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Commenti

  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    Ciò che secondo me conta è che ognuno alla fine possa rispondere all'interpellanza socratica: gnosthi sauton (conosci te stesso)
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 186
    Lupa ha detto:

    whatsername84 ha detto:

    In pratica, lei sostiene che io vivo nella mia confort zone e non mi creo occasioni, faccio "sforzi", non mi butto per conoscere persone nuove, sia a fini amicizia che per future relazioni sentimentali.

    Su questo punto ci siamo tornate più volte ma senza risultati, nel senso che io ho provato a fare dei passi in più a modo mio ma effettivamente non ci sono progressi.

    Di mio posso dire che non vivo chiusa a casa, oltre alla "socialità lavorativa", frequento un corso di pittura, ho un abbonamento a teatro (sospeso causa covid), esco nel week end con qualche amica per pizza/cinema/caffè, ho diverse amiche online con cui condivido i medesi interessi.

    Nel tentativo di buttarmi mi sono iscritta a Tinder (ma sono durata molto poco) e ho anche frequentato un circolo femminile. Non mi sembra di essere immobile, il problema è che non sono felice nel fare attività che non mi interessano, mi sono sforzata e adeguata per tanti anni e adesso faccio davvero fatica.

    Ho provato a fare le uscite per aperitivi ma mi annoio facilmente (non bevo più di un bicchiere e non riesco a inserirmi nelle cosiddette smalltalk) e non vedevo l'ora di essere a casa. Stesso discorso per la discoteca, aggravato da luci, suoni e caos.

    Io vorrei trovare un'attività che mi piaccia e non la viva come una costrizione e poi comunque non è detto che inciderebbe sulla mia socialità, ad esempio a pittura sono una gran chiacchierona (anche perchè il mio insegnate è nerd quanto me e spaziamo dall'arte ai fumetti) ma non mi è mai capitato di uscire con le altre partecipanti del corso se non un'unica volta l'altro anno prima delle vacanze.

    Il tutto è piuttosto frustrante perchè nelle sedute in cui ci siamo concentrate su questo aspetto mi sono sentita un po' un fallimento, visto che in due anni non è cambiato niente.


    Non ho capito se "carente nella socialità" è qualcosa che tu vivi come difficoltà che vorresti superare, cioè se a te per prima piacerebbe essere più socievole o più abile nel rapportarti agli altri, o se invece la tua socialità a te sta bene così ma è la terapeuta a ritenerti carente. Nel secondo caso sono d'accordo anch'io con Vera68.

    Diciamo una via di mezzo, vorrei conoscere persone nuove ma al contempo vorrei farlo a modo mio. Se la difficoltà che devo superare è sforzarsi di fare cose che non mi piacciono/mi anniano/mi creano disagio, allora no, sto bene così.

    Credevo che ci potesse essere un percorso che, in qualche modo, mi aiutasse ad essere meno chiusa in me stessa, questo sì, ma in maniera naturale, come se fosse una naturale evoluzione. Non so se esiste un modo ma sicuramente con me non funziona lo "sforzati di fare qualcosa di divero".


    Blunotte
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • whatsername84whatsername84 Veterano
    Pubblicazioni: 186
    LCB81 ha detto:

    Si può provare tutto e io comunque non ho titoli per dire se un disturbo è presente e a che livello. Però la mia esperienza è che, se uno ha il sospetto di essere nello spettro è bene che si rivolga a uno specialista in materia, con la competenza specifica per una diagnosi a riguardo. Se la diagnosi da esito negativo si provano altre strade ma se, con questo dubbio, si percorrono altre strade si rischia di perdersi in vari approcci e il dubbio che permane. 

    Per quanto riguarda il disturbo "lieve" mi viene in mente una citazione non mia che ho letto tempo fa:

    "La differenza tra alto e basso funzionamento è questa: alto funzionamento significa che le tue difficoltà vengono ignorate, basso funzionamento che i tuoi punti di forza vengono ignorati"
    hai ragione, già anni fa avevo cercato uno specialista qui a Trieste ma si occupavano tutti di bambini ed erano più "tarati" sui maschi. Ho fatto un'altra ricerca in questi giorni, ho trovato un'altra psicologa che si occupa di asperger, valuterò se contattarla chiedendo se si occupa di diagnosi in pazienti adulti e di sesso femminile.
    Mare
    "Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi guardano le stelle" - Oscar Wilde -
  • LupaLupa Veterano Pro
    Pubblicazioni: 554
    whatsername84 ha detto:

    Diciamo una via di mezzo, vorrei conoscere persone nuove ma al contempo vorrei farlo a modo mio. Se la difficoltà che devo superare è sforzarsi di fare cose che non mi piacciono/mi anniano/mi creano disagio, allora no, sto bene così.

    Credevo che ci potesse essere un percorso che, in qualche modo, mi aiutasse ad essere meno chiusa in me stessa, questo sì, ma in maniera naturale, come se fosse una naturale evoluzione. Non so se esiste un modo ma sicuramente con me non funziona lo "sforzati di fare qualcosa di divero".


    Non sono mai stata da una terapeuta quindi non riesco a immaginare cosa abbia in mente lei dicendoti di "sforzarti", però immagino che il suo sia un tentativo di applicare quella che suona come frase fatta "se vuoi cambiare devi cambiare qualcosa". Nel senso che se il tuo desiderio è essere meno chiusa e conoscere persone nuove in qualche modo devi metterti nelle condizioni di far sì che ciò accada, mentre fare le stesse cose con le stesse persone difficilmente porterà possibilità in tal senso, a meno che quelle persone non siano un tramite verso altre aperture.
    Io il periodo "sforzo imposto" l'ho vissuto da bambina quando si doveva partecipare agli eventi e a ciò che i genitori e adulti in generale ritenevano giusto per la tua età, poi ho vissuto lo "sforzo autoimposto" in adolescenza e prima età adulta per fame di esperienze. Riguardando quegli sforzi a posteriori ringrazio di averli subiti e affrontati perché mi hanno permesso di essere abile in mezzo alla gente, ma ora non riuscirei a sopportare sforzi del genere, ho un'altra età e altre esigenze rispetto alla socializzazione. Però quegli sforzi fatti ora mi permettono di scegliere, so che se voglio conoscere persone nuove devo andare loro incontro: non è per niente naturale, anche questo è uno sforzo, ma tra tante persone nuove che si possono incontrare capitano quelle poche che poi restano in modo spontaneo e naturale.
    vera68TatBlunotteSmeagolmammarosannalucy84
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,384
    Vero @lupa ma per quel tipo di sforzo non si va da un terapeuta. Il terapeuta attua il cambiamento,o meglio, predispone le condizioni perché il cambiamento sia attuabile. Poi la scelta finale è sempre del paziente. Ma non te lo impone né te lo chiede, se no si fa aiutare da un'amica che è lo stesso.

    Per questo un buon e onesto terapeuta sta a ciò che chiede il paziente. La mia dice sempre che se va da lui uno che ha una nevrosi pazzesca ma gli chiede di fargli passare solo la fobia di volare, lei fa quello che chiede il paziente e lo cura solo per la fobia di volare. Questo per dire che il buon terapeuta ha molto gioco sul paziente, se non mantenesse fede a un codice deontologico potrebbe fare anche cose non richieste.
    Lupawhatsername84Tat
  • LupaLupa Veterano Pro
    Pubblicazioni: 554
    @vera68 infatti a quanto ho capito almeno in parte ciò che sembra voler fare la terapeuta è in accordo con gli obiettivi di @whatsername84 , ma non la "tecnica" (se si può chiamare così) utilizzata per arrivarci. Curiosità: cosa intendi con "predispone le condizioni"?
  • LCB81LCB81 Membro
    Pubblicazioni: 81
    whatsername84 ha detto:

    LCB81 ha detto:

    Si può provare tutto e io comunque non ho titoli per dire se un disturbo è presente e a che livello. Però la mia esperienza è che, se uno ha il sospetto di essere nello spettro è bene che si rivolga a uno specialista in materia, con la competenza specifica per una diagnosi a riguardo. Se la diagnosi da esito negativo si provano altre strade ma se, con questo dubbio, si percorrono altre strade si rischia di perdersi in vari approcci e il dubbio che permane. 

    Per quanto riguarda il disturbo "lieve" mi viene in mente una citazione non mia che ho letto tempo fa:

    "La differenza tra alto e basso funzionamento è questa: alto funzionamento significa che le tue difficoltà vengono ignorate, basso funzionamento che i tuoi punti di forza vengono ignorati"
    hai ragione, già anni fa avevo cercato uno specialista qui a Trieste ma si occupavano tutti di bambini ed erano più "tarati" sui maschi. Ho fatto un'altra ricerca in questi giorni, ho trovato un'altra psicologa che si occupa di asperger, valuterò se contattarla chiedendo se si occupa di diagnosi in pazienti adulti e di sesso femminile.
    Se posso permettermi, ti suggerirei prima di riflettere bene sulle motivazioni per cui chiedere la diagnosi: io l'ho fatta dopo una lunga riflessione e varie esperienze perchè volevo dare un nome alla mia condizione e mi permetteva di acquisire un nuovo senso di identità. Molti però preferiscono non farsi diagnosticare perchè non ne avvertono la necessità o addirittura temono la botta di un esito scritto nero su bianco. Il mio personale consiglio è quindi che tu ti senta ben convinta se decidi di avviare il percorso diagnostico e in grado di accettarne serenamente l'esito.

    Riguardo la socialità, la mia terapeuta mi ha spiegato che per gli AS è più faticosa che per i NT, in quanto i primi devono applicare volontariamente meccanismi che per i secondi sono automatici. Così ho scelto di tarare la mia socialità in base alle mie esigenze, senza più cercare di portarmi alla pari con i NT e seguendo la teoria di Fabrizio Acanfora di puntare sugli interessi speciali.

    PS
    Quindi io friulano e tu triestina? Ti conviene prendere con le pinze quello che ti scrivo! Scherzo ovviamente, in passato sono stato spesso a TS per ragioni di lavoro e apprezzato la vostra simpatia, inoltre a Trieste ho legato un bellissimo ricordo: la visita della Portaerei Garibaldi 
    :)
    whatsername84Blunotte
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,384
    @lupa io non sono una esperta ma sono 8 anni che sono in terapia. Ciò che dico è una mia opinione basata sulla mia esperienza.

    Lei mi ha detto che lo sviluppo di un bambino è come una colonna di monetine che si susseguono l'un l'altra. Ci sono persone in cui le monetine sono ben sovrapposte e la colonna è bella diritta, altri in cui per i più svariati motivi ciò non avviene e la colonna è un po' storta e traballante, per mantenere l'equilibrio naturalmente compensiamo. Il più delle volte queste cose sono assolutamente inconsce ed è ciò che ci permette di funzionare come possiamo.
    La psicoterapia non può cancellare ciò che è stato, la monetina con si sposterà per sovrapporsi alla precedente come se nulla fosse accaduto, ma rende consci dei meccanismi, non nel senso che ti dice come funzioni, non è un responso che ti dà, ma nel senso che porta questi meccanismi a un livello di coscienza per cui il cambiamento diventa possibile ed è nelle mani del paziente.
    Per cui magari questa "carenza di socialità" secondo l'ideale che ha in testa @whatsername84 potrebbe modificarsi nel "suo" (nel senso di autentico e individuale) modo di essere sociale, modo proprio e particolare esclusivo di whatsername. Sostenzialmente arrivo al modo di intendere la socialità di @LCB81
    Poi è anche vero che gli organismi funzionano a "risparmio energetico" per cui in alcuni momenti si attiveranno i meccanismi o meglio gli automatismi più arcaici, però almeno in un secondo momento è possibile ritornarci su e riconoscerli. A volte questo è fondamentale per volere bene a sé stesso, trattarsi bene, come creatura che ha jn valore e merita rispetto
    Poi ci sono anche eventuali appuntamenti evolutivi mancati, senza i quali non si cresce. E io ho testato su di me la forza della analisi transazionale proprio su questo.

    Già che ho citato @LCB81 aggiungo una cosa sulla identità e diagnosi
    Io ad esempio ho una dipendenza fortissima dalle figure di autorità, e quindi anche da lei. se mai la mia terapeuta, che si è rifiutata di dirmi cosa sono, mi avesse invece detto tu sei....asperger, borderline, psicopatica depressa aliena, musicista pittore o qualsiasi altra cosa, avrebbe tolto a me la possibilità di dirmelo da sola, togliendomi di fatto un mattone importantissimo per la mia autonomia e per il mio benessere.

    L'importante è trovare una persona che sia preparata, coscienziosa e che miri al benessere psicofisico totale del paziente.
    Non so se la mia è specializzata in autismo, ma è specializzata nei bambini e tutti, anche gli autistici sono passati per quella fase.
    whatsername84TatBlunotteLupaSmeagol
  • TatTat Andato
    modificato 6 August Pubblicazioni: 1,151
    Porto una mia riflessione data dalla mia esperienza personale.
    Concordo con @vera68
    La terapia efficace è quella in cui il terapeuta fornisce al paziente le "chiavi" per sbloccare ciò che in questo è problematico, dopo averlo ben "guardato". Il resto sta al soggetto che sceglie di avvalersi di questo aiuto prezioso. Ho evidenziato il verbo scegliere perchè credo sia fondamentale che la decisione nasca davvero dall'individuo poichè ne sente il bisogno lui, non perchè suggerito da esterni.
    Il soggetto deve essere parte attiva della terapia, lavorare con il terapeuta: "subire" passivamente un intervento terapeutico come se si trattasse dell'assunzione di un farmaco o di una "magica soluzione"che arriva dall'alto non funziona. Come non funziona considerare la terapia come racchiusa nell'ora di seduta e tra quelle mura: la terapia va portata fuori, il lavoro più impegnativo è quello che accade dopo, nel mettere in pratica i progressi fatti.
    Il lavoro del terapeuta ed il lavoro del paziente si implicano e connettono a vicenda.

    Sull'asperger credo sia importante valutare quanto ed in quale modo influisce nelle problematiche chiave dell'individuo.
    Porto due esempi. 
    In un passato recente con mio marito @Mick  ci siamo rivolti ad un terapeuta di coppia per alcuni problemi sorti nel matrimonio. Alcuni di questi problemi sono legati a modalità tipiche Asperger che il terapeuta non conosceva. Dopo un po' di incontri fu lui stesso a dirmi che non era in grado di lavorare con noi come coppia poichè non conosceva la sindrome e (dato che all'epoca per me era solo un'ipotesi) e mi invitò ad approfondire. Cosa che ho fatto tempo dopo andando a Roma, non tanto per esigenze terapeutiche quanto per avere una risposta. ringrazio questo terapeuta per la sua onestà che ritengo essere non da tutti.
    Cambiando poi terapeuta per il discorso coppia, quest'ultimo, conoscendo la situazione, ha ritenuto che il problema non fosse tanto nella coppia quanto in dinamiche non risolte di mio marito che rendevano a me la vita particolarmente difficile, ma l'avrebbero resa complicata anche ad una persona tipica. Insomma l'asperger influiva con un surplus di difficoltà che nello specifico caso era bypassabile. Il centro del problema erano quelle dinamiche che mio marito si trascina dietro dall'infanzia (che gli rendono difficile la convivenza con se stesso prima che con me, per sua ammissione) ed il teraputa ha preferito occuparsi di queste e di lui singolarmente, integrando con qualche incontro con me ogni tot di tempo. Individuare questo nodo centrale è stato fondamentale per lavorare in modo proficuo invece di concentrarsi su altro (tipo la sindrome) che in questo caso era un corollario, ne' più ne' meno. Il terapeuta ha guardato noi come coppia e, soprattutto, come soggetti, in tutto il nostro essere, come singoli, e come insieme dinamico di due persone.

    L'altra esperienza è un ricordo di un ciclo di terapia gestaltica che ho seguito io 12 anni fa. All'epoca nulla sapevo dell'Asperger, ma comunque c'era una diversità evidente tra me e gli altri partecipanti al gruppo. Ricordo che queste sedute si concludevano con degli abbracci. Io ho una spiccata ipersensorialità e provo fastidio e disagio nel contatto fisico, soprattutto con estranei e se innaturale, dato o subito per costrizione. Alla fine delle sedute, dopo gli abbracci, stavo malissimo. Questo mio star male, che riferivo in seduta singola, era tuttavia sminuito e bollato come una sorta di mia indisponibilità, chiusura all'altro, rifiuto di partecipare alla terapia. Risultato: mi sentivo anche inadeguata ed in colpa per rifiutare qualcosa che per gli altri era bello, rassicurante ed auspicato. Tremendamente diversa, diversa in un'accezione totalmente negativa. Un disastro. Se la terapeuta avesse saputo dell'asperger  ed ipersensorialità connessa mi avrebbe obbligato a quel gesto? Mi avrebbe forzato ugualmente? In caso di risposta positiva, avrebbe poi dato quella lettura che aggiungeva problema a problema?

    Qui entriamo nel discorso fondamentale della competenza del terapeuta che non è, secondo me, solo un fatto di formazione ed esperienza, ma anche della sua capacità personale (chissà, forse è un dono...) di guardare e capire realmente il soggetto che ha di fronte, facendolo lavorare sui veri nodi della personalità, spingendolo verso ciò che in effetti può dare, non verso un traguardo standard che potrebbe essere non solo irraggiungibile ma addirittura dannoso. Risolviti per quanto puoi, e diventa la versione migliore di te stesso, non qualcun altro.

    Io sento una forte spinta verso le persone, ho amici e vita sociale, tuttavia con i miei tempi (che spiego) e modi (che spiego). 
    Ho difficoltà ad andare in qualche posto poichè i troppi stimoli mi saturano e disorientano e danno anche problematiche fisiche -come immensi mal di testa.
    C'è chi accoglie tutto questo e chi no. E qui si instaura la linea di confine tra amici e conoscenti. 
    E, cosa fondamentale, ho i miei gusti. Ma anche gli altri hanno i loro gusti.
    Come non forzo chi non ama andare a musei, teatro o concerti ad andare in questo tipo di luoghi, non desidero essere forzata ad andare in luoghi che non amo. A mio sfavore depone il fatto che trovo poche persone che amano ciò che amo io, quindi le occasioni di andare in gruppo sono poche. Ma non lo ritengo un problema relativo ad una difficoltà di socializzare, semplicemente una incompatibilità: ho amici e conoscenti con gusti totalmente diversi che vedo in occasioni di ritrovo più neutre, connotate solo dallo stare insieme piuttosto che dal far qualcosa assieme. Desidererei più interazione? forse si. Ma se per averla devo saltellare da una forzatura all'altra (ed essere solo io a farlo), dico: no, grazie.

    Edit: aggiunta. Molto probabilmente sono stata anche fortunata incontrando nella vita persone abbastanza "diverse" anch'esse, a loro volta differentissime tra di loro. Anche tra le persone che conosco dall'infanzia ho legami di amicizia con chi ha delle pecurialità, le altre sono tra le conoscenze.
    Ed il fatto di aver frequentato ambienti controculturali (sono stata prima punk e poi skinhead antirazzista -lo scrivo perchè quasi sempre il movimento viene sempre associato all'estrema destra, mentre la realtà è ben più composita) mi ha aiutato ad incontrarne alcune: si sono stabilite amicizie tra "diversi" che durano anche oggi. 
    Ed anche in seguito ho frequentato sempre ambienti diversi da quelli "massificati" e conosciuto persone, qualcuna è rimasta, molte no. Anche @mick è abbastanza particolare. 
    Tutto questo evidenzia comunque che per me lo "standard" standardizza poco e non l'ho mai desiderato. Meno che mai un lavoro terapeutico che mi ci portasse facendomi diventare ciò che non sono, che è l'esatto contrario di ciò che dovrebbe fare: aiutarti a ritrovare ciò che sei e diventarlo (magari nell'accezione più positiva possibile).
    vera68Marewhatsername84BlunotteMickLupaSmeagol
    Post edited by Tat on
    Gabba Gabba Hey!
  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,384
    LCB81 ha detto:

    vera68 ha detto:

    Un buon analista transazionale fa miracoli.

    Roba vecchia?
    Come si dice gallina vecchia, fa buon brodo!

    Scusa Vera68, per esperienza personale mi sentirei di dissentire. Ho avuto modo di conoscere un luminare in materia ma esprimeva molte riserve sul'idea stessa della sindrome di asperger, per lui si spiegava con una cattiva educazione ricevuta dai genitori. Non so se è una posizione personale di chi ho conosciuto o della corrente in sè. Comunque, il mio parere personale, in base al mio vissuto è che, se uno ha il sospetto di essere nello spettro autistico è meglio si rivolga a uno specializzato sullo spettro autistico.
    È se anche fossero sintomi riconducibili a uno stile educativo non funzionale, ma dove starebbe il problema?
    Uno stile educativo non autorevole (che non è autoritario) é uno dei fattori che concorrono alla difficoltà di potersi costruire una identità.
    Allora, non è meglio indagare anche in quella direzione? Non è meglio togliersi i dubbi? . Può darsi che ci sia una coesistenza di fattori, allora io ho preferito scegliere di sistemare tutto, di integrare tutte le parti di me che nel proseguo della mia vita non hanno potuto integrarsi e le mie particolarità belle e autentiche di cui prima quasi mi vergognavo oggi sono i miei valori.
    Io dovevo essere sicura di non nascondere a me stessa polvere sotto il tappeto. Io voglio e miro ad essere libera di essere me stessa, autenticamente me.

    Io sono arrivata alla determinazione che per quanto si tenti di separare fattori educativi-ambientali da sé stessi, si arriva a un punto in cui vi è come una fusione. Forse quello è il punto in cui occorre accettarsi in cui come dice Bettalanfly: "ogni sistema trova in sé stesso la migliore spiegazione di sé"
    TatBlunotte
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