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Il perseguimento di propri interessnon può essere un tratto autistico

Da quanto ho capito la sindrome di Asperger è considerata un autismo in quanto condivide con esso alcune questioni legate alla difficoltà nella socializzazione, nella gestione dei cambiamenti, e alla necessità di seguire determinate routine. 

Fin qui mi sembra plausibile definire questi sintomi "tratti autistici". 

Ciò che mi suscita qualche perplessità è però il fatto che il perseguimento di informazioni inerenti a tematiche di proprio interesse, e quindi un'intensa lettura volta ad'apprendere e approfondire certi argomenti venga definito un tratto autistico, quando nell'autismo "classico" questa caratteristica non è presente, e non potrebbe essere presente in quanto mancano proprio gli strumenti necessari per potere arrivare a questo.

E non si può neanche dire che siccome questa caratteristica è presente nell'Asperger, questa caratteristica sia un tratto autistico in quanto è l'Asperger ad essere stata inserita nell'autismo utilizzando come criterio il fatto di avere in comune alcuni sintomi con l'unico autismo riconosciuto al momento della nascita dell'Asperger, ovvero quello che oggi chiamiamo basso funzionamento.

Vorrei fare inoltre notare che ci ci sono anche altre questioni che che differenziano molto l'Asperger dall'autismo, come ad esempio il fatto che autistici non parlano o lo fanno con diverse difficoltà quando gli Asperger hanno un linguaggio molto fluente e forbito, o il fatto che mentre gli autistici hanno un ritardo mentale, molti Asperger hanno addirittura un' intelligenza superiore alla media,  portando così i neurotipici ad uno stato di maggiore vicinanza all'autismo rispetto agli Asperger..

Per questo penso che nel caso in cui fossero stati i neurotipici ad essere in minoranza rispetto agli Asperger, in quel caso si sarebbero trovati gli elementi che avrebbero fatto si per rendere ciò che attualmente definiamo "neurotipicità" un autismo ad alto funzionamento.

Vi pongo quindi questa mia riflessione e mi piacerebbe avere vostre opinioni in merito.


Commenti

  • forzadeltassoforzadeltasso Membro Pro
    Pubblicazioni: 101
    A volte credo che lo spettro autistico sia talmente vasto che è possibile trovare almeno un paio di tratti anche in persone "neurotipiche". Ho visto molti neurotipici avere, ad esempio, routine rigidissime ed andare in crisi quando vengono perturbate; o neurotipici che hanno difficoltà ad afferrare il senso di ironia e battute, o che sono ripetitivi, ecc...
    MareKamen
  • Apgar7Apgar7 Veterano
    Pubblicazioni: 270
    Ciao Elia,
    quando si parla di qualsiasi disturbo la condicio sine qua non è che... disturbi, ossia che crei un impairment funzionale all'individuo.
    Esempio.
    La psicopatia primaria ha i suoi chiari correlati neurobiologici presenti sin dalla nascita, tra cui una straordinaria resistenza allo stress, che rende l'individuo insolitamente cinico e freddo. È un disturbo? Tecnicamente no, anzi, se scoppiasse una guerra mondiale lo psicopatico sopravviverebbe e il neurotipico no. Allora gli psicopatici sono meglio dei neurotipici? Se sono pochi sì, se dovessero diventare la maggioranza questi tratti perderebbero la loro componente adattiva. Non c'è una specie composta solo da predatori intraspecie.
    Così l'Asperger, è adattivo solo in alcuni contesti, mentre in altri è un disturbo. Meno il contesto è supportivo e agevolante, più diventa invalidante.
  • Tima_AndroidTima_Android Pilastro
    Pubblicazioni: 3,387
    Non è il perseguire l'interesse una caratteristica ma quanto esso sia assorbente e il modo in cui viene perseguito.
    Poi non guardare alla singola caratteristica ma al quadro d'insieme.
    L'autismo, definirlo spettro, è riduttivo.
    How wonderful it is that nobody need wait a single moment before starting to improve the world.
    Anne Frank

    Il Nostro blog: My Mad Dreams
    Le mie storie: Shiki Ryougi
  • MarkovMarkov Pilastro
    Pubblicazioni: 10,491
    Nei fatti e nei risultati ottenuti non ho ancora visto nulla di particolare negli interessi degli asperger. 
    Anzi, tra quelli dove è possibile inquadrare oggettivamente un singolo interesse coltivato con ottimo profitto sono pronto a scommettere che la percentuale di diagnosticati asperger (o in generale di qualsiasi diagnosi psicologica) sia più bassa che nella popolazione generale.

    Sono abbastanza convinto che la prominenza dell'interesse speciale degli asperger spicchi soprattutto perché a pregiudizio non ci si aspettava di vedere qualcosa di buono in una persona socialmente inetta. Non tanto però per confronto con i casi tipici dove ci si aspettava di trovare cose buone già a priori.

    Apgar7david
  • luckyduckluckyduck Membro Pro
    modificato August 2020 Pubblicazioni: 512

    Da quanto ho capito la sindrome di Asperger è considerata un autismo in quanto condivide con esso alcune questioni legate alla difficoltà nella socializzazione, nella gestione dei cambiamenti, e alla necessità di seguire determinate routine. 

    Fin qui mi sembra plausibile definire questi sintomi "tratti autistici". 

    Ciò che mi suscita qualche perplessità è però il fatto che il perseguimento di informazioni inerenti a tematiche di proprio interesse, e quindi un'intensa lettura volta ad'apprendere e approfondire certi argomenti venga definito un tratto autistico, quando nell'autismo "classico" questa caratteristica non è presente, e non potrebbe essere presente in quanto mancano proprio gli strumenti necessari per potere arrivare a questo.  

    Ad alcuni addetti ai lavori non apparirebbe assurdo sostenere che "sognare ad occhi aperti sia un tratto schizofrenico". Cioè non siamo abituati a vederla così perché di base si discute di intensità e convenienza, poi nelle descrizione queste cose finiscono per essere rimosse perché dipendono dal clinico e dalle sue valutazioni.

    Difficoltà socializzazione. Se cresci in un ambiente abusante è normale che alcuni vivano certe cose nel segno della difficoltà ed altri nel segno della devianza. Vittime e carnefici, in sostanza. Tutti hanno difficoltà di socializzazione. I casi peggiori non necessariamente rispecchiano peculiarità del SNC. Quelli ancora peggiori riempiono le patrie galere se si riesce a prenderli.

    Difficoltà nella gestione dei cambiamenti. Se muore il canarino è una cosa, se muore un genitore è una cosa ben diversa. Se dei cambiamenti che toccano ad altri non frega a nessuno e ci si chiude nella propria esperienza senza relazioni con nessuno è assai facile sostenere che siano gli altri ad essere incapaci nel gestire i cambiamenti. Anzi, magari io scelgo i cambiamenti e voi non li sapete gestire.

    Necessità di gestione delle routine. Se sei cresciuto in un laboratorio di Huxley per diventare un Delta-operaio di catena di montaggio non ci sono problemi. Se sei, più facilmente, cresciuto da una madre single che lavora in casa con un sussidio pensionistico hai forse bisogno di gestire in proprio le routine che ti sono imposte all'esterno della famiglia. Di sicuro lavarsi da soli non è cattivo segno, litigare per cosa cucinare a 12 anni è un problema che non interessa che alla famiglia, mentre non fare i compiti a casa preferendo fare quello che si vuole è cattivo segno per oscure ragioni sociali. Chi decide quali siano le routine e chi le debba gestire e quando gestire o amministrare?

    In conclusione la mera elencazione dei tratti significativi preclude alla comune nozione che essi sono il risultato dell'esperienza clinica. Perché ci sia esperienza clinica, inoltre, il problema deve essere stato già socialmente posto al clinico da qualcuno a partire da un contesto che ha la possibilità di farlo. Infine, l'attività clinica non si svolge mai nel contesto in cui il problema sarebbe sorto secondo quanto riferito al clinico.

    Non è dunque possibile caratterizzare con i tratti descrittivi suddetti altro che una astrazione inutile. Nessuno dei suddetti tratti permette di associare un individuo a tale astrazione senza un atto deliberato da parte di un clinico che viene, per convenzione sociale, creduto quale una caratterizzazione valida del soggetto in questione. Cosa del tutto fuorviante rispetto alle pretese di scientificità da cui si era partiti.
    david
    Post edited by luckyduck on
  • Alex1919Alex1919 Membro
    Pubblicazioni: 318
    Una domanda potrebbe essere, che differenza c'è tra una persona schizoide ed un asperger? Entrambi si ritirano socialmente. Sto dando un opinione personale.

    Credo che un Asperger, almeno nel mio caso, non senta il bisogno delle persone, che gli causano molto stress. Non so gli schizoidi, i quali hanno la tendenza ad isolarsi, ma mancano di molti aspetti tipici degli Asperger.

    Se leggiamo su internet tutte le caratteristiche, allora non c'è nessun disturbo della personalità che un qualsiasi essere umano non abbia.

    Quello che conta sono dei test specifici che mettono in risalto il modo in cui in mondo sociale viene interpretato. Io dopo 30 anni mi sono accorto di non guardare le persone in faccia, di non sentirne il bisogno, di non sapere a cosa serve parlare, e avevo una fissa con gli insetti, passavo ore ad osservare, o meglio studiare formiche, avevo una fissa con i numeri, con i nomi e con i film. Che ancora ho.

    Mi accorsi in seguito che non avevo capito niente degli NT, mi accorsi del linguaggio degli NT, differente dal mio solo verso i 30 anni, ed ancora non riesco a comunicarci bene.

    Mi sono anche accorto che non ho per niente molti degli aspetti dei ragazzi autistici, anche se li riesco a capire. Credo di fatti che essere asperger non sia veramente una forma di autismo, anche se ci sono similitudini.

    L'unica cosa è che provo più interesse per gli oggetti che per il gioco di per sé, e la considero un ottima cosa, perché il gioco da solo non vuol dire niente, i pezzi che lo compongono possono creare non solo giochi, ma altri oggetti più interessanti.

    Non condivido la diceria che gli Asperger abbiano interessi limitati, perché la mia sfera d'interessi è altamente ampia. Ma spesso mi fisso con alcune cose.

    Ma concordo con la routine, senza della quale mi sento nervoso. Se poi mi si toccano gli oggetti, me lo fece la ragazza, io al tempo non lo sapevo, le bestemmiai in faccia per la rabbia.

    Concordo anche con i meltdown, ne ebbi molti, il primo che ricordo, volevo dire molte cose, ma urlai sbiaccicando parole che non mi uscivano.

    Ci misi anni per gestire i meltdown, che ora rilascio solo quando scrivo. A volte scrivo certe cose che fanno paura a leggerle.

    Io iniziai a scrivere poesie a otto anni, e dopo 30 anni ancora non riesco a pensare ad altro.

    Le routiine le abbiamo tutti, la differenza è che nel mio caso mi rovinano la giornata se non le rispetto, e i cambiamenti mi fanno innervosire molto.
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