tuoi genitori purché questi non abbiano bisogno di aiuto. Detto in parole povere sfrutta i loro soldi al meglio. I genitori sono lì per darti soldi. Quando li perdi, ti ritroverai senza nessuno a cuoi possa interessare niente di te.

    Per il mobbing, che è quasi impossibile da dimostrare, ci devi fare l'abitudine. Io ci andavo a nozze, ma nel mio caso ho avuto moltissimi problemi, maltrattamenti sociali, quindi spesso non mi accorgevo neanche del tale. Quando me lo facevo, ne approfittavo per fare del lavoro extra, ai tempi realizzavo dei lavori di grafica che poi vendevo, e quando non mi facevano lavorare in ufficio ne approfittavo alla faccia loro. Nel frattempo, inizia quindi a cercare un altro lavoro.

    Per quanto diversità, no, non siamo agli albori, peggio, non cambierà niente. Si stima, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS) che il 99,4% della popolazione non abbia nessuna forma di autismo, anche se si ritiene che il numero sia destinato a salire. Dobbiamo quindi agire su noi stessi, perché loro, non sanno, non vogliono sapere, non gli interessa niente, ed è impensabile informare un 99,4% della popolazione mondiale. La diversità e la discriminazione ad esse legata, c'è sempre stata dalla notte dei tempi. È un comportamento umano che non si toglie ma, tramite le leggi, civili/penale sociali, si potrebbe diminuire. Richiede decenni, e tali conquiste possono sparire alla prima guerra, o addirittura al primo cambio di governo. Quindi renditi conto che tu sei diverso, ma, loro sono diversi. In verità la normalità è in base al punto di vista di chi osserva.

    Per me, per esempio, sono loro ad essere diversi. Il problema è che loro sono di più. Devi in pratica cercare un compromesso per sopravvivere.

    Il mondo è fatto per gli NT, questo è quello che dico sempre io. Viviamo in un mondo a prova di NT dove persino i criminali vengono trattati meglio di noi ed hanno uno spazio, ma noi non lo abbiamo. Ho sentito che da poco hanno aperto una scuola a Milano e che alcune aziende assumono autistici, perché dopo decenni hanno capito i nostri potenziali. In Italia siamo ancora a scene fantozziane nella pura arretratezza.

    Lo spazio ce lo dobbiamo fare da soli.

    Io ti ho parlato come asperger diagnosticato adulto che ha dovuto sopravvivere tutta una vita senza saperlo, in un ambiente estremamente ostile, che tuttavia ora non mi fa più paura.

    Presto eliminerò l'ansia sociale dalla mia vita.

    Quello che ti sto dicendo è che sfogarsi va bene, anche io l'ho fatto il primo giorno su questo forum è ho iniziato a prendermela pure con la corte costituzionale :) , vedi tu :), tuttavia io sono convinto che noi siamo molto più forti di loro.

    Accontentati di quello che sai fare, per adesso, e chiedi i soldi ai tuoi genitori per andare via di casa, non è che devi andare chissà dove, ma devi vivere da solo. E tieniti attivo nella ricerca di altri lavori. A me non piace consigliare psicoterapeuti, ma se ritieni la necessita provaci.
    frodolives666
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,295
    Il sentimento della vergogna è un sentimento nobile, perché indica anche umiltà. Quando uno non è toccato dalla vergogna o pensa di essere superiore ad essa, come dice @Marco75, non è libero... È perso perché ha perso ogni contatto con sé stesso
    frodolives666
  • Alex1919Alex1919 Neofita
    modificato 16 August Pubblicazioni: 170
    Ciao @vera68, non credo che la vergogna sia un sentimento nobile. Non ne viene niente di buono da essa, tranne che un senso di inferiorità e di ineguatezza. Da lì nascono sensi di colpa e voglia di non vivere.

    L'umiltà è quando ti togli "il cappello" di fronte al lavoro finito anche se sei il migliore, non sono religioso ma anche la bibbia spiega bene cosa sia l'umiltà.

    La vergogna ed altri pseudo-sentimenti, la vergogna non è un vero sentimento, è come la depressione, io sono stato depresso gran parte della mia vita e non me n'è mai venuto niente di buono. Ora la reprimo ferocemente.

    Vergogna ed umiltà sono due cose estremamente differenti. Io posso essere un miliardario, ma toglierò il cappello per alzarmi di fronte ad un ospite per farlo sedere a casa mia dopo avergli pulito la sedia, anche se fosse l'ultimo degli uomini. Questa è umiltà. La vergogna è quando fingi all'ospite che sei malato e non lo fai entrare a casa perchè ti vergogni di te e di quello che ti circonda.

    Un altra cosa, forse abbiamo due modi di vedere il termine.

    L'imbarazzo è quando non ho un bel vestito tra chi è vestito bene.

    La vergogna è un onta, per esempio, dei 300 Spartani, i due sopravvissuti avevano vergogna per via dell'onta ad essi procurata.

    Restare a casa può causare imbarazzo, ma non vergogna. Quindi il tuo discorso effettivamente fila di più se il termine è imbarazzo, ma non l'altro.
    rondinella61Mare
    Post edited by Alex1919 on
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,295
    Alex1919 ha detto:



    Vergogna ed umiltà sono due cose estremamente differenti. Io posso essere un miliardario, ma toglierò il cappello per alzarmi di fronte ad un ospite per farlo sedere a casa mia dopo avergli pulito la sedia, anche se fosse l'ultimo degli uomini. Questa è umiltà. La vergogna è quando fingi all'ospite che sei malato e non lo fai entrare a casa perchè ti vergogni di te e di quello che ti circonda.


    L'imbarazzo è quando non ho un bel vestito tra chi è vestito bene.

    La vergogna è un onta, per esempio, dei 300 Spartani, i due sopravvissuti avevano vergogna per via dell'onta ad essi procurata.
    .

    Non c'è molta differenza tra vergogna e imbarazzo. Il tizio che non fa entrare in casa, se dovessero entrargli in casa a forza proverebbe imbarazzo come il tizio che non ha il vestito bello.
    Preciso che non ho detto che vergogna e umiltà sono la stessa cosa, ma che solo le persone umili possono avere vergogna di sé.
    La vergogna è un sentimento egosintonico che nasce dal raffronto tra ciò che ci valutiamo e ciò che dovremmo essere secondo l'io ideale che abbiamo interiorizzato.
    Se l'ideale di noi stessi è molto alto, coincide con la perfezione divina, noi proveremo vergogna per tutto, da cui i sensi di colpa, (per questo tra i cattolici serpeggia la malattia dello "scrupolo"), se l'io ideale è più normale, ingloba insieme ai valori che ci sono stati insegnati,
    la possibilità di sbagliare, che non tutto vada secondo i nostri piani, che nonostante tutto non siamo i migliori, che abbiamo sempre da imparare da chiunque, allora proveremo un sano senso di vergogna che è ciò che la coscienza ci rimprovera.
    In entrambi i casi c'è uno spazio piccolo o grande per l'umiltà: io riconosco che non sono il mio io ideale. Ok. Sono ancora ancorato alla realtà
    Quando io mi identifico con il mio io ideale, quindi sono perfetto come sono, non provo più vergogna.
    Credimi che non è una bella strada da imboccare, è solo un palliativo. (ogni tanto nei miei post mi riferisco a uno "scivolone" sul cammino della vita fatto verso i 20 anni, ecco.. è uno scivolone fatto imboccando quella strada)

    Io sono perfetto come sono, non vuol dire accettarsi per ciò che si è
    Marefrodolives666Alex1919
  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    Ciao frodolives666, se va bene rispondo qua al tuo appello visto che mi hai cercato. Intanto io non capisco di cosa tu ti debba vergognare: sei riuscito a reggere fino alla soglia dei cinquanta e penso tu ne abbia passate di cotte e di crude ... hai forse fatto del male a qualcuno? Non credo, da quel che scrivi non mi pari proprio il tipo, lascia pure quindi la vergogna a chi sguazza in questo mondo facendo il male al prossimo, calpestando e inneggiando a tensioni e conflitti per poi farsi osannare come condottiero ...

    Purtroppo un sistema tende sempre a eliminare le anomalie ed evidentemente ora è il nostro turno, l'altro giorno scriveva Fabrizio Acanfora: gli ultimi saranno ultimi ... non c'è dunque posto per noi, togliamo il disturbo a andiamo a farci fare un'iniezione in Svizzera?

    Mi hai chiesto di confrontarci sull'ambito filosofico, quindi ti propongo qualche spunto in libertà:

    Uno spunto interessante può giungerci dalla teoria della società aperta di Karl Popper: l'intento del filosofo e scienziato è quello di gettare le basi per "una società che non uccida Socrate" dal nostro punto di vista Socrate può essere benissimo il Diverso che diventa un'anomalia del sistema e quindi deve essere eliminato ... Popper prende come riferimento l'Atene di Pericle e in particolare l'epitaffio pronunciato da Pericle per i caduti della Guerra del Peloponneso riportato nelle Storie di Tucidide, non riporto il testo per lunghezza ma si trova facilmente in rete. La teoria popperiana presenta anche delle criticità: l'Atene di Pericle aveva una politica molto aggressiva e la libertà dei cittadini è anche associata a un rigoroso impegno civico, non sempre alla portata di un ND.

    Un altro spunto interessante può giungere da un filosofo di corrente ebraica: E. Levinas cosa curiosa visto che tutto il suo pensiero si fonda sul rapporto con l'altro, ma quel che lo distingue secondo me è che, tra gli altri, fu discepolo di Monsieur Chouchani, personaggio che mi sentirei di includere tra gli AS famosi. Ebbene in Totalità e Infinito, Levinas spiega che anche chi vive ritirato in casa, ma realizza un'opera e poi la lascia fuori esposta al godimento del pubblico si pone in relazione con l'altro, ciò significa che le relazioni possono avvenire anche attraverso linguaggi non verbali.

    Recentemente ho letto che si è sviluppato un certo interesse a livello psichiatrico per il pensiero fenomenologico: questo pensiero che parte da Husserl presuppone che la nostra percezione del mondo è limitata dai sensi e dalla capacità di elaborazione della mente, ecco perchè quindi un ND ha semplicemente una percezione del mondo diversa da un NT, questo quindi rende chi è ND interessante per poter offrire un punto di vista particolare ed esclusivo che potrebbe rivelarsi decisivo in talune situazioni.

    Tutto bello e interessante, mi dirai nel migliore dei casi, ma in sostanza che fare di noi? Penso che il Candido di Voltaire o il pensiero di Camus ci ricordino che è meglio non campare di illusioni, lo stesso Pasolini disse in una delle sue ultime interviste che passati i cinquanta era ben felice di non avere più illusioni ...

    In un modo o nell'altro un'occupazione si può trovare, ma senza illusioni, è un periodo in cui i laureati vanno a fare i malgari e sono ben felici di farlo, carriera e immagine per noi sono pesi inutili, gabbie che diventano bare, come fare a spiegare che abbiamo bisogno di tempi di isolamento per recuperare dalla pressione sociale? Al di fuori però dell'ambito professionale esiste quello del volontariato, questo potrebbe essere più aperto a contributi originali: nell'arte e nella poesia, senza pressioni e col solo piacere di realizzare senza essere giudicati o bollati. Questo potrebbe essere l'ambito più favorevole a ricevere i nostri contributi.
    frodolives666
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