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Commenti

  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    @vera68
    Tutto corretto, riscontro infatti una sola criticità, se è solo una questione di sviluppo si presuppone che tutti nascano uguali, come da uno stampino, escludendo a priori differenze neurologiche. In altre parole andrebbe escluso a priori il concetto di neurodiversità. Nel mio percorso ho letto le testimonianze di Susana Tamaro e di Fabrizio Acanfora, ma soprattutto ho riletto attentamente il mio vissuto e, per mia esperienza diretta posso trovarci un filo conduttore solo con una differenza neurologica di base. Infatti nessuno riusciva a darmi una spiegazione di determinate difficoltà o affaticamenti finché non ho preso in considerazione la possibilità di essere AS e il concetto di ND.
    Attenzione però! Io posso esprimermi solo in base al mio vissuto personale, non mi sognerei mai di dire a chi ha trovato se stesso, percorrendo strade diverse, di cambiare percorso. Quel che vale per me può non valere per altri e viceversa, ognuno è unico e irripetibile e l'umanità è una realtà molto complessa, per fortuna! 
    whatsername84MareBlunotteTat
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 186
    Tat ha detto:

    @Tat


    Io sento una forte spinta verso le persone, ho amici e vita sociale, tuttavia con i miei tempi (che spiego) e modi (che spiego). 
    Ho difficoltà ad andare in qualche posto poichè i troppi stimoli mi saturano e disorientano e danno anche problematiche fisiche -come immensi mal di testa.
    C'è chi accoglie tutto questo e chi no. E qui si instaura la linea di confine tra amici e conoscenti. 
    E, cosa fondamentale, ho i miei gusti. Ma anche gli altri hanno i loro gusti.
    Come non forzo chi non ama andare a musei, teatro o concerti le persone che non amano questo tipo di luoghi, non desidero essere forzata ad andare in luoghi che non amo. A mio sfavore depone il fatto che trovo poche persone che amano ciò che amo io, quindi le occasioni di andare in gruppo sono poche. Ma non lo ritengo un problema relativo ad una difficoltà di socializzare, semplicemente una incompatibilità: ho amici e conoscenti con gusti totalmente diversi che vedo in occasioni di ritrovo più neutre, connotate solo dallo stare insieme piuttosto che dal far qualcosa assieme. Desidererei più interazione? forse si. Ma se per averla devo saltellare da una forzatura all'altra (ed essere solo io a farlo), dico: no, grazie.
    Era questo che cercavo di spiegare alla terapeuta. Il discorso socialità, nelle sedute, non lo avevo tirato fuori io ma derivava da un'osservazione della psicologa sulla mia vita e su cosa non funzionasse ritenendomi, appunto, carente nella socialità.

    Ho cercato di applicare quello che mi consigliava (nei precedenti post ho fatto due esempi quali tinder e il circolo femminile, ma ci sono state anche altre cose, come iscrivermi a instagram, iscrivermi a gruppi cinefili su Facebook, andare a tipi di feste che normalmente avrei evitato...), non penso di essermi trincerata dietro un muro, per cui sentirmi dire che dopo due anni vede un cambiamento per il fatto che sono andata a vivere da sola ma per il resto non ci sono stati altri sviluppi, mi ha lasciato abbastanza scontenta, soprattutto a fronte di un discorso sull'asperger iniziato la volta prima e accantonato come se fosse irrilevante.

    Anche se non fossi asperger, stavo comunque cercando di spiegarle come "funziono", le ho portato un elenco per punti di cose che non ero stata in grado di spiegare durante le sedute e che rientrano nelle caratteristiche dell'asperger, per cui almeno avremmo potuto parlare meglio di questo. 
    TatMare
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • TatTat Andato
    modificato 6 August Pubblicazioni: 1,151
    whatsername84 ha detto:

    Tat ha detto:



    Ho cercato di applicare quello che mi consigliava (nei precedenti post ho fatto due esempi quali tinder e il circolo femminile, ma ci sono state anche altre cose, come iscrivermi a instagram, iscrivermi a gruppi cinefili su Facebook, andare a tipi di feste che normalmente avrei evitato...), non penso di essermi trincerata dietro un muro, per cui sentirmi dire che dopo due anni vede un cambiamento per il fatto che sono andata a vivere da sola ma per il resto non ci sono stati altri sviluppi, mi ha lasciato abbastanza scontenta, soprattutto a fronte di un discorso sull'asperger iniziato la volta prima e accantonato come se fosse irrilevante.

    Mettendo da parte per un attimo l'asperger ciò che credo sia importante è la risposta che puoi darti a questa domanda:
    Ciò che ti consigliava ed hai cercato di fare, faceva per te?

    Se vengo costretta a fare un qualcosa lontanissimo dal mio essere, non è che mi trincero dietro ad un muro... è altro. Insomma un gatto miagola, un cane abbaia (detta brutalmente). Le hai parlato del tuo disagio? O, nel caso, del ritenere queste "soluzioni" non adatte a te ed alla tua persona? Sei stata accolta in queste tue considerazioni?

    Acquisire capacità per interagire socialmente è una cosa: un lavorare sulle tecniche (di cui viene riscontrata una carenza), ad esempio. come si fa con la terapia cognitivo-comportamentale. E sulla mancanza di queste tecniche (che per i tipici sono modalità istintive se non "inceppate" da vissuti) in effetti l'asperger ha un bel peso. E qui il terapeuta indaga, valuta, considera, interviene.
    Potrebbe anche esserci (oppure esserci solo questa) un vero e proprio blocco per tanti motivi, e qui il terapeuta indaga, valuta, considera, interviene.

    Ora io non sono esperta ma parlo per vissuti: se la tua terapeuta non ha opportunamente indagato, valutato, considerato prima di suggerirti "cose da fare" credo che i risultati possano essere deludenti perchè quelle cose non erano adatte a te. Sempre per esperienza personale (quindi da prendere come tale): quando ho lasciato la terapeuta della gestalt (che aveva alla fine detto che non avevo bisogno di alcuna terapia) mi ci sono confrontata spiegando i miei motivi e domandando. Idem per il terapeuta di coppia ed è stata una cosa estremamente utile e costruttiva, in entrambi i casi.
     
    Se anche tu hai tentato di farlo, di cercare un confronto nuovo a partire da un risultato che non piaceva (non piaceva a lei ed anche a te?) portandole un elenco di punti, la cosa come è stata accolta? Ne avete parlato insieme?

    Se da un terapeuta non ci si sente guardati per ciò che siamo, non ci sentiamo accolti, se ci sentiamo più giudicati che ascoltati, forse non è il terapeuta adatto.

    vera68BlunotteLupaMarewhatsername84
    Post edited by Tat on
    Gabba Gabba Hey!
  • vera68vera68 Pilastro
    modificato 6 August Pubblicazioni: 2,378
    @LCB81 Ma infatti non si suppone che tutti nascano uguali infatti è ciò che ho scritto nell'ultimo periodo del mio commento.
    Non si può nemmeno dedurre che certe manifestazioni abbiano l'autismo come unica spiegazione possibile.
    Credo che tenere aperte entrambe le visioni sia la cosa più proficua.
    Una posizione et... et e non aut....aut
    TatLCB81
    Post edited by vera68 on
  • MareMare Andato
    Pubblicazioni: 364
    Io ho fatto due terapie psicologiche prima di scoprire di essere autistica. La prima individuale e la seconda di gruppo e devo dire che entrambe hanno avuto un'utilità, ma erano di impostazione psicanalitica freudiana, e avevano quindi la caratteristica che il terapeuta parlava poco o niente, e.quindi la terapia tendeva ad avere un suo andamento autonomo. Io avevo molti problemi, solo in parte dipendenti dall'autismo, e quindi per aiutarmi con i primi, ha avuto senso. Con i secondi ben poco, anche se la terapia di gruppo qualche risultato l'ha avuto, credo. Ma se mi fossi sentita dire che avrei dovuto negarmi tanto da dover adattarmi ad attività e atteggiamenti così lontani dal mio modo di essere, sarei scappata subito....
    whatsername84vera68TatSmeagol
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 186
    Tat ha detto:

    whatsername84 ha detto:

    Tat ha detto:



    Ho cercato di applicare quello che mi consigliava (nei precedenti post ho fatto due esempi quali tinder e il circolo femminile, ma ci sono state anche altre cose, come iscrivermi a instagram, iscrivermi a gruppi cinefili su Facebook, andare a tipi di feste che normalmente avrei evitato...), non penso di essermi trincerata dietro un muro, per cui sentirmi dire che dopo due anni vede un cambiamento per il fatto che sono andata a vivere da sola ma per il resto non ci sono stati altri sviluppi, mi ha lasciato abbastanza scontenta, soprattutto a fronte di un discorso sull'asperger iniziato la volta prima e accantonato come se fosse irrilevante.

    Mettendo da parte per un attimo l'asperger ciò che credo sia importante è la risposta che puoi darti a questa domanda:
    Ciò che ti consigliava ed hai cercato di fare, faceva per te?

    Se vengo costretta a fare un qualcosa lontanissimo dal mio essere, non è che mi trincero dietro ad un muro... è altro. Insomma un gatto miagola, un cane abbaia (detta brutalmente). Le hai parlato del tuo disagio? O, nel caso, del ritenere queste "soluzioni" non adatte a te ed alla tua persona? Sei stata accolta in queste tue considerazioni?

    Acquisire capacità per interagire socialmente è una cosa: un lavorare sulle tecniche (di cui viene riscontrata una carenza), ad esempio. come si fa con la terapia cognitivo-comportamentale. E sulla mancanza di queste tecniche (che per i tipici sono modalità istintive se non "inceppate" da vissuti) in effetti l'asperger ha un bel peso. E qui il terapeuta indaga, valuta, considera, interviene.
    Potrebbe anche esserci (oppure esserci solo questa) un vero e proprio blocco per tanti motivi, e qui il terapeuta indaga, valuta, considera, interviene.

    Ora io non sono esperta ma parlo per vissuti: se la tua terapeuta non ha opportunamente indagato, valutato, considerato prima di suggerirti "cose da fare" credo che i risultati possano essere deludenti perchè quelle cose non erano adatte a te. Sempre per esperienza personale (quindi da prendere come tale): quando ho lasciato la terapeuta della gestalt (che aveva alla fine detto che non avevo bisogno di alcuna terapia) mi ci sono confrontata spiegando i miei motivi e domandando. Idem per il terapeuta di coppia ed è stata una cosa estremamente utile e costruttiva, in entrambi i casi.
     
    Se anche tu hai tentato di farlo, di cercare un confronto nuovo a partire da un risultato che non piaceva (non piaceva a lei ed anche a te?) portandole un elenco di punti, la cosa come è stata accolta? Ne avete parlato insieme?

    Se da un terapeuta non ci si sente guardati per ciò che siamo, non ci sentiamo accolti, se ci sentiamo più giudicati che ascoltati, forse non è il terapeuta adatto.



    Sì le ho parlato del disagio, della difficoltà e qualche seduta fa mi sembrava avesse capito, mi aveva detto che vedeva che mi impegnavo ma che in effetti facevo difficoltà, poi dalla volta scorsa che ho parlato dell'asperger mi è sembrato che avesse cambiato atteggiamento.

    Pensavo che anche lei dovesse riflettere su quello che le avevo detto, credevo di aver dato molti imput su cui parlare di me come individuo, davvero, al di là di asperger o meno, credevo potesse essere interessante parlare di come vivo l'empatia, di come reagisco agli eventi;  mi è difficile raccontare di me, anche alla terapeuta, vado meglio in forma scritta e con una lista di cose e un discorso organizzato in testa, mi sentivo molto più libera di descrivermi.

    E' sempre stata una terapia a botta e risposta, non so se mi spiego e anche quando avevo delle perplessità ho voluto dare fiducia perchè altrimenti non aveva senso, ma quest'ultima volta mi sono sentita abbastanza abbandonata e anche un po' giudicata.

    Per farti un esempio, spesso quando parlo cito scene o battute dei film e in più mi capita frequentemente di dire "sembra un film", " come nei film", in parte perchè  sono appassionata di cinema e in parte perchè credo di aver idealizzato diverse situazioni della vita (e ne sono ben conscia). Lei ha notato questo mio modo di esprimermi e mi ha fatto notare che ambisco a una realtà idealizzata "da film". Fin qui ok, però all'ultimo incontro quando parlavo appunto del fatto che vorrei incontrare qualcuno a modo mio, nell'ambito dei miei interessi, mi ha ribattuto "con l'incontro da film". Non so se sono troppo sensibile io ma l'ho sentita come una presa in giro.


    BlunotteTatSmeagol
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 186
    LCB81 ha detto:

    whatsername84 ha detto:

    LCB81 ha detto:

    Si può provare tutto e io comunque non ho titoli per dire se un disturbo è presente e a che livello. Però la mia esperienza è che, se uno ha il sospetto di essere nello spettro è bene che si rivolga a uno specialista in materia, con la competenza specifica per una diagnosi a riguardo. Se la diagnosi da esito negativo si provano altre strade ma se, con questo dubbio, si percorrono altre strade si rischia di perdersi in vari approcci e il dubbio che permane. 

    Per quanto riguarda il disturbo "lieve" mi viene in mente una citazione non mia che ho letto tempo fa:

    "La differenza tra alto e basso funzionamento è questa: alto funzionamento significa che le tue difficoltà vengono ignorate, basso funzionamento che i tuoi punti di forza vengono ignorati"
    hai ragione, già anni fa avevo cercato uno specialista qui a Trieste ma si occupavano tutti di bambini ed erano più "tarati" sui maschi. Ho fatto un'altra ricerca in questi giorni, ho trovato un'altra psicologa che si occupa di asperger, valuterò se contattarla chiedendo se si occupa di diagnosi in pazienti adulti e di sesso femminile.
    Se posso permettermi, ti suggerirei prima di riflettere bene sulle motivazioni per cui chiedere la diagnosi: io l'ho fatta dopo una lunga riflessione e varie esperienze perchè volevo dare un nome alla mia condizione e mi permetteva di acquisire un nuovo senso di identità. Molti però preferiscono non farsi diagnosticare perchè non ne avvertono la necessità o addirittura temono la botta di un esito scritto nero su bianco. Il mio personale consiglio è quindi che tu ti senta ben convinta se decidi di avviare il percorso diagnostico e in grado di accettarne serenamente l'esito.

    Riguardo la socialità, la mia terapeuta mi ha spiegato che per gli AS è più faticosa che per i NT, in quanto i primi devono applicare volontariamente meccanismi che per i secondi sono automatici. Così ho scelto di tarare la mia socialità in base alle mie esigenze, senza più cercare di portarmi alla pari con i NT e seguendo la teoria di Fabrizio Acanfora di puntare sugli interessi speciali.

    PS
    Quindi io friulano e tu triestina? Ti conviene prendere con le pinze quello che ti scrivo! Scherzo ovviamente, in passato sono stato spesso a TS per ragioni di lavoro e apprezzato la vostra simpatia, inoltre a Trieste ho legato un bellissimo ricordo: la visita della Portaerei Garibaldi 
    :)


    Ciao corregionale allora :)

    Le mie motivazioni sono le stesse tue ma mi ha sempre frenato l'impossibilità di trovare qualcuno specializzato a Trieste e già andare fuori città mi sarebbe complicato ma gestibile, fuori Regione entremamente complicato, per cui mi ero un po' rassegnata a non avere una risposta certa.
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • vera68vera68 Pilastro
    modificato 6 August Pubblicazioni: 2,378
    Forse mi sarei sentita se non presa in giro, almeno pungolata.
    Io mi esprimo con moltissime metafore, cioè a volte la sensazione che ho mi si vivifica nella mente con un'immagine e non trovo parole diverse per descrivere ciò che sto provando se non con una metafora.
    Questo è il mio modo di esprimermi, non è une realtà idealizzata. Sovente anche per me dono immagini di film
    Una volta ho portato in terapia un film visto: vita di Pi. Le ho raccontato le emozioni che mi aveva provocato questo film perché ne avevo visto una metafora della mia vita, la tigre che esce all'improvviso e tutta la fatica di Pi durante il naufragio per far star buona la tigre, la doma, le fa venire il mal di mare, la nutre perché non gli si rivolti contro. Alla fine sono entrambi esausti ed è l'unico momento in cui uomo e tigre si toccano, stanno l'uno accanto all'altro.
    Lei mi disse che aveva molte volte visto me esausta accarezzare una tigre e poi usò il film per aiutarmi a capire che due versioni finali del racconto del naufragio non erano altro che le versioni più digeribili che ci diamo per affrontare la realtà.
    Ha usato il mezzo che io le ho proposto per farmi passare con il mio linguaggio un contenuto.

    Questo vuol dire accordarsi, entrare in sintonia con il paziente
    Non so se questo esempio è sufficiente per spiegare perché mi è venuto da storcere il naso all'idea di sentirmi dire "sforzati"
    TatSmeagolMare
    Post edited by vera68 on
  • TatTat Andato
    modificato 6 August Pubblicazioni: 1,151
    Non scendo nello specifico della situazione, ma se mi fossi trovata al tuo posto, mi sarei sentita giudicata frettolosamente e con una certa superficialità. Ad esempio io uso spesso parole di canzoni (un po' meno film), non perché vorrei (o avrei voluto) una vita da canzone, ma perché è un modo di esprimermi e trovo lì, racchiuso in pochi versi, ciò che io direi in discorsi lunghi e verbosi o, all'estremo opposto, in un modo talmente stringato (neologismi, giochi di parole) da risultare criptica.
    Quindi tutt'altra cosa.

    Ciò che forse occorre tenere presente è che un terapeuta è un professionista e il rapporto è appunto di tipo professionale.
    Il rapporto professionale si valuta dal risultato, dall'efficacia, ma anche dal professionista che lo offre. Professionista che è legittimo cambiare se non aiuta. Oppure se, pur avendo aiutato in passato, ad un certo punto della terapia si rivela non più sufficiente o adatto.
    Il che però è ben diverso dal l'abbandonare un percorso terapeutico perché duro e faticoso. Anzi. Solitamente più lo è più a lungo termine sarà efficace perché va a scardinare nodi duri e complessi.
    Non dico sia il tuo caso. L'ho scritto per evitare possibili fraintendimenti che potrebbero portare ad una lettura errata di ciò che intendo dire, lettura che potrebbe suonare come una "legittimazione alla fuga".
    Oltretutto, data la particolarità del campo in cui il servizio è offerto, gioca un ruolo fondamentale la preparazione del professionista da un lato e la fiducia del paziente dall'altro. Se questa fiducia si incrina è già questo un problema. E ricevere risposte fumose dal terapeuta sulla sua preparazione una volta che si è fatta una domanda diretta (come in questo caso sull'Asperger) questa fiducia la incrina tantissimo.
    Mi sembra di trovare questo sottofondo di fiducia persa in tutti i tuoi post.
    Se fosse così, è un aspetto da valutare nel (eventuale) prosequio di un percorso con questa persona.
    vera68Blunottewhatsername84
    Post edited by Tat on
    Gabba Gabba Hey!
  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    Anch'io a suo tempo ebbi difficoltà a trovare uno specialista e ho avuto anche una certa fortuna. Accennavi comunque che un riferimento lo avresti anche trovato. Nel tuo caso poi credo che le difficoltà siano anche maggiori: ho appena sentito un'interessante intervista a Enrico Valtellina dove spiegava che, fino a poco tempo fa, il disturbo autistico era considerato una caratteristica prettamente maschile e che solo recentemente è emersa un'equità dei casi, se non addirittura un sorpasso femminile. 
    Per quanto riguarda la dimensione sociale, nella medesima intervista, questo aspetto viene indicato come un punto centrale e di grande complessità anche perché ogni autistico rappresenta ciascuno un caso a sè con ben pochi punti in comune con altri. Personalmente condivido l'idea di Acanfora per cui gli interessi speciali possano essere il canale privilegiato per rapportarsi col mondo. Nell'intervista però si precisa che questo non è risolutivo in quanto comunque prima o poi le difficoltà sociali verrebbero al pettine e lì quindi emergerebbe la necessità di un movimento rivendicativo a livello politico, non certo facile da realizzare. E qui mi sorge la domanda, potrebbe il modello della Società Aperta, teorizzato da Karl Popper essere una via percorribile?
    whatsername84
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