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Le litigate dell'infanzia, il politically correct, la delicatezza e i romani.

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Commenti

  • MareMare Andato
    Pubblicazioni: 364
    Vorrei che i thread si potessero biforcare, in modo da poter seguire parallelamente le diverse direzioni che può prendere un argomento. Perché da un lato è interessante quel che dite e vorrei continuare a parlarne, dall'altro vorrei anche finire il ragionamento che avevo iniziato.

    @riot intendi scrivere a paragrafi distanziati da una riga come hai fatto tu, per agevolare la lettura a chi è dislessico?

    Volevo aggiungere, riguardo il politically correct che non c'è bisogno di quest'ultimo per ritenere il termine "frocio" un insulto, lo è sempre stato, almeno nel sentire comune, a livello giuridico non lo so.

    In relazione all'omosessualità, un esempio di politically correct avrebbe potuto essere, per esempio, considerare sconveniente l'uso stesso del termine omosessuale o gay. Questo non è avvenuto, credo, proprio per l'intelligente presa di posizione dei diretti interessati che hanno rivendicato con orgoglio la propria identità.

    Invece, per come la vedo io, c'è il rischio che si instauri un genere di politically correct più avanzato, in cui appunto, in virtù dell'essere minoranza, si acquisisce il diritto unico di parola, togliendolo a tutti gli altri.

    Quello che è successo con @Phil90 credo sia un po' una via di mezzo, nel senso che lui non aveva spiegato il perché delle sue obiezioni e questo ha facilitato una lettura pregiudiziale della sua affermazione.

    Però il rischio che da qualche repentina levata di scudi dettata dall'emotività, si passi al negare agli altri di poter esprimere il proprio pensiero, è.concreto.

  • Phil90Phil90 Membro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 65
    Condivido quanto sopra ed in particolare che il pensiero espresso nella mia frase citata era proprio da me malformulato e poteva dare facilmente adito a interpretazioni travisanti da parte di chi legge.

    Grazie quindi @riot per le tue osservazioni :)>- mi sarebbe spiaciuto che magari altri lettori di questa discussione, pur non scrivendo la loro opinione, si potessero fare, leggendo quella frase, un'idea sbagliata di quanto intendevo esprimere.

    Davvero! Vorrei pure io che le discussioni si potessero biforcare quando sono così interessanti! Aspettiamo peró il prosieguo del ragionamento di @Mare, potendo poi, nel caso, ritornare su questi temi, se qualcuno li trova interessanti da approfondire. Io ho molto da imparare e dal confronto su questo forum si ricavano molte cose interessanti :) finora non ho trovato banalità nelle discussioni formulate da chi qui scrive.

    Non avevo lasciato spazi nel testo perché non avevo capito che la "ininterruzione" delle nostre discussioni potesse intendersi come mancanza di spazi, credevo fosse un commento relativo alla lunghezza e al fluire serrato dei pensieri. Tra l'altro mi sono accorto che giova anche a me nella rilettura di quello che scrivo e di quello che trovo scritto da altri. Queste sono discussioni molto articolate.
    Post edited by Phil90 on
  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    Ok, allora provo a proseguire col mio ragionamento. Anche perché devo arrivare ai romani...

    La "delicatezza" crea altri problemi. Uno, ovvio e abbastanza trascurabile, è la quantità di parole, e quindi di tempo, necessarie per esprimere un concetto che, se detto brutalmente, ne richiederebbe un quinto (es. Il papiro che sto scrivendo :-?? )

    Ma altri problemi, oltre alla demonizzazione di emozioni importanti, non sono marginali.

    Uno di questi è la scarsa incisività di una comunicazione "delicata"'. Cioè è facile che l'interlocutore intepreti il messaggio come più gli fa comodo, soprattutto se il messaggio contiene affermazioni spiacevoli.

    Analogamente l'interlocutore può proprio non capire il senso del messaggio. Questo credo possa capitare molto facilmente con un autistico. A me capita, soprattutto a voce.

    Quindi si rischiano fraintendimenti ed equivoci sia emotivi, sia concettuali.
    Cioè una comunicazione "delicata" può ostacolare il passaggio di un messaggio chiaro, corretto e completo.

    Ma si rischia anche di escludere delle persone: quelle che non riescono, non conoscono o non vogliono adottare la comunicazione "delicata". Ci torno dopo.

    Un' altra esclusione è quella di modalità comunicative diverse, magari non così gentili, ma in certi casi più efficaci e appropriate. Ma su questo ritorno più avanti.

    Quello che voglio chiedere adesso è se veramente tutto quello che ho scritto è inevitabile in una comunicazione "delicata".
    A parte la lunghezza e la quantità di parole, secondo me, no.

    Cioè esistono persone che sono così brave a comunicare che riescono a trasmettere correttamente ogni tipo di messaggio con tutta la delicatezza del mondo e a non escludere nessuno.

    Ne ho conosciuti, ma sono pochissimi. Anche fra i nt.
    Questa dote é un talento, la.stragrande maggioranza delle persone non ci arriverà mai perché non ci può arrivare.

    E allora, anziché pensare alla comunicazione perfetta, bisogna pensare alla comunicazione fra imperfetti.

    Perché tutte le teorie sociali devono ispirarsi alla perfezione? All'assenza di errore o di debolezza? Quando siamo tutti, chi più, chi meno, imperfetti?

    Ed è qui che ritornano le litigate dell'infanzia di cui avevo parlato all'inizio.
    Perché quella è una modalità efficace tra individui poco competenti.

    Anche tra bambini c'è un ideale comunicativo a cui tendere, ma non c'è la riprovazione sociale che invece sta diventando sempre più forte, nella comunicazione "delicata".

    Perché io noto che sempre di più, il saper usare il registro comunicativo adeguato, i giusti toni, sta diventando una conditio sine qua non, un requisito indispensabile per avere il permesso di parlare e di essere ascoltati.

    Prima di ciò che viene detto, il come viene detto.
    Alcune volte la capacità di usare il registro comunicativo "delicato" diviene, a mio parere, un'arma retorica nelle mani di chi, in torto ma abile comunicatore, vuole screditare l'altro, che invece ha ragione.

    I bambini invece sanno che la comunicazione è lo strumento e non il fine. E per raggiungere l'obiettivo concreto non fanno molta fatica a perdonare gli errori propri e altrui.

    Inoltre le emozioni forti sono consentite, e in genere ricambiate con la stessa moneta, cioè a un bambino che esterna la sua rabbia, in genere viene risposto con altrettanta rabbia, o con un'altra emozione forte. Ma questo spesso ha una funzione rivelatrice, i bambini si mostrano in ciò che sentono veramente, e questo, spesso,.permette un'accettazione profonda di sé e dell'altro.

    Ovviamente degli adulti non possono mettersi a litigare come bambini, le conseguenze potrebbero essere anche molto gravi,.e inoltre un adulto dovrebbe aver raggiunto una buona padronanza e un buon controllo di sé.

    Ma perché rinunciare alla tolleranza, al comune riconoscimento delle proprie imperfezioni, all'esternazione delle proprie vere emozioni, pur con dei limiti, e soprattutto perché subordinare la comunicazione alla sua forma, in nome di una tirannia della delicatezza?

    Preciso che io trovo importante e molto utile il sapersi esprimere con delicatezza, quello che contesto è quando questo diventa il fine e non il mezzo.

    Contesto il dispotismo di un insieme di regole comunicative quando queste vengono usate non per i loro scopi originari, che sono il rispetto, la condivisione e l'inclusione delle genti, ma tramite una estremizzazione e un'assolutizzazione, diventano strumento di esclusione o ostacolo alla reciproca comprensione.

    Esistono anche altre modalità comunicative oltre a quelle dei bambini, che a mio parere vanno rivalutate, ma adesso devo fermarmi, ne parlerò nel prox commento.

    Che.spero sarà l'ultimo. Così poi mi potrete dire se sto delirando oppure no.
    Post edited by Mare on
  • MareMare Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 364
    E adesso la voglio finire, anche perché non so nemmeno se c'è ancora qualcuno che sta seguendo.

    Quando si deve dire qualcosa di sgradevole a qualcun'altro ci sono anche altri sistemi per far passare il messaggio e non andare allo scontro.

    Il più diffuso è l'ironia, lo scherzo. Non un sarcasmo odioso, ma far accettare all'altro la critica facendo contemporaneamente notare il lato buffo della cosa, facendolo ridere.

    Io con mio figlio lo faccio tutte le volte che riesco ed è il sistema che più funziona in assoluto. Curioso che nessun libro di pedagogia che ho letto, e ne ho letti tanti, ne abbia mai parlato...

    L'ironia ha una potenza comunicativa impressionante. Si potrebbe parlarne ore...

    Poi c'è un altro modo, vicino all'ironia ma un po' più cattivello. Ma che, nel suo enfatizzare anche l'opposizione, l'aggressività, il contrasto, pur all'interno di una cornice di sfottò, permette una incisività ancora maggiore e anche un po' di sfogo liberatorio di chi lo usa. Chi lo riceve ci resta un po' male, ma mai troppo male.

    Mi riferisco a certe espressioni gergali e a un certo modo di esprimersi tipici dei dialetti, ma che raggiungono la loro massima potenza ed efficacia a Roma.

    Non so se si chiamino espressioni tipiche del romanesco o in quale altro modo, ma le trovo meravigliose.

    Confesso, da nordica, che le prime volte che le ho sentite mi hanno dato molto fastidio, ma poi le ho capite e sappiate, voi romani, che ve le invidio moltissimo.

    Ci sono situazioni in cui sono insostituibili.

    Faccio un esempio: notte in campeggio, nella tenda a fianco dei ragazzi non smettono di chiacchierare. Non urlano affatto, ma nel silenzio si sentono solo loro e non ti lasciano dormire. Che fare?

    Urlare un "shhhhh" è antipatico, dopotutto non si rendono conto di dar fastidio, di giorno sono simpatici e gentili e poi ste cose le ho fatte pure io anni prima...andare alla tenda a parlarci è imbarazzante e potrebbe anche darsi che dopo riprendano perché troppo blando, idem per il shhht...

    ..ecco allora che una stupenda espressione gergale in romanesco, detta con quel tono un po' arrabbiato, un po' canzonatorio, che sí, ti fa restare un po' male, ma la cui ironia sottintende che certe cavolate le facciamo un po' tutti e quindi non è sta gran offesa e va bene chiudrela lì, fa si che facilmente la critica o la richiesta sia accettata senza che degeneri in una lite o in una vera umiliazione.

    E dopo una frase così, urlata anonima nel silenzio della notte, si sentirebbro risate di approvazione da tutte le altre tende, e i distrurbatori chiuderebbero la bocca, sapendo di essere in torto. O magari riderebbero pure loro.

    E tutto questo per dire che va bene la gentilezza e il rispetto, sono importantissimi, ma il mio è un appello per non espellere la passione, l'impudenza, lo scherzo, la provocazione e l'errore, la chiarezza e l'incisivitá dalla comunicazione.

    C'è bisogno pure di loro, anche per impedire una omologazione tirannica dell'espressione, che trasforma la delicatezza in vuota retorica, che toglie il diritto di parola a chi non si conforma e nega quell'altra grande forza che unisce le persone: l'accettazione dell'imperfezione, propria e altrui.


    FINE.
    vera68BlunottePhil90
    Post edited by Mare on
  • vera68vera68 Pilastro
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 2,729
    Quando si deve dire qualcosa di sgradevole a qualcun'altro ci sono anche altri sistemi per far passare il messaggio e non andare allo scontro.

    Il più diffuso è l'ironia, lo scherzo. Non un sarcasmo odioso, ma far accettare all'altro la critica facendo contemporaneamente notare il lato buffo della cosa, facendolo ridere.

    Hai ragionissimo! @mare
    È vero.
    Devi saperlo fare. Devi saper ridere con l'altro.
    Se sai ridere di te stesso sei a metà strada.

    Ci sono persone che non lo sanno fare, non è che non possono o che hanno qualche handicap neurologico che glielo impedisce, non hanno avuto la fortuna di stare in un ambiente dove si sa ridere. Non hanno mai incontrato nessuno talmente "fratello, amico" con cui poter ridere anche di sé e dell'altro come di un altro se stesso. Altrimenti c'è sempre quella punta di odioso sarcasmo.
    Alla base di tutto questo c'è una terribile e imbrigliante malattia che si chiama narcisismo.

    Dopo tanti anni di terapia, comincio anche a fare qualche battuta, a volte riesco anche a far sorridere. Io sono melodrammatica dentro, vedo sempre il lato positivo ma non quello umoristico.
    MareTat
    Post edited by vera68 on
  • TatTat Andato
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 1,151
    @mare ti chiedo delucidazione se no non capisco.
    Ma i toni canzonatori, le espressioni dialettali e le battute dei romani sono quelle che sono nei film tipo del commissario Girardi "Er monnezza"?(che non so se tu hai mai visto però io adoro)
    Edit:
    Post edited by Tat on
    Gabba Gabba Hey!
  • NemoNemo Moderatore
    modificato July 2020 Pubblicazioni: 3,691
    Ho letto con interesse l'intera disanima.

    Alcuni punti li condivido, altri meno, altri ancora per nulla.

    Non starò a riprendere i singoli passaggi che non mi convincono, perché non è rilevante la mia opinione in merito, mentre mi pare importante sottolineare un aspetto che invece non compare nel complesso del thread.

    Non si tiene mai conto del contesto (*) e del background personale: e questo invece è un fattore rilevantissimo, che determina il più delle volte la riuscita o meno della comunicazione.

    Quanto più ci si rivolge a interlocutori sconosciuti, tanto più sarà facile la malinterpretazione, in quanto il significato stesso dei termini usati può essere travisato e interpretato.
    Esempio banale e al limite del paradossale, "un sole bello caldo" assume significato di gioia per una giornata piacevole all'aria aperta per chi scrive, la constatazione che la Stella che appartiene al nostro sistema planetario ha temperature di diversi milioni di gradi centigradi per chi ascolta. 

    Come si fa per evitare questo? 

    Non si può. Non si può SAPERE PRIMA come le persone "leggono" quello che scriviamo o diciamo. 

    Però esistono alcune cose, molto utili: ad esempio, le regole, l'etichetta, "le buone maniere", che altro non sono che codici da utilizzare per "impacchettare" l'informazione e trasmetterla in modo il più possibile neutro.

    Attenzione: non vuol dire che quel codice vada usato SEMPRE. Io che provengo da un ambito artistico, conosco bene la comunicazione "di rottura", la provocazione, l'iperbole, la ricerca anche dello scontro verbale come METODO comunicativo, che aggiunge valore e senso ai concetti.
    Ma, banalmente, se si è in un luogo pubblico (un forum lo è) e si cerca di avere un confronto sereno tra utenti, necessariamente la comunicazione deve utilizzare codici condivisi e comprensibili. 

    Personalmente penso che ci siano molti modi per dire la stessa cosa, tutti egualmente corretti: ma più o meno efficaci a seconda di chi ascolta. Perché "prendere largo" un discorso, o partire diretti e sparati a filo con la brutalità, non veicola informazione diversa, la veicola diversamente: parimenti, nel primo caso chi ascolta può "vedere" un intento manipolatorio nella prima forma e "sincero" nella seconda, oppure, al contrario, può sentirsi attaccato nel secondo caso e invece essere messo in condizioni di tranquillità e attenzione da una forma meno aggressiva di comunicazione.

    Qual è il modo migliore per affrontare un tema qualsiasi?

    Ancora una volta, non esiste. Non si può sapere a priori chi ascolta, come reagirà. Ed è per questo che è maledettamente difficile comunicare con efficacia il proprio pensiero, senza offendere, senza fraintendimenti, senza sembrare persecutori o manipolatori, salvo aver conoscenza profonda dell'interlocutore (ovviamente se do' del coglione al mio amico d'infanzia, è lievemente differente se lo scrivo qui rivolgendomi a un utente X che non conosco).

    Se quando si affronta un discorso qualsiasi, si tiene conto di queste due cose (contesto, backgorund), la comunicazione migliora. E se magari si considera che chi ha modalità espressive lontane dalle proprie, ha magari maggior efficacia nel comunicare un concetto, si può migliorare ancora.


    (*)nell'ultima parte della tua disanima, in realtà ne fai cenno, quando porti l'esempio dell'uso dei ragazzi nel campeggio.

    PS: il romanesco lo detesto. Le espressioni idiomatiche che vengono usate dai "ggiovani" mi irritano. I dialetti e l'inflessione dialettale, l'apertura nella pronuncia delle vocali di alcune regioni del sud, mi danno un fastidio fisico. Ne sono consapevole e "filtro" mentalmente la base di fastidio quando mi trovo a contatto di quel contesto. Le "buone maniere" servono ad evitare di palesare un malessere che è solo mio, a vantaggio della produttività (mi riferisco ad esempio a situazioni lavorative) o della socialità.

    BlunotteKamenLisaLaufeysonTat
    Post edited by Nemo on
    Memento Mori
  • LupaLupa Veterano Pro
    Pubblicazioni: 617
    Mare ha detto:

     I bambini invece sanno che la comunicazione è lo strumento e non il fine. E per raggiungere l'obiettivo concreto non fanno molta fatica a perdonare gli errori propri e altrui.

    Inoltre le emozioni forti sono consentite, e in genere ricambiate con la stessa moneta, cioè a un bambino che esterna la sua rabbia, in genere viene risposto con altrettanta rabbia, o con un'altra emozione forte. Ma questo spesso ha una funzione rivelatrice, i bambini si mostrano in ciò che sentono veramente, e questo, spesso,.permette un'accettazione profonda di sé e dell'altro.

    Per ora rifletto su questo perché per il resto ho bisogno di rileggere tutto di seguito con calma.
    I bambini ancora non hanno le sovrastrutture degli adulti e questo fa sì che le loro espressioni siano più "pulite", immediate e chiare. Ma parlare di consapevolezza nella comunicazione (certo, nell'ottica di un bambino) o di accettazione dell'altro credo sia molto prematuro. Più semplicemente credo che i bambini abbiano una prospettiva diversa, più legata alla situazione contingente che a un'ottica di legami e rapporti ad ampio raggio. Quando generalizzano lo fanno da un punto di vista personale (MI sta simpatico/antipatico), più che come riflessione sul valore dell'altro.
    Nell'adulto la visione dei rapporti, che siano superficiali o legami stretti e duratura, è molto più complessa, e con essa il linguaggio necessario.
    vera68Tat
  • LifelsLifels Colonna
    Pubblicazioni: 1,832
    Trovo molto interessante questa discussione. Sento di poter capire, imparare molto, leggendola. Forse da oggi potrei anche apprezzare maggiormente la comunicazione, nelle sue infinite forme.

    Mi sento “piccolo”.

    Non ho altro da scrivere, ma il mio apprezzamento era tale che sentivo il bisogno di esprimerlo.
    vera68BlunotteNemoMareLisaLaufeysonTat
    Tutto “tra virgolette”

  • vera68vera68 Pilastro
    Pubblicazioni: 2,729
    @lupa vero ciò che dici.
    @mare se una persona litiga con me io di solito mi paralizzo. E questo ero proprio io da bambina
    Quelle volte che non mi sono paralizzata (ma oramai ero adulta o quasi) ho dato uno spettacolo di me che preferirei non aver dato)

    Spesso mi mettono a disagio e scappo dalle persone anche solo eccentriche
    BlunotteNemo
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